Ötzi: un Viaggio Attraverso il Tempo tra Scienza, Misteri e Nuove Scoperte

Ricostruzione del volto di Ötzi

Ötzi, l'uomo vissuto cinquemila anni fa sulle Alpi e ritrovato tra i ghiacci, non smette di riservare sorprese per la scienza, affascinando studiosi e non. La mummia del Similaun (in tedesco Mumie vom Similaun), anche uomo del Similaun, uomo dell'Hauslabjoch e familiarmente Ötzi, è un reperto antropologico rinvenuto il 19 settembre 1991 in Trentino-Alto Adige, in prossimità del confine italo-austriaco, ai piedi del ghiacciaio del Similaun a 3213 m s.l.m. Inizialmente, si pensò a un alpinista scomparso in età recente, attivando la gendarmeria austriaca. Il corpo fu portato a Innsbruck in Austria, esaminato da esperti e attribuito a un antico abitante di quelle zone, soprannominato poi Ötzi da un giornalista - vezzeggiativo derivato dal luogo del ritrovamento (Ötztal nel Tirolo del Nord). La datazione al radiocarbonio, effettuata nel 2008, gli attribuisce un'età tra 5300 e 5200 anni, ponendolo nell'Età del Rame, un momento di transizione tra il Neolitico e l'Età del Bronzo. Si tratta dunque di un antico Homo sapiens mummificato.

Il Ritrovamento e la Conservazione

La mummia fu ritrovata da due alpinisti tedeschi, i coniugi Erica e Helmut Simon di Norimberga, durante un'escursione compiuta tra il 19 e il 22 settembre 1991 presso il confine italo-austriaco, sullo Hauslabjoch. La mummia del Similaun è conservata a Bolzano, al Museo archeologico dell'Alto Adige, in una struttura che mantiene le condizioni di conservazione pur permettendone l'osservazione. Il corpo si trova in una stanza con circa il 99,6% di umidità e −6 °C. Ogni due mesi un medico specializzato spruzza sulla mummia dell'acqua distillata, che congelandosi forma una patina protettiva e restituisce lo 0,4~0,5% di umidità mancante. Nell'estate del 2010 si è definitivamente concluso il processo per il ritrovamento della mummia.

L'Identikit di Ötzi: Aspetto Fisico e Abitudini

South Tyrol Museum of Archaeology/ Südtiroler Archäologiemuseum/ Museo Archeologico dell'Alto Adige

Le analisi più recenti ci hanno restituito interessanti dettagli sul suo effettivo aspetto fisico. Grazie a una nuova tecnologia di sequenziamento avanzata, i ricercatori dell'Istituto Max Planck per l’antropologia evolutiva e di Eurac Research di Bolzano sono riusciti a ricostruire il suo patrimonio genetico in modo più accurato. Dimenticate la ricostruzione di Ötzi, la celebre mummia ritrovata su un ghiacciaio alpino negli anni Novanta. In realtà l'uomo del Similaun aveva la pelle più scura rispetto a quanto si ipotizzava finora e molto probabilmente era calvo.

Per quanto riguarda la pelle, finora gli studiosi avevano attribuito il colore abbastanza scuro al processo di mummificazione nel ghiacciaio. "Era una pelle piuttosto scura, più scura della tonalità più scura che si trova in Europa meridionale, per esempio in Sicilia o in Andalusia, ma non così scura come nelle regioni subsahariane," sottolinea l’archeogenetista Johannes Krause. "Abbiamo analizzato il genoma di Ötzi ad altissima risoluzione e abbiamo ottenuto così un quadro preciso e ricco di sfumature; nello studio sono state integrate le più recenti scoperte scientifiche."

