Diventare genitori è una scelta che interessa diverse sfere della vita, da quella emotiva e personale a quella professionale, sociale e non ultima anche quella economica. Nell’immaginario comune, cercare un secondo figlio è spesso percepito come un percorso più “facile” rispetto alla ricerca del primo, poiché si è già dimostrato di poter avere un bambino e si sa pressappoco cosa ci si aspetta. Tuttavia, la realtà è diversa, e non solo perché ogni bambino è una storia a sé. Una delle preoccupazioni maggiori che assillano molte coppie riguarda il momento migliore per fare un secondo figlio: è meglio farlo subito o aspettare qualche anno? Quanto bisognerebbe attendere e perché? Soprattutto, cosa fare se il secondogenito arriva tardi o non arriva proprio?
In questo articolo esploreremo gli aspetti fisici e psicologici che accompagnano una seconda gravidanza, rispondendo a molte delle domande comuni di chi vuole espandere ulteriormente la famiglia, anche a distanza di molti anni dal primo. È bene contestualizzare il discorso e partire dalla considerazione che quanto evidenziato dalle ricerche scientifiche condotte in materia di gravidanze rappresenta un’indicazione che tiene conto innanzitutto dell’età della donna e della salute complessiva.

Quanto Aspettare tra una Gravidanza e l'Altra: Le Raccomandazioni Mediche
La questione di quanto aspettare tra una gravidanza e l’altra è fondamentale per la salute della madre e del nascituro. L’organismo femminile ha infatti bisogno di recuperare lo stato nutrizionale, le energie e una forma psicofisica tale da consentire una sana gravidanza. Ci sono diverse evidenze mediche e scientifiche a sostegno di precise indicazioni in tal senso. Secondo The American College of Obstetricians and Gynecologists, il secondo figlio andrebbe fatto almeno 18 mesi dopo ed entro 5 anni dalla gravidanza precedente. Tuttavia, le indicazioni generali raccomandano di attendere almeno 24 mesi prima di cercarne una successiva, in modo da ridurre i rischi sia per la donna che per il feto.
Il Mayo Clinic riferisce come le gravidanze ravvicinate siano maggiormente a rischio, evidenziando problematiche come il parto pretermine, il distacco della placenta, un basso peso alla nascita del bambino, la comparsa di disturbi congeniti e l'anemia materna. Tutti questi elementi spiegano le ragioni legate ai maggiori rischi nelle gravidanze ravvicinate, poiché il corpo ha bisogno di tempo per rigenerarsi completamente. Quando l'intervallo tra una gravidanza e l'altra è inferiore a dodici mesi, il corpo della donna potrebbe non aver recuperato del tutto. Una nuova gestazione in tempi rapidi può accentuare la carenza di ferro tipica della fase post-parto e aumentare il rischio di anemia, oltre a favorire complicanze ostetriche come le emorragie. Questo intervallo permette all'organismo di reintegrare le riserve nutrizionali e di recuperare completamente, riducendo i rischi per la madre e per il bambino. L’attenzione deve essere maggiore nell’evitare gravidanze ravvicinate a meno di 6 mesi da quella precedente, poiché uno studio i cui risultati sono riportati sul portale Univadis mostra come una gravidanza in tale lasso di tempo aumenti il rischio di mortalità e morbilità materna grave nelle donne con più di 35 anni. Per questo motivo, si può affermare che maggiore è la distanza tra una gravidanza e l’altra e minore è il rischio di mortalità e morbilità infantile e materna.

Molte gravidanze ravvicinate non sono pianificate. L'allattamento esclusivo, infatti, può ridurre la fertilità nei primi mesi, ma, a differenza di quanto si crede, non costituisce un metodo contraccettivo sicuro. Per questo è importante rivolgersi al ginecologo già dopo il parto, così da valutare il metodo contraccettivo più adatto. I dati mostrano un aumento di rischi se l'intervallo è inferiore a un anno. Avere due figli uno dopo l'altro può sembrare la scelta migliore per motivi pratici, di età o di legame tra fratelli, ma il corpo della donna ha bisogno di tempo per riprendersi e dare spazio a questo recupero significa proteggere la propria salute e quella del bambino.
