L'arrivo di un figlio, per quanto desiderato da entrambi, può creare stress, incomprensioni e tensioni in una coppia, trasformando radicalmente le dinamiche preesistenti. All’improvviso la vita cambia irrimediabilmente, in particolar modo quella della donna, e i ruoli nella coppia potrebbero variare, come anche le aspettative che si avevano l’uno nei confronti dell’altro. Questo periodo, noto come puerperio, rappresenta una fase di transizione estremamente delicata che, se non gestita con consapevolezza e supporto reciproco, può portare a profonde crisi e, in alcuni casi, alla separazione.
La Rivoluzione Femminile: Trasformazioni Fisiche, Emotive e Sociali nel Puerperio
La Neomamma e il Carico Inatteso: Dalle Aspettative alla Dura Realtà
Le neomamme possono trovare difficoltà nel mantenere un equilibrio nella vita e, spesso, si lamentano di sentire sulle proprie spalle tutto lo stress che deriva dalle responsabilità domestiche, sociali e genitoriali, facendo molto di più di quanto richiederebbe un’equa distribuzione dei compiti. Il loro mondo potrebbe sembrare completamente trasformato, mentre quello del partner no: va al lavoro come al solito e continua ad avere una vita sociale. La donna, invece, è la prima persona che si prende cura del bambino ed è in congedo dal lavoro, ed è quindi importante per lei sentirsi apprezzata, supportata a livello emotivo e gratificata dal partner.
Quando il partner non riconosce i suoi sforzi oppure fa finta di niente quando è il suo turno di dare una mano, mandando in frantumi i piani e vanificando la dura lotta per l’organizzazione degli orari, il risentimento può essere molto forte. È difficile passare dall’essere una donna in carriera all’essere una donna sopraffatta da un bambino, di conseguenza molte sfogano le proprie frustrazioni o la propria ira sui partner e sulle persone più care. Jilly, psicologa clinica e madre di due bambini, scrive che “per la prima volta nella tua vita, la quotidianità dei membri della coppia diverge completamente, e sembra impossibile venirne a capo.”

Il Flusso Ormonale Post-Partum e l'Altalena Emotiva: Dal Baby Blues alla Depressione
Non sottovalutare mai il flusso ormonale post-partum: ci saranno sbalzi d’umore e oscillazioni, e lo stato d’animo sarà una vera altalena. Tutto ciò è naturale, il corpo sta tornando alla normalità. A volte, però, il partner potrebbe non capire di quanto supporto la donna abbia effettivamente bisogno, quanto sia realmente esausta o cosa fare con i suoi sbalzi d’umore. L'enorme portata e velocità delle trasformazioni corporee, ormonali ed emotive a cui la donna va incontro, rende il periodo che ruota intorno alla nascita estremamente complesso e di estrema vulnerabilità. La gravidanza, il parto e il puerperio, come conferma anche l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere (Fondazione ONDA), rappresentano infatti un fattore di alto rischio per l’insorgenza di disturbi affettivi.
Con il termine baby blues o maternity blues si fa riferimento a un malessere transitorio che la maggior parte delle donne (8,5 su 10) sperimenta subito dopo la nascita di un figlio. Ha generalmente esordio dopo 3-4 giorni dal parto, ovvero poco dopo il rientro a casa per chi sceglie di partorire in ospedale o in clinica, e termina spontaneamente al massimo entro due settimane. È importante ricordare che provare emozioni ambivalenti in un periodo così delicato della vita non è indice di patologia. La narrazione prevalente nella nostra cultura tende a idealizzare la maternità, ignorando o minimizzando le difficoltà e le emozioni negative che vi si accompagnano e non lasciando spazio per la loro espressione.
Tuttavia, a volte si può cadere in depressione: se ci si ritrova intrappolate in uno stato di costante tristezza, è importante saper riconoscere le proprie sensazioni e chiedere aiuto prima possibile. Le principali differenze tra depressione post-parto e baby blues non sono legate al tipo di emozioni vissute, quanto piuttosto alla persistenza nel tempo e all’intensità della sintomatologia, che in caso di depressione può comportare un certo grado di compromissione delle attività quotidiane. Chi soffre di depressione si sente spesso consigliare di “farsi forza” perché “ci siamo passati tutti”. Il rischio di questo atteggiamento è una forte sottovalutazione della sofferenza psicologica e delle sue conseguenze, che spiega anche la frequente sottostima della diffusione di questa condizione (che coinvolge oltre una donna su quattro, secondo la revisione sistematica condotta da Al-Abri nel 2023).
