Oltre il Pensiero: L’Architettura del Concepire

Il dibattito contemporaneo sui processi cognitivi si trova a un bivio cruciale. La dottoressa Renata Kodilja, docente di Psicologia Sociale dell’Università di Udine a Gorizia, ha spiegato in un’intervista: “È in atto una modificazione dei processi cognitivi dovuta all’allenamento del pensiero che oggi è condizionato dall’uso di Internet. I ragazzi fanno fatica a stabilire l’ordine di priorità degli argomenti e non colgono l’esistenza di un’architettura e di una logica dei pensieri. Hanno tanti elementi di spunto, ma niente che li metta insieme, nessuna ipotesi di lavoro”. Questa riflessione ci porta a interrogarci profondamente sulla differenza sostanziale tra l'atto di pensare, spesso inteso come flusso ininterrotto di dati, e il processo del concepire, che richiede invece una strutturazione organica e consapevole.

rappresentazione astratta di una rete neurale e architettura del pensiero

La frammentazione cognitiva nell’era digitale

A questo punto sorgono domande spontanee su cosa significhi “intervenire durante i primi anni della scuola elementare” quando una scuola è giudicata all’avanguardia se usa la Lim (lavagna interattiva multimediale) e se i bambini fanno, sin dai primi anni delle elementari, lezioni di informatica. La velocità con cui l’informazione viene trasmessa tramite i media digitali rischia di scavalcare la capacità di elaborazione profonda. Il pensiero, quando è solo reattivo, manca della capacità di sintesi che definisce il "concepire".

L’architettura dei pensieri, di cui parla la dottoressa Kodilja, non è un dato innato, ma una competenza che va coltivata. Senza un’ipotesi di lavoro, l’accumulo di nozioni resta sterile. La scuola moderna non può ignorare questo deficit di strutturazione. La questione fondamentale non è l’accesso agli strumenti tecnologici, ma lo sviluppo della capacità di dare ordine e significato a ciò che si apprende.

Verso un’intelligenza multipla e integrata

Una moderna educazione non può non tenere conto dei risultati delle recenti scoperte della neuropsicologia. Il maestro Homberger scrisse un interessante articolo su come la pedagogia di Rudolf Steiner trovi sostegno nei risultati di un gruppo di psicologi a noi contemporanei, come Howard Gardner, che sostengono come l’intelligenza, intesa come la facoltà di comprendere, apprendere e risolvere problemi, non sia unitaria, bensì multipla.

Oltre alle intelligenze logico-matematica e linguistica, che sono state studiate dal grande psicologo dello sviluppo Jean Piaget, e che sono, nella nostra società, le uniche ad essere indagate dalla maggior parte dei test di valutazione scolastica e di misurazione del Q.I., esistono altre dimensioni del sapere. Ciò che Homberger sottolineava in quell’articolo è l’importanza di tenere, quale obiettivo primario della scuola, quello di nutrire tutte queste intelligenze, e non solo le prime due, ed aiutare le persone a raggiungere le finalità esistenziali, professionali, relazionali più consoni al proprio, individuale, ventaglio di intelligenze. Concepire un percorso di crescita significa, dunque, allineare l'apprendimento alle potenzialità intrinseche di ogni individuo.

grafico che illustra le diverse tipologie di intelligenze di Howard Gardner

Radici etimologiche e semantiche del termine "Concepire"

Per comprendere appieno la distinzione tra pensare e concepire, è necessario analizzare la profondità del termine "concepimento". Il termine concepimento, sinonimo di concezione, deriva dal latino cum capere, cioè "accogliere in sé" o "prendere insieme" ed indica l'atto del concepire un figlio. In senso proprio indica il momento della fecondazione di una femmina, normalmente attraverso un rapporto sessuale, ma, recentemente, anche attraverso la fecondazione o l'inseminazione artificiali. Il concepimento può avvenire, nel caso dell'uomo, volontariamente o involontariamente, quando durante un atto sessuale non si utilizzano mezzi di contraccezione e quando questi non risultino efficaci.

