La vita è un continuo susseguirsi di eventi, alcuni pianificati con cura, altri che irrompono nella quotidianità con un’imprevedibilità disarmante. Tra questi, la nascita di un bambino rappresenta forse l’apice dell’inatteso, specialmente quando avviene lontano dalla rassicurante cornice di una sala parto. La cronaca recente è costellata di storie che testimoniano come la vita, in un gesto dirompente, possa scegliere luoghi e momenti del tutto singolari per manifestarsi. La "ricostruzione dei fatti" in questi casi non è solo un esercizio giornalistico, ma un tentativo di comprendere la straordinarietà di momenti che cambiano per sempre la vita delle persone coinvolte e, talvolta, quella delle comunità intere. Dal fragore di una discoteca all'angolo di una strada, fino alle pareti domestiche o a contesti di emergenza, ogni parto inatteso narra una vicenda umana intrisa di paura, sorpresa e, in ultima analisi, della forza inarrestabile della vita.
Nascite Impreviste e la Vita Notturna: Dalla Pista di Tolosa alla Movida Salentina
Tra le storie più curiose e decisamente insolite si annoverano quelle di nascite avvenute in contesti inimmaginabili, come le piste da ballo. Una di queste vicende ha fatto il giro del mondo, non in Italia ma a Tolosa, in Francia. Una donna ha partorito sulla pista di una discoteca e il neonato avrà l’ingresso gratis per tutta la vita. Non si sa ancora il nome del bambino dato alla luce la notte tra sabato 9 e domenica 10 novembre, ma il suo futuro in pista pare assicurato. Sono stati i proprietari della discoteca O’Club di Tolosa, nell’Alta Garonna francese, a raccontare l’insolito lieto evento. Erano circa le 5.30 del mattino quando una delle ultime clienti della nottata in disco è entrata improvvisamente in travaglio. La neomamma è una 19enne che era all’O’Club assieme ad un’amica. Come riporta Le Depeche, secondo la responsabile del locale, tal Marie-Helen, la ragazza era una delle ultime clienti della serata. E si era recata in discoteca per distogliersi dalle ansie personali dovute anche all’imminente parto. Sempre secondo la responsabile la 19enne non aveva bevuto alcuna bevanda alcolica. Anche se l’aspetto ulteriormente bizzarro di una vicenda alquanto insolita sembra essere quello che in attesa dell’arrivo dei paramedici è toccato proprio a Marie-Helen, a un barman e ad alcuni tizi della sicurezza assistere modello ostetrici la partoriente. Gli improvvisati infermieri hanno raccontato di non essersi fatti prendere dal panico. Il bambino è nato molto velocemente ed è in buona salute.

Anche nel cuore del Salento, una terra che pulsa di vita e movida, si è verificato un parto inaspettato, sebbene non all’interno di una discoteca, ma in un contesto che ne richiamava l’atmosfera. A Lecce, infatti, una donna è riuscita a tenere nascosta la gravidanza per nove mesi. E alla fine ha partorito al bordo di una strada dopo una notte trascorsa con gli amici nei locali della movida barocca. Nella cittadina in riva allo Ionio era arrivata insieme a quattro conoscenti per vedere l’alba, dopo la notte trascorsa a bere e ballare nei pub del centro di Lecce. Intorno alle cinque ha detto di volersi appartare per un bisogno fisiologico. Dopo pochi minuti, il pianto di un neonato ha squarciato il silenzio. Incredula, di fronte a quel corpicino sporco di sangue e con il cordone ombelicale ancora attaccato, l’amica che l’aveva accompagnata in un luogo nascosto. Le condizioni di salute di mamma e figlio sono apparse buone, ma la giovane ha comunicato subito di non volere riconoscere il bambino. Rispetto a tale scelta la legge le concede dieci giorni dalla nascita del figlio per prendere una decisione definitiva. Questo episodio, avvenuto a pochi passi dai luoghi del divertimento notturno, sottolinea ancora una volta la forza imprevedibile della natura umana.