La "Costellazione Materna" e la Ridefinizione dell'Identità
Per poter integrare il ruolo di madre nella propria vita si rende necessario ricercare un nuovo equilibrio, ridefinendo in modo a volte profondo la propria identità. Come osserva Daniel Stern, molte donne, nel nostro contesto culturale, sperimentano una nuova organizzazione degli stati emotivi legati all’esercizio della maternità, da lui definita «costellazione materna», che orienta desideri, timori, aspettative e comportamenti diventando (per un periodo di durata variabile) la loro preoccupazione principale. Comprensibilmente, queste preoccupazioni e questo lavoro di crescita personale, possono associarsi a emozioni forti e ambivalenti. La responsabilità nei confronti della vita nascente, prima ospitata nel proprio grembo, si fa dopo il parto più concreta e totalizzante, portando con sé un carico inatteso di richieste e incombenze pratiche legate all’accudimento. In assenza di aiuti, è molto difficile trovare uno spazio per l’ascolto di sé e la condivisione dei propri vissuti con il partner o con le altre persone care.
La Crisi della Coppia e il Ruolo del Partner
La Transizione alla Genitorialità: Quando la Coppia "Scompare"
Il passaggio da coppia a famiglia non è affatto indolore. Anzi, può dividere la coppia in modo irreversibile. Il diventare genitori trasforma in modo sostanziale la relazione coniugale. Tre sono le grandi componenti della relazione di coppia: la dimensione romantico-erotica, quella di complicità amicale, e quella di solidarietà (“partnership”). Con la nascita del piccolo e il massiccio investimento di energia e di tempo che richiede, si riducono a picco la dimensione romantico-erotica e quella di complicità amicale, mentre sale e diventa prioritaria la solidarietà. Questa fase delicata è stata definita da Jay Belsky, lo studioso americano che l’ha analizzata fin dagli anni Ottanta, “transition to parenthood” (la transizione al diventare genitori).
La donna, ancor più dell'uomo, si sente investita del suo nuovo ruolo di mamma, tralasciando, talvolta, il ruolo di compagna. Il risentimento nei confronti del partner è un tema scottante. Una rapida occhiata alle diverse community online dedicate alla genitorialità può rassicurare: è un problema comune. Ci saranno incomprensioni, lamentele, ripicche e crescenti rancori, tutti indirizzati verso il partner.
Incomprensioni, Mancanza di Rispetto e Mancanza di Supporto: Segnali di Allarme
Spesso, all’interno della relazione di coppia, emergono dinamiche disfunzionali. Se il partner non riconosce i tuoi sforzi oppure fa finta di niente quando è il suo turno di dare una mano, il risentimento può essere molto forte. Questo può sfociare in una profonda crisi di coppia, affettiva ed esistenziale prima ancora che sessuale. A volte, il partner potrebbe non capire di quanto supporto la donna abbia effettivamente bisogno, quanto sia realmente esausta o cosa fare con i suoi sbalzi d’umore. Questa mancanza di comprensione può acuire tensioni e distanze.

Il Genitore Maschile di Fronte alle Nuove Sfide
Anche per il neo-papà la situazione è complessa. Se la donna è depressa e si aggrappa al piccolo, facendo coppia con lui, il partner, che forse soffre in altro modo, può crearsi uno spazio di vita alternativo. Molte coppie rischiano così il naufragio, perché impreparate all’intensità della crisi esistenziale che ogni coppia attraversa, in varia misura, dopo la nascita del primo figlio. Se la moglie è depressa e va aiutata perché non ha la forza per pensare ad altro, è indispensabile che lui mostri la maturità necessaria per superare la crisi. Ma se anche lui soffre e si arrocca, perché si sente escluso o allontanato o respinto, è vitale che entrambi trovino un supporto - in famiglia o in un aiuto professionale - per uscire insieme dalla crisi. Due solitudini, lasciate a se stesse, non riuniscono la coppia ma la lacerano ancor di più.
