Guida Completa al Parto Naturale con Analgesia Epidurale: Vantaggi e Rischi

Il parto è un evento trasformativo e intensamente emotivo nella vita di una donna, spesso accompagnato da un dolore acuto e significativo. Questa sensazione dolorosa, scatenata dalle contrazioni, segnala l’inizio del travaglio attivo, una fase di lunghezza variabile che si conclude con la nascita del bambino. Sebbene il dolore abbia una fondamentale funzione biologica e sia intrinseco a questo processo, può provocare reazioni emozionali forti come ansia e stress, oltre a sintomi vegetativi fastidiosi quali nausea, vomito, brividi e sudorazione. L'Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani (Aogoi) sottolinea che il dolore del parto possiede tre caratteristiche precise: insorge in una persona perfettamente sana, è limitato nel tempo ed è immediatamente seguito dalla gratificazione della nascita. Nonostante quest'ultimo aspetto sia profondamente positivo e capace di infondere carica e motivazione, mitigare per quanto possibile il dolore è estremamente importante, consentendo alla madre di vivere l'esperienza in maniera più serena e consapevole.

Nel corso della storia, si sono succeduti numerosi tentativi di ridurre il dolore delle contrazioni, da sostanze come gli oppiacei in Cina a bevande a base di mandragora, cicuta, papavero e canapa in Europa. La moderna anestesia in ostetricia ha avuto i suoi albori a metà dell'Ottocento, e dagli anni Sessanta del Novecento si è assistito a una rapida evoluzione tecnica e farmacologica, che ha condotto agli attuali standard di sicurezza ed efficacia. In Italia, i primi centri a implementare la partoanalgesia furono Torino e Milano. Oggi, tra le varie strategie disponibili per il controllo del dolore durante il parto, che vanno dalle tecniche di respirazione al gas esilarante, dall’ipnosi all’agopuntura fino al parto in acqua, l’analgesia epidurale (o peridurale) emerge come uno dei metodi più efficaci e riconosciuti dalla letteratura scientifica. Essa è la miglior tecnica per il controllo del dolore durante il parto e la sua percentuale di successo è molto elevata, essendo in grado di dare sollievo in oltre il 90 per cento dei casi.

Cos'è e Come Agisce l'Analgesia Epidurale

L’analgesia epidurale, spesso definita anche peridurale, è una tecnica anestesiologica finalizzata alla riduzione del dolore che una partoriente sente durante il travaglio e il parto. È una modalità di somministrazione di farmaci analgesici e anestetici che agiscono esclusivamente sulle vie di trasmissione del dolore e non sulle vie di trasmissione della sensibilità o sulle fibre motorie. Questo significa che, pur essendoci la scomparsa o comunque la sensibile riduzione del dolore durante il travaglio, viene mantenuta la sensibilità cutanea, la motilità e la sensazione di contrazione e di spinte, non dolorose. In questo modo, le contrazioni uterine vengono percepite, ma non sono dolorose, permettendo alla mamma di restare libera di assumere le posizioni che più preferisce, perché il cateterino epidurale non le sarà di alcun impedimento.

La dottoressa Maria Grazia Frigo spiega che l’analgesia epidurale o peridurale è la via migliore per somministrare antidolorifici in un momento così delicato come il travaglio. I farmaci, generalmente anestetici locali e oppioidi, sono iniettati in uno spazio definito peridurale, all'interno del contenitore vertebrale, a livello della colonna vertebrale del tratto lombare. È proprio qui che transitano, veicolate da vie specifiche, le informazioni dolorose intercettate dai recettori collocati sulla via del parto, ovvero utero, collo dell’utero e canale vaginale dove transita il neonato. Iniettando proprio nello spazio peridurale lombare una soluzione molto diluita di farmaci analgesici, si riesce a bloccare solo l’informazione dolorosa, mentre tutte le altre informazioni relative alla sensibilità viaggiano inalterate. È per questo che si parla di analgesia e non di anestesia. Il dosaggio dei farmaci è talmente basso che, se l’analgesia è ben fatta, non espone mamma e bambino ad alcun rischio. L’analgesia peridurale è, dunque, una tecnica sicura e generalmente priva di complicanze, se eseguita da specialista esperto e qualificato.