Il discorso diventa più articolato per quel che riguarda il parto cesareo. Il più delle volte vi si ricorre come alternativa al parto naturale per la presenza di condizioni critiche che con un parto vaginale potrebbero causare conseguenze gravi. Se il parto è avvenuto mediante taglio cesareo, aspettare è ancora più importante, in quanto la ferita si deve rimarginare del tutto, a maggior ragione se si spera in un secondo parto vaginale. Dopo un taglio cesareo il rischio di rottura uterina è maggiore se la nuova gravidanza inizia troppo presto. C’è poi da considerare una maggiore difficoltà a ottenere una gravidanza dopo un cesareo. Come riferito da uno studio pubblicato su JAMA Network Open, il primo parto cesareo è associato a un tasso inferiore di concepimento durante i primi 36 mesi dopo il primo parto.
È interessante notare come il Mayo Clinic ponga l’attenzione non solo sulle gravidanze ravvicinate, ma anche quelle eccessivamente distanziate tra loro. Aspettare più di 5 anni per la seconda gravidanza, infatti, implica un aumento dell’età della donna ed è correlato a un maggior rischio di preeclampsia e altre complicazioni. L’aspetto anagrafico è da considerare sia “in eccesso” che “in difetto”, ovvero nelle gravidanze dopo i 35 anni e in quelle in cui le donne hanno meno di 18 anni. Le donne con più di 35 anni sono di per sé già considerate più a rischio di complicanze, in quanto oltre la finestra fertile ottimale. Per questo le indicazioni sono di attendere almeno i 18 anni per cercare la prima gravidanza.
La Seconda Gravidanza: Un'Esperienza Unica e le Sue Peculiarità
A prescindere da quanto tempo è passato dalla prima, la seconda gravidanza è un’esperienza diversa. Il tuo corpo ha subito molti cambiamenti permanenti durante la prima gestazione, che cambiano il modo in cui si vivrà la seconda. Inoltre, si sa già cosa aspettarsi, il che elimina parte delle incertezze tipiche della prima gravidanza. Durante la seconda gestazione, i muscoli addominali sono più rilassati, quindi la pancia cresce più in fretta e anche i movimenti del feto si sentono prima. Tra l’altro, molte donne riconoscono i sintomi con largo anticipo rispetto alla prima volta, talvolta prima di fare un test di gravidanza.
Per quanto riguarda il travaglio, in molti casi, anche il travaglio è più rapido. Durante il primo parto, il travaglio dura in media 12-18 ore; durante il secondo, invece, dura in media 6-8 ore. La cervice uterina ha già subito il passaggio di un bambino, quindi si apre più facilmente ed è tutto più rapido. Questo presupponendo che la gravidanza sia fisiologica.
Un esempio di come le gravidanze possano essere diverse è dato dal racconto di una mamma che, dopo un travaglio durato più di 24 ore per il primo figlio, ha vissuto un secondo parto molto più rapido con la sua bambina, Carolina. Sembrava incredibile che fosse stato tutto così semplice, veloce e, pur non indolore, gestibile. Tuttavia, le cose non sono così semplici come possono sembrare. I primi giorni in ospedale sono stati difficili, con stanchezza ed esaurimento, anche per chi era "abbastanza in forma" dopo il secondo parto. Le emozioni sono un mix letale di ansia, gioia, stanchezza, impazienza, paura e felicità all’ennesima potenza, a cui si aggiunge tutto il contesto ospedaliero.
A te, che aspetti il secondo
Le Dinamiche Familiari e la Differenza d'Età tra i Figli
La differenza di età tra il primo e il secondo figlio influenza in modo rilevante le dinamiche familiari, nonché la salute psicologica dei genitori. I bambini molto piccoli non hanno un forte senso dell’esclusività, quindi sono meno vulnerabili alla gelosia. Questo, insieme alla scarsa differenza di età, consente ai fratelli di sviluppare interessi simili e di legare facilmente. Di contro, è molto più faticoso per i genitori.