Un uomo racconta di come il suo compagno sia cambiato dopo il parto: “Quando siamo tornati a casa ovviamente eravamo tutti felici, il mio compagno si prendeva cura sia di me che del bambino, abbiamo passato dei bei momenti poi improvvisamente, dopo una quarantina di giorni, in seguito ad un mio rifiuto di un rapporto sessuale (in realtà stavo dormendo e lui cercava di svegliarmi senza successo), lui ha iniziato ad essere strano, a non volermi vedere, a dirmi che non era sicuro di voler stare con me, perché non gli dimostravo affetto…”. Un altro uomo, sposato e padre da sette mesi, confida: “Faccio fatica ad ammetterlo ma da quando è nato il piccolo noi due, come coppia, non esistiamo più. Sono ancora felice? No, purtroppo.”
Storie Reali: Quando la Crisi di Coppia Diventa Insopportabile
Le testimonianze dirette offrono uno spaccato crudo e veritiero delle difficoltà che possono emergere in questo delicato periodo, evidenziando come ogni storia, pur nella sua unicità, sia percorsa da fili comuni di incomprensione, frustrazione e dolore.
Il Dramma di Julia: Offese, Svalorizzazione e la Violenza Silenziosa
Julia, 34 anni, ha lasciato il suo ex compagno di 33, papà della loro figlia di quasi 1 anno, dopo 8 anni di relazione. Non era la prima volta che andava via con la bambina da sua mamma; l’ultima volta è stata cacciata da lui. L’ambiente in cui vivevano era diventato insostenibile. Dopo l’ennesima litigata/discussione iniziata da lui, in cui Julia si è sentita offendere con frasi come "qualunque prostituta può darmi un figlio" e "puoi anche morire che alla bambina ci penso io", e con la voce alzata di fronte alla bambina, si è trovata da sua mamma.
Julia, cresciuta da sua madre sola dopo la separazione dai genitori in Ucraina, ha sempre avuto il supporto materno, che però il compagno non accettava: lui su sua mamma ha sempre detto “È una parassita, io non mi merito di avere una suocera così”, perché la madre di Julia è una bella donna appariscente e si veste in modo appariscente. Spesso lui e la madre di Julia si sono scontrati perché lei vedeva atteggiamenti di lui verso Julia che riteneva offensivi e glielo faceva notare; lui rispondeva alterato. Un altro motivo di tensione era la lingua: “Noi spesso in presenza di lui con mia mamma parlavamo il russo e lui non sopportava questa cosa dicendo che siamo maleducate, che siamo in Italia e quindi dobbiamo parlare l'italiano, che non è educazione parlare la propria lingua in presenza di una persona che non la capisce.” Anche per la figlia, lui era categorico: “in sua presenza si parla l'italiano perché non vuole essere escluso dalla comunicazione con sua figlia e poi non vuole che io la metto contro di lui nella mia lingua, siamo in Italia e si parla l'italiano!”.
La relazione con lui è stata da sempre piena di continue ed interminabili discussioni e chiarimenti dei sentimenti, amore che Julia ha sempre cercato di dimostrare con innumerevoli corteggiamenti ed azioni che non lo rassicuravano mai. Ma dopo la nascita di nostra figlia le discussioni e la sua insoddisfazione sono andate acuendosi. Lui non si fidava di lei, la sminuiva, non la sosteneva, metteva sempre in discussione ogni sua iniziativa. Le sorprese lo angosciavano. Era un soggetto che di notte non dormiva bene e si svegliava per ogni piccolo rumore/luce, non sognava mai; quando dormiva aveva un sonno agitatissimo e a volte dava spintoni e calci sui piedi e sulle gambe (e da quel momento anche alla bambina che dormiva in mezzo a loro). Julia, al contrario, ha un sonno profondo e ristoratore.