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Oltre la Discoteca: Parto in Circostanze Estreme nella Vita Quotidiana Italiana
La casistica dei parti inattesi in Italia è varia e riflette spesso situazioni di emergenza, solitudine o semplice urgenza del nascituro. Le cronache locali riportano diversi casi che sfidano l'immaginazione. Non sempre i bambini scelgono di nascere in ospedale: a Taranto una bimba ha deciso di venire al mondo direttamente per strada. A dare alla luce la piccola è stata Francesca Ruggieri, giovane mamma tarantina. L’episodio è avvenuto la scorsa notte nel quartiere Paolo VI. La donna, dopo forti dolori in casa e la rottura delle acque aveva tentato con il marito di raggiungere l’ospedale, ma non è riuscita nemmeno a salire in auto. La piccola Siria ha deciso che era arrivato il momento di nascere, proprio lì, per strada, assistita da una zia e in attesa dell’arrivo del 118. Quando i medici sono arrivati, dopo le prime cure, hanno trasferito madre e neonata in ospedale per i controlli: entrambe stanno bene. Francesca Ruggieri è già madre di due bambini. Solo poche ore prima era andata a fare un controllo in ospedale con l’impegno di tornarci il giorno dopo.

Un altro caso sorprendente è avvenuto in casa, in un momento di estrema rapidità. Si può nascere anche in casa, anzi nel corridoio di casa. È accaduto la settimana scorsa a Corato, in una palazzina del centro. In piena notte è nata Danae, figlia di Elodie e Gianluigi, una giovane coppia già con un figlio. Il parto era atteso per dopo Pasqua, il 27 aprile per la precisione. Ma Danae ha voluto accelerare i tempi e nella notte fra il 10 e l’11 ha bussato con le doglie. Il parto è stato quasi immediato. Il papà ha fatto appena in tempo a chiamare il 118 ricevendo per telefono le istruzioni necessarie per tenere tutto sotto controllo. Nel frattempo sua moglie, nel corridoio, ha partorito.
Un episodio di grande drammaticità si è consumato a Piove di Sacco. Dopo aver partorito, Melissa Russo, 29 anni di Bari, ma domiciliata da un paio di mesi a Piove di Sacco in via Borgo Padova, ha preso la piccola creatura e l’ha messa a testa in giù nel wc. Poi ha tirato lo sciacquone convinta di disfarsi della piccola che ha tenuto in grembo per nove mesi. È quanto hanno ricostruito gli investigatori dell’Arma subito dopo il primo sopralluogo effettuato dai sanitari del Suem 118. “All’atto del rinvenimento - hanno riferito i sanitari al pm Sergio Dini e ai carabinieri - la neonata risultava immersa di testa nella tazza del wc, con un livello d’acqua prossimo alla tracimazione”. Particolare che è apparso agli investigatori come indice evidente di un intervenuto scarico dello sciacquone. In attesa dell’esame autoptico sulla neonata si è proceduto all’arresto della ventinovenne perché ha partorito direttamente all’interno del wc dell’appartamento dove alloggiava, ha sostenuto il parto senza chiedere l’ausilio di organi sanitari né di terze persone.
Le Complessità della Maternità: Tra Abbandono, Riconoscimento e Sfide Sociali
La nascita di un bambino, per quanto gioiosa possa essere, si scontra a volte con realtà complesse e difficili, che pongono le madri di fronte a scelte estreme o a situazioni in cui il supporto è insufficiente. A Taranto, una storia ha evidenziato le difficoltà che possono celarsi dietro la maternità. Una donna georgiana di 25 anni a Taranto nel 2023 lasciò il piccolo appena nato davanti ad un cassonetto. Il parto avvenne nella casa dove la giovane faceva la badante e fu la stessa georgiana a gestirlo. La donna lasciò il piccolo avvolto in un lenzuolino, dopo l’abbandono fu rintracciata dalla polizia e riconobbe il piccino motivando il suo gesto col fatto che, essendo da poco arrivata in Italia come badante, temeva di perdere il lavoro se la gravidanza fosse stata scoperta. È stata assolta dall’accusa di tentato infanticidio, ma è stata condannata a due anni per abbandono di minore. Si difende così la 23enne georgiana che a Taranto ha abbandonato davanti a un cassonetto il figlio appena nato. Nasce così la storia del neonato abbandonato sabato scorso davanti ad un cassonetto dei rifiuti a Taranto, che si chiamerà Gabriele. È stata la madre a cambiare il nome del piccolo Lorenzo, questo il nome che gli avevano dato i medici che lo avevano preso in custodia. La 23enne georgiana ha finalmente potuto riconoscere il bambino come proprio figlio. Il primo passo burocratico è stato così compiuto. Resta sospeso l’affidamento del neonato. La posizione della madre è al vaglio del tribunale, la donna infatti è indagata per abbandono di minore. Il piccolo Gabriele è ancora in ospedale, in terapia intensiva. La giovane mamma, che è ospite di una struttura protetta, esce ad intervalli regolari per poterlo allattare. Aveva subito mostrato la volontà di tornare sui suoi passi. Era in Italia da sei mesi, lavorava come badante e aveva paura di perdere il lavoro. Non conosce l’italiano né tantomeno la legge che consente alle donne di poter partorire in anonimato in ospedale. Gli investigatori non lasciano trapelare alcuna notizia.

