La Danza sul Ghiaccio e sulle Rotelle: Storia, Stile e Regolamenti dei Costumi nel Pattinaggio Artistico

Nel pattinaggio sul ghiaccio, l’abito non segue semplicemente il corpo: lo anticipa, è progettato specificamente per ruotare, volare e raccontare una storia. Non sorprende quindi che, da decenni, moda e pattinaggio condividano lo stesso linguaggio fatto di performance, identità e spettacolo. Il legame tra queste due forme d'arte, sebbene non abbia sempre avuto la stessa risonanza che ha caratterizzato altri rapporti - come ad esempio quello con il tennis, che ha dato e avuto dalla moda fin dagli albori - ha costruito un immaginario fatto di silhouette fluide, cristalli, trasparenze e dramma visivo, elementi non così distanti da quelli delle passerelle. Moda e sport sono mondi in continuo dialogo, e anche il pattinaggio sul ghiaccio è stato in grado di sussurrare nell'orecchio del fashion system. Si tratta di una conversazione intima e a tratti più intellettuale delle altre, che torna a farsi sentire in occasione di grandi eventi come le Olimpiadi, facendo riemergere una liaison spesso passata in sordina, ma non per questo meno passionale.

La Sinfonia di Stile sul Ghiaccio: Quando la Moda Incontra il Pattinaggio Artistico

Il fascino del ghiaccio ha dato vita a una lunga storia d'amore tra moda e pattinaggio. Spesso si sottovaluta il potere delle tendenze, eppure non è raro che queste vadano a influenzare aspetti che si pensavano non avessero nulla a che vedere con la moda. L'avvento della minigonna, ad esempio, ha cambiato non solo il sentire comune, offrendo un'opportunità di autodeterminazione alle donne, ma ha anche permesso loro di cimentarsi in attività e sport che prima venivano penalizzati dalla scomodità degli abiti che si era costrette a indossare. Tra questi, proprio il pattinaggio sul ghiaccio ha goduto dell'innovazione nel campo dell'abbigliamento, eleggendola a propria divisa: comoda e pratica, era perfetta per migliorare le prestazioni tecniche delle pattinatrici.

Ma il rapporto ghiaccio-moda non si ferma a un puro aspetto utilitaristico. La grazia e la teatralità di questa disciplina ben si accompagnavano ai dettami dello sfavillante mondo delle passerelle, che ha presto preso in prestito quell'estetica brillante, a tratti eccessiva, che caratterizzava lo sport olimpico. Gli anni Novanta sono stati un territorio di sperimentazione per la moda, che si è lasciata ispirare dagli stimoli più disparati. Dopo la partecipazione di Linda Evangelista e Cindy Crawford a un evento di beneficenza organizzato sul ghiaccio, indossando le tutine tipiche delle pattinatrici, molte Maison hanno visto nella disciplina un mondo da cui attingere e lasciarsi influenzare.

Linda Evangelista and Cindy Crawford in skating attire

Così, sulla passerella di Thierry Mugler per l'autunno-inverno 1995-1996, si sono visti sfilare abiti che richiamavano quelli di una pista di pattinaggio: tute aderenti impreziosite da cristalli e lustrini, applicazioni di pelliccia, trasparenze e mini abiti con inserti di pelliccia ed eccentrici accessori per capelli che sono rimasti anche successivamente tra le proposte del brand.

