Introduzione
La decisione di diventare madri in età avanzata è un percorso che sempre più donne scelgono di intraprendere, spingendo la necessità di essere ben informate sulle reali possibilità di concepimento, sia in modo spontaneo che attraverso le tecniche di riproduzione assistita. In questi casi, il fattore tempo è fondamentale. La maternità oltre i 40 anni presenta sfide uniche, principalmente legate al naturale declino della fertilità femminile. Tuttavia, grazie ai progressi della procreazione medicalmente assistita (PMA), in particolare l'ovodonazione, le prospettive di realizzare il sogno di una gravidanza sono significativamente aumentate. Questo articolo esplorerà le statistiche di successo dell'ovodonazione per le donne over 40, concentrandosi sul trasferimento di un singolo embrione, e approfondirà gli aspetti cruciali di questa procedura, dai fattori biologici ai risvolti emotivi e alle considerazioni cliniche.
La Maternità in Età Avanzata: Un Contesto Cambiante
Negli ultimi trent'anni, l'età media della prima gravidanza si è spostata da 26,5 a 30 anni, riflettendo una tendenza culturale in crescita verso lo spostamento del momento del matrimonio e della prima maternità. Questa evoluzione sociale ha portato sempre più donne a ricorrere a trattamenti di riproduzione assistita per realizzare il loro desiderio di avere figli in un'età che, in passato, era considerata più critica. I medici ritengono in generale che una donna abbia un'età avanzata per la maternità a partire dai 38 anni. Questo non significa che a quest'età o anche più tardi non possa rimanere incinta in modo naturale; tuttavia, consultando le statistiche, si osserva che le probabilità si riducono e i rischi aumentano.

Nonostante gli ostacoli, con uno specialista esperto della fertilità è possibile intraprendere il percorso più adatto al proprio caso. Sebbene le condizioni di salute siano buone e la donna non abbia patologie croniche né abbia avuto malattie pregresse, i rischi sono gli stessi che per una gestante giovane, anche se aumentano e vengono tollerati meno perché le condizioni dell'organismo non sono quelle della gioventù. La scelta di sottoporsi alla FIVET deve essere piena e consapevole, con le pazienti adeguatamente informate sulle possibilità e le potenziali complicanze.
Il Declino della Fertilità Femminile Dopo i 40 Anni
La difficoltà di concepire in età avanzata è data dalla riduzione della capacità riproduttiva nella donna a partire dai 35 anni di età e fino al suo esaurimento con la menopausa, che si verifica in media dopo i 42 anni. È fondamentale tenere in considerazione che il corpo si prepara gradualmente ad annullare del tutto la capacità riproduttiva già 10 anni prima della menopausa. Per questo motivo, circa un terzo delle donne avrà difficoltà dopo i 35 anni, ma almeno la metà dopo i 40.
Sono almeno tre i fattori principali che rendono difficile la fecondazione in vitro (FIVET) a 40 anni nelle donne che utilizzano i propri ovuli: la riduzione del patrimonio ovocitario, il peggioramento della qualità degli ovociti e l'incremento del tasso di abortività. Con l'età, gli ovuli invecchiano, e questo si ripercuote sulla loro qualità. A partire dai 40 anni, la probabilità che gli ovociti presentino alterazioni cromosomiche è più alta, e di conseguenza esiste un maggior rischio di aborto. Si stima che dopo i 40 anni, circa il 70% degli embrioni presenti anomalie cromosomiche. Anche la qualità dello sperma dell'eventuale partner maschile può influire sulle percentuali di successo del concepimento.

Il successo della procreazione medicalmente assistita (PMA) in età avanzata dipende in modo determinante dalla qualità dell'ovulo.
