I movimenti fetali non rappresentano solo uno strumento di valutazione del benessere e della crescita del bambino, ma costituiscono anche un canale primario attraverso il quale la futura mamma stabilisce un legame profondo e intuitivo con la nuova vita che cresce dentro di sé. Questa attività ha inizio già a partire dall’ottava settimana di gestazione, benché in queste fasi iniziali sia impercettibile alla madre. L'esordio dei primi movimenti percepibili, un momento particolarmente atteso ed emozionante, può tuttavia differire significativamente da donna a donna, dipendendo da una serie di fattori.
Le caratteristiche fisiche individuali della madre, come la costituzione corporea, giocano un ruolo, così come gli aspetti emotivi e istintivi di ognuna. Anche la storia clinica personale e la presenza di eventuali precedenti gravidanze possono influenzare la tempistica della percezione. Indipendentemente da quando si manifestano, il “primo calcetto”, o comunque i primissimi movimenti, inaugurano un periodo in cui la mamma inizia ad affinare il proprio istinto, ad abituarsi a sentire il proprio bambino e persino ad avvertire i cambiamenti che lo riguardano in relazione al proprio stato d’animo, instaurando una vera e propria simbiosi. Nel corso delle settimane, infatti, per la futura mamma diventa tangibile la presenza di una nuova vita che cresce dentro di sé, che si muove e interagisce con lei. È un processo continuo di scoperta e adattamento reciproco.
I movimenti fetali aumentano progressivamente in relazione alla crescita e all’allungamento del bambino, specialmente tra la 14^ e la 24^ settimana. Fin dai primissimi momenti in cui diventano percepibili, si consiglia alle madri di monitorarne quotidianamente il numero e la qualità. Questa abitudine, seppur con metodi e intensità diverse a seconda delle fasi della gravidanza, è fondamentale per cogliere tempestivamente qualsiasi variazione che possa richiedere attenzione medica. La percezione da parte della mamma sarà crescente: oltre ai movimenti più generici, come il rotolamento e lo spostamento, arriverà man mano a sentire a livello pubico e costale il feto che preme contro la parete uterina, come a puntare i piedini, segnale di una presenza sempre più definita e attiva.

L'Inizio del Dialogo: Quando e Come si Manifestano i Primi Segni
Il viaggio dei movimenti fetali inizia molto prima che la madre possa percepirli. L'attività fetale, come accennato, ha inizio già a partire dall’ottava settimana. Tuttavia, la percezione materna si manifesta in un momento successivo, e dove si sentono esattamente i movimenti fetali dipende in gran parte dalla fase della gravidanza e dalle dimensioni del feto.
Già tra la settima e l'ottava settimana, i movimenti sono appena visibili attraverso strumenti ecografici. Progredendo, tra l’ottava e la decima settimana, il feto inizia a manifestare sussulti e singhiozzi, sebbene ancora a un livello microscopico. Tra la decima e la quindicesima settimana, si osservano sbadigli e deglutizioni, evidenziando una crescente complessità comportamentale e lo sviluppo di riflessi fondamentali per la sopravvivenza post-nascita. Questi movimenti, pur non essendo ancora avvertiti dalla madre, sono indicatori cruciali dello sviluppo neurologico e muscolare precoce.
La capacità di identificare questi movimenti può differire anche a seconda che si tratti della prima gravidanza o di gravidanze successive. Durante una prima gravidanza è normale percepire i movimenti fetali per la prima volta tra le 16 e le 23 settimane. Nelle gravidanze successive è probabile sentirli qualche tempo prima, poiché le madri sono già familiarizzate con le sensazioni e possono riconoscere prima i delicati segnali. Quando si affronta per la prima volta una gravidanza, infatti, determinate sensazioni possono essere meno evidenti o più tardive, poiché la madre potrebbe non riconoscere immediatamente le prime, delicate vibrazioni come movimenti del bambino. La sensazione iniziale è spesso descritta come un leggero tocco o uno sfarfallio al di sotto dell’ombelico. È importante notare che movimenti ai lati dell’addome sono più spesso di origine intestinale e non devono essere confusi con l’attività fetale.
Diversi fattori possono influenzare la percezione dei movimenti del bambino in determinati momenti, soprattutto prima della ventesima settimana. La posizione della placenta, per esempio, se anteriore, può attutire i movimenti rendendoli meno percepibili. Anche il fatto di essere in movimento e indaffarate, o particolarmente stressate, può ostacolare la percezione dei movimenti. In questi casi, la distrazione o lo stato di tensione possono far sì che la madre non presti sufficiente attenzione ai delicati segnali inviati dal feto. In generale, vale la pena ricordare che ogni gravidanza è unica, e dunque anche le tempistiche e la percezione dei movimenti del bambino possono variare notevolmente da donna a donna, rendendo il monitoraggio un'esperienza molto personale.
