L'infanzia e l'adolescenza rappresentano fasi cruciali per lo sviluppo del cervello umano. È durante questi anni che il cervello sperimenta una rapida espansione delle connessioni sinaptiche, seguita da un processo di potatura che rende più efficienti le reti neurali. Le aree più coinvolte includono la corteccia prefrontale, sede delle funzioni esecutive come il controllo degli impulsi, la regolazione emotiva, la pianificazione e il pensiero critico (Giedd et al., 2009).
L’esposizione quotidiana e prolungata a dispositivi digitali, in particolare smartphone e social media, si inserisce proprio in questo periodo critico di modellamento cerebrale. Il cervello è plastico, e la sua straordinaria capacità di adattamento è un vantaggio evolutivo: significa che si modella in risposta all’ambiente. Ma ciò che stimoliamo con più frequenza tende a rafforzarsi, mentre ciò che trascuriamo si indebolisce. Secondo Christakis (2016), l’esposizione eccessiva a schermi può alterare la traiettoria dello sviluppo cognitivo, riducendo la tolleranza alla noia, accorciando la soglia di attenzione e interferendo con lo sviluppo di abilità sociali profonde.

Il rapporto tra infanzia e tecnologia nell'era digitale
Trovare una casa senza smartphone, tablet o computer è oggi un'impresa rara. La tecnologia digitale è entrata da più di 10 anni dalla porta principale nelle nostre abitazioni. Diventati oggetti di uso comune, sono da tempo anche nelle mani di giovani e di giovanissimi. Meno costosi di una tata e a portata di mano al ristorante, spesso sono la “soluzione” per concedere ai genitori del tempo. Tempo che però ha finito in molti casi per dilatarsi al punto che molti, già da bambini, passano ore e ore incantati di fronte ai monitor.
Fino all’avvento dei primi smartphone, quando si parlava di bambini e screen-time, ovvero del tempo passato su uno schermo, ci si riferiva solamente alle televisioni. Se in casa i computer erano a portata di mano, è anche vero che - senza nozioni di base, soprattutto lettura e scrittura - era impossibile usarli. Nel momento in cui sono arrivate tecnologie “touch”, è cambiato radicalmente il rapporto tra bambini e tecnologia. Per i piccolissimi, il cartone che prima era visto in TV passa su YouTube. Dopo qualche anno poi arriva la scoperta delle app. Come racconta bene il documentario “Crescere davanti a uno schermo” - che dà un quadro fedele di ciò che accade, anche in Italia - i bambini oggi passano moltissime ore - due o tre al giorno sono la norma - con tablet e smartphone già in età prescolare.
Basta telefonini ai bambini! Cosa dicono i Pediatri.
Alterazioni neurologiche e neuroplasticità
Le ricerche neuroscientifiche più recenti stanno iniziando a fare luce sugli effetti dell’uso intensivo di dispositivi digitali sul cervello in via di sviluppo. La materia grigia è coinvolta nei processi di memoria, attenzione, empatia e regolazione emotiva. Nei bambini e adolescenti con un uso intensivo di dispositivi, alcune ricerche hanno riportato una riduzione del volume della corteccia prefrontale e un’alterata connettività nei circuiti del reward (ricompensa), ossia quelli che regolano il piacere, la motivazione e il desiderio (Kuss & Griffiths, 2015; He, Turel, Bechara, 2021).
Un bambino di neanche un anno spesso non sa parlare ma sa già utilizzare uno smartphone. In questa fase della crescita, però, per lo sviluppo dell’intelligenza, la dimensione linguistica riveste un ruolo fondamentale. Se il bambino impara a usare queste tecnologie prima di iniziare a parlare, il rischio è quello di focalizzare la conoscenza sul qui-e-ora dello stimolo specifico piuttosto che sulle relazioni tra oggetti e la loro persistenza al di fuori del momento immediato di interazione. Il mondo del tablet rimanda al modello stimolo-risposta, a qualcosa di astratto, di ben diverso rispetto a qualcosa di concreto. Con l’utilizzo precoce e massiccio di queste tecnologie, quindi, cambia il modo di organizzare la conoscenza del bambino in maniera così radicale che si modifica la strutturazione della massa bianca del cervello e si possono avere alterazioni in aree fondamentali per lo sviluppo del linguaggio, delle capacità di alfabetizzazione e delle funzioni esecutive.
Impatto comportamentale e cognitivo
In termini cognitivi, questo si traduce in minore capacità di concentrazione, difficoltà nella regolazione delle emozioni, alterazione del ritmo sonno-veglia, incremento dello stress e una generale perdita di motivazione verso attività scolastiche o relazionali non immediate. Un altro dato interessante è l’aumento dell’attività nell’amigdala, struttura deputata alla gestione delle emozioni intense, in particolare paura e ansia. L’impatto dell’uso eccessivo di smartphone non è solo neurologico, ma anche comportamentale ed emotivo. Nella pratica clinica, si osserva un numero crescente di bambini che presentano sintomi di disregolazione emotiva, impulsività, calo della motivazione e difficoltà relazionali.
Si stanno registrando infatti molte segnalazioni da parte dei docenti delle elementari che registrano la crescita del numero dei casi di dislessia, e in generale di problemi del linguaggio e nella lettura. Si riduce poi la capacità di concentrazione ma anche quella di attendere. Con il tablet si sviluppa il modello stimolo-risposta. Con il linguaggio posso parlare di cose che potrei non avere di fronte (posso parlare di un bicchiere anche se non ce l'ho davanti agli occhi). Col tablet o lo smartphone invece si agisce immediatamente. Tutto ciò ha un impatto negativo anche sulle capacità di lettura che obbliga il soggetto a convertire le parole in un concetto. Tutto ciò richiede un processo di astrazione che il tablet non prevede e il tutto viene vissuto come sforzo cognitivo da parte del bambino. Si lede la sua capacità di concentrazione.
Il circolo vizioso della riduzione dell'attesa
Le pause nella vita di un bambino sono importanti. Se non si dà loro la possibilità di viverle, si creano dei momenti di vuoto e il bambino soffre. Pensiamo a quando le famiglie vanno al ristorante. Anche dove il servizio sia veloce, ci sono sempre quei 5 o 10 minuti di attesa. Il bambino abituato al modello stimolo-risposta, diventerà irrequieto perché in lui l’attesa genera un vuoto. I genitori quindi cosa fanno? Portano con sé il tablet per riempire il “buco”. Solo che questa “coperta di Linus” avrà come conseguenza il far legare ancor di più il bambino alla tecnologia, quando invece sarebbe fondamentale coltivare nel piccolo la capacità di aspettare.
Uno dei problemi principali è che l’uso eccessivo dello schermo toglie tempo ad attività fondamentali per lo sviluppo come il gioco simbolico, il gioco all’aperto, la lettura, la conversazione e la noia creativa. Un aspetto particolarmente delicato riguarda il sonno. L’esposizione serale alla luce blu degli schermi inibisce la produzione di melatonina, l’ormone che regola il ritmo circadiano, con conseguente difficoltà ad addormentarsi e risvegli notturni frequenti (Cain & Gradisar, 2010). A livello emotivo, alcuni bambini sembrano diventare “più vuoti”, meno capaci di tollerare emozioni complesse o spiacevoli. Le emozioni difficili vengono anestetizzate con lo scrolling compulsivo o l’uso passivo di contenuti video.

