La parotite, comunemente chiamata “orecchioni”, è una malattia virale infettiva che colpisce principalmente una o entrambe le ghiandole parotidi, le ghiandole salivari maggiori situate dietro la ramificazione ascendente della mandibola. È causata dal virus della parotite e, sebbene colpisca soprattutto bambini e adolescenti, può causare infezioni anche in adulti sensibili. Generalmente, la malattia produce un'immunità vitalizia, che può essere prevenuta efficacemente con la somministrazione del vaccino trivalente MPR (morbillo, rosolia e parotite) o quadrivalente MPRV (che include anche l'anti-varicella). Fino a qualche anno fa, la maggior parte degli episodi si verificava nei bambini tra i cinque e i nove anni di età; ora, invece, i più a rischio sono i giovani tra i quindici e i ventinove anni. Questa infezione virale, pur essendo spesso considerata una patologia infantile che nella maggior parte dei casi passa senza causare gravi danni alla salute di una persona, può avere conseguenze più severe quando colpisce gli adulti, specialmente in relazione alla fertilità. La parotite, infatti, può colpire anche altre ghiandole del corpo, il sistema nervoso centrale e, con implicazioni significative, i testicoli negli uomini.
Il Decorso della Parotite e le Sue Manifestazioni
Il virus della parotite si trasmette con le stesse modalità del raffreddore e dell’influenza, ovvero attraverso goccioline di saliva infette che possono essere inalate o prelevate dalle superfici e trasferite alla bocca o al naso. Un paziente inizia ad essere contagioso già pochi giorni prima che si sviluppino i sintomi e lo rimane fino a cinque giorni dopo l'inizio del gonfiore delle ghiandole. In questo periodo, è fondamentale prevenire la diffusione dell'infezione ad altri, in particolare adolescenti e giovani adulti che non sono stati vaccinati.
La durata e il decorso della parotite possono variare in base all’intensità dei sintomi. Solitamente, la parotite ha un periodo di incubazione che varia dai 12 ai 25 giorni, ma più comunemente si attesta tra i 14 e i 24 giorni. Durante questo lasso di tempo, non si manifesta ancora nessun sintomo evidente, ma il virus è già attivo nel corpo. I sintomi in genere compaiono 16-18 giorni dopo l’infezione. Dopo il periodo di incubazione, si manifestano i primi sintomi aspecifici come mal di testa, malessere generale, dolori muscolari, stanchezza, inappetenza e una sgradevole sensazione di mal di gola causata dall’aumento delle parotidi. Successivamente, dopo 1-2 giorni, la parotide inizia a gonfiarsi. All’inizio tale gonfiore è spesso unilaterale, ma poi in molti casi diventa bilaterale. Le ghiandole parotidee, responsabili della produzione di saliva e situate su entrambi i lati del viso, appena sotto le orecchie, sono in genere interessate entrambe dal gonfiore, anche se occasionalmente questo può essere monolaterale. Il paziente lamenta in genere anche dolore e difficoltà a deglutire, con una dolorabilità della mandibola, soprattutto al tatto, e secchezza in bocca perché diminuisce la secrezione di saliva. Questi fastidi appaiono poco prima che si manifesti l’infiammazione e il livido sul volto, causato dall’aumento delle ghiandole. Solitamente il processo inizia nelle parotidi, e aumenta il volume di entrambe le ghiandole contemporaneamente. Successivamente possono apparire i primi disturbi a livello delle ghiandole salivari sottolinguali e sottomandibolari, aumentando il dolore e il livido. Alcuni soggetti sviluppano una sintomatologia molto lieve o addirittura nessun sintomo, ma tendenzialmente la guarigione avviene per tutti entro 2 settimane circa. In rarissimi casi è possibile contrarre nuovamente la parotite.
In gravidanza, invece, occorre prestare particolare attenzione. Nei primi tre mesi della gravidanza, la parotite può causare un aborto spontaneo, con una percentuale di circa il 25%, ma non comporta il rischio di malformazioni del feto. Il decorso della parotite nei neonati è identico a quello nei bambini piccoli.
Complicazioni della Parotite nell'Adulto: Un Quadro Generale
Quando il virus della parotite infetta gli adulti, si possono avere complicazioni anche gravi che raramente si riscontrano nei bambini. Questo succede quando il virus, anziché raggiungere e colonizzare solo le ghiandole salivari parotidi, riesce a trovare una via attraverso il liquido cerebrospinale, un fluido che circonda e protegge cervello e midollo spinale. Da qui può diffondersi ad altre parti del corpo come il cervello, il pancreas, i testicoli (nei ragazzi e negli uomini) e le ovaie (nelle ragazze e nelle donne).
