Partorire al Buzzi e negli Hub lombardi durante l'emergenza sanitaria: una guida completa

La nascita di un figlio rappresenta, in qualsiasi epoca, un evento di straordinaria portata emotiva e biologica. Tuttavia, l’avvento dell’emergenza sanitaria globale legata al virus SARS-CoV-2 ha trasformato radicalmente le dinamiche dell'accoglienza ospedaliera, rendendo necessaria una riorganizzazione profonda dei reparti di Ostetricia e Ginecologia. L'immagine del neonato che, appena venuto al mondo, tenta di afferrare la mascherina del medico, divenuta simbolo dell'anno 2020, sintetizza perfettamente la resilienza della vita di fronte a una sfida senza precedenti.

In Lombardia, e in particolare a Milano, la gestione del percorso nascita è stata strutturata per garantire la massima sicurezza sia per le mamme negative che per quelle positive al virus, creando una rete di centri Hub specializzati e protocolli rigorosi in strutture come l’Ospedale dei Bambini "Vittore Buzzi".

personale sanitario con dispositivi di protezione individuale in una sala parto

La rete degli Ospedali Hub e il modello del Buzzi

Il principio cardine della gestione ostetrica durante la pandemia è stato la separazione dei percorsi. In Lombardia, fin dalle prime fasi dell'emergenza, sono stati identificati ospedali di riferimento (Hub) dotati di competenze infettivologiche avanzate per assistere le partorienti positive. A Milano, tra i centri di riferimento troviamo la Clinica Mangiagalli-Fondazione IRCCS Ca' Granda e l’Ospedale-ASST Fatebenefratelli-Sacco.

L'Ospedale dei Bambini "Vittore Buzzi" di Milano ha risposto con estrema tempestività, garantendo la continuità assistenziale nonostante la criticità della situazione. Per proteggere la diade mamma-neonato, la struttura ha implementato un’area di sicurezza dedicata, grazie al contributo della Onlus OBM (Ospedale Bambini Milano). È stata allestita una speciale "isola neonatale" all'interno di una sala parto dedicata alle mamme contagiate o sospette tali. Questo spazio è equipaggiato con tecnologie all'avanguardia, tra cui un lettino 'Infant Warmer', rianimatori per la ventilazione a pressione positiva, saturimetri e bilance neonatali. L'obiettivo non è solo clinico, ma profondamente umano: permettere alle madri di vivere il momento della nascita con la necessaria serenità, pur in un contesto di isolamento e precauzione.

Protocolli di screening e gestione del tampone

La sicurezza all'interno delle sale parto inizia ben prima dell'ingresso in reparto. Il protocollo prevede un’attenzione meticolosa verso lo screening per SARS-CoV-2:

  • Parto programmato: Per le induzioni o i tagli cesarei pianificati, il tampone viene solitamente eseguito tra le 24 e le 72 ore precedenti il ricovero.
  • Accesso in urgenza: Per le donne che giungono in travaglio, viene effettuato un tampone rapido al momento dell’ingresso in Pronto Soccorso ostetrico-ginecologico.
  • Gestione della "Zona Grigia": Nel tempo che intercorre tra il ricovero e l'attesa dell'esito, la paziente viene accolta in una stanza singola o in un reparto dedicato definito "zona grigia", dove viene assistita come potenzialmente positiva, mantenendo il distanziamento e indossando le protezioni previste.

Questa procedura di separazione è fondamentale: le donne positive, o sospette tali, seguono percorsi fisicamente distinti, con sale travaglio e sale parto dedicate, per prevenire qualsiasi rischio di contagio incrociato.

La presenza dei papà e l'accompagnamento

Una delle sfide più delicate ha riguardato la partecipazione del partner. Sebbene le regole varino leggermente in base alla struttura e all'evoluzione del quadro pandemico, la linea generale mira a bilanciare la sicurezza con il bisogno di supporto affettivo.

In condizioni di negatività della mamma, il padre è solitamente ammesso al travaglio e al parto, previo tampone negativo (ove richiesto) e l'utilizzo costante dei dispositivi di protezione individuale (DPI), quali mascherine, camici monouso e calzari. Nel caso in cui la mamma risulti positiva, per ragioni precauzionali, la presenza dell'accompagnatore è solitamente limitata o esclusa. Tuttavia, laddove il travaglio sia in fase avanzata e il trasferimento verso un centro Hub non sia fattibile, la gestione avviene localmente, cercando di garantire il massimo dell'assistenza possibile.

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Assistenza al neonato e Rooming-in

Il rapporto tra mamma e bambino viene tutelato con la massima cura. Se la madre è negativa o positiva asintomatica, il bambino viene solitamente tenuto in osservazione precauzionale e può rimanere con la madre, favorendo il rooming-in (la pratica di tenere il neonato in stanza con la mamma per favorire l'allattamento e il legame). In caso di madre positiva con sintomi importanti, viene eseguito il tampone sul neonato.

Nei centri Hub, il trasferimento del neonato da una mamma positiva avviene in massima sicurezza, attivando il Servizio di Trasporto di Emergenza Neonatale (STEN), con la presenza costante di un neonatologo e di un'infermiera pediatrica. L'obiettivo delle strutture, come sottolineato dagli specialisti, è quello di mantenere l'umanizzazione del parto, utilizzando anche mezzi tecnologici come tablet o smartphone per mantenere i contatti con i familiari lontani, mitigando così il senso di solitudine che spesso accompagna la degenza.

La protezione e i dispositivi di sicurezza

Durante l'intero periodo di permanenza, dal ricovero alle dimissioni, l'utilizzo dei DPI è obbligatorio. Le pazienti, durante il travaglio, indossano mascherine chirurgiche, mentre gli operatori sanitari utilizzano dotazioni di protezione di livello superiore, a seconda dello stato di positività della paziente. Questo "bardamento" - composto da visiere, camici idrorepellenti, guanti e mascherine FFP2 - è diventato la nuova normalità in corsia.

Nonostante le difficoltà e la necessità di una burocrazia sanitaria più stringente, l'esperienza di chi ha partorito durante l'emergenza testimonia l'eccezionale lavoro svolto dal personale medico e infermieristico. Il personale, in strutture come il Buzzi, non si limita a compiti tecnici, ma si fa carico dell'aspetto emotivo, offrendo conforto e professionalità in un momento in cui l'assenza di familiari e amici esterni pesa sulla psicologia della neo-mamma.

Verso una nuova normalità nel percorso nascita

La raccolta dati condotta dagli Hub lombardi, come il Mangiagalli Center e il Sacco, rappresenta una risorsa scientifica preziosa per comprendere meglio l'impatto del virus sulla gravidanza. Le evidenze cliniche suggeriscono che, sebbene la maggior parte delle gravide positive presenti un decorso medio-lievi, il monitoraggio costante resta fondamentale. La ricerca sta inoltre approfondendo aspetti cruciali come la trasmissione verticale, la sicurezza dell'allattamento e le risposte immunitarie.

La lezione appresa durante questa crisi è che l'ospedale, anche in tempi di pandemia, deve continuare a essere un luogo di accoglienza. Il successo del percorso nascita risiede in tre pilastri: la separazione netta dei flussi tra pazienti positive e negative, l'alta specializzazione del personale dedicato e l'integrazione tecnologica per ridurre, pur nel distanziamento, la distanza emotiva tra i neogenitori e i loro cari. La vita, come dimostrato in ogni reparto maternità della Lombardia, continua a fluire, trasformandosi per adattarsi alle nuove necessità, ma restando sempre il momento più significativo dell'esperienza umana.

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