Guida Informativa: Il Contesto Nascita tra il Santa Corona di Pietra Ligure e il San Paolo di Savona

La gestione dei punti nascita in Liguria rappresenta un tema di estrema attualità, che intreccia le necessità cliniche delle future mamme con complesse decisioni di programmazione sanitaria regionale. Attualmente, il dibattito pubblico si concentra sul ruolo dell’Ospedale Santa Corona di Pietra Ligure e sul futuro del presidio San Paolo di Savona, in un clima di confronto acceso tra le istituzioni, i comitati dei cittadini e gli operatori sanitari.

Mappa concettuale del sistema sanitario del ponente savonese con evidenziati i presidi ospedalieri di Pietra Ligure e Savona

Il Ruolo dell’URP e l’Accesso alle Strutture

Per le donne che si accingono a pianificare il percorso nascita, l’Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP) costituisce il punto di contatto fondamentale tra le Strutture e il Paziente/Utente. Esso ha il compito di garantire e semplificare l’accessibilità e la trasparenza dei servizi. Per chi proviene da fuori zona, è sempre consigliabile, prima di intraprendere il viaggio, puntare il mouse sull’indirizzo della Struttura - individuabile alla voce “Posizione” in alto a sinistra sul portale dedicato - cliccare e inserire il proprio indirizzo o posizione per calcolare i tempi di percorrenza.

È bene tenere a mente che l’accesso di parenti ed amici ai vari reparti delle Strutture è spesso soggetto a variazioni correlate alla tipologia di attività dei reparti. I dati di valutazione delle aree cliniche individuate derivano, inoltre, dal Programma Nazionale Esiti (PNE), che offre una fotografia oggettiva delle performance cliniche.

Le Criticità nel Ponente Savonese: La Voce dei Comitati

Il territorio vive una fase di forte tensione. Il comitato “Nascere a Pietra” ha deciso di rivolgersi al difensore civico e al presidente della Repubblica per sollevare dubbi sulla sicurezza dei percorsi nascita. “L’8 aprile 2025 si è verificato un altro parto durante il tragitto per raggiungere l’ospedale più vicino - ricorda il comitato - Da quando il punto nascite di Pietra Ligure è stato chiuso nel ponente savonese si partorisce in mezzo alla strada”.

Dal comitato si dicono “stufi di leggere titoli come ‘Il bambino aveva fretta di nascere’. È chiaro che i cittadini stanno subendo un grave disservizio”. La questione non riguarda solo la logistica, ma la percezione di un territorio che sente di perdere presidi fondamentali.

Il Dibattito tra Savona e Pietra Ligure

La riorganizzazione della rete ospedaliera ligure vede contrapposte le realtà di Savona e Pietra Ligure. “La decisione di chiudere il punto nascite di Savona a favore del Santa Corona di Pietra Ligure disvela il lento smembramento del San Paolo a favore di altri territori meno popolati”, sostengono i rappresentanti locali.

Le critiche si focalizzano anche sulla classificazione delle strutture. Secondo alcune associazioni, “l’ospedale pietrese, inoltre, non possiede le specialità previste dalla legge per essere qualificato come un Dea di secondo livello, basta guardare il decreto per rendersene conto”.

La Bozza di Riforma e i Numeri del Bacino d’Utenza

Il futuro del punto nascita di Savona è al centro di una bozza predisposta dal direttore generale di Alisa, Filippo Ansaldi. Per diventare ufficiale, il documento dovrà essere approvato dal consiglio regionale, sede in cui potrebbe potenzialmente essere modificato. Tuttavia, la direzione appare chiara: il punto nascite di Savona è destinato a chiudere.

Le voci critiche, come quella di Storti, presidente del comitato savonese, mettono in evidenza i numeri: “Nel savonese, compresa la Valbormida, abbiamo un bacino d’utenza di 160 mila abitanti. Ad Albenga siamo intorno ai 60 mila e nel finalese 50 mila. I numeri sui potenziali partorienti pendono a favore di Savona e i numeri non si possono piegare”.

Grafico statistico comparativo del bacino d'utenza tra i comuni di Savona, Albenga e il territorio del finalese

Considerazioni su Programmazione e Pace Sociale

La gestione di questa transizione solleva interrogativi profondi. “Pare che chi governa non abbia idea di cosa sta trattando, non conosca i territori, si limiti a statuire ipotesi tecniche prive di confronti con le realtà istituzionali dei territori preferendo la creazione di elementi di contrapposizione invece di armonizzare le esigenze delle popolazioni”, osservano i portavoce dei cittadini.

Il rischio, paventato dagli osservatori, è l’innesco di conflitti anche tra gli operatori. “Spostare un centinaio di lavoratori a 30km di distanza è un fatto a dir poco originale. Evidentemente chi decide queste cose vive a Genova e non si rende conto di quello che dice”.

I presupposti del decreto Balduzzi, che dovrebbero regolare il rapporto tra bacino di utenza e epidemiologia attesa, sembrano essere, secondo alcuni, disattesi a favore di disegni tecnocratici. La struttura dei servizi, i dati statistici degli attuali punti nascita e le distanze che debbono percorrere le partorienti per raggiungerli andrebbero coniugati con le esigenze delle future mamme, i mesi di preparazione al parto, la fiducia verso i professionisti e la libertà di scelta di andare a partorire dove si ritiene meglio.

In questo contesto, il presidente del comitato “Amici del San Paolo” sottolinea la responsabilità politica: “Non è un comitato che può occuparsi di una partita di questo tipo - conclude Storti -, ma le forze politiche e i sindaci. Le forze elette devono intervenire su questa partita assumendosi delle responsabilità”.

Trasparenza e Futuro del Tessuto Socioeconomico

Lo sconcerto di molti cittadini nasce dalla modalità con cui i progetti vengono presentati. “Lo sconcerto di noi savonesi nell’apprendere i disegni della regione relativi il futuro della città di Savona, non solo nel campo sanitario, nasce dal fatto che chi manovra tiene ben nascosti i progetti e li fa calare con il contagocce senza dibattito sgranando lentamente il tessuto socioeconomico del distretto savonese”.

Il gioco di mettere contro le popolazioni e le associazioni è considerato un elemento di debolezza per la coesione sociale. La richiesta che emerge dal territorio è quella di una programmazione che, nel rispetto della legge Balduzzi, ponga i punti nascita dove c’è più popolazione, cercando di migliorarne l’offerta invece di perseguire obiettivi che, secondo i comitati, appaiono avulsi dagli interessi reali dei cittadini.

Infografica sulla corretta procedura per la scelta del punto nascita e i criteri di valutazione clinica

La sfida, dunque, rimane aperta: conciliare le direttive regionali con le necessità pratiche di un territorio vasto, dove la distanza tra casa e ospedale può influire significativamente sulla serenità di una futura madre e sulla sicurezza del nascituro. La politica locale, chiamata a mediare, si trova di fronte a un bivio tra l'efficienza dei modelli di scala e la tutela dei servizi di prossimità richiesti a gran voce dalla popolazione.

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