La questione del punto nascita presso l’ospedale "Nostra Signora della Mercede" di Lanusei rappresenta uno dei nodi più critici della sanità territoriale in Sardegna. Da oltre tre anni, la chiusura di questa struttura ha sollevato un dibattito acceso, che vede contrapposte le istanze delle comunità locali, che rivendicano il diritto fondamentale a partorire nel proprio territorio, e le decisioni delle istituzioni regionali, orientate verso una riorganizzazione dei servizi sanitari in base a criteri di efficienza e sicurezza.

Il quadro normativo e il sostegno alle partorienti
In risposta alle difficoltà logistiche incontrate dalle donne residenti in zone geograficamente svantaggiate, la Regione Sardegna ha introdotto misure di sostegno economico specifiche. Con la L.R. n. 12/2025, art. 2 co. 10, e ai sensi del Decreto Assessoriale n. 33 del 17 settembre 2025, è stato istituito un contributo economico dedicato. L’erogazione di tale sostegno trova applicazione in tutti quei casi nei quali viene oltrepassato il tempo indicativo di 60 minuti previsto per le reti tempo-dipendenti, considerato quale effettivo limite massimo di percorrenza dal comune di residenza delle partorienti al punto nascita più prossimo del Servizio Sanitario Regionale.
Per accedere al beneficio, le partorienti devono soddisfare requisiti precisi: essere residenti da almeno 12 mesi antecedenti la data del parto in uno dei comuni interessati e aver partorito in un punto nascita del Servizio Sanitario Regionale, a prescindere dall'esito. Tale requisito ricorre anche in caso di interruzione di gravidanza avvenuta dopo il 180° giorno dall'inizio della gestazione in una struttura pubblica. La domanda deve essere presentata alla propria ASL di residenza, redatta in forma di dichiarazione sostitutiva di certificazione, ex art. 46 D.P.R 28/12/2000 n. 445.
Il diritto alla salute in Italia: i LEA
L'istanza del territorio: il Coordinamento #giulemanidallogliastra
Il Coordinamento #giulemanidallogliastra ha espresso in più occasioni il proprio dissenso riguardo all'attuale assetto dei servizi. In una lettera aperta indirizzata alla presidente della Regione, Alessandra Todde, alla Giunta e ai capigruppo del Consiglio regionale, il comitato denuncia l’immobilismo istituzionale. Il Punto Nascita di Lanusei, chiuso dal 2021, viene indicato come il simbolo del progressivo depauperamento dei servizi sanitari in Ogliastra.
Secondo i promotori, la politica ha la possibilità concreta di intervenire creando incentivi per attirare personale, garantendo alloggi ai professionisti e stabilendo accordi con reparti più solidi della Sardegna. La richiesta è chiara: calendarizzare e deliberare entro tempi certi un percorso operativo, con responsabilità definite e monitoraggio pubblico dei risultati. Il portavoce del comitato, Adriano Micheli, sottolinea che, mentre la politica discute, le madri sono obbligate a salire in ambulanza, trasformando quello che dovrebbe essere un momento di gioia in una trasferta faticosa e talvolta rischiosa.
La prospettiva politica e parlamentare
Il caso del punto nascita di Lanusei è approdato anche in Parlamento grazie all'interrogazione depositata dal presidente della Commissione Affari Sociali e Salute della Camera, Ugo Cappellacci. Nonostante la competenza primaria sia regionale, l'iniziativa parlamentare mira a sollecitare un intervento urgente del Ministero della Salute.
Il punto centrale della critica mossa riguarda il criterio del numero minimo di nascite, spesso utilizzato per giustificare le chiusure: secondo Cappellacci, tale parametro non può prevalere quando la distanza dagli altri ospedali rappresenta un grave disagio per una popolazione di oltre 57.000 abitanti. La situazione, descritta inizialmente come una "chiusura temporanea" per carenza di pediatri, è rimasta invariata nel tempo, privando il territorio di un servizio essenziale.

Procedure operative e adempimenti burocratici
Per facilitare l'accesso ai contributi, la Regione ha aggiornato le direttive assessoriali a novembre 2025. Le interessate sono invitate a presentare le domande o a integrare le istanze già trasmesse utilizzando la nuova modulistica allegata agli avvisi ufficiali, debitamente compilata. Il documento, oltre ai dati anagrafici (nome e cognome), deve contenere le attestazioni relative al rispetto dei requisiti.
L'ASL di riferimento gioca un ruolo cruciale nel processo di gestione delle istanze. L'ente deve comunicare all'Assessorato regionale dell’Igiene e Sanità e dell’Assistenza sociale - Servizio promozione e governo e reti di cura - il numero di istanze pervenute e positivamente istruite da tutte le ASL della Regione entro 60 giorni dalla scadenza dei termini previsti. Questo flusso informativo garantisce il monitoraggio dell'impatto economico della misura sui bilanci regionali e sull'effettiva platea delle beneficiarie.
Le dinamiche di mobilitazione sociale
La mobilitazione in Ogliastra non si limita agli aspetti amministrativi. Il 18 settembre, anniversario della chiusura del presidio, è diventato una data simbolo di protesta. Il Coordinamento ha annunciato un "autunno di lotta" per difendere il diritto a nascere, crescere e vivere nel proprio territorio. Il rifiuto delle "parole di circostanza" da parte della classe politica regionale riflette la volontà dei cittadini di vedere un impegno formale e verificabile.
Le azioni del comitato mirano a coinvolgere tutte le comunità, con l'obiettivo di trasformare la protesta in un dialogo costruttivo ma stringente. L'Ogliastra si propone come caso studio per l'intera Sardegna, sollevando questioni di equità territoriale che vanno oltre il singolo presidio ospedaliero, toccando il cuore del rapporto tra cittadini e istituzioni nelle aree considerate "marginali".

Modelli organizzativi e prospettive future
Guardando all'esperienza di altre regioni italiane caratterizzate da territori montani o marginali, emerge la possibilità di mantenere strutture sanitarie periferiche attraverso modelli organizzativi moderni e flessibili. Questi modelli prevedono solitamente una maggiore integrazione tra ospedali spoke (più piccoli) e hub (centri di eccellenza più grandi), supportata da una logistica potenziata e da incentivi contrattuali per il personale medico e infermieristico.
La sfida per la Regione Sardegna, nel contesto delle disposizioni di cui alla L.R. 8/2025, resta quella di bilanciare la sicurezza delle cure, che richiede volumi di attività certi, con la necessità di garantire l'accessibilità geografica. L'implementazione del contributo economico è solo una delle tessere di un mosaico molto più complesso, che dovrà necessariamente passare per investimenti infrastrutturali e per una strategia di lungo periodo dedicata al ripopolamento dei servizi nelle aree interne dell'isola.
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