Con 2-4 anni di differenza, è molto più facile che si sviluppino gelosie e rivalità tra fratelli, che però dovrebbero essere superate crescendo. In compenso, per i genitori è un pochino più semplice: il primogenito non è ancora indipendente, ma ha raggiunto diversi traguardi significativi.Quando la differenza è più di 4 anni, il primogenito è relativamente indipendente, va a scuola o all’asilo; questo semplifica la gestione familiare. Inoltre, è meno prono alla gelosia e potrebbe persino aiutare i genitori con il fratellino. A queste considerazioni di massima bisogna aggiungere una serie di considerazioni personali, ovviamente: ciascuna famiglia è diversa e ha le proprie esigenze.
La realtà di avere un secondo figlio, soprattutto se il primo è ancora piccolo, è che a casa c’è l’altro figlio, quello che aspettava con ansia il ritorno della mamma. Quello che non ha ancora compiuto quattro anni e che probabilmente non si è ancora reso conto di non essere più figlio unico. Il dilemma è questo: dopo la nascita del primo figlio, ci si dedica anima e corpo a lui, ogni singolo istante della vita è in funzione sua. Con il secondo figlio, questo non si può fare. La stanchezza può rimanere addosso per sempre. La gelosia arriva sempre, magari non subito.
Un racconto personale descrive come il primogenito, Bernardo, abbia adorato la sorellina Carolina dal primo momento in cui l’ha vista, con sorrisini e regalini. Poi un giorno Carolina ha imparato a stare seduta, poi a gattonare, poi ad allungare le sue manine cicciottelle verso i suoi giocattoli. A quel punto bisogna proprio mettersi d’impegno, perché la gelosia dei bambini è irrazionale, impulsiva, spesso inconscia. Nemmeno loro sanno perché un momento prima adorano alla follia la sorellina appena nata e un momento dopo sono pronti a lasciarla in mezzo alla strada e dimenticarsene per sempre. Non c’è una soluzione univoca a questa cosa. Il consiglio più prezioso che si può dare è di non avere fretta. Tutti i bambini crescono, tutti smettono di piangere e di fare i capricci. È utile cercare di impostare delle buone abitudini per favorire questi cambiamenti, ma se le cose non vanno esattamente come programmato, pazienza. Qualcuno sarà più fortunato e riuscirà a trovare i propri equilibri più rapidamente. Per altri ci vorrà più tempo.
Ogni bambino è diverso e non ci si deve aspettare che se una cosa ha funzionato alla perfezione con il primo figlio, allora funzionerà anche con il secondo. Ad esempio, con il primogenito, Bernardo, non voleva attaccarsi al seno i primi giorni, ma poi al suo sesto giorno di vita, grazie ad una puericultrice davvero brava, l’ha fatto e da lì non ci sono stati problemi. La secondogenita, Carolina, si è attaccata subito e anzi non si staccava mai con il risultato che al secondo giorno la mamma piangeva dal dolore. Bernardo da neonato dormiva per ore e ore durante il giorno, una fortuna che ha permesso alla mamma di riposarsi. Carolina, invece, era sempre sveglia. Quando è arrivato il momento dello svezzamento con Bernardo non ci sono stati problemi: fin da subito lui ha mangiato tutto, senza mai rifiutare niente. Con Carolina non è andata così liscia; ci sono voluti mesi e tante prove, proponendo tutti i tipi di consistenza di pappa, tutti i tipi di verdure e di cereali, provando l’auto svezzamento e lo svezzamento tradizionale. Ogni giorno ci si ingegnava per escogitare modi per farla mangiare, ma era sempre un’incognita.