Illustrazione dello spazio epidurale e della colonna vertebrale

La Procedura di Inserimento: Passaggi e Tempistiche

La procedura di inserimento del catetere epidurale prevede diversi momenti ben definiti. Innanzitutto, alla gestante è fatta assumere la posizione seduta con la schiena incurvata in avanti oppure distesa su un fianco con le ginocchia flesse. È molto importante che le spalle e la spina dorsale siano rilassate in modo da aprire meglio lo spazio tra le vertebre. Contemporaneamente, in via precauzionale, si prende un accesso venoso periferico nel caso in cui sia necessario attaccare una flebo con liquidi oppure con l’ossitocina. Importante in questo momento è anche la rilevazione dei parametri vitali della donna e il controllo del battito cardiaco fetale (bcf), oltre che una buona idratazione.

A questo punto, il medico anestesista prepara il campo sterile, disinfettando la schiena della donna a livello della regione lombare. Successivamente, ci sarà un’anestesia locale a livello della zona lombare in cui verrà introdotto il cateterino, rendendo la procedura indolore. L’ago per l’epidurale viene inserito nel cosiddetto spazio epidurale, tra la seconda e la terza vertebra lombare oppure tra la terza e la quarta, dove si trovano i nervi che fuoriescono dal midollo spinale. Lo spazio epidurale è un’area delimitata dal legamento giallo e dalla membrana meningea, tra la parte esterna della dura madre e la parte ossea del canale spinale. Attraverso l’ago, viene inserito un sottile catetere, grosso poco più di un capello, dal diametro ridottissimo, che rimarrà in sede. L'ago viene sfilato e il catetere epidurale viene fissato con dei cerotti sulla cute, in modo da permettere alla partoriente di muoversi in completa libertà. I farmaci, anestetici e/o oppiacei, si somministrano attraverso il piccolo catetere direttamente nello spazio peridurale del tratto lombare, in prossimità delle radici nervose deputate al trasporto del dolore. Ciò consente di mantenere e prolungare l’effetto dell’analgesia per tutto il travaglio, senza dover utilizzare altri aghi. Sono possibili più somministrazioni fino alla conclusione del parto, che avviene manualmente oppure attraverso una pompa automatica, e il catetere rimane inserito fin dopo il parto.

Dopo aver iniettato i farmaci anestetici all’interno del cateterino, gli stessi produrranno l’effetto desiderato dopo circa 15-20 minuti. A quel punto la gestante percepirà la contrazione uterina come un indurimento della pancia, ma senza teoricamente sentire più dolore. È importante verificare la mobilità degli arti inferiori dopo la procedura, per accertarsi che la donna abbia mantenuto una buona sensibilità e che quindi riesca a muoversi e camminare liberamente. Può succedere che dopo l’effetto dell’epidurale, la donna, se particolarmente stanca ed esausta, riesca anche a prendere sonno e a riposarsi. Continuerà in ogni caso il monitoraggio dei parametri vitali della gestante e la rilevazione del bcf tramite ctg (tracciato cardiotocografico). Una volta somministrati i farmaci, l’effetto potrebbe durare da 1 a 3 ore circa. È importante che la donna non torni a percepire il dolore delle contrazioni come prima, per cui si consiglia di ripetere la somministrazione del farmaco non appena la sensazione del dolore torna a essere percepita come fastidiosa. Tutto ciò deve ovviamente essere concordato con l’ostetrica che sta assistendo la donna in quel momento.

Differenze tra Analgesia Epidurale e Anestesia Spinale

È fondamentale comprendere la sostanziale differenza tra l’analgesia epidurale e l’anestesia spinale. L’anestesia spinale è una vera e propria anestesia, annullando temporaneamente la sensibilità dal tronco fino agli arti inferiori. In ostetricia, viene utilizzata principalmente durante il taglio cesareo, che è un intervento chirurgico. In questo caso, la donna è cosciente, ma perde la sensibilità della parte inferiore del corpo per permettere che l’intervento possa avvenire. Anche gli spazi dove i farmaci vengono iniettati sono differenti: gli anestetici utilizzati dal medico anestesista vengono iniettati più in profondità, ovvero nello spazio subaracnoideo, tra l’aracnoide e la dura madre.