Relativamente alla sua capigliatura, "In realtà, sul sito di ritrovamento, insieme a Ötzi sono stati ritrovati solo pochi peli e non si è mai indagato se fossero davvero suoi, né di che peli si trattasse," chiarisce a tal proposito l’antropologo Albert Zink. "I peli ritrovati avrebbero potuto essere anche peli di barba e non necessariamente capelli. Si pensava che i capelli fossero caduti e che fossero stati lavati via dall’acqua o dal ghiaccio, ma si è sempre dato per scontato che dei capelli ci fossero stati. Anche la prima ricostruzione mostrava Ötzi con una capigliatura piuttosto folta: questa era l’idea che ci si era fatta di lui."

Conosciamo gli abiti e gli accessori con cui era vestito: perizoma, gambali e sopraveste di pelle di capra, berretto di pelliccia d'orso, scarpe con tomaia di pelle di cervo e suola di pelle d'orso. L’analisi del contenuto del suo stomaco ha rivelato di che cosa erano fatti i suoi ultimi pasti: carne di cervo e di stambecco, pane o qualcosa di simile a base di cereali, vegetali. L'ultimo pasto di Ötzi è stato speck.

I Tatuaggi: Medicina o Decorazione?

I tatuaggi di Ötzi

Una ricerca recente ha individuato le decine di tatuaggi, che non si sa se fossero a scopo "medico" (una sorta di agopuntura) o decorativo, da cui era ricoperta la sua pelle. Ötzi è il primo umano tatuato di cui si abbia conoscenza; ha 61 tatuaggi; per questa ragione è diventato famoso tra i tatuatori. I tatuaggi dell'uomo del Similaun consistono in semplici punti, linee e crocette: si trovano in corrispondenza della parte bassa della colonna vertebrale, dietro il ginocchio sinistro e sulla caviglia destra. Siccome esami radiologici hanno individuato forme di artrosi in quei punti, si presume che tali immagini avessero una funzione di tipo curativo o religioso per alleviare i dolori. Altri hanno proposto che i tatuaggi fossero punti d'agopuntura.

La Morte Violenta di Ötzi

Sappiamo che visse 5.300 anni fa, nell’età del Bronzo, sempre nella zona di Bolzano e che morì tra i 40 e 50 anni di morte violenta, colpito da una freccia. Le analisi hanno evidenziato la presenza di una punta di freccia in selce nella spalla sinistra (penetrata a fondo in direzione del cuore) e alcune ferite e abrasioni (tra cui un taglio sul palmo della mano destra e un trauma cranico) che portano a ipotizzare una morte violenta e non per cause naturali, come era stato ipotizzato in un primo momento. Grazie alle moderne nanotecnologie, si è visto che i globuli rossi prelevati dalle ferite sulla schiena e sulla mano destra di Ötzi risalgono a 5.300 anni fa. Grazie alla spettroscopia Raman, si è potuto verificare che questi tessuti erano globuli rossi e non pollini o batteri.

Il Mistero della Sepoltura: Dibattito e Controverse

L'ultima scintilla è scoccata a fine agosto con un articolo su «Antiquity», primo firmatario l'archeologo Alessandro Vanzetti dell'Università «La Sapienza» di Roma. Secondo il quale Ötzi, colpito alla spalla da una freccia, non morì dove è stato ritrovato, come vuole la versione più gettonata, ma vi fu sepolto in seguito e con uno specifico rituale. Lo studio di Vanzetti non rianalizza solo i dati sulla mummia ma esamina anche l'area circostante, studiando la distribuzione dei pollini e degli oggetti (come un'ascia in rame, arco e frecce, uno zaino). Secondo Vanzetti, se Ötzi li avesse indossati al momento della morte gli oggetti non si sarebbero dispersi nel modo in cui sono stati trovati. I pollini segnalano inoltre una sepoltura a fine estate, mentre l'ultimo pasto risale ad aprile.

La spiegazione proposta da Vanzetti è che Ötzi, morto in aprile, fu mummificato e conservato in comunità fino allo scioglimento dei ghiacci, quando fu possibile tumularlo con i suoi averi in alta montagna, su una pietra poco a monte del luogo di ritrovamento (dove fu poi trascinato dai cicli di disgelo).

