Il processo che lega la gravidanza alla produzione di latte materno è un meccanismo biologico di straordinaria complessità, frutto di un’alchimia ormonale che inizia ben prima della nascita del bambino. Per comprendere come il corpo femminile si prepari a nutrire la nuova vita e come questa funzione si intrecci con la fertilità, è necessario analizzare il funzionamento delle ghiandole mammarie e il ruolo cruciale degli ormoni.

Lo sviluppo mammario durante la gestazione
La ghiandola mammaria si sviluppa parzialmente durante l’adolescenza, ma è con la prima gravidanza che si arriva alla maturazione definitiva. Durante i primi mesi di gestazione, le ghiandole mammarie si sviluppano grazie all’azione degli estrogeni e acquisiscono la capacità di secernere latte per effetto del progesterone. A partire dalla sesta settimana di gravidanza, le ghiandole e i dotti mammari crescono andando a rimpiazzare la maggior parte del tessuto adiposo. Questo cambiamento comporta un seno gonfio e la produzione dell’alimento più naturale e sano per il bebè.
Già a termine di gravidanza alcuni ormoni, in particolare la prolattina, iniziano a stimolare la ghiandola mammaria nella produzione e capita quindi di veder fuoriuscire del liquido arancio/giallognolo dal capezzolo. La prima lattogenesi inizia circa 12 settimane prima del parto, intorno alla 24-28ª settimana di gravidanza, quando le ghiandole mammarie iniziano a secernere colostro. Il colostro, o primo latte, è la forma che precede il latte materno vero e proprio. Si può formare a partire dalla sedicesima settimana di gravidanza ed è ricco di proteine, sali minerali, vitamine e anticorpi, ma povero di grassi e carboidrati.
La quantità di latte prodotta dipende dal tessuto mammario e non dalle dimensioni della coppa del seno. Il mito che i seni piccoli producano poco latte e i seni grandi ne producano tanto è infondato. Il latte viene prodotto dalla ghiandola, che è quella parte tondeggiante e dura che sentite se schiacciate il seno; il resto è tessuto adiposo che determina la taglia del seno. Quindi anche le mamme con una prima possono allattare con successo.
Dinamiche ormonali dopo il parto e produzione di latte
Subito dopo il parto, con il calo dei livelli di estrogeni e progesterone e l’aumento dei valori di prolattina, le ghiandole mammarie iniziano a secernere una grande quantità di latte. Questo processo di produzione del latte materno avviene in relazione al consumo e quindi solo quando sarà nato il bambino e si attaccherà al seno potremo scoprire quanto latte c’è. Dare latte al bambino stimola e aiuta l’ipofisi a mantenere la produzione di prolattina, quindi a produrre ancora altro latte.
La prolattina, sintetizzata dall’ipofisi, stimola le cellule delle ghiandole mammarie alla produzione di latte ed è influenzata da un meccanismo riflesso legato alla suzione. Nei primi giorni dopo la nascita è normale produrre piccole quantità di latte, poiché viene prodotto ancora il colostro. Solo due-cinque giorni dopo inizia la produzione di latte vero e proprio. Dopo circa quattro settimane, il bebè ha a disposizione più o meno 750 millilitri di latte al giorno. A questo punto, la lattopoiesi si è stabilizzata e il seno non è più così teso dopo l’allattamento.
Il legame tra allattamento e fertilità
Rimanere incinta subito dopo il parto è possibile, anche prima che sia tornato il ciclo. Durante la gravidanza le ovaie sono inattive e quindi non avvengono ovulazioni. Ma al termine della gravidanza, in seguito al parto, l’assetto ormonale cambia. L’allattamento esclusivo a richiesta è considerato il metodo più efficace per mantenere alta la produzione di prolattina, ormone che inibisce il funzionamento delle ovaie. Tuttavia, l’allattamento non è un metodo contraccettivo efficace.
Il ritorno del flusso avviene dopo l’ovulazione; pertanto, anche le donne che stanno allattando, se non prendono precauzioni, possono rimanere incinte. Per evitare gravidanze ravvicinate indesiderate esistono pillole contraccettive a base di solo progesterone che si possono prendere tranquillamente in allattamento e che si assumono in continuo. Esistono anche dispositivi intrauterini (spirale al rame o medicata al progesterone) per chi non desidera più avere gravidanze.
Gestione dell'allattamento in caso di nuova gravidanza
È necessario smettere di allattare il primo quando ci si scopre incinta? No, nei primi mesi non è necessario sospendere l’allattamento in corso. Allattare il piccolo mentre si è in attesa del fratellino o della sorellina non è pericoloso per la salute, né della mamma, né del neonato, né del feto. Attenzione però, nel caso invece vi sia stato un parto patologico - magari con alterazioni della pressione o diabete gestazionale - le cose cambiano; in quel caso sarà meglio ribilanciare la salute materna prima di una nuova gravidanza.
Va detto che interrompere questo rituale renderà probabilmente meno traumatico l’arrivo dell’altro piccolo che richiederà moltissime attenzioni da parte della mamma e tutte le risorse presenti nel suo latte materno utili allo sviluppo di un piccolissimo.
Fattori che influenzano la qualità e la quantità del latte
La produzione del latte materno è un processo molto delicato che può essere facilmente turbato da fattori esterni. L’ossitocina, l’ormone che determina la fuoriuscita del latte dal capezzolo, può essere inibito da situazioni negative come un intenso dolore (ad esempio in caso di ragadi), da situazioni stressanti o imbarazzanti, dalla nicotina e dall’alcool.
Una posizione di allattamento scomoda o sbagliata è la causa più frequente di problemi nell’allattamento. La regolazione produzione/consumo è piuttosto precisa: più il bambino si attacca e svuota il seno, più latte verrà prodotto. Esiste una sostanza nel latte materno chiamata FIL (inibitore retroattivo della lattazione) che controlla la produzione: più latte contiene il seno, più FIL è presente; di conseguenza, un seno pieno produce meno latte di uno che è quasi vuoto.
COME ALLATTARE AL SENO e QUALI SONO LE MIGLIORI POSIZIONI: ATTACCO CORRETTO del NEONATO - OSTETRICA
Considerazioni sulla dieta e salute materna
Mantenere una dieta equilibrata e bere molta acqua è essenziale per produrre la parte più liquida del latte. Per quanto riguarda gli integratori o cibi specifici, sebbene venga spesso suggerito il consumo di malto, lievito, noci, mandorle, bockshornklee e cardo mariano, la prova scientifica della loro efficacia è limitata. È fondamentale, invece, restare idratate e gestire il dispendio energetico dell'allattamento, magari con snack nutrienti.
Infine, è importante sottolineare che avere il capoparto non genera alcun cambiamento nel latte materno. Il timore che il latte possa avere un cattivo sapore con il ritorno delle mestruazioni è infondato. La serenità della mamma rimane uno degli ingredienti principali per un allattamento sereno e prolungato, poiché la produzione di latte è una risposta dinamica e continua alla domanda del bambino, che rimane il vero "regista" di questo processo biologico.