Pasquale Del Prete e la Fertilia dell'Esodo: Memorie tra Storia e Identità

La storia di Fertilia, situata in Sardegna, rappresenta un capitolo unico e toccante della vicenda nazionale italiana. Fondata nel 1936 con scopi urbanistici e agricoli, la località fu edificata grazie alla fatica di braccia venete e ferraresi. Tuttavia, è nel secondo dopoguerra che Fertilia trova la sua identità più profonda, quando divenne la "nuova casa" per migliaia di esuli istriano-dalmati, i quali elessero questo lembo di terra sarda a nuovo capitolo della propria esistenza, trasformando un progetto agricolo in un crocevia di storie, lingue e identità ferite ma orgogliose.

veduta panoramica di Fertilia e della sua costa

Le origini: un progetto urbanistico in terra sarda

La nascita di Fertilia si inserisce nel contesto della bonifica delle terre del Mediterraneo. Il 90esimo anniversario della sua fondazione riporta alla mente le immagini di un insediamento sorto per dare una nuova prospettiva produttiva a un territorio che chiedeva sviluppo. L'opera fu resa possibile da una migrazione interna, quella delle maestranze provenienti dal Veneto e dal Ferrarese, che portarono con sé tecniche di coltivazione e una determinazione che segnò la fisionomia dei primi anni del centro abitato. Questa prima fase, puramente agricola, costituì lo scheletro su cui, pochi anni dopo, si sarebbe innestata la complessità umana dei profughi giuliano-dalmati.

Il secondo dopoguerra: Fertilia diventa porto per l'Esodo

Il momento di svolta per Fertilia giunse con le tragiche vicende del confine orientale italiano. Nel secondo dopoguerra, la cittadina divenne una meta privilegiata per coloro che fuggivano dall'Istria e dalla Dalmazia, strappate all'Italia e annesse alla Jugoslavia di Tito. Le testimonianze raccolte nel tempo descrivono l'arrivo di queste famiglie come un approdo forzato, un cambio di vita radicale che portò con sé il peso del trauma e della nostalgia. A Fertilia, i profughi non trovarono solo un tetto, ma un contesto in cui ricostruire le proprie radici: la cultura veneta, radicata in Istria dalla presenza millenaria della Serenissima, si fuse naturalmente con il panorama sardo, creando un sincretismo unico.

2026 - Il Treno del Ricordo Da Trieste a Fertilia

Memoria, Lingua e Identità

Il rapporto tra gli esuli e la loro terra di origine è un tema ricorrente nelle cronache storiche e nelle biografie personali. Il dialetto veneto, ancora oggi udibile tra le strade di Fertilia, funge da ponte invisibile con la Venezia Giulia. È in questo contesto che si inseriscono figure come quella di Pasquale Del Prete, il cui nome è legato alla narrazione di questa epopea di integrazione e memoria. La ricerca storica, spesso supportata da associazioni come l'Associazione Dalmati Italiani nel Mondo, ha permesso di mantenere vivo il ricordo di chi, come Filippo Rossi o i tanti anonimi protagonisti della vita locale, ha saputo coniugare le proprie origini dalmate con la nuova realtà sarda.

Il confronto con il passato: tra resti e testimonianze

L'attività di conservazione della memoria a Fertilia si intreccia con quella di altri luoghi di frontiera. Come accade per i siti protostorici dell'Istria o per le vicende legate all'esodo nelle città giuliane, Fertilia vive di una memoria che è "cristallizzata" nel tempo. L'esperienza degli esuli non si è limitata all'arrivo in terra sarda, ma ha continuato a influenzare le generazioni successive. La ricerca antropologica, che analizza il silenzio di chi restò in Jugoslavia e di chi invece partì, trova in Fertilia un punto di osservazione privilegiato per comprendere come la "grande storia" abbia inciso sulle vite dei singoli cittadini.

La vocazione turistica e il dialogo con la natura

Oltre alla sua valenza storica, la zona circostante Fertilia gode di bellezze naturali che hanno spinto gli abitanti a guardare al futuro con una vocazione turistica. La cura per il territorio, la riscoperta dei legami con il mare e la capacità di trasformare luoghi che erano stati "abbandonati" o dimenticati in mete di riflessione culturale, dimostrano una resilienza tipica di queste comunità. Il passaggio dal dolore dell'esilio alla costruzione di una cittadina vivace rappresenta, in ultima analisi, il vero successo del progetto fertilese: la capacità di integrare la sofferenza del passato in una quotidianità aperta al confronto con l'altro.

mappa storica delle migrazioni giuliano-dalmate verso la Sardegna

Sguardi incrociati sulla frontiera orientale

La complessità di queste vicende non può prescindere da una visione d'insieme. Le storie di Fertilia si intrecciano con quelle dei centri di raccolta profughi (CRP), con le vicende dei compositori dimenticati o con gli studi archeologici sull'Istria. Ogni frammento, dalla storia della miniera di Arsia al ricordo della strage di Vergarolla, contribuisce a formare un mosaico che definisce non solo il destino di un gruppo di persone, ma l'identità europea di un intero secolo. Fertilia, in questo senso, non è un'isola, ma un tassello fondamentale di un dialogo tra memorie che, lungi dall'essere concluso, continua a evolvere nel tempo, riflettendo le istanze di un'Italia che ha saputo ripartire nonostante le lacerazioni profonde della propria storia recente.

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