Le Brigate della Solidarietà Attiva: Un Modello di Impegno Civico che Riscrive il Concetto di Aiuto

L'Italia è un paese di straordinarie contraddizioni, un luogo dove l'indifferenza e la speculazione spesso sembrano prevalere, ma dove, in egual misura, fioriscono gesti di inestimabile valore umano e civico. Esiste un'Italia migliore, quella che troppo spesso ignoriamo sui media, quella che spala la neve a Rigopiano, quella dei pescatori che salvano vite umane nel Mediterraneo, quella che di fronte ad emergenze e catastrofi naturali si rimbocca le maniche e sposa pratiche di solidarietà diretta. Ed esiste anche un modo di far politica migliore, non quella di Palazzo o dei futili convegni, ma fatta da chi prova ad organizzare forme di mutualismo e si attiva sui territori dissestati dall’emergenza. Ne sono la prova le Brigate della Solidarietà Attiva (Bsa).

Volontari che distribuiscono aiuti umanitari

Dalle Macerie dell'Aquila alla Costruzione di un Noi Collettivo

Il gruppo delle Brigate della Solidarietà Attiva è nato nel 2009, un anno dopo il devastante terremoto che ha colpito L'Aquila. "Guardavamo in televisione le immagini della città in macerie e la sofferenza della gente, ci è venuto spontaneo attivarci", racconta oggi Francesco Piobbichi, uno dei fondatori della Brigate. Inizialmente, il gruppo era composto da attivisti dei centri sociali e militanti di Rifondazione, un centinaio di persone unite dall'urgenza di agire. Grazie anche a un sapiente uso dei social network, la partecipazione si è ampliata, andando oltre i circuiti della sinistra tradizionale e accogliendo centinaia di volontari sparsi in tutto il paese. Questo numero, come una fisarmonica, si espande durante le emergenze, arrivando a coinvolgere migliaia di persone.

Mappa dell'Italia con evidenziate le aree colpite da terremoti e alluvioni

Questi volontari sono sorti dal nulla, senza magazzini per raccogliere beni primari, senza logistica né fondi iniziali. Armati unicamente di forza di volontà e progettualità politica, si sono recati a L'Aquila, dove hanno allestito uno spaccio per distribuire viveri di prima necessità: coperte, vestiti, cibo, acqua, pannolini, medicine e giochi per bambini. Sono stati distribuiti quintali di beni. A L'Aquila, le Brigate hanno anche gestito per sette mesi alcuni campi per terremotati, oltre a vari spacci popolari rivolti in particolar modo ai terremotati meno abbienti che avevano perso tutto a causa del cataclisma.

Brigate di Solidarietà Attiva (B.S.A)

Oltre l'Emergenza: L'Impegno sui Territori e la Lotta allo Sfruttamento

L'azione delle Brigate della Solidarietà Attiva non si è limitata all'emergenza terremoto. Dopo L'Aquila, il gruppo ha organizzato un campo per braccianti immigrati a Nardò, dove, di fronte allo sfruttamento del caporalato, sono riuscite a creare le premesse per uno sciopero che è rimasto storico. Questo intervento dimostra una capacità di analisi delle problematiche sociali profonde e un impegno diretto a favore delle fasce più vulnerabili della popolazione.

Il filo conduttore che lega tutte le iniziative delle Bsa è la solidarietà. Quella parola, come sottolinea Stefano Rodotà nel suo libro omonimo, è "termine tutt’altro che logorato e storicamente legato al nobile concetto di fraternità e allo sviluppo in Europa dei 30 anni gloriosi e del Welfare State". È proprio questa strada della solidarietà che ha portato le Brigate a intervenire nelle alluvioni in Liguria e in Veneto, e nel sisma dell'Emilia. Dopo i terremoti del 24 agosto, 26 e 30 ottobre e 18 gennaio, sono state presenti in tutto il cratere, con due "campi base" ad Amatrice e Norcia e altri due poli logistici a Colli del Tronto e Fermo.

Volontari che lavorano in un campo terremotati

La Trasparenza dei Conti e la Critica alle Politiche Governative

Un aspetto distintivo delle Brigate della Solidarietà Attiva è la massima trasparenza sui conti. Sul loro sito web è possibile ammirare la rendicontazione di ogni entrata e uscita. Non ci sono banche dietro l'organizzazione; i proventi per acquisire beni ed attrezzature giungono da singoli cittadini, circoli, centri sociali e dai vari comitati territoriali, come ad esempio i No Tav della Val Susa. In alcuni casi, i fondi provengono persino dalle curve calcistiche, dagli ultras. Con queste entrate, le Bsa hanno potuto consegnare roulotte e persino alcune casette mobili ai terremotati.

