Il nome Peg Perego evoca immediatamente l'eccellenza del "Made in Italy" nel settore dei prodotti per l'infanzia, un marchio che per decenni ha rappresentato innovazione, qualità e stile. Fondato nel 1940 da Giuseppe Perego, l'azienda si è affermata come uno dei "testimoni più importanti dello stile italiano nel mondo," specializzandosi nella produzione di seggioloni, passeggini, carrozzine e giocattoli. Tuttavia, dietro l'immagine di un brand iconico, si cela una realtà complessa e sfidante, caratterizzata da profonde crisi occupazionali, rivendicazioni sindacali e tentativi di riorganizzazione produttiva che stanno mettendo a dura prova i suoi stabilimenti storici. La ricerca di "posizioni aperte" o opportunità di "lavorare in azienda" si scontra oggi con un panorama di incertezza, dove la salvaguardia dei posti di lavoro esistenti rappresenta la priorità assoluta per le comunità e per le maestranze coinvolte. Le tensioni tra la volontà della proprietà di concentrare la produzione e la strenua difesa dei siti locali da parte dei lavoratori e delle istituzioni disegnano un quadro in continua evoluzione, che riflette le difficoltà più ampie affrontate dall'industria manifatturiera italiana in un contesto globale sempre più competitivo.
1. Arcore: Il Cuore della Produzione e le Ombre del Mercato
Il sito di Arcore, nell'hinterland milanese, rappresenta storicamente il fulcro delle attività produttive di Peg Perego, la sede dove il sogno di Giuseppe Perego, ex disegnatore delle acciaierie Falck, ha preso forma e si è sviluppato. Per anni, Arcore è stata sinonimo di crescita e successo, un motore economico per il territorio e un simbolo della capacità italiana di eccellere nel design e nella manifattura. Tuttavia, i "tempi amari" descritti nel recente passato hanno gettato un'ombra su questo glorioso retaggio, trasformando l'entusiasmo degli anni d'oro in una lotta quotidiana per la sopravvivenza.
1.1. La Storia di un Marchio e la Crisi Attuale
La parabola di Peg Perego è indissolubilmente legata alle dinamiche demografiche e socio-economiche del dopoguerra italiano. L'espansione dell'azienda ha seguito da vicino quella di una società giovane che, uscita dalla guerra sulla spinta di un benessere più diffuso, riprese a fare figli con fiducia nell'avvenire. Un periodo d'oro per l'Italia e per Peg Perego fu il "picco delle nascite fra il 1962 e il 1965," un'epoca in cui una clientela in forte crescita alimentava la domanda di prodotti per l'infanzia di alta qualità, favorendo un'espansione senza precedenti per l'azienda. Quel benessere diffuso e quella fiducia nel futuro si traducevano in un mercato dinamico, dove l'innovazione e il design italiano trovavano terreno fertile.
Oggi, il quadro è profondamente mutato. Il mercato è stato stravolto da un "inverno demografico" che si traduce in un calo significativo delle nascite, riducendo drasticamente la base potenziale di consumatori. A questo si aggiunge una "concorrenza cinese spietata e guerra commerciale," che ha alterato gli equilibri globali, mettendo sotto pressione i produttori occidentali. I costi di produzione e la capacità di competere sui prezzi sono diventati fattori critici, mentre i "dazi di Trump" hanno rappresentato un ulteriore elemento di incertezza e difficoltà per le aziende che operano sui mercati internazionali. Questa combinazione di fattori ha reso "la sfida sempre più difficile" per Peg Perego, minando le basi di un modello di business che un tempo sembrava inattaccabile. La capacità di mantenere "posizioni aperte" o di offrire nuove opportunità di "lavorare in azienda" è divenuta, in questo scenario, un obiettivo complesso e strettamente legato a una strategia di rilancio aziendale profondo.
1.2. La Procedura di Licenziamento Collettivo
In questo contesto di profonda difficoltà, le notizie provenienti dallo stabilimento di Arcore sono state particolarmente allarmanti. "Con la fine dell’estate gli ammortizzatori sociali saranno finiti," si leggeva negli annunci che preannunciavano un periodo di grande incertezza per i dipendenti. La prospettiva di un "maxi licenziamento" ha scosso la comunità locale e l'intero settore. Dei 104 esuberi annunciati a ottobre, "90 si trasformeranno in licenziamenti," una doccia fredda per centinaia di famiglie. Questa decisione comporterà una riduzione del 40% del personale, che oggi nella storica sede di Peg Perego, accanto al cavalcavia della stazione ad Arcore, conta 237 dipendenti. Questi "superstiti dei tempi d’oro" ricordano un'epoca in cui "in servizio c’era il doppio del personale," una chiara indicazione del declino occupazionale.