Le complicazioni più frequenti della parotite negli adulti includono la meningite, che può colpire fino al 15% dei casi, e l’infiammazione testicolare, nota come orchiepididimite, che può causare persino una riduzione della fertilità. Altre complicazioni meno comuni ma possibili sono la sordità, l’infiammazione delle ovaie (ooforite), l'infiammazione del tessuto mammario (mastite) e danni a carico del pancreas o disturbi neurologici più rari come l'encefalite. Tuttavia, va notato che queste ultime complicazioni si riassorbono quasi sempre spontaneamente senza danni permanenti nella maggior parte dei casi.
Orchiepididimite Parotitica: La Minaccia alla Fertilità Maschile
L’orchiepididimite, l'infiammazione dei testicoli e dell'epididimo, è considerata la complicazione più evidente della parotite virale e, negli adulti e nei ragazzi in età puberale (a partire dai 15 anni), è spesso causa di subfertilità o, in rari casi, sterilità. Questa complicazione si manifesta in circa il 30% dei casi di parotite in età non infantile, arrivando a colpire un paziente su quattro tra gli uomini adulti.
Nei primi giorni di infezione, il virus attacca le ghiandole testicolari, provocando infiammazione parenchimale, separazione dei tubuli seminiferi e infiltrazione linfocitaria interstiziale perivascolare. L'orchite insorge intorno al quarto/quinto giorno dall'ingrossamento delle parotidi, ma in alcuni casi può manifestarsi addirittura dopo cinque settimane. I sintomi caratteristici includono dolore forte ai testicoli, gonfiore, febbre alta, vomito e dolore addominale. Gli esami patologici basati su biopsie testicolari di pazienti con orchiepididimite per parotite epidemica hanno dimostrato diversi gradi di danno permanente nei tubuli seminiferi, con edema, essudato linfocitico perivascolare e infiltrazione diffusa del tessuto interstiziale con emorragia focale, specialmente nei casi acuti.

L'orchite derivata da parotite raramente porta alla sterilità completa, ma può significativamente contribuire alla subfertilità o a una riduzione permanente della fertilità. Le sue conseguenze possono manifestarsi come oligospermia (ridotto numero di spermatozoi), azoospermia (assenza di spermatozoi) e astenospermia (difetti nella capacità di movimento degli spermatozoi). È stato osservato che la malattia unilaterale, ovvero l'infiammazione di un solo testicolo, può significativamente, ma solo transitoriamente, diminuire il numero di spermatozoi, la loro mobilità e la morfologia. Sebbene si ritenga ad oggi che l'orchite parotitica raramente possa essere causa di sterilità permanente completa, la possibilità di una riduzione permanente della fertilità è un aspetto da non sottovalutare.
Il Ruolo degli Anticorpi Antisperma e la Fertilità
Nel contesto dell'orchiepididimite post-parotite, si è studiato il legame tra la produzione di anticorpi antisperma e l'impatto sulla fertilità. Vi sono solo studi retrospettivi che analizzano questo legame, e questi non sono in grado di fornire elementi convincenti che possano confermare che l’orchiepididimite conduca a una produzione significativa di anticorpi antisperma sistemici.
La presenza di anticorpi antisperma naturali in esseri umani fertili, in bambine vergini e in bambini prepuberi ha aumentato l’interesse per lo studio di questo fattore. Le differenze di età nei pazienti con anticorpi naturali contro gli autoantigeni e gli anticorpi contro gli antigeni esogeni sono state ben definite: se la frequenza degli anticorpi contro gli autoantigeni aumenta gradatamente in individui di mezza età, gli anticorpi contro gli antigeni esogeni appaiono in fase precoce e raggiungono l’apice prima della pubertà per poi scomparire lentamente. In conclusione, sia l’incidenza che i livelli medi degli anticorpi antisperma serici in pazienti con orchiepididimite causata da parotite virale sono bassi e non aumentano in modo significativo dopo la malattia. Questo suggerisce che, sebbene l'infiammazione possa causare danno ai tubuli seminiferi, la risposta autoimmunitaria mediata da anticorpi antisperma non sembra essere un fattore primario e significativo nella compromissione a lungo termine della fertilità in questi casi.