Le Passerelle Prendono Ispirazione dal Ghiaccio: Momenti Iconici nella Moda

Sarà Alexander McQueen, con la sua genialità ribelle, a portare in scena un vero spettacolo di pattinaggio. La collezione è quella autunno-inverno 1999-2000: un défilé sul ghiaccio, dove le modelle si alternavano a pattinatrici professioniste che si esibivano tra figure e piroette. Uno spettacolo sicuramente avanguardista, che ha aperto la strada ad altri marchi che, sulla scia dello stilista brit, hanno fatto esibire pattinatori in occasione delle sfilate. Tra questi Thom Browne, per il menswear autunno-inverno 2004, dove modelli hanno sfilato su pattini da ghiaccio. Più avanti, nel 2022, anche Vivetta ha utilizzato lo stesso linguaggio mettendo in scena uno spettacolo dinamico e utilizzando come modelle delle pattinatrici professioniste. Mentre Leanne Marshall, brand specializzato in abiti da sposa e costumi da pattinaggio, ha dato vita a uno show sul laghetto ghiacciato di Hyde Park a New York per l'autunno-inverno 2024. Impossibile non scorgere un certo grado di ribellione nelle stoffe di quel pattinaggio, nonché una certa similitudine con una moda che arranca sempre per essere presa sul serio, al di là del suo glamour che può accecare non facendone comprendere la profondità. Come se il ghiaccio fosse un terreno fertile per entrambe, per atlete che dimostrano le proprie abilità e per uno stile che le asseconda nei movimenti, il fashion design comincia soprattutto dagli anni Novanta a corteggiare il pattinaggio, lasciando che i costumi progettati dalle mamme siano solo (e quasi) un ricordo lontano.

Vera Wang: Dalle Piste alle Passerelle e Ritorno nel Mondo del Pattinaggio

Tra i casi più interessanti di intersezione tra moda e pattinaggio sul ghiaccio c’è senz’altro Vera Wang, stilista statunitense famosa per i suoi sognanti abiti da sposa. Appassionata di pattinaggio sin dall’infanzia, avendo lei stessa pattinato dagli 8 ai 20 anni circa e raggiunto i campionati nazionali, la designer ha portato la sua sensibilità sartoriale direttamente sulla pista. Si è reinventata costumista realizzando le divise on ice per alcuni tra i più celebri campioni internazionali come Nancy Kerrigan, Michelle Kwan, Evan Lysacek e Nathan Chen. Questo lavoro le è valso anche, nel 2009, l’inserimento nella US Figure Skating Hall of Fame per il suo contributo allo sport. “Penso che le persone siano ingannate dalla natura dei costumi, dalla facilità, dalla musicalità e dalla coreografia - ha raccontato a People nel 2015 -. Ma il pattinaggio è uno sport estremo”. Le sue parole sottolineano la serietà e le sfide tecniche che si celano dietro l'apparente leggerezza del pattinaggio artistico.

Nancy Kerrigan in a Vera Wang costume

L'Evoluzione Storica dei Costumi: Dalle Origini alla Modernità Olimpica

Dalle origini, in cui i pattini da ghiaccio erano abbinati a lunghi abiti, fino agli elaborati costumi impreziositi con migliaia di pietre brillanti, gli abiti indossati per le competizioni di pattinaggio artistico hanno subito nel corso degli anni affascinanti cambiamenti. Quelli che agli albori di questo, come di moltissimi altri sport, erano goffi, lunghi e pesanti si sono fatti via via più agili, più audaci, più narrativi.

Fu Sonja Henie, atleta di origini norvegesi, a introdurre nel mondo del pattinaggio su ghiaccio abiti con gonne corte, curati nello stile e che riflettevano in parte la moda “flapper” tipica degli anni Venti. Introdusse nuovi costumi rifiniti in pelliccia. Negli anni Cinquanta, i pattinatori iniziarono a indossare colori vivaci e gonne svasate. Alla fine degli anni Cinquanta e all'inizio degli anni Sessanta, nonostante gli abiti fossero ancora caratterizzati da colori pieni e brillanti, le scollature e i tagli audaci erano quasi banditi. Lo stile era più conservatore, caratterizzato ancora da maniche lunghe.

Alla fine degli anni Sessanta si diffuse la tendenza a realizzare abiti da pattinaggio monopezzo con una corta gonna direttamente attaccata allo stesso. L’introduzione del materiale elasticizzato e il ricorso a porzioni di tessuto per rendere più fluidi i movimenti segnarono un grande cambiamento. Curioso notare che in questi anni alcune pattinatrici indossavano anche dei cappelli! In questi stessi anni furono introdotte per la prima volta decorazioni in cristallo per adornare le scollature degli abiti da pattinaggio.