Fecondazione in Vitro (FIVET) con Ovuli Propri a 40 Anni: Reali Possibilità e Sfide
Sebbene siano state superate ormai le perplessità, sia nei medici che nelle donne in prima persona, circa la possibilità di ottenere una gravidanza dopo i 40 anni con la FIVET, bisogna comunque tenere ben a mente che inevitabilmente un corpo più giovane ha più possibilità per la fecondazione. Si riscontrano successi della procedura, ma il risultato dipende pur sempre anche dalla funzionalità delle ovaie, dalla qualità del materiale riproduttivo, dal numero degli ovociti adatti e dalla categoria di età della paziente.
Fatte le opportune premesse, le percentuali di successo della FIVET a 40 anni superano quelle riguardo la fecondazione naturale nella stessa fascia d'età. Le percentuali di fecondazione naturale indicano che tra i 35 e i 40 anni la probabilità di concepire un bambino non supera il 30%. Tra i 40 e i 45 anni, la fecondazione è possibile, ma si osserva in non più del 20% delle donne. Infine, tra i 45 e i 50 anni, la gravidanza si verifica in rari casi, vale a dire non più del 5% delle donne. Nelle donne che hanno superato i 45 anni, le possibilità di ottenere una gravidanza naturalmente sono talmente basse da qualificarsi come un episodio unico. Con la FIVET, le probabilità complessive possono aumentare, attestandosi intorno al 45-50% in generale, sebbene l'età della donna rimanga un fattore determinante. In generale, le percentuali di successo nelle donne oltre i 40 anni possono raggiungere il 30% per ciclo con ovuli propri.
Uno studio, realizzato da Luzia Bruckamp della London School of Economics and Political Science ed Ester Lazzari del Wittgenstein Centre for Demography and Global Human Capital, che ha attinto a dati completi e di lungo periodo del Regno Unito, un Paese con una lunga tradizione nell'uso della PMA, ha evidenziato come il successo con ovuli propri cali drasticamente con l'età. Mentre il 33% dei trasferimenti di embrioni con ovuli propri portava a una nascita di neonati vivi per le donne tra i 20 e i 35 anni, questa percentuale scende al 5% o meno per le donne di 43 anni e oltre. I risultati dello studio indicano chiaramente che il recupero della fertilità in età avanzata è "improbabile" che abbia successo con la PMA che utilizza gli ovuli della paziente.
Il successo della fecondazione è comunque condizionato da fattori quali la categoria di età, la presenza di patologie degli organi riproduttivi e disturbi sistemici, nonché la specifica causa dell'infertilità.
Ovodonazione: Una Via Efficace per la Maternità Over 40
La riproduzione assistita con donazione di ovociti permette alle coppie in cui la partner femminile ha l'esigenza di ricorrere agli ovociti di un'altra donna di aumentare significativamente le loro probabilità di ottenere una gravidanza. In questo caso, l'ovocita donato, unito con il seme del partner maschile della coppia, produrrà lo zigote. È consigliato ricorrere all'ovodonazione quando la riserva ovarica è ritenuta insufficiente o inefficace per eseguire un trattamento con gli ovuli della donna.
L'ovodonazione è un trattamento di fertilità molto comune nei centri di riproduzione assistita, specialmente in paesi come la Spagna, dove la normativa vigente la facilita. Ciò è dovuto al fatto che sempre più donne decidono di diventare madri dopo i 40 anni, età che si accompagna a una diminuzione della riserva ovarica e a un peggioramento della qualità degli ovociti. Questo significa che molte di queste donne devono ricorrere al trattamento di ovodonazione, cioè all'utilizzo di un ovulo di una donatrice per ottenere una gravidanza. La programmazione di una fecondazione eterologa con ovodonazione è un iter che passa attraverso la selezione di una donatrice compatibile con la coppia ricevente. Le donatrici, come da normativa vigente, sono giovani donne senza problemi di fertilità, e dunque le percentuali di successo di una ovodonazione sono sensibilmente più alte rispetto a quelle di riuscita di una fecondazione omologa.