Microorchidismo e Funzionalità Testicolare dopo la Parotite
I testicoli sono organi sessuali maschili localizzati anatomicamente all'interno della sacca scrotale, che li protegge e mantiene costante la loro temperatura, condizione di primaria importanza nel meccanismo della spermatogenesi. Il loro ruolo è fondamentale nella produzione di spermatozoi e nella secrezione di ormoni, principalmente il testosterone, che assume importanza sia nel processo riproduttivo che nel metabolismo in generale. Di forma ellittica, le loro dimensioni normali in un adulto oscillano mediamente tra i 3,5 e i 5 centimetri di lunghezza e tra i 2 e i 4 centimetri di larghezza, con una lunghezza di circa 4-5 centimetri e un diametro di 2-3 centimetri. All'interno, si trovano i tubuli seminiferi, dove avviene il processo di formazione degli spermatozoi. Questi tubuli sono intimamente connessi ad una rete di cellule di sostegno, le cellule di Sertoli, con compiti di nutrimento e supporto agli spermatozoi in fase di sviluppo. La localizzazione nella borsa scrotale è necessaria poiché la produzione di spermatozoi è ottimale intorno ai 34-35 gradi Celsius, quindi leggermente più bassa della temperatura corporea normale; fungono da radiatore per abbassare sensibilmente il grado termico.

La dimensione dei testicoli può variare significativamente e dipende dall’habitus, da situazioni ormonali e dall’età. La presenza di testicoli di dimensioni inferiori rispetto alla norma è una condizione nota come microorchidismo. Misurazioni inferiori alle dimensioni normali si associano a possibili condizioni patologiche. Il microorchidismo può essere associato a una serie di cause, che spaziano da fattori genetici a particolari condizioni mediche. Tra le infezioni, il virus della parotite è un patogeno che può portare a orchite, un’infiammazione dei testicoli che, a sua volta, può provocare infiammazione e riduzione della funzionalità testicolare, influenzando le dimensioni nel tempo e inducendo quadri clinici con testicoli piccoli e duri.
Oltre l'orchite parotitica, altre cause di microorchidismo includono anomalie cromosomiche, come la sindrome di Klinefelter (caratterizzata da una difformità legata alla presenza di un secondo cromosoma X in individui di sesso maschile e associata a bassa produzione ormonale e testicoli di dimensioni inferiori). Anche il criptorchidismo, ovvero la mancata discesa dei testicoli dal canale inguinale o la tardiva discesa, può essere una causa. Durante la fase embrionale, la produzione di ormoni sessuali risulta di fondamentale importanza per la formazione e la differenziazione dei testicoli. L’ipogonadismo, che si manifesta con testicoli piccoli e poco testosterone, così come le disfunzioni della tiroide e dell’ipofisi, influenzano il sistema ormonale globale, con ripercussioni sullo sviluppo testicolare. L’ipotiroidismo, ad esempio, può interferire con la sintesi del testosterone, riducendo la dimensione testicolare.
Le infezioni, in generale, rappresentano un’importante causa di riduzione delle dimensioni testicolari. Oltre al virus della parotite, l'epididimite, un’infiammazione dell’epididimo, può essere causata da infezioni batteriche, come la gonorrea e la clamidia, le quali, se complicate, possono provocare alterazioni nel tessuto testicolare. Anche un trauma ai testicoli può avere tra gli effetti più significativi la riduzione delle dimensioni, accompagnata a gonfiore ed emorragia interna in cui il sangue si accumula attorno al testicolo, causando dolore e gonfiore. La possibilità di sviluppare tumori nei soggetti con testicoli piccoli è un aspetto da non sottovalutare, poiché la dimensione ridotta può mascherare o essere indicativa di una condizione sottostante che può predisporre a neoplasie, tra cui il carcinoma a cellule germinali e il tumore del cordone spermatico.
La condizione di microorchidismo presenta una serie di implicazioni per la salute generale e il benessere psicologico delle persone affette. La diagnosi dei testicoli piccoli richiede un approccio multidisciplinare per identificarne le cause. L’iter diagnostico inizia con una dettagliata anamnesi, un esame fisico dei genitali valutando il loro volume, la consistenza e la simmetria. A integrazione indispensabili sono i livelli di ormoni chiave come testosterone, ormone luteinizzante (LH) e ormone follicolo-stimolante (FSH), che forniscono informazioni sulla funzionalità testicolare e sull’asse ipotalamo-ipofisario. Un’alterazione dei livelli ormonali può indicare condizioni come l'ipogonadismo primario o secondario, rivelando la causa specifica della dimensione ridotta dei testicoli. Testicoli piccoli e sterilità sono una associazione frequente.
