La pianificazione di una strategia terapeutica adeguata prima, durante e dopo un percorso di fecondazione medicalmente assistita (PMA) rappresenta un momento critico che deve essere rigorosamente supervisionato dal ginecologo curante. Molte pazienti, affrontando percorsi complessi come l'ovodonazione, si trovano a dover interpretare prescrizioni che spesso variano significativamente tra un centro e l'altro, generando dubbi legittimi sull'uso di farmaci come la cardioaspirina.

La complessità delle indicazioni cliniche
L'utilizzo di farmaci antiaggreganti in ambito riproduttivo è un tema che genera frequenti interrogativi tra le pazienti. Ad esempio, in presenza di mutazioni genetiche come l'omozigosi della variante C677T nel gene MTHFR o in presenza di anticorpi antinucleo (ANA) positivi, le strategie possono divergere. È fondamentale comprendere che, mentre la mutazione MTHFR è estremamente frequente, i problemi clinici emergono generalmente solo se si registra un innalzamento dei livelli di omocisteina, fattore associato a un potenziale aumento del rischio trombotico. In questi casi, la terapia standard si basa sull'acido folico, eventualmente integrato con vitamina B12.
Allo stesso modo, gli ANA positivi sono riscontrati frequentemente nella popolazione generale. Spesso, se non associati ad altri autoanticorpi specifici - come gli anti-cardiolipina, gli anti-beta2 glicoproteine o il LAC (lupus anticoagulant) - la loro rilevanza clinica nel successo dell'impianto è oggetto di dibattito. Mentre alcuni professionisti suggeriscono l'impiego di cortisonici per gestire la risposta immunitaria, altri ritengono tale approccio eccessivo, preferendo focalizzarsi su una profilassi antiaggregante a basse dosi.
Cardioaspirina e aspirinetta: differenze e proprietà
Molte pazienti si interrogano sulla distinzione tra cardioaspirina e "aspirinetta". Dal punto di vista del dosaggio di acido acetilsalicilico (ASA), entrambi contengono solitamente 100 mg di principio attivo. La differenza principale risiede spesso nella formulazione: la cardioaspirina include un agente gastroprotettore, rendendola più tollerabile per la mucosa dello stomaco.
L’ASA agisce acetilando la cicloossigenasi in maniera irreversibile; di conseguenza, l’effetto antiaggregante persiste per tutta la vita utile della piastrina, che è di circa 5-7 giorni. È importante chiarire un equivoco diffuso: l'acido acetilsalicilico non influisce sul numero delle piastrine (piastrinopenia), ma sulla loro funzionalità. La piastrinopenia, definita come una riduzione del numero di piastrine in circolo sotto un certo valore, è una condizione distinta causata da un'eccessiva distruzione o da una ridotta produzione midollare.

L'uso preventivo nella procreazione medicalmente assistita
La gravidanza indotta da tecniche di PMA non impone automaticamente l'uso di aspirina a basso dosaggio. Tuttavia, la letteratura scientifica ha evidenziato diverse situazioni in cui l'uso di 100-150 mg di ASA può essere di supporto. Le indicazioni principali includono:
- Precedenti episodi di preeclampsia pretermine.
- Ipertensione cronica.
- Diabete pregravidico.
- BMI superiore a 30 kg/m2.
- Sindrome da anticorpi antifosfolipidi.
- Procreazione medicalmente assistita con fattore di infertilità inspiegata o materna.
In caso di poliabortività (definita come tre o più aborti spontanei consecutivi), il medico può indagare la presenza di trombofilie. Se viene diagnosticata una predisposizione trombotica, l'uso di cardioaspirina può risultare determinante nel rendere il sangue più fluido e ridurre gli stati infiammatori. Tuttavia, in assenza di patologie evidenti o fattori di rischio accertati, molti specialisti preferiscono non sottoporre la paziente a una terapia farmacologica non necessaria.
Gestione della terapia: tempistiche e precauzioni
L'assunzione di cardioaspirina in gravidanza segue protocolli ben definiti. Generalmente, viene raccomandata a partire dal primo trimestre (spesso attorno alla 12esima settimana, o prima in caso di stimolazione) e proseguita, nella maggior parte dei casi, fino alla 36esima settimana di gestazione.
Il momento ideale per l'assunzione è spesso oggetto di dubbi. Sebbene il foglietto illustrativo possa suggerire l'assunzione prima dei pasti, l'uso a stomaco vuoto può scatenare effetti gastrointestinali spiacevoli. Per questa ragione, molti ginecologi consigliano di assumerla a stomaco pieno, preferibilmente dopo cena, valutando eventualmente l'aggiunta di un gastroprotettore al mattino.
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Rischi e sospensione del trattamento
Nonostante i benefici, la prudenza è d'obbligo. Gli antinfiammatori non steroidei, se assunti in dosaggi elevati, possono comportare rischi per il feto, come la chiusura prematura del dotto di Botallo. Al dosaggio basso previsto dalla profilassi (100-150 mg), tali rischi sono considerati trascurabili, ma la vigilanza rimane fondamentale.
La sospensione del farmaco è necessaria in presenza di reazioni allergiche, effetti collaterali gravi o sanguinamenti vaginali inspiegati. Inoltre, è cruciale interrompere l'assunzione circa due settimane prima della data presunta del parto o della data programmata per il taglio cesareo. Poiché il parto comporta naturalmente una perdita di sangue, l'effetto fluidificante della cardioaspirina potrebbe aumentare il rischio di emorragie, rendendo necessaria una gestione oculata dell'emostasi nelle fasi finali della gravidanza.

In ultima analisi, ogni percorso di procreazione medicalmente assistita è unico. La scelta di associare o meno terapie come l'eparina o la cardioaspirina deve essere il risultato di un dialogo tra la paziente e il medico curante, il quale possiede il quadro clinico completo e può valutare la reale necessità di ogni singolo intervento, evitando protocolli "a tappeto" non giustificati da un'evidenza clinica solida.
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