Praticamente tutte le mamme sanno che fra farmaci e allattamento non “corre buon sangue”. Anche quelle che non allattano, per scelta, impossibilità o altre problematiche. Questo significa che una donna che ha intrapreso la strada dell’allattamento al seno è costretta a sopportare stoicamente il mal di gola e il mal di denti, due disturbi che a volte sono davvero indiscutibilmente intensi? La risposta breve è: dipende. È fondamentale affrontare il tema con un approccio basato sulla scienza e sul dialogo con il proprio medico, evitando il fai-da-te.

Il rapporto tra allattamento e farmaci: sfatare i miti
Purtroppo, oggi è ancora diffusa la convinzione che non si possano assumere farmaci in allattamento, anche se in realtà non è così. Indubbiamente, è bene sapere che se si allatta e si prendono medicinali, questi ultimi, in piccole quantità, possono passare nel latte e, dunque, arrivare anche al bambino. Ecco perché, in linea di massima si consiglia a tutte le donne che nutrono al seno i loro bebè di non usare medicinali e anche altre sostanze che potrebbero avere effetti ben più pericolosi, come alcol e droghe. Tuttavia, è anche vero che solitamente l’organismo del piccolo riceve dosi davvero trascurabili di principi attivi e che non sempre questi hanno effetti rilevabili. Ecco perché è bene non generalizzare e considerare quella fra farmaci e allattamento una relazione pericolosa a priori.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera il latte materno l’alimento ideale per il corretto sviluppo del bambino nei primi due anni di vita ed oltre, se mamma e bimbo lo desiderano, e raccomanda l’allattamento esclusivo al seno per i primi 6 mesi di vita. I benefici derivanti dall’allattamento al seno per la salute del bambino e della mamma sono numerosi, tra cui la diminuzione del rischio di infezioni e di allergie per il bambino, la riduzione del rischio di tumore al seno e alle ovaie per la madre e il rafforzamento dell’importante legame tra mamma e bebè. Raramente le terapie richiedono una sospensione (temporanea o definitiva) dell’allattamento.
ALLATTAMENTO AL SENO. Consigli del pediatra
Valutazione del rapporto rischi-benefici
Se la mamma avverte molto fastidio, allora, si potrebbe valutare con il medico l’opportunità di iniziare una cura farmacologica. L’importante è valutare il rapporto fra benefici e rischi. Se i vantaggi per la salute della mamma e, dunque, per il benessere del piccolo - è bene ricordare che se la mamma sta bene anche il suo bebè e l’allattamento al seno ne risentono positivamente - superano i possibili svantaggi a carico del neonato, allora il ginecologo o il medico di famiglia possono dare il via libera all’impiego dei medicinali.
L’uso dei farmaci in allattamento è un capitolo poco frequentato dalla ricerca scientifica e le informazioni di cui disponiamo non sono moltissime: questo spiega la cautela delle case farmaceutiche. Le vere questioni sono: quanto farmaco passa nel latte? E quanto di questo farmaco presente nel latte passa poi nell’organismo del bambino?
Strategie per l'assunzione di farmaci
Per quanto riguarda invece le medicine assunte per via generale (per bocca, iniezione o supposte) possiamo stabilire intanto una regola: le mamme che allattano devono assumere solo farmaci di provata efficacia, cioè in grado di risolvere effettivamente il problema. Inoltre la durata della terapia dovrebbe essere ridotta al minimo indispensabile. Esistono strategie per minimizzare l’esposizione del piccolo ai farmaci. Ad esempio, si può assumere il farmaco subito dopo una poppata, così il livello del farmaco nel latte alla poppata successiva sarà più basso. Se vogliamo, possiamo anche utilizzare semplici formule per calcolare la concentrazione nel latte di un farmaco; moltiplicando questa concentrazione per la quantità di latte assunta dal bambino durante la giornata, si calcola la quantità totale di farmaco assunta dal piccolo.