Niente affatto, hanno ribattuto in un comunicato i ricercatori del Museo archeologico dell’Alto Adige e l’Istituto per le mummie e l’Iceman dell’Accademia europea di Bolzano, "in veste di massimi esperti": questo scenario ripropone tesi già discusse, non condivise da gran parte degli specialisti. Le incongruenze sono varie. L’usanza di trattenere il cadavere in comunità per poi seppellirlo in montagna è sconosciuta sulle Alpi nell’Età del Rame: all’epoca anche le inumazioni più elaborate avvenivano nelle comunità, e la mummia sulle montagne è un caso unico. La tradizionale conservazione dei corpi di cui parla Vanzetti si è affermata solo in epoca cristiana.

Inoltre, in caso di decesso a valle, per quanto rapida sia la mummificazione il corpo mostrerebbe segni di decomposizione e di invasione di insetti: la loro assenza è spiegabile solo con un rapido congelamento, che spiega anche la peculiare conservazione dell’umidità nei tessuti interni. Anche la posizione del braccio sinistro davanti al petto e il flusso del sangue dall’arteria ferita alla cute attraverso la perforazione non sono compatibili con il trasporto e il trascinamento post mortem. I pollini, infine, non attestano la stagione del seppellimento perché si rimescolano con i disgeli. Il dibattito continua: il comunicato preannuncia articoli che ribatteranno nei dettagli a Vanzetti su riviste specialistiche.

Helicobacter Pylori e le Origini Migratorie

Mappa delle rotte migratorie dell'Helicobacter pylori

L’ultima ricerca effettuata sul suo corpo mummificato ha permesso di isolare e ricostruire il genoma del batterio dell’ulcera che albergava nel suo stomaco, e di fornire un nuovo scenario sui movimenti migratori degli uomini del tempo. Il nuovo studio è stato condotto da un gruppo internazionale di ricercatori, guidati da Frank Maixner, dell’Istituto per le mummie e l'Iceman, il centro di Bolzano che coordina la ricerca su Ötzi. Dall’analisi di campioni prelevati dallo stomaco e dall’intestino della mummia, gli scienziati sono riusciti a ricostruire il genoma dell’Helicobacter pylori da cui era infetto Ötzi. Un'immagine ai raggi X dello stomaco e dell'intestino di Ötzi. Solo nel dieci per cento circa delle persone infettate, l’Helicobacter provoca sintomi come gastrite o ulcera. Da quello che i ricercatori possono dire sulla base dei segni di risposta immunitaria individuati, probabilmente Ötzi ne era affetto.

Dalla ricostruzione del genoma di H. pylori (un lavoro molto complesso consistito innanzitutto nell'isolare il DNA antico e accertarsi che non fosse contaminato da altro materiale genetico), gli scienziati si sono accorti che il ceppo di Ötzi è di origine asiatica, simile a quello oggi presente nello stomaco delle popolazioni di India e Asia sud-orientale. Il batterio presente negli Europei moderni è invece un ibrido, un mix tra il ceppo asiatico e quello africano. Il fatto di aver trovato l’H. pylori di origine solo asiatica in Ötzi fa invece ipotizzare che questo scambio sia avvenuto dopo il tempo in cui lui è vissuto, cioè meno di 5mila anni fa. In altre parole, l’ondata di migrazioni che ha dato origine all’incontro del ceppo africano con quello asiatico sarebbe molto più recente. Si suppone che una prima ondata di migrazioni dall’Africa degli uomini moderni sia avvenuta intorno a 60-70 mila anni fa.

