Gli Organismi Geneticamente Modificati tra Scienza e Realtà: Oltre il Mito della Sterilità

Gli organismi geneticamente modificati, i cosiddetti OGM, sono un argomento delicato e scottante per le numerose implicazioni di carattere sociale, etico e politico che sottintendono. Inoltre, la trattazione spesso superficiale ed emotiva dei Media genera non poca confusione nell'opinione pubblica. Queste informazioni ricche di argomentazioni contraddittorie, spesso poco pertinenti o perfino errate a livello scientifico, hanno la grave conseguenza di rendere poco chiaro cosa sia un OGM, come sia stato prodotto e a che cosa serva, quali siano le sue funzioni specifiche e quanto utili (o inutili) queste possono essere per la popolazione umana. Prima di emettere qualsiasi giudizio sugli OGM e sulle loro implicazioni alimentari, biologiche, sociali e politiche è necessario avere ben chiaro, a livello scientifico, di cosa si sta parlando e di come si è arrivati e perché alla costruzione di questi organismi.

rappresentazione del DNA e delle tecniche di ingegneria genetica molecolare

Definizione scientifica e primi successi delle biotecnologie

La definizione corretta di OGM è "organismi non umani modificati attraverso l'ingegneria genetica", cioè quell'insieme di tecniche che permette di inserire, togliere o modificare porzioni di DNA, il materiale genetico che è presente in tutte le cellule degli organismi viventi. Non vi è quindi uno specifico riferimento alle piante, alle quali comunemente gli OGM sono associati, anzi le prime applicazioni di successo di queste tecniche sono state la produzione di molecole ed enzimi da batteri geneticamente modificati, di fondamentale importanza per la medicina e per l'industria alimentare. Si pensi all'insulina per i diabetici, una volta estratta dal pancreas dei suini, ora da decenni disponibile pura e in grande quantità grazie a batteri geneticamente modificati, oppure alla chimosina, utilizzata per la produzione casearia, un tempo estratta dallo stomaco dei vitelli ed ora prodotta da batteri geneticamente modificati.

Da questi esempi si potrebbe dedurre che le difficoltà relative all'accettazione pubblica degli OGM riguardino solo il mondo vegetale, in particolare le piante alimentari, forse perché connesse al cibo e a tutto ciò che questo comporta a livello sociale e psicologico. Ma cosa si modifica in una pianta OGM? La risposta è legata alla scoperta dell'agricoltura, cioè alla possibilità per l'uomo di coltivare le piante, di scegliere cioè, tra tutte le piante selvatiche, quelle commestibili per l’uomo che meglio si erano adattate all'ambiente circostante attraverso facoltà specifiche come la capacità di riprodursi più facilmente e con più successo.

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Il falso mito della sterilità degli OGM e la realtà biologica

Cominciamo con il mito sicuramente più persistente: moltissime persone sono convinte che gli OGM siano sterili. Dopo aver letto per l’ennesima volta qualcuno affermare che “gli ogm sono sterili”, è bene ribadire il concetto: il fatto di essere Organismi Geneticamente Modificati non implica che debbano essere sterili. Di fatto gli ogm in commercio non sono sterili né lo sono mai stati né lo debbono essere necessariamente. D’altra parte, se fossero sterili non si parlerebbe così tanto di “contaminazione accidentale”. Anzi, se ci pensate, se gli ogm fossero sterili risolverebbero alla radice proprio il problema della contaminazione accidentale di chi vuole, legittimamente, ad esempio coltivare magari Mais tradizionale a fianco di un campo di Mais ogm.

Non c’è nessun motivo biologico per cui gli OGM debbano obbligatoriamente essere sterili. Molti vegetali non OGM che acquistiamo regolarmente provengono da piante sterili, che non producono semi. Le banane ad esempio sono sterili (se non ci credete vi sfido a prendere una banana e piantarla). In più sono anni che molte piante sono state modificate dall’uomo per produrre frutti sterili: pensate a tutta la frutta senza semi che è diventata molto popolare ultimamente, dall’uva ai mandarini ai cocomeri. Sono sterili e nessuno si straccia le vesti o pontifica da qualche giornale. Probabilmente l’origine del mito risale ad un brevetto, mai messo in pratica e sino ad ora puramente teorico, chiamato volgarmente Terminator, unito al fatto che molte persone “di città” credono davvero che all’alba del duemila la maggior parte degli agricoltori salvino ancora i semi per riutilizzarli l’anno successivo invece che acquistarli ogni anno. In ogni caso nessun OGM oggi in commercio è sterile.