Talvolta per il cesareo viene preferita l’anestesia spinale che risulta più profonda rispetto all’epidurale. Altre volte, invece, si esegue un’anestesia combinata spino-peridurale che associa gli effetti benefici di entrambe le metodiche. Quest'ultima via, grazie alla competenza dell’intera equipe - anestesista, ginecologo e ostetrica - può essere usata in situazioni avanzate del travaglio, anche a dilatazione completa con testa impegnata, quando si richiede un’analgesia rapida. Dapprima viene fatta anestesia spinale: iniezione di piccolissima dose di anestetico locale e piccola dose di analgesico oppioide direttamente nello spazio subaracnoideo, che agisce molto velocemente, in circa tre minuti. Una volta passato il dolore acuto, si posiziona il catetere peridurale che, se iniettato da solo per agire impiegherebbe circa 45 minuti.

Vantaggi dell'Analgesia Epidurale nel Parto Naturale

L'epidurale consente alle donne di non provare dolore durante il travaglio e il parto, situazioni che generalmente comportano disagio fisico e dolore per ore o addirittura giorni. Questo riduce significativamente lo stress mentale e l'ansia ad essi associati, permettendo alla mamma di compiere una scelta libera e consapevole di partecipazione all'evento e di vivere l'esperienza del parto nella maniera più serena possibile. L’analgesia epidurale, infatti, non è un’alternativa al parto naturale, ma uno strumento offerto dalla medicina.

Poiché l’analgesia è efficace a dosaggi ridotti, si ha una diminuzione degli effetti collaterali materni e fetali. Con l’epidurale, pur essendoci la sensibile riduzione del dolore, viene mantenuta la sensibilità cutanea, la motilità e la sensazione di contrazione e di spinte, non dolorose. Come precisa la dottoressa Maria Grazia Frigo, "se l’analgesia è ben fatta non si sente il dolore, ma si sentirà distintamente la pressione della testa del neonato che porta la mamma a spingere". Lo stimolo della spinta, causato dal riflesso di eiezione, è condotto da fibre epicritiche di grosso calibro (quelle motorie e della sensibilità tattile) che non sono bloccate dalla miscela analgesica, la quale blocca solo gli stimoli dolorosi. Ciò permette alla gestante di continuare a collaborare attivamente alla nascita.

Un ulteriore possibile vantaggio dell’epidurale è la diminuzione del rischio di depressione postpartum. Inoltre, l’analgesia peridurale è una tecnica sicura e, se correttamente eseguita, è efficace. In più, essa si è dimostrata particolarmente vantaggiosa in situazioni cliniche specifiche. Esistono infatti circostanze nelle quali la partoanalgesia ha dei vantaggi clinici rilevanti non solo in termini di comfort, ma anche in termini di riduzione dei rischi per la mamma e il bambino. Stiamo parlando di donne affette da cardiopatie, ipertensione, preeclampsia, patologie respiratorie ed altre ancora. Se la donna sta già ricevendo l’epidurale, i medici possono intervenire tempestivamente anche in caso di un eventuale cesareo d'emergenza. Se il feto è privato dell’ossigeno, per esempio, è cruciale intervenire rapidamente per prevenire danni cerebrali che possono causare paralisi cerebrale, encefalopatia ipossico-ischemica o altre lesioni alla nascita.

Anestesia epidurale (o peridurale): che cos'è e come si effettua

Rischi, Complicanze ed Effetti Collaterali dell'Epidurale

Come ogni trattamento medico, anche l’anestesia epidurale, seppure sicura ed efficace nella maggior parte dei casi, implica delle linee guida da tenere presenti e non può essere praticata in particolari situazioni. Essa può comportare alcuni effetti collaterali e, in rari casi, complicanze, che sono comunque molto bassi e i danni gravi e permanenti sono rarissimi. Molte donne, infatti, spesso non opportunamente seguite e informate, temono la puntura lombare o di non avere libertà di movimento a causa del catetere, oppure sono legate a un’idea un po’ ancestrale che il dolore sia necessario. Tuttavia, è rassicurante sapere che uno studio del Bath's Royal United Hospital (GB, anestesia epidurale: «Rischi sovrastimati») ha evidenziato che l’epidurale comporta complicanze solo per un paziente ogni 23 mila.