Il termine si confonde con fecondazione usato in biologia, ma non coincide esattamente con quello, essendo più ampio nel significato. La sua etimologia (con-, "assieme", e capere, "prendere") suggerisce un movimento centripeto: il pensiero diventa concezione quando raccoglie frammenti sparsi e li unifica in un'unica visione. È un atto di accoglimento che trasforma l'informazione in conoscenza viva.

Il concepimento come atto intellettuale

In senso figurato, l'atto del concepimento o della concezione può indicare la nascita di un'idea, oppure il rendersi conto di qualche cosa o ancora immaginare una situazione. Il verbo "concepire" (dal latino concĭpĕre) assume diverse sfumature che superano il semplice "pensare":

  1. Sentire nascere in sé: Inizia a provare un sentimento, come concepire un desiderio, odio o gelosia. Qui il concetto si lega alla sfera emotiva.
  2. Comprendere e capacitarsi: Rendersi conto del significato profondo delle cose. Foscolo scriveva: "io aveva concepito tutto il terribile significato di queste parole". Non è un mero processo logico, ma un'integrazione esistenziale.
  3. Ideare e creare: È l'atto creativo per eccellenza. "Concepire un progetto, un libro" significa strutturare, redigere in una certa forma. La relazione è così concepita: una premessa, 3 paragrafi e una conclusione.

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L'evoluzione storica e letteraria del concetto

La distinzione tra il pensiero come flusso e il concetto come forma è ben presente nella letteratura. Ariosto scriveva: "In un medesimo utero d’un seme / Foste concetti, e usciste al mondo insieme". Qui il termine "concetti" è inteso come partecipazione alla nascita, un'idea di unità che viene dal ventre materno e si espande alla mente. Dante, estendendo il concetto alla terra, diceva: "E l’altra terra, secondo ch’è degna / Per sé e per suo ciel, concepe e figlia / Di diverse virtù diverse legna".

Anche Leopardi coglieva questa potenza trasformativa: "quando l’uomo concepisce amore, tutto il mondo si dilegua dagli occhi suoi". In questi autori, concepire non è mai un atto meccanico, ma un accogliere nel proprio animo o intelletto qualcosa che cambia la percezione della realtà. Boccaccio, nel suo uso del termine, notava come il "concetto" sia spesso figlio di un "soverchio fuoco nella mente".

Differenziazione tra pensare, intendere e concepire

Mentre pensare è un’attività che può essere dispersiva, concepire implica un’architettura. Il pensiero è il "tanti elementi di spunto" di cui parla Kodilja; il concepimento è la capacità di mettere insieme quegli elementi in un’ipotesi di lavoro.

Se pensiamo al linguaggio come a uno strumento di costruzione, il "pensare" è la scelta delle parole, mentre il "concepire" è la struttura sintattica e semantica che permette al discorso di avere un senso compiuto. Senza la capacità di concepire, il pensiero rischia di diventare una sequenza di pixel senza immagine, una serie di input privi di una sintesi superiore.

La pedagogia contemporanea, dunque, non deve limitarsi a insegnare a "pensare" più velocemente tramite strumenti digitali, ma deve fornire ai giovani le chiavi per concepire la realtà, ovvero per ordinarla, interpretarla e renderla feconda attraverso la propria intelligenza multipla. Il ritorno all'architettura dei pensieri, inteso come un atto di "prendere insieme" le diverse facoltà umane (logiche, linguistiche, relazionali), è l'unica via per una vera maturazione cognitiva.

schema del processo di trasformazione dal pensiero frammentato al concetto strutturato

Questo processo non è solo scolastico, ma esistenziale. "Non riesco a concepire un simile comportamento" è un'espressione che indica il limite del nostro mondo interiore: quando non riusciamo ad "accogliere" un'azione altrui nel nostro sistema di valori, ci scontriamo con i limiti della nostra capacità di interpretazione. Concepire, quindi, è anche un atto di tolleranza e di espansione dei confini del proprio io.

In ultima analisi, la differenza risiede nel grado di profondità: si pensa costantemente, quasi per riflesso condizionato, specialmente nell'era dell'iper-connessione. Si concepisce, invece, solo quando ci fermiamo a dare forma, a dare un "ordine di priorità" e una logica, trasformando gli spunti in un progetto, in una visione del mondo, in un'opera di vita.

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