Si potrebbero scrivere pagine intere di tutte le fatiche e le difficoltà che arrivano con la nascita di un secondo figlio, di tutti gli equilibri rotti e ritrovati, dei pianti fatti di nascosto, del dilemma delle notti insonni, di quelle frasi che risuonano nella mente nei momenti peggiori come "Chi me lo ha fatto fare?". La verità è che assieme a tutto questo caos arriva anche la gioia. Ammirare un esserino di sole tre settimane che già sorride, sentire una vocina che per la prima volta in vita sua pronuncia la parola “mamma”, assistere ad un primo incontro tra un fratello e una sorella, vedere due manine che si toccano e due nasini che si sfiorano, sentire un figlio dire che vorrebbe che la sorellina fosse sua sorella per tutta la vita. Tutto questo ad un certo punto spazza via il resto. E poi un giorno arriva anche la gioia di ritornare a dormire e di sentirsi riposate. Quel giorno non è poi così lontano e allora ci si guarderà indietro e si penserà che in fin dei conti non è stato tutto difficile.
Infertilità Secondaria: Quando il Secondo Figlio non Arriva
A volte, aspettare per il secondo figlio non è una scelta consapevole, ma una condizione imposta. A volte il secondo figlio fa fatica ad arrivare, apparentemente senza motivo. Questo fenomeno si chiama infertilità secondaria ed è un problema diffuso quanto sottovalutato, dalle coppie in primis. Nonostante se ne parli poco, l’infertilità secondaria è un problema emotivamente stressante. Una coppia potrebbe aver avuto un primo figlio quasi subito, ma al secondo giro sembra essersi inceppato qualcosa. In più, nessuno sembra prendere sul serio il problema, dato che comunque si ha già un figlio.
L’infertilità secondaria può avere diverse cause, tra cui l'età degli aspiranti genitori, specie se sono passati diversi anni dal primo figlio. Man mano che si invecchia, c’è un calo della fertilità; è più accentuato nelle donne, ma è presente anche negli uomini. Anche complicazioni durante e dopo la prima gravidanza, come aderenze uterine o danni alle tube di Falloppio, possono contribuire. Squilibri ormonali, che potrebbero peggiorare con l’aumentare dell’età, sono un'altra possibile causa. Infine, lo stile di vita gioca un ruolo significativo: sedentarietà, alimentazione squilibrata, stress e fumo possono ridurre la qualità dello sperma e le probabilità di concepimento.

Dato che le possibili cause sono tante, non esiste un unico modo per affrontare il problema. La cosa migliore è analizzare il proprio stile di vita prima di iniziare a cercare un bambino. Se la coppia sa di condurre una vita poco sana e desidera un secondo figlio, agire di conseguenza può sicuramente aiutare. Per il resto, è fondamentale consultare un ginecologo esperto in problemi di fertilità, che saprà guidare verso il percorso più adatto.
Dopo un Aborto Spontaneo o una Morte Perinatale: I Tempi di Recupero
Quanto detto finora vale se si è portata a termine una gravidanza. Se si è subito un aborto spontaneo, le tempistiche per un nuovo concepimento sono molto più brevi, almeno dal punto di vista fisico. Secondo uno studio del 2017, concepire 1-3 mesi dopo l’aborto aumenta le probabilità di portare a termine la nuova gravidanza. Va detto però che molti ginecologi consigliano di aspettare almeno 6 mesi. Inoltre, non è detto che una persona sia pronta per affrontare una nuova gravidanza così presto dal punto di vista emotivo e psicologico.
Un esempio di questa esperienza è quello di una mamma che, dopo un primo aborto spontaneo avvenuto dopo 9 settimane, ha concepito un secondo figlio molti anni dopo, ma non sapeva se essere felice o meno, con il cuore che le tremava al solo pensiero di perdere anche quel figlio.
Se purtroppo l’aborto è avvenuto molto avanti nella gravidanza, dopo la 27a settimana, si parla di morte perinatale. In casi del genere, c’è poco accordo tra i medici e molto dipende da com’è avvenuta la perdita. In molti casi, bisogna trattare la morte perinatale come un vero e proprio parto e, di conseguenza, aspettare i mesi necessari affinché l’organismo si riprenda, sia fisicamente che emotivamente.