Tra gli effetti collaterali più frequenti troviamo:

  • Ipotensione: È la principale complicanza dell’analgesia epidurale, causata dal possibile blocco delle terminazioni nervose dei vasi sanguigni, oltre a quelle del dolore. Per evitarla, l’anestesista suggerisce all’ostetrica di idratare la donna per via endovenosa con liquidi durante la procedura.
  • Cefalea importante: Un mal di testa forte può sopraggiungere nel momento in cui l’anestesista inavvertitamente punge con l’ago oltre lo spazio epidurale, facendo verificare una fuoriuscita di liquor, che porta alla cefalea. Si tratta di un’eventualità rara, circa un caso su cento, probabilità destinata a diminuire quanto più esperte sono le mani che praticano la procedura. L’incidenza è direttamente proporzionale al diametro e alla tipologia di ago utilizzato: aghi smussati a ‘punta a matita’ si sono dimostrati migliori rispetto a quelli ‘a punta Quincke’.
  • Riduzione del controllo dello stimolo minzionale: Può succedere che i farmaci anestetici agiscano anche a livello delle fibre nervose che regolano la percezione dello stimolo a urinare. Per questo è fondamentale che la donna provi a urinare spontaneamente circa ogni 2 ore. In caso contrario, sarà necessario prendere in considerazione l’uso di un catetere vescicale estemporaneo o a permanenza.
  • Prurito cutaneo: Solitamente può essere indotto dall’utilizzo dei farmaci oppiacei.
  • Mal di schiena: Un lieve dolore alla schiena dopo un’epidurale è abbastanza comune e generalmente si risolve da solo entro pochi giorni o settimane. Se il dolore è lieve, possono aiutare il riposo, applicazioni di calore o ghiaccio sulla zona, e farmaci analgesici da banco come il paracetamolo, sempre previo consiglio medico.
  • Nausea e/o vomito.
  • Formicolii e tremori alle gambe.
  • Parestesie: Un’alterata percezione della sensibilità.

Tra le complicanze meno comuni o più gravi, seppur rare, si possono annoverare:

  • Insuccesso della procedura: A causa di fattori come grave obesità o grave scoliosi.
  • Infezione nel sito di inserzione del cateterino: O infezioni sistemiche come sepsi.
  • Ematoma epidurale.
  • Danno transitorio o permanente ai nervi: Rientra tra gli occasionali effetti collaterali a lungo termine dell’epidurale, ma sono estremamente rari.
  • Aspirazione di sangue: È l’inconveniente che si registra più frequentemente quando si esegue un’epidurale.
  • Difficoltà del catetere di avanzare nello spazio peridurale.
  • Passaggio in circolo dell’anestetico locale: Causa alcuni disturbi, come ad esempio senso di “ebbrezza”, vertigini, visione doppia.
  • Brivido: Capita spesso alle donne in travaglio e quasi sempre dopo aver partorito.
  • Effetto dei farmaci su un solo lato dell’addome: Il cosiddetto “blocco lateralizzato”, provocato nella maggior parte dei casi da una posizione scorretta del catetere.
  • Blocco segmentario: Presenza nell’addome di aree sensibili dopo l’inoculazione dell’anestetico.
  • Ascesso epidurale.
  • Meningite.

Per quanto riguarda il bambino, all'attuale stato di conoscenza si ritiene che gli unici effetti collaterali o rischi legati al feto siano connessi a un possibile allungamento dei tempi del parto, che potrebbe infine necessitare dell'uso del forcipe o della ventosa (con i relativi rischi). L'aumento è peraltro ridotto: 14 donne su 100 tra chi richiede l'anestesia, contro 10 su 100 nel resto della popolazione. A differenza di quanto si pensava in passato, non aumenta il rischio di dover ricorrere al parto cesareo. La revisione Cochrane "Epidurals for pain relief in labour" del 2018 ha preso in esame circa 40 studi condotti su questo tema, giungendo alla conclusione che l’anestesia epidurale non ha un impatto sul rischio di parto cesareo o sul mal di schiena a lungo termine. In più, non pare avere un effetto immediato sullo stato di salute del neonato secondo l’indice Apgar né sugli ingressi in terapia intensiva neonatale.

Miti e False Credenze sull'Epidurale

Molte donne nutrono timori e convinzioni errate riguardo all'analgesia epidurale. È fondamentale smantellare alcuni dei luoghi comuni che spesso circondano questa pratica medica per permettere alle future mamme di fare scelte libere e informate.

Una delle preoccupazioni più diffuse riguarda la paura della puntura lombare o di non avere libertà di movimento a causa del catetere. Come descritto in precedenza, l'inserimento dell'ago è preceduto da un'anestesia locale che rende la procedura indolore, e il cateterino sottile, fissato sulla cute, non impedisce alla mamma di assumere le posizioni che preferisce. L’epidurale, infatti, non toglie sensibilità dal punto di vista motorio e sensitivo, per cui la donna è libera di muoversi in autonomia, compatibilmente con eventuali controlli medici.