Evoluzione, selezione artificiale e domesticazione delle specie

Come qualsiasi organismo vivente, le piante subiscono con una certa frequenza mutazioni, ossia modifiche del DNA, in modo totalmente casuale. Queste mutazioni sono di fatto responsabili dell'evoluzione delle specie, determinando la selezione naturale tanto cara a Charles Darwin. La maggior parte delle piante che subisce queste mutazioni genetiche muore, poiché la mutazione non è compatibile con la vita. Talvolta accade che la mutazione determini una nuova caratteristica che rende la pianta più adatta all'ambiente in cui si trova. Con la "domesticazione" l'uomo ha scelto e favorito, tra le piante "mutate", quelle che più si prestavano all'alimentazione umana e quindi alla sua sopravvivenza, ha operato quindi nel corso dei millenni una "selezione artificiale" scegliendo piante con caratteristiche vantaggiose per sé e per la propria sopravvivenza, ma probabilmente negative per la sopravvivenza della pianta in ambiente naturale.

L'uomo ha reso infatti la pianta "dipendente" da se stesso ed è questo il motivo per cui tutte le piante coltivate, anche al giorno d'oggi, vanno curate minuziosamente perché, essendo incapaci di sopravvivere senza cure in un ambiente selvatico, sparirebbero in breve tempo sopraffatte dalle "erbacce". Per secoli gli agricoltori per ottenere piante più robuste, prodotti più abbondanti, hanno operato incroci e selezioni arbitrarie anche tra specie di diversa provenienza geografica. Allo stesso modo si è operato nell'ambito della zoologia, senza essere consapevoli (come invece lo si è oggi) che le nuove caratteristiche sono dovute a mutazioni a livello del DNA. Questo concetto è importante per capire come sia privo di fondamento dire che "la natura ci fornisce tutto quello di cui abbiamo bisogno, per cui non va modificata": solo l'ingegno umano e l'uso di tecnologie sempre più avanzate hanno permesso di migliorare qualitativamente e quantitativamente i raccolti e quindi la sicurezza alimentare.

infografica sulle differenze tra selezione naturale e selezione artificiale millenaria

Tecniche di miglioramento genetico: dalla mutagenesi all'ingegneria precisa

Negli ultimi due secoli sono state introdotte nuove tecniche di ingegneria genetica, come l’induzione della poliploidia, che consente il raddoppio del corredo cromosomico, rendendo possibile la creazione di nuove specie come il triticale, ibrido artificiale tra la segale e il grano duro. Se alla base di queste nuove caratteristiche vi sono mutazioni spontanee, è allora possibile aumentare la loro frequenza per accelerarne il processo? In teoria sì, ed è questo il principio alla base della mutagenesi, tecnica di modifica del DNA che sfrutta agenti mutageni chimici o fisici per creare numerose mutazioni casuali nelle piante. Questa tecnica ha permesso di sviluppare prodotti che oggi consideriamo tradizionali, come il Creso, una varietà di grano duro sviluppata a metà degli anni Settanta utilizzando agenti mutageni e da essa ha origine buona parte della pasta che produciamo e mangiamo oggi.

In queste tecniche di miglioramento genetico "tradizionale", i caratteri genetici venivano modificati in maniera casuale. Solo successivamente le piante venivano selezionate dall’uomo secondo il loro “fenotipo”, ovvero in base ai caratteri esteriori (gusto, aspetto, dimensioni), senza alcuna conoscenza delle modifiche a livello del DNA (genotipo). Solo negli anni Settanta si è scoperto che è possibile inserire, modificare o togliere porzioni specifiche di DNA anche da specie vegetali molto lontane tra loro e farlo in maniera precisa e sicura. Ma soprattutto è stato possibile non limitarsi a selezionare i fenotipi interessanti, frutto di mutazioni casuali, ma modificare il genotipo in modo da ottenere il fenotipo desiderato. L'ingegneria genetica permette di inserire una di queste "parole" da un organismo all'altro in maniera piuttosto precisa. Il fatto che si possano mischiare pezzi di DNA appartenenti a specie o “regni” differenti non è in realtà qualcosa di eccessivamente strano, anzi, noi umani condividiamo gran parte dei nostri geni con organismi lontanissimi.

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Analisi dei rischi e sicurezza alimentare globale

Ma quali rischi corriamo? La domanda corretta sarebbe “ci sono dei rischi maggiori con gli OGM rispetto alle colture tradizionali?”, questo perché ogni prodotto alimentare ha i suoi rischi. La comunità scientifica comunque sul tema OGM è tutt’altro che divisa: in base agli studi effettuati negli ultimi vent’anni ha confermato che gli OGM sono da considerarsi sicuri almeno quanto i prodotti tradizionali. I pochi studi che hanno evidenziato “effetti catastrofici” erano in realtà studi approssimativi, parziali ed enfatizzati, definiti inattendibili una volta analizzati dalla maggioranza di scienziati e istituti di ricerca. Ogni OGM commercializzato, peraltro, prevede rigidi controlli e studi per verificare la non presenza di effetti collaterali per l’uomo e per l’ambiente (come le allergie). Studi che non sono ritenuti necessari per i prodotti convenzionali.