Trattamenti specifici per il mal di gola
Il mal di gola, solitamente, viene trattato con l’uso di pastiglie, collutori, spray e compresse a base di sostanze lenitive e antinfiammatorie, come il flurbiprofene. Molte di esse sono permesse durante l’allattamento. Se possibile, comunque, preferire le formulazioni a uso locale: infatti, difficilmente entrano in circolo. In presenza di placche, il medico potrebbe anche consigliare degli antibiotici a base di amoxicillina triidrato, un principio attivo concesso anche in allattamento.
Sovente contro il male alla gola si ricorre a prodotti a base di propoli. In allattamento è preferibile scegliere le preparazioni non alcoliche e, in alternativa, le capsule di estratto secco titolato. Anche il farmacista può suggerire soluzioni specifiche; ad esempio, in caso di irritazione e dolore alla gola, esistono prodotti del tutto a base naturale come gli spray orali senza alcol, indicati proprio per la loro delicatezza. È tuttavia sempre necessario leggere attentamente il foglietto illustrativo per evitare eventuali effetti indesiderati o interferenze con altri farmaci.
Antinfiammatori e gestione del dolore
Semaforo verde anche per il paracetamolo, conosciuto più comunemente come tachipirina, il farmaco maggiormente indicato in caso di febbre. Passa nel latte in basse quantità ed è utilizzato anche nel neonato; la quantità che il bimbo potrebbe assumere attraverso il latte della mamma è trascurabile rispetto a quella che gli verrebbe somministrata direttamente. Tra i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), quello maggiormente consigliato in caso di mal di gola in allattamento è l’ibuprofene, presente nel latte in concentrazioni trascurabili. Anche il diclofenac può essere utilizzato, mentre occorre evitare l’acido acetilsalicilico (Aspirina) perché, seppur raramente, può causare gravi effetti indesiderati nel lattante.
Per quanto riguarda il ketoprofene, un altro antinfiammatorio spesso citato, gli esperti sottolineano la necessità di cautela, poiché si sospetta l’insorgenza di rari effetti collaterali in un piccolo numero di neonati. In casi del genere, l'ibuprofene resta la scelta preferenziale. Gli antistaminici sono generalmente considerati farmaci sicuri. Per l’asma, l’uso di spray o aerosol non comporta praticamente assorbimento di farmaci nel sangue, meno che mai perciò passaggio nel latte.
Infezioni e terapie antibiotiche
Le mamme che allattano possono andare incontro a mastite, un’infezione della ghiandola mammaria che si manifesta con il rigonfiamento del seno, dolore e febbre. La mastite può essere prevenuta attaccando correttamente il bambino al seno, svuotandolo completamente. Se mal gestita, la mastite può causare l’interruzione dell’allattamento. Per la gestione di questo disturbo solitamente la terapia prevede l’assunzione di antibiotici e antinfiammatori. Anche nel caso di altre infezioni batteriche (per esempio otite, faringotonsillite), esistono farmaci antibiotici che possono essere utilizzati in allattamento, sempre su consiglio e prescrizione del medico.
Alcuni antibiotici, come le tetracicline o i sulfamidici, richiedono maggiore attenzione e una valutazione specifica dei rischi. Tuttavia, se non c'è alternativa e vi è necessità di continuare la terapia, l'invito è spesso quello di non interrompere l'allattamento, in quanto i vantaggi legati a quest'ultimo sono superiori rispetto ai possibili rischi. Per quanto riguarda il cortisone, il principio attivo su cui si trovano più evidenze è il prednisone: se assunto a dosi limitate, non provoca particolari effetti collaterali e non è consigliata la sospensione dell'allattamento per cicli brevi di trattamento.

Quando contattare uno specialista
È importante rivolgersi al ginecologo o al proprio medico di famiglia qualora si nutrano dubbi sull’argomento farmaci e allattamento. Esiste anche un Servizio di Informazione sui Farmaci in gravidanza, al numero 800.88.3300. Consulta il pediatra se, mentre allatti e stai assumendo un farmaco, il bambino presentasse episodi di vomito, diarrea, avesse difficoltà ad attaccarsi al seno, eccessiva sonnolenza o eccessiva agitazione. Questi effetti potrebbero, in rari casi, essere dovuti al farmaco. Le informazioni fornite devono sempre essere integrate da un colloquio diretto con un professionista della salute, che conosce il quadro clinico specifico della mamma e del neonato.
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