Le motivazioni addotte dall'azienda per giustificare questi tagli sono molteplici. Secondo l'azienda, "a pesare ci sarebbero anche i dazi di Trump," ma è stato chiarito che "le difficoltà sono cominciate prima del Covid." Il "fatturato è lo specchio delle difficoltà," ed è sceso a 55 milioni nel 2023, segnando un drammatico -23%. Questi "numeri corrono più veloci delle manovre di salvataggio," mettendo l'azienda in una "corsa contro il tempo per dare un futuro al marchio." La situazione è stata descritta come un segno che le "carrozzine sempre più vuote" non sono solo un'immagine evocativa dell'inverno demografico, ma una cruda realtà che impatta direttamente sulla forza lavoro.
1.3. La Delusione e la Rabbia dei Lavoratori ad Arcore
L'annuncio della procedura di licenziamento ha generato "delusione e rabbia" tra i lavoratori. Nonostante la crisi fosse già in corso da anni, l'ufficialità dei tagli è stata una "doccia fredda." Gloriana Fontana della Fim-Cisl Brianza ha commentato che "la procedura non è ancora aperta, è una situazione delicata, in evoluzione, serve prudenza." Tuttavia, la cautela non ha placato l'amarezza. "Nei reparti delusione e rabbia" erano palpabili, e la sindacalista ha aggiunto con amarezza che "il 2025 non è cominciato nel migliore dei modi." Questo clima di incertezza e frustrazione evidenzia la profondità della crisi, dove la speranza di "lavorare in azienda" si scontra con la dura realtà dei licenziamenti. La perdita di posti di lavoro non è solo una questione economica, ma anche sociale, che colpisce la dignità e la stabilità di intere famiglie, e la comunità locale che vede svanire parte della sua identità industriale.

2. San Donà: La Lotta per il Mantenimento della Produzione Locale
Parallelamente alle difficoltà che attanagliano il sito di Arcore, anche lo stabilimento di San Donà di Piave è diventato teatro di una strenua battaglia per la salvaguardia dell'occupazione e del futuro industriale. Qui, i lavoratori e i sindacati si sono mobilitati per contrastare la decisione della proprietà di spostare le linee di produzione, un'azione che viene percepita come un tradimento degli impegni presi e una minaccia diretta alla sopravvivenza del sito.
2.1. Sciopero "a Singhiozzo" e il Presidio dello Stabilimento
La tensione ha raggiunto il culmine con l'organizzazione di "altra giornata di sciopero ieri alla Peg Perego" a San Donà. I dipendenti hanno scelto una forma di protesta che evidenzia la loro determinazione senza interrompere completamente la produzione: hanno "incrociato le braccia 'a singhiozzo', alternando il lavoro all'astensione." Questa modalità, che ha visto intervalli di astensione di 15 minuti per ciascun reparto, per un totale di un'ora di sciopero, era destinata a "continuare per tutta la settimana," dimostrando una protesta prolungata e strategica.
L'adesione è stata quasi totale, a testimonianza della compattezza dei lavoratori: "la quasi totalità del personale ha aderito: i reparti di montaggio, l'officina, gli uffici, quasi tutti i lavoratori direttamente impegnati nella costruzione di seggioloni, passeggini e carrozzine e coloro che si occupano degli aspetti legati alla produzione in modo indiretto." Questa ampia partecipazione sottolinea come la questione non riguardi solo alcuni settori, ma l'intera filiera produttiva e amministrativa dello stabilimento, unita nella difesa del proprio futuro occupazionale.
2.2. Il Timore dello Spostamento delle Linee Produttive
Al centro della protesta vi è un timore concreto e una ferma opposizione: "resta alta anche l'attenzione per impedire che vengano spostate le due linee di montaggio nello stabilimento sandonatese." La minaccia percepita è tangibile, in quanto "la proprietà, infatti, vuole concentrare la produzione ad Arcore, nell'hinterland milanese." Questa strategia, se attuata, significherebbe lo svuotamento funzionale del sito di San Donà, con conseguenze devastanti per l'occupazione.