Le Brigate non hanno esitato a criticare le misure del governo Renzi intraprese dopo il terremoto ad Amatrice. Se da un lato non si sono ripetuti, per fortuna, gli errori dell'Aquila, dove la ricostruzione è stata segnata dalla speculazione e dal profitto di pochi, dall'altro lato, anche dopo Amatrice, le cose non sono tornate alla normalità sperata. Gli interventi governativi hanno favorito lo spopolamento delle zone colpite, con le persone terremotate spedite in alberghi, anche quando avrebbero preferito rimanere nella propria terra.

"Le persone - dichiara Piobbichi - non sono state coinvolte nel processo di ricostruzione, questo è il vero problema, senza capire che il controllo popolare è anche il miglior antidoto all’infiltrazione delle mafie: la comunità ha il diritto di partecipare ed essere ascoltata. Adesso stanno assegnando le prime casette mobili ma perché soltanto ora? Dopo mesi?".

Una casetta mobile donata ai terremotati

Il Terremoto come Acceleratore di Crisi e Diseguaglianze

Dopo il sisma, i volontari delle Brigate cercano di sostenere e ascoltare soprattutto le persone meno abbienti e senza alcuna alternativa di vita. Sono le più disperate e, spesso, quelle abbandonate dallo Stato. Il terremoto, in questo senso, diventa un acceleratore della crisi e delle diseguaglianze: se prima si era precari, dopo il sisma si diventa poveri. Al contrario, chi possiede case da mettere sul mercato raddoppia gli affitti, approfittando della situazione. Con il collasso del welfare e i Comuni stritolati dall’austerity, e quindi totalmente dipendenti dal governo centrale, diventa quasi impossibile affrontare le emergenze in modo efficace. Per questo, l'intervento solidale dei cittadini risulta fondamentale per rafforzare la comunità locale, come si è visto anche quando è arrivata la neve.

Un Modello Alternativo alla Protezione Civile e un Riferimento per la Sinistra

I volontari delle Brigate non sono interessati ad entrare in polemica con la Protezione Civile, pur sottolineando la struttura elefantiaca di quest'ultima, che spesso rallenta i tempi di intervento. La loro azione si configura come un modello alternativo, più agile e direttamente connesso alle esigenze della popolazione.

Leggenda vuole che, durante il terremoto aquilano, le Brigate della Solidarietà Attiva abbiano ispirato alcuni militanti di Syriza arrivati dalla Grecia. Questi ultimi rimasero colpiti dalla loro efficienza e riportarono le riflessioni sul mutualismo sentite in quel viaggio nel proprio Paese. "Siamo una positiva anomalia - afferma ancora Piobbichi - le Bsa mettono insieme, nelle pratiche concrete, quello che questo modello sociale divide, ricostruiscono il Noi collettivo".

Il loro operato si contrappone nettamente alla narrazione mediatica che spesso contrappone i terremotati italiani ai migranti ospitati in hotel di lusso. "Mentre noi spalavamo la neve al freddo insieme a loro, i politicanti venivano a farsi il selfie per poi fomentare il razzismo", è lo sfogo delle Brigate, che puntano il dito in maniera neanche troppo velata contro la "passerella" di politici come Matteo Salvini.

Volontari delle Bsa che distribuiscono cibo

Le Bsa si definiscono autonome ed indipendenti. Si pongono il problema di come essere utili cercando di usare le pratiche sociali come elemento aggregativo, un processo molto diverso dalle forme classiche che abbiamo conosciuto fino ad ora a sinistra. Il loro approccio richiama la lezione impartita da Podemos: fare la sinistra senza nominarla, una sinistra che nasce dal basso, capace, in senso letterale, di "sporcarsi le mani" e portare aiuti concreti. Come amano definirsi i volontari delle Bsa: "La nostra è una pratica del popolo, per il popolo". Questo motto racchiude l'essenza del loro impegno: un'azione collettiva, radicata nel territorio e finalizzata al benessere della comunità, che dimostra come sia possibile costruire un'Italia migliore, un'Italia solidale e attenta ai bisogni di tutti.

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