Esemplare è l'abitino color chartreuse sfoggiato da una diciannovenne Peggy Fleming ai Giochi Olimpici Invernali di Grenoble nel 1968, con cui vinse la medaglia d'oro. Il costume era stato confezionato per lei dalla madre Doris Fleming, in onore al tipico liquore alle erbe che qui si distilla dal Settecento. Era un costume tutto sommato ancora castigato, con maniche lunghe e una fila di strass a percorrere colletto e polsini, e tuttavia emblematico della semiotica del vestire dell’ice skating, nonché dell’eleganza di quest’atleta che resta tra le pattinatrici più chic di sempre.

Linda Fratianne, negli anni Ottanta, fu la prima a esibirsi con due salti tripli in gara, passando così alla storia. Ma la stessa Fratianne era anche nota per i bellissimi costumi che indossava, diventando quella che oggi definiremmo una trendsetter. Negli anni Novanta, la combinazione di materiali come la lycra e le decorazioni con molti cristalli diventarono il vero standard per la moda del pattinaggio artistico. Le maniche non erano più necessariamente presenti e gli abiti iniziarono a diventare decisamente più audaci. Con il nuovo millennio l’abbigliamento da pattinaggio ha continuato a diventare sempre più elaborato e creativo.

Possiamo senza dubbio affermare che gli abiti indossati durante le competizioni di pattinaggio artistico sono tra i più affascinanti e spettacolari tra quelli indossati nelle varie discipline sportive. Nella creazione di questi abiti, gli strass e le pietre, ma anche le frange e le decorazioni, hanno un ruolo fondamentale, rendendoli brillanti e delicatamente movimentati.

Il Regolamento ISU: Un Codice di Eleganza e Prestazione

Alle Olimpiadi, il dress code del pattinaggio di figura non passa per nulla inosservato. Il motivo? Non è solo una questione di stile, ma anche di strategia e punteggio. Basti notare che il pattinaggio artistico è stato il primo sport a entrare nel programma olimpico: ha debuttato alle Olimpiadi di Londra nel 1908 e ha avuto la sua consacrazione ai primi Giochi Invernali di Chamonix nel 1924. Da allora, il regolamento dei costumi di scena è andato di pari passo con quello del punteggio in gara, tanto che rispettarlo è parte del programma al pari di un triplo axel. Nel pattinaggio olimpico il dress code non fa il monaco: è un’alchimia scenografica ad influenzare il giudizio complessivo, un costume ad assecondare musica, stile e temperamento degli atleti in gara, addirittura regolamentato da un bigino da seguire fedelmente per non incappare in penalità.

Ecco, dunque, 4 regole fondamentali del pattinaggio di figura stabilite dalla International Skating Union (ISU):

  1. Divieto di "Eccessiva Nudità Inappropriata": Gli abiti non devono dare un’impressione di “eccessiva nudità inappropriata per la disciplina”. Ciò non significa che i pattinatori devono coprirsi dalla testa ai piedi, il che sarebbe poco pratico per l’esibizione, ma che la vestibilità deve essere impeccabile e che le trasparenze vanno dosate con discrezione. Ad esempio, per le donne è obbligatorio un costume monopezzo con gonna; ergo, non sono ammessi body simili a costumi da bagno. L'effetto nudo è consentito solo su braccia, spalle, gambe e schiena.
  2. Modestia e Coerenza Tematica: Le regole dell'ISU affermano che i costumi “devono essere modesti, dignitosi e appropriati per la competizione atletica, non sgargianti o teatrali nel design”. Com’è che alcuni abiti tempestati di cristalli paiono usciti da una sfilata couture? Perché, allo stesso tempo, “l’abbigliamento può riflettere il carattere della musica scelta”. Vale a dire che l’outfit deve essere coerente con la coreografia dell’esibizione, con l’obiettivo di amplificarne il racconto, senza però rubargli la scena. Viene suggerito un certo decoro e una certa sobrietà pur nella spettacolarità di costumi cattura-sguardo.
  3. Fissaggio Impeccabile di Decorazioni: Cristalli, frange, perline: tutto deve essere fissato in modo impeccabile. Nessuna eccezione ammessa. Un dettaglio che si stacca può compromettere la gara, oltre a rappresentare un chiaro rischio per la sicurezza. Ecco perché i designer passano ore e ore a creare un costume, assicurandosi che tutto sia perfetto. “Non è per i deboli di cuore” ha dichiarato la stilista Vera Wang. “Se una cinghia dovesse rompersi, o se le perline sulla manica si dovessero staccare quando girano, tutte le loro Olimpiadi sarebbero finite. Ecco quanto è grave”. Le applicazioni devono essere fissate saldamente per evitare di seminare i lustrini sul ghiaccio.
  4. Collant Coprenti Color Carne: Durante le Olimpiadi, li abbiamo visti addosso a tutte le pattinatrici. I collant coprenti color carne non sono un obbligo formale, ma piuttosto una scelta tecnica ed estetica condivisa. In primis, proteggono dal freddo e assicurano uno strato extra contro graffi e tagli in caso di caduta. Poi, allungano le linee delle gambe - un vantaggio ottico importante in uno sport dove la silhouette è centrale - e per questo spesso vengono tirati fin sopra i pattini.