Un'altra convinzione errata, spesso legata a un'idea ancestrale, è che il dolore, essendo fisiologico, sia necessario per sentire le contrazioni e, di conseguenza, per spingere efficacemente per far nascere il bambino. La dottoressa Maria Grazia Frigo smentisce categoricamente questa idea: "Non è vero che per partorire o per spingere bene devo sentire il dolore che anzi tende a far chiudere le gambe alle donne che lo sperimentano". L’analgesia epidurale blocca solo gli stimoli dolorosi, ma mantiene la sensazione di pressione e di spinta, essenziale per la collaborazione attiva della madre. Non si sente il dolore, ma si sentirà distintamente la pressione della testa del neonato che porta la mamma a spingere. Non è un caso che la mamma non senta il fremito non perché è presente l’analgesia, ma perché la testa è alta e non è ancora il momento di spingere.

Infine, un comune malinteso riguarda la tempistica della somministrazione: molte pensano che esista un momento specifico durante il travaglio oltre il quale non sia più possibile ricorrere all’analgesia epidurale perché troppo tardi, o che sia troppo presto se il travaglio non è sufficientemente avviato. Questa idea purtroppo è frutto di luoghi comuni che hanno preso il posto delle competenze specialistiche. La dottoressa Frigo chiarisce che "un professionista che si occupa di anestesia ostetrica non dirà mai alla partoriente che è troppo presto o troppo tardi per ricorrere all’analgesia". L'analgesia epidurale può essere effettuata in qualunque momento, anche a dilatazione completa con testa impegnata, ricorrendo eventualmente alla via combinata spino-peridurale per un effetto più rapido. Sostenere che sia troppo tardi per fare analgesia epidurale è un alibi di comodo utilizzato per mancanza di personale qualificato in grado di affrontare analgesia in qualunque momento del travaglio.

Donna che assume diverse posizioni durante il travaglio con catetere epidurale

Preparazione all'Epidurale: La Visita Anestesiologica

Chiunque pensi di voler ricorrere alla partoanalgesia deve sottoporsi, qualche tempo prima del parto, ad un’accurata visita con l’anestesista. Solitamente, questa visita anestesiologica si fa alla fine della gestazione, all’incirca tra la 34esima e la 37esima settimana di gravidanza. In questa occasione, che per le gestanti interessate è organizzata nella struttura ospedaliera di riferimento, verrà valutata e verificata l’idoneità al posizionamento della peridurale tramite anamnesi, esame obiettivo ed esami del sangue.

Durante il colloquio pre-parto, il medico anestesista, figura di riferimento in questo caso, spiegherà per filo e per segno come funziona questo tipo di trattamento, come si esegue e quali possono essere le possibili complicanze o i rischi. Verranno inoltre fatte alcune domande, ad esempio se si soffre di eventuali allergie a farmaci. È cruciale portare con sé la documentazione medica di tutta la gravidanza, gli esami del terzo trimestre e qualche test in più, che di solito non viene richiesto, come il conteggio delle piastrine e gli indici di coagulazione.

Le donne verranno informate su tutte le varie strategie per il controllo del dolore durante il parto, oltre a quelle sull’eventuale parto cesareo. Tutte queste informazioni si ritrovano nel consenso informato che andrà firmato prima dell’esecuzione della procedura, una copia cartacea del quale viene consegnata alla paziente. Il compito del personale medico è quello di offrire un'informazione quanto più accurata possibile, ma la scelta e la decisione di effettuare o meno analgesia durante il parto verrà presa dalla mamma nel momento in cui si confronterà con il dolore del travaglio. Nessuno può sapere in anticipo come vivrà quel momento, ma solo una donna informata e consapevole sarà in grado di fare scelte libere.

Una visita specialistica con l’anestesista servirà non solo a valutare lo stato di salute della partoriente e a evidenziare gli eventuali problemi personali, ma anche a controllare gli esami ematici e l’elettrocardiogramma.