Il suo ex la schiacciava psicologicamente perché non faceva le cose in casa come voleva lui, perché non cucinava più come prima di nostra figlia, perché i vestiti non erano stirati e il pavimento non lucido (che controllava ogni sera al rientro dal lavoro). Avevano una cagnolina di cui Julia si è sempre occupata; lui non ha mai voluto nemmeno portarla fuori la sera per darle una mano e farla riposare un po'. A parole l'ha cacciata più volte di casa (con o senza bambina a seconda della giornata), e persino di fronte ai suoi genitori e a sua madre durante una discussione e sua conseguente esplosione di rabbia. Durante le discussioni usava frasi come “se vuoi fare la mantenuta come tua madre, quella è la porta!” (al 5° mese di gravidanza, quando a Julia non avevano più rinnovato il contratto di lavoro dopo 2 anni di ottimo servizio). Questa frase è uscita in una discussione nel letto la notte, con la bimba di 3 mesi che dormiva tra di loro, mentre Julia piangeva singhiozzando cercando di non svegliare la bimba e chiedendogli un po' di dolcezza e amore. Lui rispondeva “e con me? chi è dolce con me?” e poi piangeva anche lui.
Dalla nascita, lui non l'ha più considerata sessualmente, invitandola anche a tornare in palestra perché “siamo due ciccioni e facciamo schifo” (a 3 mesi dal parto); si soddisfaceva da solo e ai suoi tentativi di approccio non ne aveva mai voglia, era stanco/stressato. Prima della gravidanza i rapporti erano una volta al mese sempre su sua iniziativa, e, quasi sempre, quando Julia voleva lui diceva “lo facciamo domani mattina perché ora sono stanco/stressato” e a volte la mattina non si faceva nulla. Era sempre controllato nel sesso. Quando cercavano di avere la bimba i rapporti erano finalizzati, molto meccanici e routinari, senza trasporto. In quegli 8 mesi prima di averla in grembo lui le metteva pressione chiedendole “allora, quand’è che rimani incinta?” Julia l’aveva considerata come una forma di interessamento ma si sentiva sotto pressione e ha fatto anche accertamenti e analisi sui suoi ormoni e ha chiesto anche a lui di farli. È stato lui a decidere di iniziare a cercare la bambina, dopo un suo ennesimo rinnovo del contratto a tempo determinato, dicendo “Basta! Ora ti metto incinta!” Julia era felice perché ne parlavano da un po' e ha pensato che finalmente lui non reputasse più la sua posizione lavorativa come ostacolo. Lui la incolpava di non avere una situazione lavorativa, come la sua, tale da poter iniziare a costruire una famiglia e comprare una casa. Lui è cresciuto in una famiglia in cui è stato inculcato, sia a lui che al fratello, che: studio > lavoro (contratto indeterminato) > casa > figli possibilmente entro i 30 perché poi sei vecchio.
Verso la bambina, mentre piangeva usava frasi come “non me ne frega un cazzo della bambina, lasciala piangere tanto prima o poi si calma”, restava sul divano mentre lei piangeva. Oppure, quando Julia gli chiedeva di parlare piano, fare piano, portare con cura la carrozzina in modo da non farla saltare nelle buche dell’asfalto per non svegliarla, diceva “ma chi se ne frega, tanto poi si sveglia lo stesso”, oppure esclamazioni con rabbia durante discussioni con lei in braccio diceva “Tieni ‘sta bambina!” porgendola con irruenza. Poi tornava “normale” tra le discussioni. Diceva sempre “la coppia non si deve annullare per i figli” e cercava di imporle di trovare una baby sitter così da lasciargli la bambina e il cane, in modo che lei potesse essere tutta per lui per una cena, un cinema, un weekend.
La sua non sopportazione verso nostra figlia è iniziata lo stesso giorno di rientro dall’ospedale: sedendosi a tavola per mangiare all’ora di pranzo, la bambina ha iniziato a piangere e lui, che aveva fame e DOVEVA mangiare la pasta al dente calda, ha esclamato “possibile che ora devo diventare schiavo di ‘sta bambina!?”. Frase che poi ha giustificato dicendo che arriva dalla sua famiglia in cui i bambini sono considerati viziati/fastidiosi e che era stressato. Julia ha desiderato tanto allattare e a 14 giorni dal parto ha fatto circa 1 ora e mezzo di viaggio in auto per portarla da una Pediatra pro allattamento; quando ha detto al suo ex della sua decisione, lui ha cercato di farla desistere. La visita ha risolto i problemi e Julia è fiera di sé stessa perché sta continuando ad allattare. Lo stesso giorno c’è stata la prima visita dal Pediatra della mutua, che ha cercato di scoraggiarla dall’allattare convincendola che aveva poco latte e di dare l'artificiale. Quando Julia ha detto al suo ex che non avrebbe seguito tali indicazioni, lui le ha risposto, molto seccamente, “se intendi fare così, puoi anche tornartene da tua mamma e lasciarmi la bambina, io prendo un paio di mesi di aspettativa e la bambina la cresco io con il latte artificiale!” (17 giorni dal parto). In quello stesso momento a Julia è crollato il mondo addosso, non poteva credere alle sue parole, ha iniziato a piangere a dirotto, sperando di avere sostegno. Lui non l'ha mai consolata.