Gravidanza in Età Avanzata: Rischi, Monitoraggio e Speranza
L'età della donna è un fattore cruciale, soprattutto quando si considera una seconda gravidanza dopo diversi anni. L’aspetto anagrafico è da considerare sia “in eccesso” che “in difetto”, ovvero nelle gravidanze dopo i 35 anni e in quelle in cui le donne hanno meno di 18 anni. Le donne con più di 35 anni sono di per sé già considerate più a rischio di complicanze, in quanto oltre la finestra fertile ottimale.
Una mamma di 43 anni (che ne avrebbe compiuti 44 a settembre), con una meravigliosa bimba di 5 anni avuta con parto naturale dopo un precedente aborto spontaneo, si è posta la domanda sulla possibilità e sui rischi di una seconda gravidanza data la sua età. Al primo parto aveva 39 anni e aveva portato a termine 9 mesi di gravidanza senza problemi, con una figlia sanissima allattata per 18 mesi.
Se è vero che con l'aumentare dell'età materna sono maggiori i rischi di anomalie nel bambino, lo è anche che una gravidanza può essere portata a termine senza problemi né per la mamma né per il bambino, se ben seguita fin dall'inizio. Aumenta la necessità di essere ben seguita, ma questo vale per ogni gravidanza. Con l’età può aumentare il rischio di gestosi, e sarà necessario qualche controllo più ravvicinato, ma il ginecologo saprà stilarle un programma appropriato di controlli.
Per quanto riguarda le minori probabilità di dare inizio a una gravidanza, in effetti in sede di procreazione medicalmente assistita si è avuto modo di osservare che più l’ovocita è vecchio più diminuiscono le probabilità che la donna riesca a dare inizio a una gravidanza. Tuttavia, questo dato non può essere automaticamente considerato valido anche per la fecondazione naturale perché non esiste una documentazione che lo comprovi in modo definitivo. Pertanto, il consiglio è di non pensare affatto alle probabilità ma di lasciare spazio ai propri desideri e alle proprie speranze. Il corpo della donna, anche a distanza di anni e con l'età che avanza, ha bisogno di tempo per riprendersi, ma il desiderio di un secondo figlio può guidare a scelte importanti e, se ben supportate, realizzabili.
La storia di una mamma che a 38 anni ha avuto il suo secondo figlio, Alysia, dopo 12 anni dal primo, è un esempio toccante. Nonostante avesse il glaucoma, problemi di circolazione sanguigna, una trombosi alla gamba sinistra due mesi prima di rimanere incinta e una caviglia rotta in tre punti due anni prima della gravidanza, una ginecologa ha seguito scrupolosamente ogni suo problema di salute. Ogni volta che lei e suo marito sentivano il battito della loro bambina e la dottoressa confermava che cresceva bene, non potevano crederci. È stata una gravidanza difficile, ma Alysia è nata con un cesareo d'urgenza. La mamma ha avuto delle conseguenze dovute alla gravidanza, ma ha affermato che lo rifarebbe altre 100 volte, convinta che, anche se i due figli hanno 12 anni di differenza, si ameranno come solo due fratelli sanno amarsi.

La Conservazione delle Cellule Staminali del Secondo Figlio
Ogni anno, centinaia di persone vengono salvate dalle cellule staminali. Eppure, più del 90% delle staminali del cordone ombelicale vanno perse per sempre, buttate come se fossero spazzatura senza valore. Se si ha già conservato il cordone ombelicale del primogenito, sorge spontanea la domanda su cosa fare con il secondogenito. Se si hanno due, tre o anche quattro figli, è opportuno conservare il cordone ombelicale di tutti? Potendo, sarebbe decisamente meglio di sì.
