Il ciuccio per i bambini: guida completa all'uso e alla suzione

Il ciuccio, o succhietto, è da sempre uno degli oggetti più discussi nel mondo della genitorialità. La domanda "Il ciuccio per i bambini: sì o no?" accompagna spesso i neogenitori fin dai primi giorni di vita del piccolo. Il ciuccio può essere uno strumento molto utile per soddisfare il naturale istinto di succhiare del bambino. La suzione, inoltre, è l’attività principale del neonato nei primi mesi di vita, dato che il neonato dedica la maggior parte delle sue ore di veglia a succhiare, e anche successivamente, nella cosiddetta fase orale continua a usare la bocca per conoscere il mondo attorno a sé.

illustrazione neonato che usa il ciuccio

Comprendere il riflesso di suzione

Quello della suzione è uno fra i primi riflessi che compaiono nella vita del neonato, un movimento automatico e spontaneo fondamentale per la sopravvivenza. Già a partire dalla fine del primo trimestre di gestazione, verso le 11-12 settimane, il feto mostra movimenti di suzione e deglutizione. A 13-14 settimane inserisce le dita e il pollice in bocca, e a 15 settimane i movimenti di suzione e deglutizione del liquido amniotico sono visibili in quasi tutti i feti. Tra le 18 e le 21 settimane si specializzano i movimenti antero-posteriori e di avvolgimento della lingua. Esistono due tipi di suzione: quella nutritiva, legata all'alimentazione, e quella non nutritiva, che ha una funzione consolatoria e di scoperta. Fra queste, il "portare alla bocca" acquista una funzione esplorativa: l’esplorazione orale diventa per il bambino la modalità preferita con cui scoprire e conoscere le caratteristiche degli oggetti che lo circondano.

Che cos'è il ciuccio e come è fatto

Tecnicamente chiamato succhietto, si tratta di una tettarella, che può essere di vari materiali, dal caucciù alla gomma, dalla plastica fino al silicone, offerta al neonato per calmarsi e per stimolare il sonno. Il silicone è un prodotto di origine sintetica, trasparente e igienico, che non assorbe i sapori e gli odori e non subisce deformazioni.

Le dimensioni sono studiate in maniera specifica per evitare che il piccolo rischi di ingerirlo, grazie alla presenza dello scudo, la parte esterna realizzata in materiale plastico. La tettarella può avere diverse forme:

  • Rotonda: affine a una pallina.
  • Anatomica: asimmetrica, piatta verso il basso e rotondeggiante vicino al palato.
  • A goccia: allungata e simmetrica.

Gli specialisti consigliano solitamente il ciuccio anatomico, ovvero quello a forma di goccia, ricurva verso l’alto e schiacciata, poiché si adatta meglio alla conformazione della bocca del piccolo.

schema grafico dei diversi tipi di tettarelle

Quando introdurre il ciuccio e i dubbi sull'allattamento

Il momento dell'introduzione è una delle preoccupazioni principali. Se non si vuole o non si può allattare al seno, l’inserimento del ciuccio può avvenire fin da subito. Se si desidera allattare al seno, il discorso cambia: il modo in cui il bambino si attacca al seno e quello in cui si attacca alla tettarella del succhietto sono completamente diversi. Inserendo il ciuccio troppo presto si rischia la cosiddetta nipple confusion, ovvero il bambino non riesce più a capire quale approccio alla suzione adottare.

Il ciuccio non deve essere dato al neonato che viene allattato al seno durante le prime 3 o 4 settimane di vita, periodo noto come "mese di calibrazione", durante il quale mamma e cucciolo trovano il loro equilibrio. Una volta superata questa fase, se il bambino gestisce bene le due modalità, la mamma può far viaggiare in parallelo seno e ciuccio.

Vantaggi e benefici protettivi

L’uso del ciuccio può essere un fattore positivo per lo sviluppo dell’apparato stomatognatico se usato dopo il primo mese di vita e fino ai 2 anni. Inoltre, contrariamente a quanto si possa pensare, l’uso del ciuccio durante il primo anno di vita è stato inserito nell’elenco dei comportamenti da tenere per prevenire il rischio della SIDS (morte in culla) per la sua manifesta funzione protettiva. La suzione non nutritiva serve anche come coccola e momento consolatorio: durante questa azione, infatti, viene prodotta la serotonina, l’ormone della felicità.

Allattamento al seno (come si allatta un neonato?) #allattamento

Rischi, svantaggi e gestione dei bisogni

È necessario evitare il ricorso al ciuccio come a un palliativo per calmare il bambino quando piange o fa i capricci: è importante chiedersi il motivo per cui il bambino piange (fame, sonno, pannolino sporco) e cercare di venire incontro alle sue esigenze fisiche e soprattutto emotive. Un uso sconsiderato può portare a rischi concreti:

  • Deglutizione disfunzionale: il ciuccio viene posizionato tra la lingua e il palato; se usato troppo, la lingua spinge in avanti anziché verso l'alto.
  • Sviluppo dentale: la durata e la frequenza dell'uso influenzano le arcate dentarie. Lo spessore dell’istmo può agire sul morso aperto dentale.
  • Otiti: il ciuccio andrebbe abbandonato gradualmente tra i 6 e i 12 mesi per ridurre il rischio di andare incontro a otiti medie.
  • Igiene: il sistema immunitario dei bambini appena nati non è completo. Mettere in bocca un ciuccio non pulito può esporre il bambino a infezioni, carie (di origine infettiva) o herpes. È assolutamente da evitare la pratica di immergere il succhietto nel miele o zuccheri, che favoriscono la comparsa di carie precoci.

Strategie per l'uso corretto e la scelta del prodotto

Per scegliere il ciuccio migliore, ci si deve affidare alle indicazioni degli specialisti. È fondamentale scegliere la misura corretta e cambiarla durante la crescita. Non bisogna insistere se il neonato manifesta un palese rifiuto. Alcuni metodi efficaci per proporlo includono strofinarlo delicatamente sulle guance o sul nasino, oppure utilizzare la tecnica "togli e sostituisci" subito dopo la poppata. Ricordate inoltre che il ciuccio non è obbligatorio: se il bambino è tranquillo e lo rifiuta, non forzatelo.

infografica su come scegliere la taglia del ciuccio in base all'età

Il passaggio verso l'autonomia: come togliere il ciuccio

Secondo le linee guida del Ministero della Salute, è consigliabile disabituare i bambini al ciuccio entro i 3 anni, ma a mio avviso è meglio intervenire tra i 6 mesi e l'anno. L'abbandono del ciuccio rappresenta una delle tappe centrali della crescita. Per togliere il ciuccio senza traumi è importante intervenire con gradualità: i metodi bruschi rischiano di trasmettere al bambino una sensazione di imprevedibilità e insicurezza.

È preferibile limitare l’uso nel corso della giornata, riservandolo solo a momenti di stress o di addormentamento. Coinvolgere direttamente il bambino nel processo può essere d’aiuto, osservando i suoi comportamenti e contrattando con lui, in caso di resistenze, i momenti in cui può farne a meno. È fondamentale non esprimere emozioni o commenti negativi quando usa il ciuccio e non chiedergli direttamente di smettere in modo autoritario; bisogna invece trasformare questo distacco in una conquista di autonomia. Rispetto al dito, il ciuccio, sebbene richieda attenzione, è spesso più facile da eliminare, poiché il dito compie uno sforzo maggiore all’interno della cavità orale e causa danni alla struttura ossea del viso più difficili da gestire nel lungo periodo.

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