Le sfide della maternità si manifestano anche nelle difficoltà quotidiane di conciliare vita familiare e professionale, come testimonia la storia di Marika Mirizzi, titolare di un atelier a Bari. “Questo negozio non ha orari fissi perché Marika Mirizzi è mamma”. Il cartello è affisso all’ingresso del negozio atelier di Bari, in via Concilio Vaticano II. “Il cartello è nato dal senso di frustrazione che avevo ogni volta in cui non ce la facevo. Continuavo a ripetere ai miei figli ‘sbrigatevi che è tardi’, ad un certo punto ho preso coscienza con me stessa. Non posso essere invincibile e infallibile, lì dove non arrivo devo accettarlo. Mi sono stancata di dovermi giustificare. Sono una mamma e ho bisogno di maggiore flessibilità. Loro come l’hanno presa? Bene, ho ricevuto molta solidarietà. Anche perché sono sempre reperibile, i clienti mi possono contattare e sapere se sono o meno in negozio. Mio marito ora è in Olanda, è fuori per lavoro, quindi sono completamente sola. Mia madre lavora quindi fa quello che può, mia suocera non c’è più. I costi di una ludoteca o di un nido per me ora sono troppo alti e in negozio non assumo nessuno perché, come donna e come mamma, mi sento di dover retribuire la persona che lavora per me con la giusta misura. Ho sempre sognato di condividere con i miei figli le mie passioni.” Questa narrazione evidenzia le pressioni e le responsabilità che spesso gravano sulle madri, specialmente quando sole.
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Non mancano, fortunatamente, le storie a lieto fine o con coincidenze particolari, che rendono la nascita un evento ancora più speciale. Nella tarda serata di ieri, alle 23,48, un bambino è nato all’ospedale Perinei di Altamura. Per uno strano scherzo del destino il piccolo è venuto al mondo il 16 settembre, data di nascita della mamma e del nonno materno. Una coincidenza che non è passata inosservata all’ostetrica e al personale sanitario in servizio in sala parto.
Drammi e Tragedie che Coinvolgono Famiglie e Comunità
Accanto alle nascite inattese, la cronaca italiana è purtroppo punteggiata da eventi drammatici che toccano direttamente il mondo delle famiglie, delle madri e dei bambini, mettendo in luce le fragilità e i pericoli della vita quotidiana.
A Oria, per esempio, è stata allontanata dalla madre la bambina di 9 anni che ha raccontato di essere costantemente picchiata e maltrattata dalla donna. L’uomo, infatti, dopo aver accolto le confidenze della bambina, si è rivolto ad un centro antiviolenza. Sono stati aperti due procedimenti: uno civile per valutare la potestà genitoriale e uno penale, per maltrattamenti. La bambina avrebbe raccontato che la madre la picchiava e per non sentirla piangere le metteva un asciugamano in bocca, rischiando di soffocarla. Sempre a Oria, una donna di 32 anni è ricoverata in gravi condizioni al Perrino di Brindisi dopo essere precipitata dal secondo piano, da un’altezza di 4-5 metri, mentre cercava di rientrare in casa dove si trovava il figlioletto di tre anni. L’incidente è avvenuto ieri mattina in via Regina Margherita, nel centro abitato. Secondo una prima ricostruzione, la giovane madre era rimasta chiusa fuori dall’abitazione. Nel tentativo di raggiungere il figlio quanto prima, ha provato a salire su un balcone, perdendo però l’equilibrio e precipitando nel cortile interno. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e il personale del 118, che hanno trasportato la donna in codice rosso all’ospedale Perrino di Brindisi. Attualmente si trova ricoverata nel reparto Rianimazione con fratture multiple.