Le staminali del cordone danno meno problemi di compatibilità rispetto alle staminali del midollo. Inoltre, i fratelli hanno un’elevata compatibilità genetica e, in caso di bisogno, è facile che un fratello possa usare le staminali dell’altro. È importante sottolineare che “elevata” non è sinonimo di 100%. Ciascun genitore ha il 25% di probabilità di essere un donatore compatibile per il figlio. Ciascun fratello, invece, ha il 50% di probabilità; fanno eccezione i gemelli omozigoti, che hanno lo stesso patrimonio genetico. Di conseguenza, è molto meglio conservare le staminali di tutti i figli per massimizzare le possibilità di trovare un donatore compatibile all'interno della famiglia in caso di necessità.
Il Supporto Psicologico: Affrontare Paure e Decisioni Complesse
La scelta di avere un secondo figlio, specialmente dopo molti anni o in presenza di esperienze passate difficili, è un momento della vita impegnativo e complesso, ma non impossibile. Spesso è permeato da una forte ambivalenza tra il desiderio di una seconda maternità e uno scenario di paure e incertezza circa i vari aspetti che corredano l'eventuale arrivo di un secondo figlio. Questa contrapposizione tra il desiderio di vicinanza e distanza e separatezza è tipica del diventare madri, invocata dalla fatica di accudire un neonato.
Molte donne si trovano ad affrontare un "bivio" emotivo, come una mamma che ha espresso il timore che un altro figlio aprirebbe una voragine di paure, legate alla sua salute che non è come un tempo (ernia al disco sotto controllo, antistaminici presi per mesi per orticaria da stress, perionissi frequenti alle dita), alla salute del bambino, e ai lavori impegnativi che renderebbero difficile incastrare tutto. Nonostante queste preoccupazioni, rinunciare al desiderio di un altro figlio la rende tristissima, sentendosi a un punto di non ritorno. In questi casi, il dubbio è segno del desiderio di fare una scelta il più possibile consapevole e responsabile.
A te, che aspetti il secondo
Comprendere queste paure è legittimo, seppur a volte possano trasformarsi in qualcosa di invalidante per la propria vita. Dal racconto di molte mamme emerge spesso la grande capacità di sacrificarsi per il benessere degli altri, arrivando a "annullarsi", tanto che la "trasgressione" diventa bere un cappuccino al bar. Se durante la prima gravidanza questa dote è stata potenziata, forse è arrivato il momento di ritagliarsi dello spazio per sé, di imparare a trovare un equilibrio tra i propri bisogni e quelli degli altri, poiché si sa che la miglior mamma è una mamma serena e soddisfatta, in grado di "coccolare" gli altri ma anche e soprattutto se stessa.
Un altro elemento che emerge è il tentativo di fare sempre tutto bene. A volte è proprio con le migliori intenzioni che si costruiscono i peggiori fallimenti. Il tentativo di essere sempre perfetta può stressare a tal punto da terrorizzare all'idea di una nuova gravidanza, poiché si fatica ad accettare la possibilità di commettere anche il più piccolo errore. Eliminare la possibilità di errore tuttavia non può che portare a vivere costantemente nella paura di sbagliare, il che probabilmente porterà ad essere iper-vigili e attente in tutto ciò che si fa, magari riuscendo ad evitare parecchi errori ma rimettendoci dal lato della propria salute e benessere. Forse ciò su cui ci si può focalizzare è l'imparare ad accogliere i propri errori senza giudicarsi, perché sbagliare ci insegna, ci permette di crescere e migliorare.
L'elemento della paura è spesso il più significativo. Quando si appare talmente immersi nella propria paura da non riuscire a vedere oltre, può essere caldamente consigliato di iniziare un percorso psicologico che permetterà di scegliere liberamente se avere o meno una gravidanza, superando l'influenza della propria grande paura. Si deve ricordare che ogni volta che si agisce in preda alle paure non si fa altro che alimentarle; l'unico modo per superare una paura è guardarla in faccia.
