Lo screening prenatale si è evoluto drasticamente negli ultimi anni, passando dai classici test sierici basati su marcatori biochimici ed ecografici a tecnologie genomiche avanzate. Il cuore di questa rivoluzione è rappresentato dallo screening del DNA libero circolante (cfDNA), una metodologia non invasiva che permette di analizzare il materiale genetico di origine placentare presente nel sangue materno. La comprensione della frazione fetale (FF) e delle dinamiche biologiche sottostanti è essenziale per qualsiasi operatore sanitario e per le coppie che si accingono a intraprendere questo percorso diagnostico.
Che cos'è il cfDNA e la Frazione Fetale (FF)
Il cfDNA è costituito da brevi frammenti di DNA, di circa 142 paia di basi, presenti nella circolazione materna durante la gravidanza. Questi segmenti vengono rilasciati nel flusso sanguigno materno in seguito alla morte cellulare o all’apoptosi delle cellule trofoblastiche della placenta. È fondamentale distinguere tra cfDNA, che comprende sia il materiale genetico materno che quello fetale, e la frazione fetale (FF), che rappresenta la percentuale di DNA di origine placentare rispetto al totale del cfDNA circolante.
Il valore della FF è un parametro critico per l'attendibilità del test. Si stima che la FF debba essere, nella maggior parte delle metodologie correnti, superiore al 4% per garantire che il segnale genetico fetale sia distinguibile dal rumore di fondo materno. Poiché il cfDNA placentare circola nel siero materno in un contesto di DNA materno differenziato per dimensione del frammento, firme di metilazione specifiche della placenta e alleli polimorfici a singolo nucleotide, le moderne tecnologie di sequenziamento riescono a isolare e interpretare queste variazioni.

Fattori biologici che influenzano la Frazione Fetale
Il valore della FF non è statico, ma varia con il progredire della gestazione. Con l'aumentare delle dimensioni della placenta, aumenta il numero di cellule che vanno incontro ad apoptosi, portando a una crescita fisiologica della frazione fetale nel corso dei mesi. Tuttavia, questo parametro è influenzato da molteplici variabili:
- Indice di massa corporea (BMI): Esiste una correlazione inversa tra il BMI materno e la FF. Per un fenomeno sovrapponibile alla diluizione, la frazione fetale tende a diminuire con l'aumentare del peso corporeo materno, il che può rendere tecnicamente più complesso il sequenziamento.
- Condizioni patologiche: Le alterazioni cromosomiche possono influenzare la quantità di DNA rilasciato. Ad esempio, la FF risulta essere statisticamente più alta nei feti con trisomia 21 rispetto ai feti euploidi.
- Età gestazionale: Pur aumentando nel tempo, il test è eseguibile in sicurezza già a partire dalla 10a settimana di gestazione.
È importante notare che, qualora la FF sia troppo bassa, si possono ottenere risultati definiti come “nessun risultato”, “nessuna diagnosi” o “bassa frazione fetale”, che richiedono una gestione clinica attenta.
Tecnologie di analisi: Sequenziamento vs SNP
Il test del cfDNA, comunemente noto come NIPT (Test Prenatale Non Invasivo), non è un test diagnostico, ma uno screening ad alta precisione. Esistono due tecniche principali per processare il campione:
- Sequenziamento massivo parallelo (MPS): Questa tecnica valuta brevi sequenze di DNA distribuite casualmente in tutto il genoma. I frammenti vengono mappati su cromosomi specifici, permettendo un'analisi del dosaggio per determinare se è presente DNA in eccesso dal cromosoma di interesse.
- Analisi del polimorfismo a singolo nucleotide (SNP): Questa metodologia confronta migliaia di singole coppie di basi di DNA tra il genotipo materno e il DNA fetale circolante, offrendo un'alternativa valida per distinguere le origini del materiale genetico.
Prenatal Next | Il test del DNA fetale spiegato dal genetista
La Consulenza Pre-test e il Consenso Informato
L'operatore sanitario ha l'obbligo di fornire una consulenza pre-test approfondita. Poiché il NIPT non equivale a un test diagnostico, è vitale che la coppia comprenda che un risultato positivo indica solo una maggiore probabilità che il feto presenti una specifica anomalia genetica.
Durante la consulenza devono essere chiariti:
- Vantaggi e limiti: Il test non sostituisce il cariotipo fetale ottenuto tramite tecniche invasive (amniocentesi o villocentesi).
- Risultati imprevisti: È possibile riscontrare variazioni cromosomiche materne o condizioni di salute materne non note, che possono influenzare l'esito del test.
- Gestione dei risultati: Un risultato positivo deve sempre essere confermato da un esame diagnostico invasivo, poiché il DNA anomalo potrebbe originare dalla placenta (mosaicismo confinato alla placenta) e non dal feto.
Screening per Aneuploidie e Applicazioni Cliniche
Le linee guida internazionali, inclusa la posizione dell'American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) e dell'American College of Medical Genetics and Genomics (ACMG), raccomandano il cfDNA come test di screening sensibile e specifico per le trisomie 21, 18 e 13.
Per quanto riguarda le microdelezioni e le aneuploidie dei cromosomi sessuali (SCA), l'approccio è più cauto. Non si raccomanda lo screening di routine nella popolazione generale per le microdelezioni, a causa della minore specificità e del rischio di falsi positivi. Tuttavia, l'uso clinico per le SCA (monosomia X, triplo X, XYY e XXY) si è sviluppato rapidamente, venendo offerto in molti contesti di routine insieme al pannello per le trisomie comuni.

Screening nelle Gravidanze Multiple
Tutte le forme di screening disponibili per le gravidanze singole possono essere proposte anche per quelle gemellari, sebbene con differenze sostanziali. Mentre le performance del test basato su cfDNA risultano comparabili tra gravidanze singole e gemellari, la gestione di un risultato positivo è più complessa. Poiché la maggior parte delle gestazioni gemellari dicorioniche sono discordanti per anomalie cromosomiche, sono necessari test diagnostici invasivi per distinguere quale gemello sia effettivamente interessato. È importante sottolineare che nessun protocollo di screening basato su cfDNA è attualmente validato per gravidanze di triplette o di ordine superiore.
Integrazione con lo screening del 2o trimestre
Nonostante l'alta precisione del cfDNA, esso non esclude la necessità di monitorare difetti strutturali. L'ecografia rimane indispensabile per la diagnosi di malformazioni congenite e per la valutazione del tubo neurale. I livelli materni di alfa-fetoproteina devono essere misurati durante il secondo trimestre per accertare eventuali difetti del tubo neurale, indipendentemente dal fatto che la paziente abbia già eseguito il test NIPT.
In alcuni protocolli ("screening contingente"), il NIPT viene utilizzato come test di seconda linea dopo un test combinato del primo trimestre. In ogni caso, il monitoraggio rigoroso tramite ecografie specialistiche garantisce uno standard di cura ottimale, integrando la genetica molecolare con la morfologia fetale.
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