Diverse tragedie stradali hanno spezzato vite e famiglie. Lo scontro lo scorso 30 giugno. Rischia di trasformarsi in tragedia l’incidente avvenuto lo scorso 30 giugno sulla litoranea che collega le marine di Salve di Pescoluse e Torre Pali. La giovane mamma di 29 anni di Salve che era a bordo della Ford Cmax con i suoi tre figlioletti di 1, 3 e 7 anni, è ricoverata in condizioni gravissime in rianimazione a Lecce, i sanitari hanno avviato il monitoraggio per l’accertamento della morte cerebrale. Tragica fatalità ha colpito Borgo Giardinetto, nel foggiano. È di un morto e due feriti il bilancio dell’incidente stradale avvenuto nel pomeriggio a Borgo Giardinetto, a una ventina di chilometri da Foggia. La vittima è una donna di circa 40 anni che viaggiava con i suoi due figli, che per fortuna non hanno riportato gravi ferite. Per cause da accertare, l’auto è uscita fuori strada, terminando la corsa in una cunetta a ridosso di un torrente. Nello stesso punto, lo scorso 10 aprile, un uomo morì in un incidente con la stessa dinamica. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e l’elisoccorso, ma per la donna non c’era più nulla da fare. A Ravenna, una famiglia di Motta di Livenza è rimasta coinvolta in uno schianto e ricoverata in ospedale, con la madre in gravi condizioni. Una donna triestina di 82 anni è morta, probabilmente per un malore, mentre faceva una passeggiata nella zona di Passo Monte Croce Comelico nel bellunese.
Momenti di paura, questa mattina, sulla provinciale 19 che collega Lecce a Porto Cesareo. All’altezza di Monteroni una donna alla guida di un’utilitaria a bordo della quale c’era anche la figlia, ha avvertito un forte odore di benzina. Conducente e passeggera hanno fatto giusto in tempo uscire dall’abitacolo prima che le fiamme avvolgessero la vettura. Doppia tragedia a Monteroni. Mentre perdeva la vita Andrea Centonze, l’autista di scuolabus coinvolto con lo scooter in un incidente stradale poco prima dell’abitato, poco più avanti moriva una giovane mamma di 33 anni, ironia della sorte con lo stesso cognome, Luana Centonze, madre di una bambina di tre anni, colta da un infarto fulminante. Due giovani vite stroncate tragicamente in pochi minuti.
Anche al di fuori delle tragedie dirette, la quotidianità riserva sfide. Un ragazzo di 26 anni è morto in un incidente stradale avvenuto ieri. Un uomo di 27 anni è morto in un incidente stradale avvenuto oggi a Verona sulla Tangenziale Ovest. La donna che viaggiava con lui sulla moto è rimasta ferita ed è stata trasportata all’ospedale di Borgo Trento dai sanitari del 118. A Mestre, una tragedia inspiegabile è avvenuta ieri: un adolescente si lancia sotto il treno e muore davanti agli occhi della madre. Sul fronte della giustizia, Olimpia Fuina, madre di Luca Orioli, è convinta che si sia trattato di omicidio. “Luca è stato ucciso e non si è trattato di morte accidentale”. Lo ha ribadito Olimpia Fuina, madre di Luca Orioli, trovato morto a Policoro il 23 marzo del 1988 insieme alla sua fidanzata Marirosa Andreotta. La signora Fuina non si è mai arresa. Tramite il suo legale Antonino Fiumefreddo, ha chiesto la riapertura delle indagini alla Procura di Matera. Per l’avvocato si tratta di una vicenda “incredibile che non è mai giunta ad un reale punto fermo. Come sono morti i due giovani? Omicidio, folgorazione o inalazione di monossido di carbonio? Le prime indagini sono state chiuse assai frettolosamente”.