Lui ha poi sempre trovato giustificazione nello stress per la mancata buona crescita della bambina (ansia creata anche da sua mamma che chiamava insistentemente sia lui che Julia più volte al giorno per monitorare la crescita). Lui non è mai andato contro i suoi genitori, anche se Julia gli ha espressamente chiesto di dire a sua mamma di evitare di mettere ansia. Un altro fattore importante è che in gravidanza hanno cambiato casa e lui ha fatto il mutuo con un piccolo aiuto dai suoi genitori; Julia ha messo i mobili. Lui ha sempre sottolineato che la casa è SUA e che lei doveva sempre informarlo prima di fare qualcosa in casa SUA, persino se voleva attaccare un gancio al mobile del bagno, perché "si tratta di proprietà privata".
Lui era sempre stanco/stressato per fare qualunque cosa e stava spesso giornate sul letto/divano con il cellulare a leggere, e non la includeva mai nelle sue letture e si arrabbiava se lei chiedeva, diceva di lasciarlo in pace. Durante le festività natalizie era venuto a casa della mamma di Julia e, dopo una discussione in cui Julia ha risposto seccamente che non si faceva controllare né da lui né da sua madre, lui si è messo a piangere ed è andato fuori, ha preso a pugni il muro, la scarpiera rompendola e si è tirato una testata allo spigolo della porta. Dopo questo episodio non si sono più visti un paio di giorni. Lui è tornato dopo due giorni e ha voluto subito vedere lei e la bambina. Julia era stata restia inizialmente, ma dato che aveva sentito un legale, le era stato consigliato di non fare ostruzionismo. Si sono visti, erano presenti anche i suoi genitori, e alla sua richiesta di quando sarebbero potuti stare da soli con la bambina Julia ha risposto che, dato l'episodio violento, preferiva essere presente, anche perché non lavorava e la sua unica occupazione era la figlia. Dopo tale frase, il suocero l'ha insultata rabbiosamente, dandole della "puttana" e "grandissima stronza", dicendo che lei aveva provocato suo figlio e lo stava portando all'esasperazione.
Da quel momento non si sono visti per un paio di giorni ma poi lui ha sempre voluto vedere la bambina, ora è disponibile, dice che gli mancano, che sono la sua vita, che lui ama tantissimo sia lei che la bambina, che Julia sta rovinando la vita a loro figlia, che sta distruggendo una famiglia, che lui ha comprato casa per loro. Anche i suoi hanno voluto parlarle dicendole che sono due incoscienti, che non dovevano fare una figlia se erano così anche prima. Lui in questi mesi ha anche contattato degli amici di Julia, molto concilianti, tranquilli, disponibili, in modo che parlassero con lei. Lui sta andando da uno psicologo, che dice di aver bisogno anche lui perché effettivamente ha qualcosa che non va. Anche Julia da ottobre si sta facendo seguire psicologicamente.
Julia non sa quale sia la realtà che ha vissuto con lui, ora lui cerca di convincerla che hanno avuto un anno difficilissimo tra gravidanza, trasloco e parto ed ora tutto lo stress accumulato è sfociato in questo; lui dice che anche lei è un po' “impazzita” dopo il parto, è cambiata, non è più la stessa di prima e deve ammettere anche i suoi errori. Per quanto riguarda la terapia di coppia, un'estate Julia era andata da una professionista e lei le ha chiesto di venire in coppia; lui ha accettato, sono andati tre volte, dopo la terza volta lui ha detto "ma tanto non ci dice nulla di ché, sappiamo già le cose su cui dobbiamo lavorare dobbiamo soltanto impegnarci" e, usando la scusa che aveva delle riunioni importanti, non è più venuto e non ha chiesto di spostare l'appuntamento. Julia è tornata ancora una volta da quella psicologa che li seguiva in coppia ma ovviamente lei le ha detto che era meglio venire insieme a lui, ma dopo c'è stata quella litigata che l'ha fatta andare via da lui e non sono più tornati.
