Il Castello di Tutino, situato nel cuore del piccolo rione di Tricase, rappresenta una delle testimonianze più significative e affascinanti del patrimonio storico del Salento. Attraverso le sue vicende, che oscillano tra il rigore della funzione militare e l'eleganza della residenza signorile, il complesso racconta secoli di storia del Capo di Leuca, riflettendo le trasformazioni socio-economiche che hanno interessato l'intera Puglia nel corso dei secoli.

Origini e Sviluppo del Complesso Fortificato
La storia del castello affonda le sue radici in epoche remote. Già nel 1275, Carlo d’Angiò, re di Napoli, assegnò a Guglielmo Pisanello, di famiglia normanna, i feudi già appartenuti al padre Boemondo, tra cui figurava la località di Totino. Tuttavia, la struttura fortificata come la conosciamo oggi, sebbene in parte trasformata, trova la sua genesi in un periodo di forti tensioni difensive.
Gli studi effettuati in loco, supportati da analisi del suolo condotte con georadar, hanno portato a concludere che in origine il castello era costituito da un recinto quadrangolare di forma irregolare. Questa particolare geometria è forse da imputare alla presenza di un doppio banco di roccia sottostante, su cui vennero innalzate le mura. Le descrizioni storiche, tra cui quella del celebre Cosimo De Giorgi, confermano che nel XVI secolo nove torri quadre, coronate di merli, difendevano la terra di Tutino. La funzione primaria era quella di un presidio militare, capace di offrire rifugio agli abitanti del casale durante le incursioni nemiche, in particolare in un’area, quella del basso Salento, costantemente minacciata dal pericolo turco dopo la presa di Otranto del 1480.
La Trasformazione in Dimora Rinascimentale
Verso la fine del XVI secolo, il castello mutò profondamente la sua fisionomia. Nel 1582, il feudo fu acquistato da don Luigi Trani (o Trane) dal conte di Alessano, Andrea Gonzaga. Fu proprio Luigi Trani a volere la trasformazione del fortilizio obsoleto in una dimora signorile, edificando il Palazzo lungo il lato nord-occidentale del recinto.
Questa fase coincise con un momento di grande splendore artistico, influenzato dallo spirito rinascimentale. L’elegante facciata, costruita in carparo giallastro, fu articolata su due livelli e arricchita da finestre in pietra leccese, sulle cui architravi vennero incise massime latine, ancor oggi leggibili, che testimoniano il gusto colto della committenza. Sopra il severo portale d’ingresso campeggia ancora lo stemma nobiliare della famiglia: un drago alato e rivoltato che mira una stella di otto raggi, tenendo tra le branche una testa di toro e un libro. L’iscrizione "favente Minerva" (col favore di Minerva) è un chiaro omaggio alla sapienza e alla protezione divina che accompagnò l'edificazione.

Dal Declino alla Lunga Fase di Masseria
Con il passaggio di proprietà alla famiglia Gallone, principi di Tricase, nel 1653, iniziò per il castello una lenta ma inesorabile fase di decadenza architettonica. L’edificio perse la sua vocazione residenziale per essere convertito in una masseria. Come testimoniato dalle cronache dell'Ottocento, il cortile fu trasformato in parte in orto e in parte in stalla per i buoi, mentre il piano superiore veniva adibito a magazzino.
Le parole di Cosimo De Giorgi descrivono con sgomento lo stato di incuria del sito a fine XIX secolo: "il cortile in parte è stato cangiato in orto, in parte a stalla da buoi. Un contadino abita il pianterreno, e il piano superiore è stato convertito in magazzino; le galline e i maiali vi sguazzano come in una reggia". Nel Novecento, la famiglia Caputo acquistò la struttura, trasformandola interamente in un opificio per la lavorazione del tabacco, attività che perdurò fino agli anni sessanta, quando il complesso fu definitivamente abbandonato, subendo nel tempo deturpazioni di ogni genere, dai pali elettrici invasivi alla costruzione di strutture abusive nel fossato.
Il Valore Architettonico e la Testimonianza Storica
Nonostante i secoli di abbandono, il Castello di Tutino rimane un unicum in Salento per aver preservato parte del suo fossato originario, elemento fondamentale per comprendere l'ingegneria difensiva del XV secolo. Le possenti mura, alte tra i sei e i sette metri e spesse circa un metro e mezzo, realizzate in pietrame e bolo, raccontano di un’epoca in cui la solidità strutturale era l’unica garanzia di sopravvivenza.
All'interno delle strutture ancora esistenti, si possono osservare elementi di grande fascino, come la loggia che ospita il cosiddetto "Centro Sacro", un segno esoterico che rappresenta anche un antico gioco da tavola arabo, l’Alquerque, testimonianza dei contatti culturali avvenuti nel Mediterraneo attraverso i cavalieri crociati. Il castello non è solo una struttura in pietra, ma un archivio di memorie che vanno dal medioevo al rinascimento, fino alla memoria industriale novecentesca.
Un Nuovo Capitolo: La Rinascita Contemporanea
La salvezza del bene è arrivata grazie alla sensibilità di cittadini e attori locali che hanno visto nel castello un'opportunità di riscatto culturale. Dopo l'acquisizione da parte del Comune di Tricase negli anni ottanta, il complesso è stato al centro di una lunga battaglia per il recupero, culminata recentemente nel bando europeo "Radici e ali".
Oggi, il Castello di Tutino ha riaperto le porte al pubblico, non più come una reliquia muta, ma come uno spazio pulsante dedicato all'arte, alla musica e alla convivialità. La gestione, affidata a figure capaci di coniugare sensibilità culturale ed economica, sta trasformando questo luogo in un hub creativo dove la storia interagisce con il tempo presente. Il progetto di valorizzazione mira a rendere il castello un centro culturale permanente, capace di offrire ristoro e stimoli intellettuali, superando la logica della stagionalità e puntando alla qualità del territorio, ai prodotti a chilometro zero e alla condivisione artistica.
Il castello di Tutino insegna che il rapporto tra un monumento e il suo territorio di appartenenza è indissolubile. La sua evoluzione nel tempo, dai fasti baronali all'uso contadino e industriale, fino alla rifunzionalizzazione culturale contemporanea, dimostra la resilienza di un patrimonio che, seppur ferito, conserva intatta la capacità di ispirare nuove generazioni. La sfida del presente è quella di mantenere viva l'anima di questo luogo, trasformando una discarica del passato in un faro per il futuro culturale del Salento.