La Discoteca come Luogo di Ritrovo e Contesto Culturale: Uno Sguardo al Mondo della Musica Elettronica
La discoteca, al di là degli eventi eccezionali come una nascita improvvisa, è per sua stessa natura un crocevia di esperienze umane, un luogo dove la musica crea la colonna sonora di incontri, celebrazioni e, talvolta, di momenti inattesi. La storia della musica elettronica, in particolare quella dance degli anni Novanta, è intrinsecamente legata all'ambiente dei club e delle discoteche, rappresentando un contesto culturale vibrante e in continua evoluzione.Bottiglie di gran pregio, i vini pregiati da collezione sono vini di grande qualità destinati a chi nutre questa passione per il nettare degli dei e la coltiva con dedizione, ma è la musica a scandire il ritmo di questi luoghi.

Le Evoluzioni della Trance e dell'Hard Dance
Negli anni Novanta la trance 1.0 è stata come un organismo in continua mutazione. A seconda della collocazione geografica di chi la produceva, poteva mostrare caratteristiche di un certo tipo, che variavano dall’impostazione ritmica alla scelta dei suoni. Da "Cambodia" del britannico Simon Berry ad esempio, il quarto che firma The Art Of Trance sulla sua Platipus e che nulla divide con l’omonimo di Kim Wilde, emergono le infinite spire acide (nella Tunnel Vision Mix) e i dosaggi calibrati di suoni epici frammisti a schegge cyber (nel Clanger Remix). Ghirigori decorativi che (accelerati?) pare di riascoltare nella prima versione di “Children” di Robert Miles, quella inclusa in “Soundtracks…” e che, come raccontato qui, proprio la Platipus ristampa poco più di un anno più tardi insieme alla Dream Version. Quando “Cambodia” viene ripubblicato in terra tedesca dalla Labworks Germany, al pacchetto si aggiunge una nuova versione intitolata Trope, ancora più intrippata in grovigli acidi. A realizzarla è Thomas P.
Anche The Ultimate Seduction, partito nel 1992 con “Housenation”, un pezzo-collage all’interno del quale rivivono 2 Unlimited (“Twilight Zone”), Mainx (“88 To Piano”), WestBam (“The Mayday Anthem”), DHS (“The House Of God”), Frankie Knuckles (“Workout”), The Minutemen (“Bingo Bongo”), Tricky Disco (“Disco 130”) e ovviamente The House Master Boyz (“House Nation”), il progetto The Ultimate Seduction (pure il nome è derivativo, si senta “The Realm” di C’hantal, e ciò pare abbia generato qualche controversia ma questa è un’altra storia) vede all’opera Addy van der Zwan e Koen Groeneveld. A fine ’94 la coppia olandese si fa notare con un brano che si inserisce a pieno titolo nel filone hard dance, genere muscolare marchiato da un forte senso di vitalità, partito presumibilmente dalla Germania. Melodie felici, spesso eseguite al pianoforte, vengono spinte a velocità elevatissime creando un contrasto violento ma divertente e gradevole, al punto da contagiare anche l’Italia. “Together Forever (You & Me)” sfrutta un accattivante inciso intrecciato a sezioni ritmiche adrenaliniche happy hardcore, enfatizzate nella Forze Mix da Paul Elstak, da lì a breve sotto i riflettori europei con “Luv U More”. Sul 12″ ci sono anche altre due versioni, la K&A’s Club Blast che sfiora il plagio di “F….. N’Suckin!!” di Traxmen, e la Organ Seduction Pt. 2 che, come annuncia il titolo, gravita sul suono di un organo in balia di un sontuoso impianto percussivo. Con “Together Forever (You & Me)” van der Zwan e Koen Groeneveld conquistano diverse licenze, una anche in Italia attraverso la DJ Approved del gruppo milanese Dieffe. Il vero successo però lo assaporano qualche anno dopo, quando si trasformano in Klubbheads e incidono “Klubbhopping”, “Discohopping” e “Kickin’ Hard”.
Le Visions Of Shiva con “How Much Can You Take?” dopo “Perfect Day” del 1992, Cosmic Baby e Paul van Dyk fanno ritorno sulla MFS di Mark Reeder, uniti per l’ultima volta come The Visions Of Shiva. Il pezzo si intitola “How Much Can You Take?” e irradia i classici elementi della trance tedesca di prima generazione: ritmica non troppo ossessiva, prevalenza di layer armonici giocati sulle tonalità, assoli di pianoforte, tappeti celestiali. C’è anche un breve messaggio vocale, quasi sussurrato, ad accentuarne il sensuale lirismo. È musica per il corpo ma anche per lo spirito e a rimarcarlo, qui, sono i titoli delle due versioni, Emotional e Physical. Registrato presso l’Highlights Studio di Jens Wojnar, a Berlino, “How Much Can You Take?” fa subito breccia nei cuori dei paladini della progressive britannica come Sasha.