Dolore dopo il parto e crisi di coppia: come recuperare benessere e serenità
Alessia T. e la Solitudine Digitale: Un Marito su un "Pianeta Virtuale"
Alessia T., 32 anni, con un marito di 35 e un bimbo di quasi 2, racconta di aver avuto una brutta depressione dopo il parto. “Alla sera ero stremata e dopo cena andavo a letto con il bambino, che così si addormentava subito.” Adesso sta meglio, ma con il marito la vita di coppia è finita. “Se mi lamento (non facciamo più l’amore da mesi), mi dice che va su Internet per lavoro, che non esce mai, che per mesi lui non è esistito e dunque non posso lamentarmi. Dal computer non lo schioda nessuno. Cosa posso fare?”.
La questione è delicata. È in corso una profonda crisi di coppia, affettiva ed esistenziale prima ancora che sessuale, che ha attraversato due fasi. La prima, dopo il parto e durante il puerperio, quando lei ha sofferto molto per la depressione e si è aggrappata al piccolo, facendo coppia con lui. Mentre lui, che forse ha sofferto in altro modo, si è creato uno spazio di vita alternativo su Internet. La seconda adesso, quando lei ha ritrovato forza ed energia, per scoprire che lui è emotivamente su un altro pianeta: virtuale sì, ma non meno pericoloso. Fisicamente sono ancora sotto lo stesso tetto, ma lontanissimi, fino quasi al punto da perdersi di vista affettivamente. La depressione post-partum può essere pesante e difficile da superare. E forse, in quel periodo durissimo, anche suo marito si è trovato in difficoltà. In questa fase va a picco anche la capacità di comprensione reciproca: lui la accusa di averlo lasciato solo per mesi, non comprendendo che la depressione post-partum è una seria malattia, e sembra quasi voler trovare una giustificazione alla sua fuga su Internet. E lei ora è arrabbiata, non comprendendo la solitudine e le ragioni di lui.
Due Uomini Raccontano: La Frustrazione e il Senso di Perdita
Un uomo di 39 anni, sposato, confessa: “A luglio abbiamo avuto il nostro primo bambino. Sono felice di essere diventato papà, mia moglie stravede per il bambino ma noi due ci siamo persi di vista. Faccio fatica ad ammetterlo ma da quando è nato il piccolo noi due, come coppia, non esistiamo più. Sono ancora felice? No, purtroppo. Abbiamo tanto desiderato nostro figlio dopo sei anni di matrimonio in cui abbiamo fatto molte cose insieme: sport, amici, viaggi. Tutto finito.”
Un altro uomo, 7 mesi dopo la nascita della figlia, racconta: “Buongiorno, 7 mesi fa io e la mia compagna, dopo 5 anni che stiamo insieme e 3 che viviamo sotto lo stesso tetto, siamo diventati genitori di una tanto attesa bambina. È andato tutto bene tranne il fatto che successivamente alla nascita il rapporto con la mia compagna si è deteriorato a tal punto che dopo 5 mesi siamo tornati a vivere per conto nostro. Per quanto riguarda il sesso, nell'arco di cinque mesi l'abbiamo fatto una sola volta… Mi sono impegnato invano a cercare di aggiustare la situazione più volte, ma di fronte all'ennesimo fallimento finivo per rodermi il fegato dalla rabbia. La casa dove vivevamo in affitto ce l'abbiamo ancora, perché entrambi ci dispiace un sacco mandare all'aria tutto quanto dal detto al fatto, ma ad oggi dopo quasi due mesi che non viviamo più insieme ogni volta che affrontiamo il discorso al telefono, partono gli insulti da parte sua puntandosi ogni volta su qualche assurdo motivo… Il fatto è che a mio avviso se ami una persona non la tratti in questo modo ed io non so più che fare, il nostro rapporto credo sia ormai irreparabilmente distrutto, anche se lei non lo vuole ammette.”