Per concludere, se il costume viola le regole ISU, la valutazione si abbassa e la posizione cade a picco. Proprio come per una caduta. Un prezzo altissimo in uno sport dove i podi si decidono per decimi.

classifica di livello per pattinatore artistico ogni singolo costume da pattinaggio PARTE 2 (Fina...

Controverbie e Rivoluzioni: La "Katarina Rule" e Surya Bonaly

La storia del pattinaggio di figura, con tutte le sue variabili tecniche, si innesta sul palcoscenico delle Olimpiadi, dove la richiesta di levità aerea si realizza in un compendio di ingegneria dei materiali, sartoria minuziosa, audacia personale in grado di interpretare, o anche scavalcare, a volte, le rigidissime norme su lunghezze e pericoli stabilite dall'ISU.

Decisamente più carnali rispetto ai modelli precedenti, furono i costumi della campionessa tedesca Katarina Witt, orgoglio di una Berlino divisa dalla Guerra Fredda al punto da consentire alla sua allenatrice Jutta Müller il permesso di valicare il muro per procurarsi ad Ovest le stoffe per i suoi costumi. I suoi abiti erano succinti e azzardati, tanto che si accusò l'atleta di voler sedurre i giudici direzionando lo sguardo dai gesti al corpo. Tanto che dopo di lei, nacquero nuove regolamentazioni a disciplinare il guardaroba sul ghiaccio. C’è chi dà la colpa ai knickerbockers indossati nel 1983 agli Europei di Dortmund che portano all’obbligatorietà della gonna, e c’è chi invece addita al piumaggio sfoggiato a Calgary nell’88, il ridimensionamento del dress code che, da lì in poi, vara la “Katarina Rule”: fianchi coperti, busto e lato B da svelare con moderazione, e decorazioni contenute. Sempre a Calgary, Katarina Witt portò in pista una serie di look tra i più belli della storia dell’ice skating.

Katarina Witt in a performance costume

C’è un prima e un dopo Katarina Witt, nel pattinaggio. Tra le prime pattinatrici nere, Debi Thomas è stata pioniera anche delle jumpsuit lunghe.

Estremo e pericoloso come quel backflip di Surya Bonaly, un’altra campionessa che si è distinta nel connubio con la moda, creativa tanto nel vestiario quanto in una gestualità che le ha fatto brevettare quel famoso salto mortale all’indietro con gambe tese e piedi scostati in atterraggio su un solo pattino. Figura leggendaria del genere che tuttavia non rende giustizia a questa atleta. Tratteggiata come “la piccola tozza nera”, le critiche non hanno fermato questo uragano di forza, nata Claudine a Nizza nel 1973 da genitori originari di Riunione e Costa d’Avorio e poi adottata da una coppia di nizzardi che, prima di diventare un asso del pattinaggio, ha praticato ginnastica artistica a livello agonistico. La stessa che le ha consentito poi di introdurre figure complesse, compresa quella eseguita alle Olimpiadi Invernali di Nagano nel 1998. In quell'occasione, la pattinatrice su ghiaccio Surya Bonaly sbaglia un triplo salchow e decide di infischiarsene delle regole, ormai persa ogni speranza di raggiungere il podio. Esegue un backflip, salto mortale all’indietro all’epoca bandito, e solo recentemente reintrodotto come elemento coreografico della specialità. Bonaly ha un body azzurro fittamente decorato di ricami dorati, progettato per lei da Lauren Sheehan, costume designer dello skating ed ex-atleta nota per quelle gonnelline di chiffon dai lembi svolazzanti cristallizzati anche lì; nello scatto da mitologia del pattinaggio di una Bonaly che atterra su un solo piede dopo la piroetta nell’aria.