Trattamento di ovodonazione. Raccolta degli ovociti della donatrice
I Tassi di Successo dell'Ovodonazione: Dati e Statistiche Rilevanti
I tassi di successo dell'ovodonazione sono notoriamente elevati, soprattutto se confrontati con i trattamenti che utilizzano gli ovuli propri in età avanzata. Questa netta differenza si traduce in una forte dipendenza dall'ovodonazione per le donne over 40. In generale, se si accumulano ovociti o si ricorre all'ovodonazione, la probabilità di successo può arrivare al 50% per ciclo.
Alcune cliniche specializzate riportano dati ancora più incoraggianti. Ad esempio, presso una clinica di fertilità come Vida Fertility, si afferma di ottenere un tasso di successo di oltre il 72% al primo tentativo con il trattamento di ovodonazione. Questo risultato è possibile grazie al trasferimento di embrioni allo stadio di blastocisti, ovvero al 5° o 6° giorno di sviluppo. Il monitoraggio dello sviluppo degli embrioni per un periodo di tempo ragionevole permette di raccogliere informazioni preziose sulla loro morfologia e su altre caratteristiche, con l'obiettivo di selezionare l'embrione migliore. Per questo motivo, in tali programmi viene garantita la presenza di blastocisti in tutti i cicli di donazione di ovociti, offrendo una reale possibilità di ottenere una gravidanza.
L'ovodonazione offre circa il 90% di possibilità di gravidanza nelle donne con prognosi riproduttiva complicata, soprattutto quelle di età superiore ai 40 anni. Questo elevato tasso di successo è dato dall'alta qualità degli ovociti, che vengono prelevati da donatrici esterne selezionate con cura. Le condizioni psicofisiche delle donatrici sono ottime e la loro età media è solitamente di 27 anni, non potendo mai superare i 35 anni secondo le normative. A livello scientifico, è stato possibile verificare che l'età femminile è uno dei fattori che più in assoluto può condizionare il concepimento, sia che si tratti di un concepimento "naturale", sia che si tratti di un concepimento ricercato tramite tecniche di PMA. Il picco di fertilità di una donna si ha, in media, tra i 20 e i 25 anni e poi ha una decrescita nel tempo.

Un esempio concreto dei risultati ottenuti si trova nella clinica spagnola Fertilab Barcelona, che riporta una percentuale di parto (quindi di portare un bambino a casa) nel primo ciclo dell'86,2%, un dato significativamente superiore alla media spagnola che si attesta al 68,5%. Questi risultati sono ottenuti mediante trasferimenti di un singolo embrione (blastocisti) e l'utilizzo di tecnologie avanzate per la coltura, come l'Embryoscope +. Se si confronta questo valore con quello dell'utilizzo di ovociti propri, si ottiene una percentuale minore, influenzata dall'età della paziente: per donne sotto i 35 anni la percentuale di nascite nel primo ciclo è del 63,5%, mentre per quelle tra i 35 e i 39 anni è del 46,5%.
Lo studio britannico citato in precedenza ha confermato che, con l'ovodonazione, i tassi di successo dei trattamenti sono rimasti relativamente simili in tutte le fasce d'età della ricevente. Già nella fascia 43-44 anni, nel 2018, il 53,7% di tutte le nascite da PMA era dovuto all'uso di ovuli di donatrice. Questa percentuale aumenta drasticamente: nel 2018, ben il 92,3% di tutti i nati tramite PMA nella fascia d'età 45-50 anni è risultato da trattamenti che utilizzavano ovuli donati. Le autrici dello studio concludono che l'ovodonazione e la crioconservazione degli ovuli appaiono "indispensabili" per supportare la fertilità in età avanzata tramite PMA. Hanno spiegato che è "altamente improbabile che il recupero della fertilità in età avanzata abbia successo con la procreazione assistita utilizzando gli ovuli della paziente stessa". La donazione e il congelamento degli ovuli possono migliorare le probabilità di concepimento, ma presentano anche importanti limiti che li rendono insufficienti a compensare completamente la perdita di fertilità associata al ritardo della gravidanza.