La Giovanissima Mamma: Amore Trasformato in Insofferenza
Una ragazza di 21 anni racconta di aver conosciuto il suo ragazzo, un anno più giovane, quando era una persona poco sensibile, poco amante delle tenerezze, molto cruda e fredda. Lui, al contrario, era l'opposto. Lei l'ha sempre trattato abbastanza "male" e non era per niente convinta della relazione. Dopo 6 mesi è rimasta incinta e spinta dal forte desiderio di avere una bambina l'ha tenuta. Sono andati subito a convivere dopo 1 mese e ha passato una gravidanza difficile ma felice. “Stavamo benissimo insieme, ho dei bellissimi ricordi. Non avevo mai incontrato un ragazzo e sentito un amore così forte e intenso. Appena è nata la bambina tutto è cambiato.” Ha avuto un parto di 17 ore che l'ha abbastanza scioccata. “Io non lo sopportavo più, se sto con lui mi accanisco contro di lui per ogni cosa, mi arrabbio per tutto, non ce la faccio più, e non se lo merita. Lui è molto immaturo rispetto a me ma ha 21 anni ed è anche normale, ma io non lo sopporto e lo distruggo con le parole. E lo so che Non è giusto.”
La sua vita sessuale dopo il parto è drasticamente cambiata: “non ho più voglia, non mi piace più farlo con lui (e penso nemmeno con altri avrei il coraggio) non mi piaccio più come prima nonostante ho una bella forma fisica e una bella presenza… mi sento esaurita, sono legata al ricordo di come era prima con lui, so che è un ragazzo perfetto, è un angelo.” È da poco tornata a casa dei suoi genitori dove ha iniziato a stare meglio, ma lui le manca. “Ho paura che il mio comportamento sia dovuto a una depressione post parto, quando vivevo con lui mi alzavo la mattina e vedevo la mia vita finita, rovinata, uno schifo. Odiavo pulire e cucinare, e non lo facevo! Ma diciamo che odiavo solo l'idea di doverlo fare. Non sopportavo la situazione. Ora qui sto meglio, anche se lui mi manca. Se non avessimo avuto la bambina secondo me avremmo continuato a stare benissimo, ma 'purtroppo' la realtà è questa. Non so come comportarmi, sono distrutta, ho paura sia depressione, non vedo via d'uscita, ho paura di perdere tutto per la mia stupida testa matta. Non voglio privare alla mia bambina di stare con suo padre ma non tre volte a settimana ma sempre. Ne a lui di stare con lei.”
Strategie per la Sopravvivenza e la Rinascita della Coppia Post-Parto
Quando la nascita di un figlio porta con sé turbamento nella vita dei due genitori, con il tempo interamente dedicato a questo nuovo esserino che spesso assorbe totalmente le energie psico-fisiche e fa improvvisamente scomparire quello che era il tempo dedicato alla cura della vita a due e dell'altro partner, la vita di coppia non deve certamente sparire. Ma perché la coppia non scoppi è necessario trovare un nuovo equilibrio.

Il Potere della Comunicazione Consapevole
Per gestire il risentimento latente e prevenire scoppi d’ira, è importante mettere da parte la negatività e identificare gli obiettivi da raggiungere e come comunicarli al partner. Sembra banale, ma parlare è essenziale. Così come è importante trovare il momento e il luogo giusto per farlo. È utile esprimere le proprie frustrazioni scrivendo i pensieri negativi. Prima di parlare con il partner, assicurarsi che il proprio stato d’animo sia sereno e rilassato. Per sfogare lo stress potrebbe essere utile fare qualche respiro profondo, prendere a pugni un vecchio cuscino oppure alzare al massimo il volume dell’autoradio.
È fondamentale non innescare circoli viziosi. Se le discussioni si incanalano sempre nello stesso loop e si incagliano, è necessario cercare un modo diverso di comunicare il proprio punto di vista, perché così non si sta riuscendo. Bisogna trovare un modo per esprimersi senza che il partner sia costretto a stare sulla difensiva. Per la coppia, è necessario mettersi in ascolto dell'altro ed esprimere le proprie emozioni/bisogni senza giudicare.