Il DNA di Ötzi: Malattie e Provenienze Antiche

South Tyrol Museum of Archaeology/ Südtiroler Archäologiemuseum/ Museo Archeologico dell'Alto Adige

"I risultati dimostrano appunto che non si può parlare di malattie proprie della civilizzazione: si sono sviluppate in associazione con il nostro stile di vita, ma la predisposizione risale a molto tempo prima," evidenzia l’antropologo Zink. "Credo che questa sia una scoperta importante anche per la medicina moderna." In compenso aveva l’aterosclerosi, che verrà analizzata nel dettaglio in uno studio specifico.

I risultati dell'esame del DNA di Ötzi sono stati pubblicati il 28 febbraio 2012. L'Y-DNA di Ötzi appartiene a una subclade dell'aplogruppo G, G2a L-91, definita dalle SNPs M201, P287, P15, L223 e L91 (G-L91, ISOGG G2a2b, ex "G2a4"). G2a L-91 ha oggi le frequenze più elevate tra i moderni abitanti della Sardegna e Corsica del sud. Secondo l'analisi del suo DNA mitocondriale Ötzi appartiene all'mtDNA K1, ma non può essere classificato in nessuna delle subcladi appartenenti alle tre branche moderne (K1a, K1b o K1c). Secondo lo studio del DNA contenuto nei suoi mitocondri, Ötzi appartiene a un sottogruppo che non ha lasciato eredi.

Dallo studio è venuto fuori un altro dato molto interessante relativo alla provenienza dell’uomo. Circa 8.000 anni fa i coltivatori provenienti dall’Anatolia hanno iniziato a migrare verso l’Europa e si sono mescolati con i cacciatori-raccoglitori che vivevano originariamente in Europa occidentale. Ötzi, invece, ha solo poco meno dell’otto per cento del suo corredo genetico riconducibile ai cacciatori-raccoglitori.

La Voce di Ötzi

Nel 2016 alcuni esperti di foniatria dell'ospedale San Maurizio di Bolzano e del CNR di Padova sono riusciti a "risalire" alla voce. In realtà sono state riprodotte le 5 vocali italiane a partire dal suo apparato fono-articolatorio.

Sfatare le "Bufale" su Ötzi

BOLZANO. "Trovate tracce di sperma nel retto di Ötzi": sta tornando a circolare la bufala che riguarderebbe la Mummia del Similaun che nel 2016 aveva avuto una vera e propria "esplosione". Una fake news che ha origini antiche, addirittura risalenti al primo aprile 1992 quando una rivista austriaca aveva pubblicato la falsa notizia come fosse, appunto, un pesce d'aprile. Nel 2016, poi, l'ha rilanciata con enfasi il sito Ctrl Alt Write e in questi giorni è toccato a Le Cronache Lucane riprendere in toto l'articolo di tre anni fa.

Tutto, tra l'altro, sarebbe nato da un incredibile errore di traduzione di uno dei tanti esami cui è stata sottoposta la mummia. Lo riportava Reuters già qualche anno fa dopo aver intervistato Angela Graefen ricercatrice di genetica umana all'Eurac di Bolzano: "One sticky rumor - scriveva l'agenzia di stampa britannica - was that semen had been found in his anal canal, prompting headlines about his supposed homosexuality. But Graefen set the record straight. 'This comes from the fact that seeds have been found in his intestine. The words for plant seeds and semen are actually the same in German', she laughed." Tradotto: "Una voce di corridoio sosteneva che dello sperma fosse stato trovato nel suo canale anale, provocando titoloni su una sua presunta omosessualità. Ma Graefen (la genetista che ha studiato il corpo mummificato a Bolzano) ha messo le cose in chiaro. “La voce deriva dal fatto che dei semi sono stati trovati nel suo intestino. I termini per i semi di piante e lo sperma sono, in effetti, gli stessi in tedesco” ha riso." Insomma, tutta fuffa. Si è diffusa una leggenda metropolitana secondo cui, in seguito ad analisi degli organi di Ötzi, sarebbe stato ritrovato del liquido seminale all'interno del retto, ma è una falsità: nell'intestino erano stati rinvenuti dei semi, non sperma.

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