I 58 dipendenti del sito, consapevoli della posta in gioco, "per impedire lo spostamento dei reparti produttivi si sono organizzati in ronde, compresi sabato e domenica." Questo presidio costante dello stabilimento è un segnale forte e chiaro della loro determinazione a non arrendersi. Per i sindacati, "il mantenimento della produzione metalmeccanica, infatti, è indicato come fondamentale per lasciare accesa una speranza di occupazione a San Donà." La produzione non è solo un'attività economica, ma un simbolo della vitalità industriale del territorio e una garanzia, per quanto minima, di future opportunità di "lavorare in azienda."

2.3. La Violazione degli Impegni Assunti
La decisione di spostare le linee produttive ha suscitato indignazione per un motivo specifico: la percezione di un tradimento degli impegni presi. Loris Gaiotto della Fiom Cgil e Riccardo Montagner della Fim Cisl hanno espresso con fermezza che "è inaccettabile la decisione di spostare le linee produttive… nonostante le affermazioni fatte al tavolo del Ministero del Lavoro il 3 febbraio scorso quando la proprietà si era impegnata a continuare a lavorare nei due siti di San Donà e Arcore."
Questo rappresenta un punto di rottura significativo, poiché gli accordi raggiunti a livello ministeriale dovrebbero costituire una base solida per la gestione delle crisi aziendali. La violazione di tali impegni è stata definita una "decisione scellerata," che ha spinto i sindacati a "promuovere lo stato di agitazione a San Donà." L'azione non è stata una reazione impulsiva, ma una risposta ponderata a quella che viene interpretata come una grave mancanza di rispetto degli accordi precedentemente stipulati, compromettendo ulteriormente la fiducia tra le parti e rendendo ancora più ardua la ricerca di un percorso condiviso per il futuro dell'azienda e dei suoi lavoratori.
3. Il Ruolo delle Istituzioni e la Ricerca di Soluzioni
Di fronte a una crisi occupazionale così profonda e a una palese incertezza sul futuro, l'intervento delle istituzioni è diventato un elemento cruciale. Dalle amministrazioni locali ai ministeri nazionali, diverse entità si sono mobilitate per cercare di mediare, sostenere i lavoratori e trovare soluzioni che possano salvaguardare la presenza industriale di Peg Perego sul territorio italiano. Tuttavia, il percorso è costellato di ostacoli, ritardi e una crescente frustrazione per la mancanza di progressi concreti.
3.1. Il Sostegno del Sindaco di San Donà e la Mancanza di Comunicazioni
La solidarietà istituzionale è stata immediatamente visibile a San Donà. "Ieri mattina il sindaco Alberto Teso era presente davanti ai cancelli dello stabilimento di via Ferrari per manifestare solidarietà ai lavoratori." La sua presenza è un segnale dell'importanza della questione per la comunità locale e della necessità di un impegno congiunto per affrontare la crisi. Durante l'incontro, "i dipendenti hanno espresso al sindaco tutta la loro preoccupazione," una preoccupazione profonda che si traduce in una "fiducia persa nell'azienda."
Questa mancanza di fiducia si manifesta in un'azione diretta e di sorveglianza: "per questo controllano che i macchinari non siano smontati e trasportati nella provincia di Monza e Brianza." Questa misura drastica evidenzia il livello di sfiducia e la paura concreta di uno smantellamento silenzioso dello stabilimento. Il titolare Lorenzo Perego aveva annunciato l'arrivo di un consulente "per prendere in mano la situazione," ma la mancanza di dettagli ha alimentato ulteriormente l'incertezza. "Non ci ha ancora comunicato chi sia e quando arriverà, né come abbia intenzione di operare." Ancora più grave, "sul consulente Perego si era impegnato anche in febbraio davanti al funzionario del Ministero del Lavoro, che voleva essere informato, ma al momento tutto tace." Questa assenza di comunicazione e trasparenza ostacola qualsiasi tentativo di dialogo costruttivo e rende più difficile per i lavoratori e le istituzioni credere in una risoluzione positiva della crisi, prolungando l'attesa per concrete "posizioni aperte" o per un ritorno alla stabilità che permetta di "lavorare in azienda" con serenità.
3.2. Le Difficoltà nel Proseguire il Dialogo al Ministero
Un elemento fondamentale per la risoluzione della crisi passa attraverso i tavoli di confronto istituzionali, in particolare quello presso il Ministero del Lavoro. Tuttavia, anche su questo fronte, le difficoltà non mancano. "Manca, però, anche la data per il prossimo incontro al Ministero." I sindacati hanno tentato di accelerare il processo, con Riccardo Montagner che ha aggiunto: "abbiamo proposto tre date per rivederci con la proprietà a Roma. Una in questa settimana e due la prossima, ma non è ancora arrivata conferma per alcuna delle tre." Questa stasi nelle comunicazioni ministeriali è preoccupante, in un momento in cui l'urgenza di trovare una soluzione è massima.