L'Epidurale e la Durata del Travaglio

Un aspetto spesso dibattuto riguarda l'influenza dell'analgesia epidurale sulla durata del travaglio. Nonostante alcune convinzioni, non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino che l’epidurale rallenti il parto in maniera significativa. Potrebbe solo allungarsi un po’ la fase espulsiva, mediamente di circa 20 minuti in più, con alcune stime che indicano un allungamento della seconda parte del travaglio di circa due ore. Questo avviene perché il premito, cioè lo stimolo a spingere per far uscire il bambino, potrebbe essere percepito come meno impellente, ma non viene annullato.

Poiché l’epidurale può rallentare leggermente il parto e rendere le contrazioni più deboli, viene talvolta associato un medicinale per accelerare il travaglio, come l'ossitocina. Tuttavia, recenti ricerche, come quella di Shen, XiaoFeng MD et all dell'ottobre 2017, stabiliscono che l’infusione epidurale non ha effetti sul secondo stadio del travaglio se comparata con infusione placebo, e anche gli outcomes materni e neonatali sono simili.

È importante sottolineare che, a differenza di quanto si pensava in passato, l’epidurale non aumenta il rischio di dover ricorrere al parto cesareo. Questa è una rassicurazione fondamentale per le future mamme che desiderano un parto naturale ma temono un intervento chirurgico. L'aumento del rischio di ricorso al forcipe o alla ventosa, come già menzionato, è ridotto (14 donne su 100 tra chi richiede l'anestesia, 10 su 100 nel resto della popolazione).

L’analgesia peridurale viene generalmente eseguita a travaglio avviato, quando le contrazioni sono valide per tutti i caratteri (frequenza, durata e intensità) e la dilatazione cervicale è di circa 3-4 cm. Tuttavia, non c’è un momento preciso in cui fare l’anestesia epidurale: si può richiedere quando si desidera e soprattutto quando se ne sente il bisogno, indipendentemente dai centimetri di dilatazione della cervice uterina. In casi particolari si può fare prima, anche se va ricordato che la fase prodromica può durare anche parecchie ore (se non giorni, in alcuni casi), e fare così presto l’anestesia epidurale significherebbe medicalizzare a lungo il parto, costringendo la mamma a stare sul lettino per monitoraggi più frequenti. Al contrario, se il travaglio è troppo avanzato, ostetrica e ginecologo potrebbero non ritenerla utile perché il parto è ormai imminente, ma come già detto, la tecnica combinata può superare anche questo limite.

A differenza di quello che a volte viene detto, l’epidurale si può fare anche in caso di parto indotto. Anzi, è consigliabile, se si considera che spesso le contrazioni provocate dall’induzione sono più forti di quelle di un parto che si avvia spontaneamente.

Tabella comparativa sull'allungamento del travaglio con e senza epidurale

L'Epidurale e l'Allattamento al Seno

Il dibattito sull'impatto dell'analgesia epidurale sull'allattamento al seno è complesso e ricco di sfumature. È una delle preoccupazioni più comuni tra le future mamme. Da un lato, l’anestesia epidurale è innocua per il feto e non interferisce direttamente con l’allattamento. Tuttavia, vi sono evidenze che mostrano come l’anestesia epidurale diminuisca probabilmente la precoce capacità di suzione del neonato.

Secondo l’Australian Breastfeeding Association, uno studio ha trovato che il 67% delle donne che hanno avuto un’epidurale riportano di ricorrere al latte formula nelle prime 12 settimane, se comparate al solo 29% di donne che non hanno avuto l’epidurale. Un’altra ricerca ha riportato che le donne non allattano più dopo 6 settimane il parto se hanno assunto un’alta dose di epidurale rispetto a chi non l’ha ricevuta.

Queste evidenze suggeriscono che, sebbene non ci sia un impedimento fisiologico diretto, l'epidurale potrebbe indirettamente influenzare l'avvio e la prosecuzione dell'allattamento, forse a causa di una maggiore sonnolenza nella madre o nel neonato, che renderebbe più difficile l’inizio dell’allattamento. In queste situazioni, un supporto aggiuntivo da parte di ostetriche e consulenti per l’allattamento può fare la differenza. È fondamentale che, dopo il parto, il personale sanitario supporti attivamente la madre nell’avvio dell’allattamento, fornendo indicazioni precise sul corretto posizionamento del bambino e sulla gestione delle prime poppate, indipendentemente dalla modalità del parto e dall'uso dell'analgesia.