Come nasce un essere umano: l'incredibile percorso dalla fecondazione al parto
Il Fenomeno Eurodance e le Sue Ramificazioni
Negli anni Novanta è accaduto di tutto, persino che una band come gli Shamen fosse risucchiata nel ciclone dell’eurodance. Ciò avviene nel 1993 quando alla Rough Trade qualcuno deve aver pensato di dare in pasto un pezzo come “Comin’ On”, estratto dall’album “Boss Drum”, a un team che proprio in quel momento sta cavalcando l’onda con un pezzo-tormentone, i Culture Beat. Dalle atmosfere psycho-reggae della versione originale si passa a qualcosa di talmente diverso che sarebbe legittimo ipotizzare si tratti di uno scherzo. La Culture Mix sfrutta abilmente i rap raggamuffin di Mr. C su una base a trazione fortemente melodica, la Beat Mix gira su elementi pressoché analoghi ma con qualche concessione maggiore ad appigli trance. Sul 12″ c’è pure una terza versione di house psichedelica realizzata da Leslie Lawrence e Kid Batchelor. A orchestrare il remix dei Culture Beat, con un intro davvero simile a quelli dei pezzi più noti di Ice MC, ci sono Peter Zweier e Torsten Fenslau, ai tempi in fortissima ascesa grazie alla hit “Mr. Vain”.
Tra 1994 e 1995 gli Outhere Brothers, trio di Chicago inizialmente formato da Lamar ‘Hula’ Mahone, Keith ‘Malik’ Mayberry e Walter Phillips, rilanciano l’hip house nel firmamento eurodance con diversi successi internazionali. Ripetuta sistematicamente però, la loro ricetta stanca e smette di generare grandi consensi specialmente quando l’attenzione si sposta sulla musica strumentale. Rimasti soli dopo l’abbandono di Phillips, Hula e Malik si accorgono che i tempi sono cambiati nel 1997, quando incidono un nuovo album, il terzo e ultimo, intitolato “The Other Side”. Da questo LP viene estratto il singolo “La De Da De Da De (We Like To Party)” che si avvale anche di due voci femminili, quelle di Toni Ferrari e di Jolynn Murray. Il pattern ritmico resta praticamente lo stesso dai tempi di “Pass The Toilet Paper” ma il ritornello suona fiacco, sommesso e banale. Il brano non riesce ad attecchire, neanche in Italia dove il fenomeno Outhere Brothers parte alla fine del ’93 col supporto della maioliniana Time Records. Ci riprovano, ma con scarsi risultati, nel ’98 con “Ae-Ah” in compagnia di Gerardo, aggiungendo elementi latini e ammiccando allo stile dei 2 In A Room.
Il progetto The End, partito nel 1991 con “Extasy Express”, nato in seno all’exploit commerciale dell’eurotechno, prende piede attraverso vari singoli e un album, “Explosion”. A distanza di un paio d’anni però, quando la tendenza cambia e il mainstream respira a pieni polmoni l’eurodance, i The End voltano pagina e incidono questo brano. Prodotto da Molella e Filippo ‘Phil Jay’ Carmeni, “You Got Me Burning” ripesca le pianate dell’ormai tramontata italo house per ricollocarle su una base di taglio contemporaneo. A differenza dei più grandi successi italiani di fine anni Ottanta, qui la parte vocale non attinge da vecchie acapellas ma è inedita: a interpretarla è Caterina Ciancio alias Kay Bianco, già apprezzata nel duo Clio & Kay e prossima a spiccare la carriera da solista. Sul lato b del disco, pubblicato dalla Flying Records nell’autunno del 1993, è inciso un pezzo strumentale, “Hypno Trip”, in cui è proprio l’ipnotismo a giocare un ruolo primario, sottolineato dall’organo hammond che Carmeni schiera in prima linea pochi mesi prima in “Testa Don’t Stop” di Z100. Sebbene inserito in diverse compilation di successo, “You Got Me Burning” non lascia il segno. Molella e Carmeni ci riprovano l’estate seguente con “Feel The Vibe”, affidata vocalmente ancora a Kay Bianco e con un riff spagnoleggiante che fa il verso ai tedeschi Jam & Spoon. L’obiettivo fallisce ed è tempo di tirare il sipario.