Bonaly è entrata nella storia del pattinaggio anche per il simbolismo ricchissimo dei suoi look, in omaggio alla cultura nera, e per la collaborazione couture con Christian Lacroix, che firmò i costumi della danzatrice su ghiaccio ad Albertville nel 1992. I suoi costumi, tra i più iconici, includevano un body rosso con corpetto trompe-l’œil e spalline che ricordavano le giacche napoleoniche, e un costume azzurro con un’esplosione di ruches sulla spalla e sul girovita, impreziosito sul busto da una fila di blasoni dorati. “Questo ragazzo era incredibile… - ricorda Bonaly il designer francese nel 2020 -. Tutte quelle collezioni che ha raccolto per così tanti anni, sempre così creative e originali”. Bonaly ha rifiutato di indossare calze color carne, quelle che solo di recente l’industria della lingerie pensa per le donne di colore, e ha sfoggiato sovente tute aderenti dai colori accesi, ampliando il vocabolario dello stile ghiacciato e sottolineando con orgoglio la sua identità con costumi realizzati per lei anche dalla madre. Innovative quanto lei, nonostante non ami l’appellativo di “ribelle” quanto più quello di “pioniera” di un pattinaggio sul ghiaccio connesso a doppio filo con la moda. Tra salti estremi e costumi arditi e bellissimi a saldare sport e stile nella stessa sfida.

La pattinatrice statunitense Nancy Kerrigan sbarcò a Lillehammer nel 1994 con gli occhi del mondo addosso, e non solo per motivi agonistici: aveva subito un’aggressione violenta poche settimane prima, ordinata dal marito della rivale Tonya Harding. Il burgundy ricamato di foglie oro e argento doveva sottolineare il riscatto agonistico di Tonya Harding a Lillehammer 1994, dopo lo scandalo dell’aggressione a Nancy Kerrigan, ma non avvenne. Lycra baby pink, strass, pelliccia, perle sulle braccia a simulare le gocce d’acqua: un mix di elementi ultra camp per coreografare al meglio la pattinatrice ucraina Oksana Baiul, che con quel costume esagerato vinse l’oro olimpico a Lillehammer nel 1994.

Tra i look più belli del pattinaggio artistico in coppia, la combo di abiti flamenco-inspired indossata da Barbara Fusar Poli e Maurizio Margaglio per la danza a Salt Lake City nel 2002 resta una di quelle meglio riuscite. A Sochi nel 2014, Carolina Kostner ha portato l’impalpabilità del sogno olimpico italiano sul terzo gradino del podio nel pattinaggio di figura, con due look opposti e complementari: celestiale e lievissimo il primo, con oltre 10mila cristalli Swarovski a sottolineare la profonda scollatura, e un total black accollato altrettanto luccicante. Eleganza ed espressività sul ghiaccio, tra i migliori interpreti della disciplina, il giapponese Yuzuru Hanyu ha cambiato per sempre il pattinaggio di figura maschile. Trasporre sul ghiaccio uno dei film cult dell’anno? Check: a Pechino nel 2022 i pattinatori tedeschi Katharina Muller e Tim Dieck si trasformarono in Harley Quinn e Joker per uno dei look più pop di sempre.

Iconic skating costumes from various eras

Le Diverse Facce del Pattinaggio Artistico: Dal Ghiaccio alle Rotelle

Il pattinaggio artistico non si limita al ghiaccio, ma include una ricca varietà di discipline praticate su rotelle, ognuna con le proprie specificità tecniche e regolamentari, pur condividendo l'eleganza e la complessità del movimento artistico.