Il Processo di Ovodonazione: Dalla Selezione della Donatrice al Transfer Embrionario
La programmazione di una fecondazione eterologa con ovodonazione segue un iter ben definito. Inizialmente, viene eseguita una valutazione dettagliata di entrambe le donne, la donatrice e la ricevente, per verificare che siano idonee al trattamento. Il processo di donazione di ovociti, presso centri specializzati, dura solitamente tra le 4 e le 6 settimane, dalla selezione della donatrice al trasferimento degli embrioni. Questo tempo può variare a seconda della sincronizzazione dei cicli mestruali della ricevente e della preparazione del suo utero. Tecnicamente, non esiste una lista d'attesa per l'avvio del trattamento di donazione di ovociti né per l'assegnazione della donatrice, poiché tutto si adatta ai tempi della ricevente e alla sua disponibilità per iniziare la preparazione e la medicazione per il trasferimento degli embrioni.
Selezione della Donatrice:La selezione della donatrice è un passaggio cruciale. La donatrice di ovuli viene scelta in base alle sue caratteristiche fisiche. Si parla del cosiddetto "matching", ossia di un particolare protocollo che impiega un sofisticato sistema nel quale le cartelle cliniche di ogni donatrice includono fotografie, gruppo sanguigno e dati antropometrici al fine di individuare - in modo del tutto automatizzato - una corrispondenza fisica (ossia una somiglianza) tra la donatrice e la ricevente e/o il suo partner.Prima di procedere all'assegnazione, le candidate donatrici sono valutate da specialisti che effettuano studi medici e ginecologici completi, con esami del sangue ed ecografie. Questi esami aiutano a studiare eventuali problemi genetici che potrebbero essere trasmessi dalla donatrice al futuro bambino, così come le malattie infettive (HIV, diversi tipi di epatite) e una valutazione della sua riserva ovarica e del livello di fertilità. Tutto questo è necessario per verificare che la donatrice sia idonea a donare. Inoltre, viene effettuata una valutazione psicologica per escludere patologie mentali e verificare che la donatrice sia pienamente consapevole del processo e delle sue implicazioni. La donatrice deve essere giovane, di età compresa tra i 20 e i 35 anni, e in perfetto stato di salute fisica e mentale. Per essere certi di avere un'alta percentuale di successo della tecnica, con un embrione sano, non deve avere malformazioni, né malattie genetiche, congenite oppure ereditarie. La sua funzionalità ovarica deve essere nella norma. L'atto dell'ovodonazione deve avvenire in maniera totalmente consapevole, volontaria e gratuito, con l'intenzione di voler aiutare un'altra donna, e una coppia, ad avere un figlio. La legge spagnola prevede che la donazione di ovuli sia anonima, quindi non è possibile conoscere l'identità della donatrice. Allo stesso modo, la donatrice non avrà alcuna informazione sulla ricevente o sul futuro bambino, né conoscerà il risultato della donazione di ovuli.
Stimolazione Ovarica della Donatrice e Prelievo Ovocitario:La donatrice di ovuli inizia la stimolazione ovarica, che dura circa 10-12 giorni. Questa stimolazione consente di far maturare più follicoli e quindi di prelevare più ovuli. La paziente viene poi monitorata nel tempo tramite ecografie e prelievi per verificare i dosaggi ormonali. Nel momento in cui i follicoli raggiungono un diametro di circa 16-18 mm, possono essere prelevati. Viene dunque eseguita una procedura chiamata puntura follicolare (o prelievo ovocitario o pick-up). Tramite una puntura transvaginale eco-guidata, quindi una puntura guidata ecograficamente ed eseguita attraverso la sua vagina, vengono prelevati gli ovociti. La durata di questo intervento è di circa 20 minuti e generalmente non ci sono complicanze, se non qualche lieve dolore addominale simile a quello avvertito durante il periodo mestruale e qualche sanguinamento vaginale.
