Nelle Marche, il nome di Pasqualina Pezzola evoca ancora oggi un profondo senso di gratitudine e meraviglia. Per oltre cinquant'anni, la sua figura ha varcato i confini regionali, guadagnando una fama nazionale che ha attirato personaggi di spicco, intellettuali e persone comuni in cerca di risposte. Definita da molti "la veggente diagnostica", Pasqualina ha rappresentato per decenni un punto di riferimento per chi, smarrita la fiducia nella medicina ufficiale, cercava nel suo tocco soprannaturale una diagnosi tempestiva e, talvolta, una via d'uscita al dolore.

Origini e primi passi nel mondo dell'invisibile
Pasqualina Pezzola, nata all'anagrafe come Costanza Porfiri, nacque a Cascinare di Sant’Elpidio a Mare il 2 agosto 1908. Primogenita di una modesta famiglia di contadini, crebbe in un ambiente rurale e laborioso. Il suo percorso, che molti definirebbero prodigioso, ebbe inizio in modo del tutto inaspettato. Fin da bambina, dimostrò una naturale propensione per il mondo dell'ignoto: si narra, infatti, che fosse in grado di trovare l'acqua nel terreno utilizzando il bastoncino a Y tipico dei rabdomanti.
La vera svolta avvenne nel 1933, a 25 anni, quattro anni dopo aver sposato Luigi Pezzola. In un momento di grande apprensione per il ritardo prolungato del marito, Pasqualina cadde in una sorta di sonno profondo; al risveglio, rassicurò i familiari descrivendo esattamente il luogo in cui Luigi si trovava, sano e salvo nonostante un incidente. Questo evento segnò l'inizio della sua missione: la scoperta di facoltà che si sarebbero poi perfezionate ed affinate con l'esercizio quotidiano.
La tecnica della "veggente diagnosta"
Il metodo utilizzato da Pasqualina era unico e, per molti osservatori, indecifrabile. Quando i pazienti si recavano presso la sua abitazione in via Molino 12 a Civitanova Marche, dove si era trasferita nel 1935, venivano accolti con gentilezza e semplicità. La donna, con i capelli raccolti sulla nuca e l'aspetto di una tipica nonna marchigiana, operava in uno stato che poteva essere assimilato alla trance.
Con gli occhi chiusi, muoveva le mani aperte lungo il corpo della persona, senza mai toccarla, borbottando parole spesso incomprensibili. In questo stato, Pasqualina sosteneva di poter penetrare con la mente e con il cuore nei corpi, osservando il funzionamento degli organi interni. Nonostante fosse analfabeta e priva di nozioni di anatomia, le sue descrizioni venivano spesso confermate da attendibili diagnosi mediche.

La telediagnosi e i viaggi fuori dal corpo
Oltre alla diagnosi diretta, Pasqualina era celebre per quella che è stata definita "travelling clairvoyance" (chiaroveggenza viaggiante). Era capace di compiere viaggi immaginari verso città, vie e case lontane per visitare persone impossibilitate a muoversi. Un aneddoto emblematico riguarda il padre di un conoscente: quando un medico scettico inviò uno zio dalla veggente per mettere alla prova le sue capacità, Pasqualina cadde in trance, descrisse con precisione il tragitto per arrivare alla zona Marconi e, giunta nella camera dell'uomo, esclamò: «Quanto è lungo quest'uomo!», riferendosi alla statura notevole del paziente.
Questa capacità di bilocazione, unita alla diagnosi a distanza, ha alimentato per decenni dibattiti scientifici e parapsicologici. Molti testimoni raccontano di come, in contesti bellici o in situazioni di estrema lontananza, Pasqualina riuscisse a individuare dettagli precisi, come nel caso di ricerche effettuate su campi di battaglia o in fondo al mare, in contesti dove la scienza tradizionale non poteva arrivare.
Il confronto con la medicina e la scienza
Il caso di Pasqualina Pezzola ha attirato l'attenzione di luminari della scienza, tra cui l'endocrinologo Nicola Pende, candidato al Premio Nobel. Anche lo scrittore Dino Buzzati, nel suo celebre libro "I misteri d’Italia", la definì "il fenomeno paranormale per eccellenza", rimanendo colpito dalla sua capacità di vedere all'interno del corpo umano.
Tuttavia, il mondo accademico ha spesso mantenuto un atteggiamento critico. L'associazione CICAP, ad esempio, ha analizzato il fenomeno, con il fisico Paolo Diodati che, negli anni '90, tentò di interpretare la tecnica di Pasqualina come un esempio di cold reading, ovvero una capacità acuta di trarre deduzioni dai dettagli comportamentali e fisici del soggetto. Nonostante tali critiche, la "Montesanta" mantenne sempre un atteggiamento imperturbabile, continuando a rispondere agli scettici con un sorriso garbato e la semplicità di chi si sente in pace con la propria coscienza.
IL VIAGGIO DELLA MEMORIA. «È la Storia vissuta in prima persona»
Un’eredità di umanità
Ciò che ha reso Pasqualina una figura leggendaria non è stato solo il presunto paranormale, ma la sua profonda carica di umanità. Non chiedeva mai compensi fissi, accettando solo offerte libere, e non si sostituì mai alle pratiche della medicina ufficiale, dichiarandosi sempre una "veggente" e non una guaritrice. La sua dedizione al prossimo, espressa in migliaia di lettere conservate e nell'accoglienza quotidiana dei pellegrini, ha lasciato un segno indelebile.
Pasqualina Pezzola ci ha lasciati il 30 giugno 2006, a quasi cent'anni, dopo una vita trascorsa interamente al servizio di chi soffriva. Il suo lascito non risiede solo nelle innumerevoli testimonianze di guarigione o nei dibattiti tra scettici e credenti, ma nella storia di una donna che, partendo dalle umili origini contadine, ha saputo porsi come ponte tra l'incomprensibile e la necessità di speranza dell'essere umano. Ancora oggi, chi ricorda il suo nome lo fa con quel rispetto che si deve a chi, attraverso il mistero, ha cercato di lenire le sofferenze altrui.
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