Per superare l'impasse, "ci siamo attivati anche con l'Unità di crisi della Regione." Questo allargamento del fronte istituzionale dimostra la serietà della situazione e la necessità di coinvolgere tutti i livelli di governo. La richiesta è chiara e pressante: "Il nuovo confronto al Ministero dev'essere una priorità, non può essere messo in coda. E non si può continuare ad attendere. Speriamo di ricevere una convocazione a breve." La procrastinazione in tali contesti rischia di esasperare gli animi e di rendere ancora più complessa la gestione di una crisi che, giorno dopo giorno, erode la fiducia e la speranza dei lavoratori di Peg Perego, sia ad Arcore che a San Donà, di poter continuare a "lavorare in azienda" e di veder preservate le loro "posizioni."

4. Tentativi di Accordo e Prospettive Future per l'Occupazione
Dopo mesi di mobilitazioni, trattative serrate e momenti di forte tensione, le organizzazioni sindacali e l'azienda hanno cercato di definire un percorso per la gestione degli esuberi. Questo processo, tutt'altro che lineare, ha visto alternarsi speranze e delusioni, culminando in accordi volti a mitigare l'impatto sociale dei licenziamenti, ma con l'obiettivo più ampio di gettare le basi per un rilancio industriale che possa un giorno riaprire la strada a nuove "posizioni aperte."
4.1. L'Accordo sulla Procedura di Licenziamento Collettivo ad Arcore
La situazione ad Arcore ha attraversato momenti di grande incertezza, con un susseguirsi di eventi che hanno messo a dura prova la pazienza e la resilienza dei lavoratori. Solo una settimana prima di un momento chiave, "dopo l’incontro al ministero dell’Impresa e del Made in Italy, sembrava si fosse aperto uno spiraglio di speranza per i lavoratori e le lavoratrici della Peg Perego di Arcore." Tuttavia, questa speranza è stata di breve durata. "Martedì 29 luglio, come stabilito durante l’audizione a Roma, le organizzazioni sindacali Fiom Cgil Brianza e Fim Cisl Monza Brianza Lecco, hanno partecipato a un incontro con i vertici aziendali insieme alle rsu. Al centro della discussione ancora la procedura di licenziamento collettiva aperta il 3 luglio e che coinvolge 95 dipendenti."
L'esito di quell'incontro è stato una profonda delusione. "Qui la proposta avanzata dall’azienda arcorese ha di fatto azzerato i passi avanti compiuti fino ad ora. Dunque tutto da rifare." Questa è stata "una doccia freddissima per i lavoratori, che di fatto ha annullato gli accordi annunciati durante l’incontro al ministero, riportando la discussione a prima dell’inizio della mobilitazione e degli incontri istituzionali." Un "atteggiamento, quello mostrato dall’azienda, che le organizzazioni sindacali rifiutano e contestano duramente," sottolineando che "non possiamo ogni volta ripartire da zero."
Nonostante questi intoppi, l'azione congiunta dei lavoratori e delle loro rappresentanze ha finalmente portato a un risultato. "Nella giornata di oggi, giovedì 7 agosto 2025 è stato siglato l’accordo sulla procedura di licenziamento collettivo attivata dall’azienda Peg Perego di Arcore lo scorso 3 luglio 2025." Questo accordo è stato il frutto di una mobilitazione costante: "Le iniziative di mobilitazione e di sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori hanno consentito di trovare una soluzione non traumatica degli esuberi dichiarati dall’azienda e l’utilizzo dell’ammortizzatore sociale senza alcun vincolo." Questo risultato, pur non eliminando i licenziamenti, ha permesso di gestirli in modo meno traumatico, offrendo strumenti di sostegno ai lavoratori colpiti e confermando il potere della mobilitazione.
4.2. La Necessità di Rilancio e Salvaguardia Industriale
La firma dell'accordo sui licenziamenti collettivi non segna la fine delle preoccupazioni, ma piuttosto l'inizio di una nuova fase, incentrata sulla ricerca di un futuro sostenibile per Peg Perego e per i suoi lavoratori. I sindacati hanno sottolineato che "i tavoli istituzionali aperti presso la IV Commissione di Regione Lombardia ed il tavolo di crisi aperto al MIMIT - si legge ancora nella nota dei sindacati - devono tradursi in misure di sostegno per lo sviluppo e l’innovazione finalizzate al rilancio dell’azienda e alla salvaguardia dei posti di lavoro."