Preparazione Endometriale della Ricevente e Transfer Embrionario:Durante il periodo di stimolazione della donatrice, la ricevente viene sottoposta a una preparazione endometriale per garantire che il suo utero sia pronto a ricevere l'embrione. Il trattamento è semplice, in quanto consiste nel preparare l'utero della donna ricevente a ricevere l'embrione e quindi ad aumentare le possibilità di impianto. Dura circa 10 giorni. Per le pazienti che non vivono in Spagna, il trattamento di preparazione endometriale per l'ovodonazione può essere seguito nel proprio paese d'origine, con il supporto di un reparto specializzato nell'assistenza ai pazienti internazionali che si occupa di visionare i risultati delle ecografie e delle analisi affinché tutto sia pronto per il giorno del trasferimento degli embrioni, evitando così inutili viaggi al centro e rendendo il trattamento il più sopportabile possibile.
Una volta che gli ovuli sono stati fecondati con lo sperma del donatore o del partner, gli embrioni vengono coltivati per alcuni giorni prima di essere trasferiti nell'utero della ricevente. Questa fase si conclude con il trasferimento dell'embrione, una procedura semplice che generalmente non richiede anestesia, seguita da un breve periodo di riposo per ottimizzare le possibilità di impianto e di gravidanza. Circa 10 giorni dopo il trasferimento dell'embrione, sarà possibile eseguire un test di gravidanza sanguigno, noto anche come "beta" test, per controllare i livelli dell'ormone beta-hcg. Questo ormone è necessario per lo sviluppo della gravidanza, quindi i livelli danno un'indicazione della vitalità della gravidanza, poiché la sua presenza aumenta esponenzialmente con il passare dei giorni dopo il trasferimento dell'embrione.
Epigenetica e Legame Materno: Al di Là della Genetica
Affrontando un trattamento di donazione anonima di ovuli, le emozioni giocano un ruolo molto importante e sono fondamentali per gestire le aspettative. È del tutto normale per la ricevente porsi domande sulla somiglianza fisica del futuro bambino e su come potrà sentirlo "suo", dato il non contributo genetico materno. Questi dubbi sorgono non solo nelle fasi iniziali del trattamento, ma anche durante la gravidanza, immaginando situazioni che non si sono ancora verificate e proiettando sentimenti al riguardo.
Tuttavia, l'esperienza clinica ha insegnato che queste emozioni spesso si minimizzano con la nascita del bambino. È allora che i dubbi vengono messi in secondo piano e ci si concentra sull'esperienza della maternità. Nonostante il peso della genetica sia presente, l'epigenetica svolge un ruolo importante. L'epigenetica è una parola greca che significa letteralmente "essere al di sopra (epi) del genoma", indicando che non possiamo spiegare chi siamo basandoci unicamente sulla sequenza del nostro DNA. Esistono marcatori epigenetici molto importanti nelle prime fasi dello sviluppo umano, come la gravidanza e l'infanzia, che influenzano il modo in cui i geni vengono espressi in base alle influenze ambientali e culturali a cui sono sottoposti.
A ciò si aggiunge l'influenza della famiglia e, in particolare, del legame materno. Nel corso della vita del bambino, molti fattori plasmeranno il suo aspetto, il suo carattere e i suoi valori. La madre farà parte di ognuna di queste fasi e il bambino le assomiglierà in molti modi, attraverso l'educazione, le esperienze condivise e il legame affettivo che si instaura.
Rischi e Considerazioni nella Gravidanza con PMA Dopo i 40 Anni
Anche donne in età avanzata possono gestire e affrontare eventuali complicanze dopo la fecondazione in vitro, ma devono essere messe in guardia sulle possibilità. È fondamentale che la scelta di sottoporsi alla FIVET sia piena e consapevole, tenendo conto dei potenziali rischi e conseguenze per la salute materna.