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e la maggioranza delle organizzazioni scientifiche in tutto il mondo hanno analizzato in più occasioni i risultati delle ricerche condotte sugli OGM. Non sono stati segnalati casi di malattie o reazioni associati al consumo di OGM e sono quindi considerati sicuri al pari degli alimenti convenzionali. Risale al 2016 un importante rapporto della National Academy of Sciences che, valutando quasi 1.000 pubblicazioni, ha concluso che non vi è un rischio maggiore per la salute umana derivante da cibi geneticamente modificati rispetto alle loro controparti non modificate. Un’altra pietra miliare è stata una metanalisi del 2018 che ha esaminato migliaia di articoli usciti a partire dal 1994, e l’esito è stato del tutto rassicurante.

Proprietà nutrizionali e applicazioni umanitarie degli OGM

Dire che gli OGM fanno bene o fanno male in quanto categoria non ha molto senso, perché il termine si riferisce solamente alla tecnica di modifica utilizzata e non alle caratteristiche del prodotto. Ad esempio il "golden rice" (riso OGM con maggior contenuto di vitamina A) potrebbe venir distribuito gratuitamente a migliaia di bambini per prevenirne la cecità e il suo utilizzo sarebbe di grande aiuto. Un mais OGM resistente agli insetti può essere molto utile per ridurre l’uso di erbicidi o limitare l’attacco di insetti che favoriscono la produzione di molecole neurotossiche da parte di alcuni funghi. Sono prodotti completamente diversi e dobbiamo abituarci a non metterli sullo stesso piano giudicandoli a priori.

Non c’è alcuna ragione scientifica per cui i cibi ottenuti da piante geneticamente modificate dovrebbero possedere valori nutrizionali inferiori a quelli provenienti da vegetali già esistenti in natura. Questo è stato confermato attraverso studi sperimentali. Le conclusioni delle revisioni degli studi condotti finora sulle reazioni allergiche mostrano che gli alimenti OGM non producono maggiori reazioni rispetto alle controparti convenzionali. Né ci sono prove a sostegno dell’ipotesi che consumare prodotti geneticamente modificati possa indurre allergia nelle persone non allergiche alle forme convenzionali degli stessi prodotti.

confronto visivo tra riso tradizionale e Golden Rice arricchito di beta-carotene

Aspetti etico-commerciali e la questione dei brevetti

Se sul fronte della salute non vi sono studi accettati che provino una tossicità degli OGM, un problema sembra piuttosto porsi dal punto di vista etico-commerciale e da quello ambientale. Bisogna sapere che le sementi OGM sono coperte da brevetti, di proprietà delle poche multinazionali che le hanno prodotte. Spesso queste sementi vengono vendute agli agricoltori riconoscendo loro la facoltà di disporne liberamente, eccetto la possibilità di riutilizzare i semi provenienti dal raccolto per seminarli nuovamente. Chi desidera coltivare OGM si trova pertanto obbligato a dover rinnovare l’acquisto del prodotto ad ogni semina.

Tuttavia, bisogna chiarire che nessun contadino, dagli anni ’60 a oggi, usa conservare una parte dei semi per reimpiantarli, in quanto tutti i contadini usano piante ottenute da incroci F1 (sono più produttive). E non conviene mettere a dimora semi “vecchi” perché questi daranno piante con caratteri recessivi e letali. I contadini dipendono dall’industria sementiera non a causa delle piante Ogm, ma a causa di (o grazie a) le piante ottenute con gli incroci tradizionali. Spesso conviene al contadino comperare ogni anno semi certificati, privi di virosi e muffe, puliti e della varietà messa a punto più di recente, comperandole dalle industrie sementiere che sono quasi sempre le stesse che producono e vendono gli ogm.

Il contesto normativo europeo e l'Autorità per la Sicurezza Alimentare (EFSA)

Nell’Unione europea l’ente preposto alla sicurezza alimentare è l’EFSA (European Food Safety Authority), con sede a Parma. All’EFSA spetta la valutazione dei rischi possibili degli OGM per la salute umana, animale e ambientale. I dati e le valutazioni contenuti nei loro report vanno alla base dei processi decisionali sull’autorizzazione o meno all’introduzione in commercio. Per ogni alimento OGM commercializzato, gli esperti dell’EFSA conducono una serie di analisi tenendo conto degli aspetti molecolari e di come le novità introdotte potrebbero interagire con l’organismo. Si opera inoltre un confronto tra la pianta geneticamente modificata e la sua corrispondente “convenzionale”.