SECONDA PARTE – LA FERTILITA’ / INFERTILITA’ MASCHILE E L'IMPORTANZA DELLA PREVENZIONE
Gestione e Trattamento delle Complicazioni Urologiche
Dal punto di vista delle complicazioni urologiche, il trattamento è sintomatico ed è importante effettuare una buona diagnosi differenziale. Nel caso dell'orchiepididimite parotitica, la cura prevede l'uso di antinfiammatori per alleviare il dolore e ridurre l'infiammazione. È inoltre importante sostenere lo scroto con un sospensorio, in modo tale che i testicoli vengano correttamente contenuti, e mantenere un adeguato riposo. Nella maggior parte dei casi, queste misure non provocano conseguenze gravi a lungo termine.
In caso di ipogonadismo, che può essere una conseguenza del danno testicolare, il trattamento necessita di un approccio multifattoriale. Una delle opzioni più comuni è l’approccio con terapia ormonale sostitutiva. La somministrazione farmacologica può avvenire mediante iniezioni o applicazione transdermica con cerotti o gel a base di testosterone. L’obiettivo è quello di migliorare la produzione di spermatozoi, agendo contestualmente sulla libido e la massa muscolare. Gli interventi, ove necessario, hanno il solo scopo di posizionare i testicoli non discesi nella loro naturale posizione, ovvero nella borsa scrotale. La diagnosi precoce e la comprensione delle cause sottostanti sono fondamentali per sviluppare un piano di trattamento adeguato. Le possibilità terapeutiche variano da interventi ormonali a procedure chirurgiche, fino a strategie di supporto per la salute mentale, tutte mirate a migliorare la qualità della vita del paziente. In presenza di tali quadri clinici è indispensabile il supporto dello specialista andrologo.
Prevenzione: La Vaccinazione come Scudo Protettivo
La prevenzione migliore e più efficace contro la parotite rimane la vaccinazione. Il vaccino trivalente MPR protegge dal morbillo, dagli orecchioni e dalla rosolia, e si deve applicare una sola dose del vaccino ai bambini dai 12 ai 15 mesi di età come misura profilattica, che conferisce immunità attiva. Una seconda dose è raccomandata intorno ai 5-6 anni, o al sesto anno di vita. La maggior parte dei bambini non mostra effetti collaterali degni di nota, salvo eventualmente disturbi lievi come febbriciattola o un’eruzione cutanea. A seguito di infezione naturale o vaccinazione, l’organismo produce anticorpi specifici che andranno a prevenire, almeno nella quasi totalità dei casi, nuove infezioni. Il vaccino è sicuro ed efficace.
Quando si ottiene la parotite, il virus si sposta dal tratto respiratorio (naso, bocca e gola) alle ghiandole parotidee, distretti in cui è in grado di iniziare a riprodursi scatenando una risposta infiammatoria locale, responsabile del gonfiore. Durante il periodo di contagiosità, che inizia alcuni giorni prima che le ghiandole salivari inizino a gonfiarsi e prosegue fino a cinque giorni dopo l'inizio del gonfiore stesso, è importante evitare di venire a stretto contatto con soggetti non vaccinati, in particolare adolescenti e giovani adulti, data la maggiore probabilità di sviluppare complicazioni severe in questa fascia d'età. Si raccomanda di rivolgersi al medico ogniqualvolta si sviluppi un gonfiore anomalo, a maggior ragione se associato a sintomi sistemici come la febbre. La diagnosi è in genere sostanzialmente clinica, basata cioè sui sintomi, e confermata dall’anamnesi. Sebbene la parotite non sia solitamente grave, la condizione presenta sintomi simili a tipi di infezione più gravi, come mononucleosi e tonsillite, rendendo la diagnosi medica un passaggio fondamentale.

Trattamento Generale della Parotite
Poiché non esistono ad oggi farmaci specifici che agiscano direttamente contro il virus della parotite, il trattamento è essenzialmente sintomatico e si concentra sul sollievo dai sintomi finché il sistema immunitario dell’organismo non abbia sconfitto l’infezione, un processo che di solito richiede 1-2 settimane.
Le terapie per alleviare i sintomi includono l'uso di antidolorifici e antipiretici per gestire il dolore e la febbre. L’applicazione di un impacco tiepido o fresco alle ghiandole gonfie può aiutare ad alleviare il dolore. È consigliata una dieta semiliquida, con il consumo di cibi morbidi come zuppe, purè di patate o frullati, in caso di difficoltà a masticare o deglutire. È opportuno evitare bevande e cibi acidi, che potrebbero irritare ulteriormente le ghiandole salivari infiammate. Il riposo è fondamentale per favorire il recupero dell'organismo.
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