I principali rischi in seguito a una gravidanza per FIVET a 40 anni includono:
- Compromissione della funzione epatica: Questa può verificarsi specialmente in chi assume medicine "pesanti", come stimolanti ormonali o antibiotici. I farmaci ormonali possono influenzare negativamente il lavoro del fegato, che viene ulteriormente sollecitato dalla fertilizzazione degli ovociti.
- Cardiomiopatia: Può insorgere in seguito a un danno al miocardio. I sintomi includono debolezza, dolore acuto al cuore, attacchi di asma e gonfiore degli arti inferiori. Ciò avviene perché un eccesso di ormoni porta a un aumento di estrogeni e, da qui, a un metabolismo proteico alterato e a una debolezza muscolare.
- Problemi con la tiroide: Possono manifestarsi a causa dell'iperstimolazione della maturazione di un gran numero di ovociti. I sintomi includono intolleranza alla luce e al calore intenso, grave lacrimazione, perdita di peso, spasmi muscolari, insonnia, tachicardia, pianto e affaticamento.
- Rischio oncologico: In rari casi, si potrebbe formare un carcinoma mammario e ovarico, potenzialmente a tre anni dalla fecondazione in vitro. Le cause sono da ricercarsi nella stimolazione dell'ovulazione nei follicoli, che porta alla formazione di un gran numero di ovociti, e nell'aumento dei livelli di estrogeni nel sangue. È importante sottolineare che questo rischio è oggetto di studi e richiede un monitoraggio attento.
Questi rischi aumentano e vengono tollerati meno in età avanzata, poiché le condizioni dell'organismo non sono quelle della gioventù. La presenza di patologie preesistenti o l'assunzione di farmaci può esacerbare ulteriormente queste condizioni. Pertanto, una valutazione medica approfondita e un attento monitoraggio durante tutto il percorso sono indispensabili.
L'Importanza del Test Genetico Embrionario (PGS/PGT-A)
Per le donne che affrontano la PMA, specialmente in età avanzata, il test genetico preimpianto per le aneuploidie (PGT-A), precedentemente noto come PGS, assume un'importanza crescente. Come menzionato, dopo i 40 anni, circa il 70% degli embrioni presenta anomalie cromosomiche. Identificare gli embrioni euploidi (con un numero corretto di cromosomi) prima del trasferimento può significativamente migliorare le probabilità di successo della gravidanza e ridurre il rischio di aborti spontanei.
Il rischio associato al test genetico embrionario con le moderne tecnologie è molto basso. Gli embrioni possono essere scongelati, testati e ricongelati senza compromettere la loro vitalità. Anche se il PGT-A aggiunge 2-4 settimane al processo complessivo, il suo valore diagnostico è considerevole. Ad esempio, una paziente con una storia di aborto da trisomia 21 ha scoperto, tramite PGT-A, che solo uno dei suoi embrioni era euploide. Analogamente, una donna che aveva affrontato vari insuccessi ha testato gli embrioni congelati, scoprendo che solo pochi erano validi per il trasferimento. A 44 anni, dopo fallimenti con ovuli propri e donati, una paziente ha testato gli ultimi embrioni a disposizione per massimizzare le possibilità.
È fondamentale comprendere che il PGT-A aiuta nella selezione dell'embrione più idoneo, ma non sostituisce un test genetico completo sul futuro bambino, come quelli che si eseguono in gravidanza. Molte donne, nonostante le statistiche, decidono di continuare con i propri ovociti, e in questi casi, il PGT-A diventa uno strumento ancora più prezioso per ottimizzare le chance di successo, soprattutto in combinazione con il trasferimento di un singolo embrione blastocisti, che è già una pratica standard in molte cliniche per massimizzare le percentuali di successo riducendo i rischi di gravidanze multiple.
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