Pattinaggio Artistico a Rotelle (Quad)

Attrezzo base del pattinaggio artistico a rotelle è il pattino tradizionale a quattro ruote, detto anche "quad". Si tratta di uno sport individuale, di coppia e di gruppo. Una volta in confidenza con le basi, l'atleta verrà allenato diversamente a seconda della specialità che vuole apprendere.

Per circa un secolo vennero sperimentate parecchie varianti di pattini: a due, tre, quattro e più ruote, sia in linea che disposte "a rettangolo" o anche "a rombo" (un anteriore, due centrali, una posteriore). Occorrerà attendere il 1863 per l'invenzione e il brevetto dei pattini a rotelle a quattro ruote disposte come su quelli attuali, e dotati di sterzi che attraverso la pressione laterale del piede permettono di mantenere un buon equilibrio e di impostare traiettorie curve. L'inventore statunitense James Leonard Plimpton continuerà a perfezionare l'attrezzo con altri brevetti del 1866 e 1908. La versione moderna, con gommini sterzanti posti tra i due gruppi di ruote ed un puntale anteriore indispensabile per l'esecuzione di alcuni salti, compare nel 1942 ad opera dello statunitense Edward G. Blaes. Il "raddoppio" dei gommini sterzanti, uno sopra e uno sotto, è merito dello statunitense Charles W.

Nel dopoguerra il pattinaggio artistico a rotelle guadagna crescente popolarità anche in Italia. Da un lato il clima mediterraneo comporta alti costi di esercizio delle piste su ghiaccio, per cui il ricorso alle rotelle è più economico, praticabile, e in grado di attrarre maggior utenza. Dal 2010 circa il settore dei pattini da artistico, anche a livello internazionale, vede un incontrastato dominio italiano con le marche di telai e rotelle Roll-Line (azienda TM Technologies), Komplex e Rollerskates-Italia. I pattini a rotelle odierni di qualità sono disegnati e prodotti con sistemi computerizzati - per ottenere tra le altre cose il miglior rapporto tra resistenze e peso - e utilizzano leghe leggere o Titanio.

Different types of artistic roller skates

Specialità del Pattinaggio Artistico

Le diverse specialità nel pattinaggio artistico, sia su ghiaccio che su rotelle, offrono una vasta gamma di espressioni atletiche e artistiche.

  • Singolo (Libero): Nel singolo, detto anche libero, un solo atleta per volta esegue una coreografia, detta disco di gara, in cui realizza una serie di passi di piede e di difficoltà (salti e trottole) disposti lungo una traccia preparata appositamente per aderire a una musica. Gli esercizi richiesti all'atleta variano a seconda del regolamento della competizione e della categoria nella quale gareggia; queste possono suddividere gli atleti per età o per livelli di difficoltà. Il giudizio della gara è determinato dalla somma dei punteggi dati dai singoli giudici; con il sistema Rollart.

    • Salti: Il Thoren è un salto che esiste soltanto nella versione da un giro; è inoltre l'unico in cui si atterra sulla gamba sinistra, permettendo di attaccare Flip, Lutz o Salchow. A parte il semplice e il Thoren, ognuno di questi salti ha una versione doppia e tripla, in cui si richiede rispettivamente l'aggiunta di una e due rotazioni. Esiste una commissione addetta alla valutazione di nuovi salti di invenzione di atleti o allenatori, anche se è un'eventualità che non si propone quasi mai.
    • Trottole: Le trottole sono difficoltà in cui l'atleta deve eseguire, senza staccare il pattino da terra, un numero minimo di rotazioni strette mantenendo una particolare posizione e un particolare filo, su uno o due piedi; la preparazione prevede generalmente una serie di tre seguiti da un'entrata che permette la centratura della trottola. Come nel caso dei salti, anche le trottole si possono combinare tra loro; è possibile eseguire fino a tre trottole consecutive.
    • Rovesciata: È una figura in cui l'atleta, mentre segue il filo esterno indietro con la gamba destra leggermente piegata, deve mantenere una posizione inarcata guardando con tutto il corpo verso l'alto.
  • Pattinaggio Artistico in Linea Singolo: Questa specialità, che solo dal 2013 è stata inserita in Italia tra quelle riconosciute dalla FISR (Federazione Italiana Sport Rotellistici), segue regole simili a quelle del singolo sui pattini tradizionali. La differenza sta nell'utilizzo di pattini con tre o quattro ruote in linea e tampone anteriore, e una tecnica affine al pattinaggio artistico su ghiaccio. I vari tipi di salti e trottole sono altresì più simili al ghiaccio.