Artisti e Produzioni Emblematiche
Quando un artista produce tanta musica siglandola con pseudonimi sempre diversi, è facile che qualcosa venga dimenticato. È quanto accade al belga Dirk Dierickx, meglio noto come M.I.K.E. e Push, che nel 1995 firma questo disco su Atom Communications come The Cosmo Kid. L’attenzione è tutta su “The Theme”, pezzo che potrebbe sonorizzare un film di fantascienza, di quelli in cui gruppi di astronauti viaggiano nello spazio alla ricerca di nuovi mondi da colonizzare. L’intreccio tra lunghe arcate armoniche vangelisiane e serpentine arroventate è da pelle d’oca. Il motore ritmico, incalzante, completa egregiamente il tutto. Il resto del disco si muove tra dissonanze ravey (“The Abyss”), velocizzazioni (“My Definition Of Dance”) e deviazioni più ridenti che in Italia non sarebbero sfuggite alla definizione di dream music o mediterranean progressive (“Eased The Pain”). “The Theme” ottiene qualche passaggio nella seconda edizione di Molly 4 DeeJay, programma radiofonico che, come raccontato qui, nella seconda metà del 1995 acquisisce una crescente popolarità tra i giovanissimi.
A realizzare “The Master” del progetto omonimo, sono Achim Jannsen e Gian Piero Consentino, dalla Germania. Poco tempo prima si fanno notare con “Rave Symphony” di Gian Piero, brano di discreto successo che a tratti occhieggia ad “Hyper Hyper” degli Scooter. Per “The Master” i due mantengono inalterata l’alta velocità di crociera ma optando per una base più felice con assoli di pianoforte e un breve messaggio vocale filo raggamuffin. Probabilmente il primo a programmarlo in Italia è Molella che, a ottobre 1995, lo elegge Disco Makina nel suo programma Molly 4 DeeJay. Non succede niente per qualche mese. Poi, a gennaio, il brano appare timidamente nel DeeJay Time di Albertino e le cose cambiano. Preso in licenza dal gruppo F.M.A. dei fratelli Allione che lo pubblica su etichetta No Colors, “The Master” entra nella DeeJay Parade il 17 febbraio 1996, arrivando a insidiare “Children” di Robert Miles che è in vetta. Resterà nella classifica dance più seguita d’Italia per ben undici settimane, uscendo il 4 maggio ma lasciando sulle lunghe distanze solo un vago e flebile ricordo. Il brano riapparirà a nome Gian Piero con nuove versioni nel 1999 proprio sull’etichetta italiana che aveva pubblicato “Children”, la DBX Records di Joe T.

Esistono dischi che internet e la comunità di appassionati hanno contribuito a rendere più speciali. È il caso dell'EP "My Mercury Mouth" dei The Dust Brothers del 1994, che prima introduce frammenti di ciò che poi sarebbe stato chiamato big beat (“My Mercury Mouth”) e poi vira verso una sorta di dub sotto effetto scopolamina (“If You Kling To Me I’ll Klong To You”). Il lato b è tutto per “Dust-Up-Beats”, che lascia scorrere linee distorte di chitarra, archi, beat ritmici abilmente manipolati e pure qualche scampolo di voce tra cui un caratterizzante “nin na” femminile. Negli anni però qualcuno si accorge che sul lato b di alcuni dischi sia inciso un pezzo diverso, nonostante il titolo resti il medesimo. Proprio questa traccia, peraltro, diventa molto popolare perché entrata nella soundtrack del videogame “Wipeout 2097”. Si stima che in circolazione ci siano appena una cinquantina di dischi con la versione finita due anni dopo nel noto videogioco, e l’unico modo per distinguerli è ascoltarli oppure accertarsi che sul runout del lato b sia riportato ‘JBO-20-B1’. Dalla Junior Boy’s Own, contattata per l’occasione, purtroppo non giungono chiarimenti. «Non ricordo la ragione che ci spinse a fare quel cambiamento, probabilmente l’uso di un sample» dice in merito Steven Hall, co-fondatore dell’etichetta che poco tempo dopo pubblica “Born Slippy” degli Underworld di cui parliamo qui. Nel corso degli anni c’è chi si lancia in qualche ipotesi abbastanza realistica ma mai suffragata da fonti ufficiali.