Cercare Aiuto Professionale: Un Investimento per il Benessere
Se uno, o entrambi, sono in difficoltà, è cruciale aiutarli cercando presto un aiuto professionale. Chiedere consigli agli amici, oppure, se possibile, farsi aiutare da un professionista, qualcuno che sappia far vedere le cose da una nuova prospettiva, può essere un passo fondamentale. Al timore del giudizio si aggiunge la tendenza a sminuire o normalizzare il dolore da parte di familiari, amici e talora professionisti, purtroppo molto diffusa. Indipendentemente dalle sue cause, rivolgersi tempestivamente a un professionista per una valutazione e un supporto psicologico è fondamentale per evitare conseguenze per la salute e il benessere di tutta la famiglia. Basti pensare che, secondo le linee guida del National Institute for Health and Care Excellence (NICE) del Regno Unito, la metà delle morti dovute alla salute mentale potrebbe essere evitata attraverso un miglioramento della presa in carico. Aspettare che la depressione passi da sé può essere molto rischioso.
La gravidanza comporta un cambiamento incredibile nella donna, che oltre a vedere e sentir crescere nel suo grembo un bimbo, affronta dei cambiamenti fisiologici per i quali spesso si sente più emotiva, vulnerabile, e più emotivamente labile. L'esperienza del parto, anche quando è un parto 'facile', catapulta la mamma in una nuova vita, e non è una metafora. Da questo momento in avanti la mamma accudisce il bambino, ed il papà accudisce mamma e bimbo, o almeno questo dovrebbe accadere. Un percorso psicologico individuale può offrire la possibilità di sintonizzarsi sulle proprie emozioni così da trovare le risposte che si cercano. Se il vostro obiettivo è quello di rimanere insieme, non lasciatevi scoraggiare, è solo un momento. È difficile ripartire, dopo una lunga crisi. Ma difficile non significa impossibile, se sotto i cocci c’è ancora qualità di sentimenti.
Quando si tratta di terapia di coppia, l'esperienza di Julia ha mostrato come, anche accettando di andare, il partner possa poi desistere: dopo tre sedute, il suo ex ha detto "ma tanto non ci dice nulla di ché, sappiamo già le cose su cui dobbiamo lavorare dobbiamo soltanto impegnarci" e usando la scusa che aveva delle riunioni importanti non è più venuto. È importante sottolineare che le relazioni romantiche necessitano di essere nutrite, curate e rinnovate da entrambi i partner, ma attribuire a sé stessi la responsabilità di azioni altrui, come il tradimento, potrebbe comportare un carico emotivo inadeguato. La psicoterapia offre uno spazio per approfondire il proprio ruolo all'interno della relazione, lavorando per ritrovare un equilibrio personale ed eventualmente anche di coppia.
Preservare l'Intimità e lo Spazio di Coppia
Per proteggere la relazione, è essenziale mantenere uno spazio esclusivo per la coppia: una sera (meglio se fissa) per uscire a cena, a ballare, a nuotare, o a ridere con gli amici, lasciando il bambino a una persona fidatissima. Questo aiuta a recuperare un po' di erotismo, di romanticismo e di intimità, che tendono a ridursi drasticamente dopo il parto.
Il recupero dell’intimità fisica è altrettanto importante: se c’è dolore alla penetrazione, estrogeni locali, gel lubrificanti e stretching per rilassare il muscolo che circonda la vagina possono aiutare a recuperare presto anche il piacere fisico.
Il Ruolo del Supporto Esterno e la Ridefinizione delle Responsabilità
Per la neomamma, è cruciale aiutare la donna a recuperare al più presto energie fisiche e mentali, anche con i giusti integratori: l’anemia (frequentissima dopo il parto) raddoppia il rischio di depressione e astenia. Una bella cura di ferro, acido folico e vitamina B12 può accelerare la ripresa in modo inatteso. In nessun caso è invece di aiuto separare la mamma dal proprio bambino, se non è lei a richiederlo. Piuttosto che distrarre il bambino mentre la mamma sbriga le altre incombenze, meglio allora offrirle un aiuto pratico o portare un pasto pronto, in modo da non ostacolare la creazione di quel legame simbiotico, fondamentale per l’avvio dell’allattamento e della relazione di attaccamento, che passa attraverso il contatto corporeo e lo scambio comunicativo precoce e ininterrotto. Ricevere aiuto e sostegno è di fondamentale importanza anche per poter dedicare del tempo all’ascolto e alla cura di sé e della coppia, non trovandosi così a dover rispondere ai bisogni totalizzanti e impellenti del proprio bambino senza aver trovato uno spazio di accoglienza per i propri (vale naturalmente anche per i neo-papà).