Questo passaggio è cruciale per trasformare la crisi attuale in un'opportunità di rinnovamento. Il rilancio dell'azienda, attraverso investimenti in innovazione e sviluppo, è l'unica via per garantire non solo la "salvaguardia della presenza industriale di PEG PEREGO ad Arcore e nel nostro paese," ma anche per creare le condizioni per future "posizioni aperte" e per consentire ai giovani e ai lavoratori esperti di continuare a "lavorare in azienda." Le organizzazioni sindacali e le RSU hanno ribadito il loro impegno a "verificare costantemente i risultati dei tavoli istituzionali aperti," monitorando che gli impegni assunti si traducano in azioni concrete e che la storica azienda possa ritrovare la sua strada verso la prosperità e la stabilità occupazionale. Il futuro di Peg Perego, e con essa le speranze di riapertura delle assunzioni, dipenderà in gran parte dalla capacità di trasformare questi impegni in un solido piano di crescita e innovazione che possa superare le attuali sfide del mercato globale.

5. L'Immagine Esterna e l'Innovazione di Prodotto
Nonostante le profonde crisi occupazionali e le difficili trattative sindacali che caratterizzano la sua gestione interna, Peg Perego continua a proiettare all'esterno un'immagine di vitalità, innovazione e presenza internazionale. L'azienda, consapevole del valore del suo brand e della necessità di mantenere il passo con le esigenze di un mercato in evoluzione, partecipa attivamente a fiere di settore e lancia nuovi prodotti, dimostrando una resilienza e una visione strategica sul fronte del marketing e dello sviluppo. Questo duplice volto della realtà aziendale - le difficoltà interne da un lato e l'impegno sul mercato dall'altro - evidenzia la complessità di gestione di un'impresa con una storia e un'eredità così significative.
5.1. Presenza a Fiere Internazionali e Lancio di Novità
La strategia di Peg Perego include una costante e dinamica presenza negli eventi fieristici internazionali, punti di incontro fondamentali per il settore dei prodotti per l'infanzia. L'azienda ha annunciato con entusiasmo: "Nous sommes ravis d’annoncer notre présence au salon BEBE à Paris! 🤩". Questa partecipazione a un evento di risonanza internazionale sottolinea la volontà di Peg Perego di consolidare la propria posizione sui mercati esteri e di presentare le proprie novità a un pubblico globale.
Un esempio concreto di questo impegno nel rinnovamento di prodotto è emerso al "Toys & Baby Milano." Qui, "Paola Parodi, Direttore Marketing Italia Peg Perego, nella cornice del Toys & Baby Milano presenta ai nostri microfoni una delle novità del 2025 nel comparto ruote del brand italiano: il passeggino Switch con maniglione reversibile, funzionale e confortevole per genitori e piccoli passeggeri." Il lancio di prodotti innovativi come il passeggino Switch, progettato per offrire funzionalità e comfort sia ai genitori che ai bambini, dimostra la continua attenzione di Peg Perego verso la ricerca e lo sviluppo. Questa capacità di innovare è fondamentale per mantenere la competitività in un mercato dove le "concorrenza cinese spietata" e le mutevoli preferenze dei consumatori richiedono un costante aggiornamento dell'offerta.
Oltre alla presenza fieristica e al lancio di prodotti, l'azienda si impegna anche a rafforzare le proprie partnership commerciali, sia storiche che nuove. Un esempio di questa strategia di collaborazione viene dalla Germania, dove si legge: "Wir freuen uns sehr über unsere neue und ganz alte Partnerschaft mit dem Traditionsunternehmen 'Made in Italy' Peg Perego 😊. Vielen Dank Robert Gietl für deinen Großartigen Support! Schwarzwaldkind 🦌🌲🦌 im Wohnpark #Binzen." Questi messaggi di apprezzamento e collaborazione evidenziano il valore delle relazioni commerciali e l'importanza di una rete di distribuzione solida per un brand "Made in Italy" che punta a raggiungere diverse geografie. La ricerca di "posizioni aperte" e la possibilità di "lavorare in azienda" all'interno di Peg Perego, in questo contesto, potrebbero un giorno ripresentarsi non solo dalla forza della sua produzione interna, ma anche dalla sua capacità di innovare, stringere partnership e mantenere una presenza forte e attraente sui mercati globali, elementi che, se gestiti efficacemente, possono gettare le basi per una futura ripresa e crescita occupazionale.