La normativa di riferimento in campo alimentare è rappresentata principalmente dal Regolamento (CE) n. 1829/2003. La procedura di autorizzazione è centralizzata e il dossier è messo a disposizione del pubblico per eventuali osservazioni. Tutti gli alimenti che sono, contengono o sono derivati da OGM sono soggetti allʼobbligo di caratterizzazione. Le tracce involontarie di prodotti OGM autorizzati non devono essere caratterizzate se sono presenti in quantità non superiori allo 0,9 per cento in massa. I consumatori possono riconoscere i prodotti OGM dalle informazioni figuranti sull’etichetta.

La situazione italiana: tra divieti di coltivazione e importazioni massicce

In Italia, la coltivazione di OGM non è autorizzata in base a una clausola di salvaguardia che permette di limitare temporaneamente l’uso di un OGM qualora vi siano fondati motivi di rischio. Si potrebbe pensare che l’Italia sia un paese OGM free, ma in realtà non è assolutamente così. L’importazione di prodotti a base di OGM non è in alcun modo limitata: una buona parte dei mangimi per animali che il nostro paese importa è costituita da organismi geneticamente modificati.

Il paradosso che viene a crearsi è che un prosciutto italiano DOP può essere ottenuto da un suino nutrito con mangimi OGM, senza che l’acquirente abbia modo di saperlo, poiché i prodotti derivanti da animali così nutriti non hanno l’obbligo di riportarne l’indicazione in etichetta. Ed è proprio questo uno dei cavalli di battaglia del fronte pro-OGM: meglio stimolare la ricerca scientifica italiana e autorizzare coltivazioni OGM nostrane, piuttosto che importarle dall’estero per produrre i nostri prodotti tipici. La questione della biodiversità e dell'incompatibilità col territorio italiano sono spesso obiezioni che non considerano i dati reali, come il fatto che importiamo tonnellate di OGM per sostenere le nostre eccellenze alimentari.

mappa dell'Unione Europea con le zone di coltivazione e importazione di prodotti OGM

Transgeni naturali e universalità del codice genetico

L’ingegneria genetica è nata proprio dalla comprensione di un fenomeno che avviene in natura: alcuni batteri, infatti, naturalmente attaccano le ferite delle piante e inseriscono pezzi del proprio DNA. Sono dei “transgeni naturali”, facilmente riconoscibili come ingrossamenti tumorali sugli oleandri o sugli olivi. I ricercatori hanno quindi pensato di utilizzare batteri simili a questi come “vettori” per inserire nella pianta delle porzioni di DNA di interesse agronomico. Quindi il DNA si sposta da sempre tra diversi organismi, noi stessi conteniamo numerosi geni che provengono da altre specie e funzionano perché il modo di “leggere” e interpretare il codice genetico è fondamentalmente universale.

Non esistono “geni di fragola” o “geni di pomodoro”, né tantomeno l’inserimento di uno nell’organismo dell’altro produce fragolepomodoro dall’aspetto inquietante. Per quanto possa sembrare contrario al senso comune, non vi è alcuna barriera intrinseca tra i differenti "regni" animali e vegetali. Va comunque sottolineato che la caratteristica di un OGM non è quella di avere un DNA modificato, né di avere determinate caratteristiche qualitative, ma solo ed esclusivamente essere il prodotto di una particolare tecnica di modifica. Ogni organismo vivente è "geneticamente modificato" dal momento che ha subito modifiche genetiche anche molto profonde: le mutazioni che hanno trasformato le piante selvatiche in coltivate sono state tante, prima forzatamente propagate dall’uomo e poi pesantemente indotte. Sarebbe quindi più corretto usare il termine "organismo ingegnerizzato" per creare minor confusione.

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Considerazioni finali sulla percezione pubblica e scientifica

Il campo delle biotecnologie agrarie, specialmente in Italia, è dominato da miti e leggende. Spesso parlano di queste cose opinionisti senza le conoscenze scientifiche minime necessarie per capire il tema e collocarlo nella giusta prospettiva. I giornali talvolta si limitano a fare da cassa di risonanza senza verificare se le informazioni siano bufale o meno. Una dichiarazione di un politico desideroso di seguire gli umori degli elettori rimbalza in poche ore, che sia vera o falsa poco importa.

È fondamentale distinguere tra l'aspetto scientifico e quello economico o sociale. Una volta compresi i concetti base della genetica e della storia dell'agricoltura, è più facile affrontare le implicazioni più complesse. La tecnologia del DNA ricombinante è uno strumento che può essere usato in modo saggio o sciocco, ma rimane una prosecuzione dell'ingegno umano applicato alla natura per garantire la sicurezza alimentare e il miglioramento delle condizioni di vita. La contrapposizione tra “naturale” e “artificiale” è spesso artificiosa, poiché la storia dell'alimentazione umana è, da almeno 10.000 anni, una storia di incessanti modificazioni genetiche indotte dall'uomo.

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