  • Obbligatorio: L'obbligatorio consiste nel tenere una posizione dritta con il busto e le braccia tese, quindi stando su un piede bisogna regolare il peso corporeo affinché scorrendo il pattino resti sulla riga tracciata a terra senza uscire dalla traccia disegnata. La boccola è un aumento intenso di pressione su un determinato filo che fa eseguire al pattino una rotazione che disegna una sorta di "'e' in corsivo" in terra. Quella 'e' è disegnata in terra e il compito dell'atleta è seguire la traccia facendo in modo che la linea rimanga sempre nel mezzo alle ruote interne e alle ruote esterne, senza mai uscire, con la differenza che invece di eseguire l'esercizio tre contro tre, volta contro volta ecc., si esegue una boccola.

  • Solo Dance: La solo dance è una specialità che richiede una particolare attenzione sul tempo e la corretta esecuzione dei passi di piede e sui disegni stabiliti dal manuale. La gara di solo dance è composta da due danze obbligatorie, che richiamano i balli da sala e vengono eseguite con passi e disegno descritti nel regolamento, e un programma libero dove la musica e i passi sono messi insieme a libera interpretazione del coreografo. Nella solo dance non è previsto l'inserimento di trottole e salti, ad eccezione del programma libero dove vengono richiesti un salto e una trottola. Nasce come sport di strada e poi si evolve nella vera e propria disciplina in cui alcuni atleti italiani possono vantare vittorie nei più importanti tornei di livello internazionale, avendo conquistato diverse medaglie d'oro nei Campionati Mondiali di questa specialità.

  • Coppia: La gara di coppia consiste in tre manches in cui la coppia presenta tre coreografie e programmi diversi. Nella obbligatoria tutte le coppie si confrontano su danze non universali che si sviluppano su percorsi, musiche e passi prestabiliti e si tratta di programmi tradizionali come valzer, cha-cha, ecc. La style dance invece prevede la costruzione di un programma universale, come ad esempio il flamenco, ed ogni coppia dovrà scegliere musica che rispetti i ritmi prefissati per l'anno in corso.

  • Pattinaggio Spettacolo: Il pattinaggio spettacolo consiste in un insieme di 4 o più pattinatori e/o pattinatrici che eseguono in coordinazione passi, figure e difficoltà in armonia con il tema musicale prescelto.

  • Sincronizzato: Come nel pattinaggio spettacolo, anche la specialità del sincronizzato prevede l'esibizione di diversi atleti contemporaneamente che si muovono secondo traiettorie coerenti. Il sincronizzato può essere eseguito da 16 a 24 atleti (riserve comprese), si divide nelle categorie Junior (fino ai 18 anni compiuti) e Senior (dai 19 anni, senza limiti di età). Entrambe le categorie possono partecipare a gare di livello regionale, nazionale e continentale. La categoria Senior partecipa anche ai campionati del mondo.

Gli archivi storici dei risultati dai primi esordi dei campionati italiani (1912-2009) e dei campionati mondiali (1947-2009) nelle diverse specialità sono testimonianza della ricchezza e della tradizione di questo sport affascinante.

Volare sul ghiaccio. Il miracolo dell'equilibrio su pochi millimetri di lama, l'estetica preziosa di certi costumi che accarezzano l'espressività di chi danza. Poiché, ammettiamolo, nel dress code olimpico niente batte la bellezza di body e tutine delle atlete del ghiaccio, tra i bagliori di paillettes scintillanti, tra la forza cinetica di volant che assecondano i gesti acrobatici in un doppio spettacolo di sport e moda. Del resto, ha perfettamente senso, visto che qui la stoffa - di abiti e di talento - conta.

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