Strategie di gestione ed educazione digitale
Di fronte a queste evidenze, è fondamentale non adottare un atteggiamento punitivo o colpevolizzante, ma piuttosto educativo e collaborativo. Il cervello è plastico, e con le giuste esperienze può riorganizzarsi in modo positivo. La scoperta di queste tecnologie non deve essere precoce: mai prima che vadano all’asilo. Inoltre - cosa molto rara - sarebbe opportuno che il bambino usasse il device sotto il controllo di qualcuno con il quale fare insieme le attività, magari attraverso le app dedicate. Vi sono molte applicazioni con giochi adatte all’età dei giovanissimi. Ad esempio quelle che lo aiutano a immedesimarsi nel far finta di cucinare, fare la spesa, di fare il genitore: sono tipologie di gioco che si possono fare con le bambole o con il tablet. Attenzione però, vi è comunque un problema dei tempi: se gioco a fare la mamma dal vivo posso farlo per ore, col tablet no.
Per gestire questo processo, si consiglia di:
- Introdurre “pause di consapevolezza”: Aiutare i bambini a fermarsi ogni tanto mentre usano uno schermo per ascoltare come si sentono.
- Stabilire routine di disconnessione graduale: Non servono divieti assoluti, ma orari chiari, soprattutto prima di andare a dormire. L’ideale è fissare un limite esterno, come ad esempio il suono di una sveglia.
- Proporre esperienze alternative “nutrienti”: Offrire tempo condiviso in attività creative, manuali, motorie o simboliche.
- Coinvolgere attivamente i genitori nei percorsi terapeutici: Non basta lavorare con il minore; in un mondo iperconnesso, la vera sfida è aiutare bambini e adolescenti a restare connessi a sé stessi, agli altri e al proprio mondo interiore. L’obiettivo non è demonizzare lo schermo, ma recuperare il ruolo attivo degli adulti come “regolatori esterni” del sistema nervoso dei bambini.

Al contempo è importante rilevare come queste tecnologie siano talmente diffuse nell’uso quotidiano, che sia impossibile, e forse non opportuno, escluderle del tutto dalla vita di bambini e ragazzi. Il punto cruciale rimane la moderazione e la consapevolezza del tipo di stimoli che vengono proposti durante le fasi di massima plasticità neurale. Mentre gli studi evidenziano rischi crescenti - tra cui correlazioni con sintomi depressivi e difficoltà relazionali (Twenge et al., 2018) - la scienza sottolinea anche che, attraverso interventi basati sulla consapevolezza e la regolazione emotiva, è possibile mitigare tali effetti e favorire uno sviluppo sano anche nell'era dell'Internet delle cose (Montag & Diefenbach, 2018; Shapiro et al., 2015).
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