Nella musica è più facile centrare un successo che ripeterlo. Lo hanno imparato anche Claudio Coccoluto e Savino Martinez quando, nel 1998, tornano a vestire i panni di The Heartists per approntare il follow-up di “Belo Horizonti”. Le ispirazioni vengono ancora dal passato e la scelta cade su “What A Diff’rence A Day Makes” di Esther Phillips ricantata per l’occasione da Melissa Bell dei Soul II Soul. La versione incisa sul lato a, lunga oltre nove minuti, ricicla qualche elemento di “Belo Horizonti” ma lo fa compostamente e non con l’intento di suonare sfacciatamente come il predecessore. Inoltre, a dispetto del titolo della versione, Popcoc (forse acronimo di Pop-ular Coc-coluto?), di “pop” c’è ben poco, specialmente per le piste più commerciali. «Probabilmente mancò l’immediatezza del precedente, ci lavorammo fin troppo e non scattò l’alchimia che avevo provato con “belo”» spiegava Coccoluto in questo articolo. Forse c’è più verve creativa in “Rainbow”, relegato al lato b. Nemmeno i remix, tra cui quello di DJ Dado inciso su un secondo 12″ con la copertina gialla, riescono a cambiare la situazione. «La delusione ci spinse ad accantonare The Heartists e qualsiasi dinamica di “progetto a tavolino” per cui eravamo convinti di non essere tagliati affatto» prosegue Coccoluto. «The Heartists inoltre non ci identificava artisticamente a differenza di The Dub Duo (di cui parliamo qui, nda) che invece sintetizzava perfettamente l’idea e il sound che io e Savino avevamo in testa. Continuavano però a fioccare richieste di remix “à la Belo Horizonti” ma personalmente sentii forte l’esigenza di staccarmi nettamente da quel cliché, anche perché come DJ stavo seguendo altri percorsi e non proponevo più quel suono che nel frattempo si era incanalato in un filone mainstream. Si profilò dunque uno scenario dicotomico: il successo creava nuove opportunità ma “sbagliate”, perché accadevano in una scena in cui facevo fatica a ritrovarmi.» Venticinque anni fa se ne andava Riccardo Testoni, che i frequentatori delle discoteche hanno conosciuto come DJ Ricci. Era l’8 luglio del 2000, la notizia iniziò a correre in Rete, attraverso forum e newsgroup come questo. Era un tam-tam sotterraneo, a cui tanti faticarono a credere perché mancava l’ufficialità, ancora affidata ai media tradizionali come tv, radio e carta stampata. La rivista Trend, ad esempio, gli dedicò un trafiletto ma sul numero di agosto perché quello di luglio era già in edicola. Internet aveva cominciato da qualche anno la sua galoppata trainando la società nel futuro, ma tante cose non c’erano ancora. A partire da Wikipedia, MySpace e i social network, gli algoritmi, gli influencer, gli smartphone, le app, piattaforme come eBay (fondato nel ’95 ma in Italia dal 2001), YouTube, Spotify, Soundcloud, Bandcamp, Discogs, la connessione veloce e tutto ciò che oggi ormai appartiene all’ordinario quotidiano. Si parlava di pirateria musicale e di Napster, considerata la più grande e seria minaccia per il comparto musicale, ma non ancora di store digitali (Beatport verrà lanciato solo a gennaio 2004) e di sistemi che avrebbero cambiato radicalmente l’approccio al DJing come FinalScratch. Sebbene alcuni avessero già conosciuto una notorietà internazionale, i DJ non appartenevano alla sfera di intrattenimento mainstream. Negli anni a venire però sarebbe cambiato tutto, i disc jockey, la musica mixata e le consolle sarebbero apparsi in ogni dove. Quello di Testoni fu un inizio come tanti, analogo per chi si appassionava di musica negli anni Settanta e Ottanta. Inizia a mettere i dischi al Big Club di Cento.
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