Ogni decisione comporta una rinuncia. Ciò su cui si consiglia di riflettere è la capacità della propria famiglia di tollerare una rinuncia, di rifletterci, di accettarla e inserirla nella propria storia. La gravidanza e il diventare mamma bis resta un momento della vita impegnativo e complesso, ma non impossibile. È fondamentale imparare ad ascoltare più se stessi, meno le credenze degli altri, e soprattutto capire se si desidera veramente affrontare un'altra gravidanza come una propria prerogativa o una propria sfida. Certo, le paure non ci abbandonano mai, ma neanche la speranza e la voglia di vivere che, oltremodo, dobbiamo trasmettere ai nostri figli, ci devono abbandonare, ma essere nostre alleate.
Le perplessità portano con sé uno stato di agitazione a cui è importante dare voce, uscire dalla solitudine e dal sentire unicamente il peso su di sé, senza dubbio potrà restituire la serenità necessaria in questo tipo di scelta. Leggere queste esperienze fa trasparire quanto debba essere faticoso per le coppie prendere la decisione di una nuova gravidanza. Si fa un'analisi molto lucida di pro e contro, valutando sia l'aspetto razionale, sia quello emotivo, sia l'esame di realtà. Questo "bivio" può diventare una sorta di piccola crisi, nell'accezione positiva del termine: un momento di decisione, di scelta, dove ci si trova davanti due strade e si deve imboccarne una, lasciando in qualche modo da parte l'altra. Ogni "crisi" comporta la necessità di un discernimento, di un'acquisizione di maggior consapevolezza, che possono diventare preludio di un rifiorire prossimo; quello che si sta attraversando potrebbe essere un momento molto prezioso della propria vita.
Spesso, ciò che perturba ancor di più è la difficoltà nel trovare un equilibrio tra i propri bisogni e le relazioni con le persone vicine, come il partner e i genitori. Può emergere un vissuto di colpa, non riferito ad un evento specifico, ma più come una sensazione diffusa di fare sempre la cosa sbagliata. Questo momento può essere caratterizzato non tanto dalla necessità della scelta giusta, quanto dalla paura di fare quella sbagliata. Le emozioni legate ad una scelta così importante sono tante e spesso possono risultare confuse e quindi difficili da affrontare. Per questo motivo non dobbiamo avere fretta, anzi dobbiamo fermarci e partire da noi, ascoltandoci davvero senza farci condizionare dall'esterno. Certo non è semplice, però probabilmente è proprio questo il momento giusto per appoggiarsi a qualcuno che possa aiutare, ascoltare, facendo lavorare sulle proprie emozioni.
La scelta di avere un figlio è una scelta che la coppia fa a volte in modo tacito e a volte in modo esplicito, e come in tutte le scelte non c'è un giusto o sbagliato. Ogni scelta comporta una perdita di qualcosa. È utile domandarsi cosa si è disposti a perdere in questa circostanza e non pensare se sia giusta o sbagliata la scelta, che è sempre una decisione personale. Potrebbe essere molto utile rivolgersi ad uno psicoterapeuta per essere sostenuti in questo periodo di disagio e malessere, sia individualmente che in coppia, per aiutare a decidere con serenità e fare un quadro esaustivo della propria vita. Le emozioni e le ansie che si vivono in questi momenti storici della vita sono frutto verosimilmente di un conflitto tra i propri dubbi e i propri bisogni come madre e come compagna di vita. È un momento in cui scegliere diventa la cosa più difficile ma attraverso un percorso di psicoterapia si potranno sperimentare nuove prospettive del proprio vissuto che sicuramente aiuteranno nella scelta più funzionale per la propria vita. Dedicare un po' di tempo anche a se stessi, e non solo per un cappuccino al bar, è fondamentale, poiché i figli giovano anche di temporanee assenze rigeneranti dei genitori.
Questo servizio ha finalità divulgative e non sostituisce il parere medico o le cure professionali fornite durante una visita specialistica. È sempre consigliabile consultare un ginecologo per qualsiasi dubbio o per un check-up mirato in presenza di patologie.