Disponibilità e Diritto all'Epidurale in Italia

In Italia, la media nazionale di interventi di analgesia epidurale effettuata durante i parti si stima intorno al 20%. Questa percentuale è considerata bassa, soprattutto se si considera che dal 2017 l’analgesia epidurale rientra nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Ciò significa che, nei punti nascita in cui si registrano almeno 1.000 parti all’anno, non la pagano le utenti, ma è a carico del Servizio Sanitario Nazionale, e pertanto dovrebbe essere garantita in tutti i punti parto.

Nonostante sia un diritto riconosciuto, l’epidurale è meno diffusa di quanto si pensi. Circa una partoriente su cinque richiede l’epidurale, con una maggiore concentrazione nelle regioni del Nord Italia, come indicato dai dati dell’Osservatorio Onda (Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna). La dottoressa Frigo precisa che "in molte realtà non riescono a fornire l’analgesia epidurale, non solo per mancanza di personale, ma anche di competenze". La mancanza di mezzi e personale ha certamente influito, e influisce ancora oggi, sulla sua scarsa diffusione. A ciò si aggiunge il fatto che per praticarla è necessaria la presenza stabile di un anestesista nella sala parto, garantita 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, il che spesso è un problema a causa della carenza di personale qualificato.

Se l’esperienza è poca, infatti, in situazioni particolari, magari emergenziali, si tenderà a scoraggiarne l’utilizzo, ad esempio quando la gravida si trova in uno stadio molto avanzato del travaglio, con la dilatazione uterina ormai avanzata o completa. Questo è, purtroppo, un errore, poiché, come ricordato, l’analgesia può essere effettuata in qualunque momento, anche ricorrendo a tecniche combinate. Purtroppo, l’informazione e le conoscenze riguardo questa pratica sono scarse, anche da parte del personale medico, contribuendo alla bassa diffusione.

Rispetto a qualche tempo fa, adesso le strutture che la offrono sono aumentate, anche se ancora un po’ a macchia di leopardo sul territorio nazionale, mentre in altri Paesi - soprattutto anglosassoni - è diffusa in maniera molto più capillare. In alcuni ospedali o cliniche è possibile ricorrere a questo tipo di analgesia pagando gli anestesisti, alla stregua di una prestazione privata. Questa scelta permette di essere sicuri di poter ottenere questa prestazione durante il parto (viceversa può succedere che, se l’anestesista è impegnato ad esempio con un’urgenza, non si possa effettuare l’anestesia). In questo caso, quindi, l’epidurale ha un costo, variabile da specialista a specialista, che sicuramente ammonta a diverse centinaia di euro.

Controindicazioni e Quando l'Epidurale è Particolarmente Consigliata

L’analgesia epidurale può essere ricevuta dalla grande maggioranza delle partorienti. Vi sono però alcune condizioni specifiche, dette controindicazioni, in cui non è possibile eseguirla. Sarà necessario parlarne con il medico anestesista per valutare caso per caso, ma in generale le principali controindicazioni includono:

  • Patologie della coagulazione: Anche terapie con anticoagulanti o antiaggreganti in atto, e alterazioni della coagulazione.
  • Infezioni sistemiche (sepsi): O infezioni in sede di puntura, con febbre in corso o nei pressi del punto in cui inserire l’ago.
  • Allergie ai farmaci utilizzati per l’analgesia epidurale documentate.
  • Patologie neurologiche gravi.
  • Interventi alla colonna vertebrale pregressi: O sfavorevole conformazione della schiena che rende impossibile la collocazione del catetere (ad esempio, una grave scoliosi).
  • Grave ipotensione.
  • Cardiopatie scompensate.
  • Emorragia materna.
  • Obesità.
  • Riduzione del volume di sangue circolante.

In questi casi, potrebbe essere consigliato un parto senza epidurale e saranno suggeriti metodi alternativi su come non provare dolore durante il parto.

D'altro canto, esistono anche situazioni nelle quali la partoanalgesia ha dei vantaggi clinici rilevanti non solo in termini di comfort, ma anche in termini di riduzione dei rischi per la mamma e il bambino. Stiamo parlando di donne affette da cardiopatie, ipertensione, preeclampsia, patologie respiratorie ed altre ancora. In questi contesti, l’epidurale non è solo una scelta per il sollievo dal dolore, ma una misura medica che contribuisce alla sicurezza della madre e del neonato, rendendo il travaglio e il parto meno stressanti per il loro sistema cardiovascolare e respiratorio.

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