L'Evoluzione dei Movimenti Fetali: Un Viaggio Mese per Mese
Durante il corso della gravidanza, i movimenti del bambino subiscono variazioni significative, riflesso della sua crescita all’interno dell’utero e della progressiva maturazione del suo sistema nervoso e muscolare. La frequenza, l'intensità e la natura dei movimenti si trasformano man mano che il feto si sviluppa e lo spazio intrauterino si modifica.
Dal Primo al Terzo Mese: I Primi Segni Invisibili
Come già accennato, l'attività fetale inizia già dall’ottava settimana. In questa fase iniziale, i movimenti sono microscopici e non sono percepiti dalla madre. Si tratta di piccole contrazioni muscolari, sussulti e l'inizio di riflessi fondamentali come la deglutizione e lo sbadiglio, che, pur essendo interni e non avvertibili, sono indicatori vitali del corretto sviluppo neurologico e della formazione delle prime connessioni neuromuscolari. I primi movimenti, appena visibili tra la settima e l’ottava settimana, e i sussulti e singhiozzi tra l’ottava e la decima, rappresentano le basi di un repertorio motorio che diventerà sempre più complesso.
Il Quarto e Quinto Mese: La Magia della Prima Percezione
A partire dalla 18esima settimana di gravidanza, i movimenti sono percepiti anche direttamente dalla futura mamma. Generalmente, i primi movimenti fetali possono essere avvertiti tra la 18esima e la 22esima settimana di gravidanza, talvolta anche prima, specialmente nelle gravidanze successive. La donna inizia a percepire i primi sfarfallii, generalmente quando è rilassata in posizione comoda e in ascolto. Questi "sfarfallii" o "fruscii" sono spesso descritti come bollicine di gas o lievi sfioramenti, e possono essere confusi con movimenti intestinali. Tuttavia, con il passare dei giorni, diventano più distinti e la madre impara a riconoscere la loro origine fetale. La percezione diventa più forte e meglio definita con il proseguo della gravidanza, soprattutto quando la madre assume certe posizioni, come sdraiata, o dopo i pasti, quando il feto è più attivo.
Il Sesto e Settimo Mese: Movimenti Più Evidenti e Distinti
Intorno al sesto mese di gravidanza, i movimenti fetali vanno oltre la semplice percezione, diventando più evidenti e facili da notare. Per la mamma è più semplice cogliere ogni singolo cambiamento relativo all’attività del proprio bambino. Oltre ai movimenti come il rotolamento e lo spostamento, la madre può iniziare a sentire il feto che preme contro la parete uterina, come a puntare i piedini, a livello pubico e costale. Tra la 26esima e la 30esima settimana, i movimenti del bambino diventano più distinti per effetto della riduzione del liquido amniotico. Questa diminuzione dello "spazio" acquatico fa sì che i movimenti siano meno ammortizzati e possano esserci cambiamenti visibili nella forma della pancia, rendendo l'attività fetale ancora più palpabile e visibile dall'esterno. In questa fase, la forza e la frequenza dei "calcetti" aumentano, e il bambino inizia a esprimere una personalità motoria più definita.
L'Ottavo Mese: Spazio Ristretto, Attività Continua
Intorno all’ottavo mese, i movimenti fetali non necessariamente tendono a ridursi, nonostante il bambino cresca e dunque lo spazio sia inferiore rispetto a prima. Al contrario, spesso può presentarsi addirittura un incremento del numero dei movimenti nel corso del giorno, alternato a fasi cosiddette di “sonno tranquillo”. Tra la 30esima e la 35esima settimana, i movimenti si fanno più evidenti ma al contempo più lenti, per via dell’aumento delle dimensioni del bambino e della conseguente limitazione dello spazio all’interno dell’utero. Nonostante la riduzione dello spazio, la forza dei movimenti può aumentare. In questo periodo, la maggior parte dei bambini ruota assumendo una presentazione cefalica, con la testa rivolta verso il basso, la posizione che più agevola il parto naturale. Questi movimenti di posizionamento possono essere particolarmente intensi.
Il Nono Mese: Verso il Parto, una Relazione Simbiotica
Per quanto riguarda invece i movimenti fetali nel nono mese, ovvero nella fase finale della gestazione, va sottolineato che si è ormai instaurata una conoscenza quasi simbiotica tra la mamma e il bambino, con tutti gli aspetti emozionali che precedono il parto. Dalla 35esima alla 40esima settimana, nonostante la riduzione dello spazio, i movimenti continuano ad essere percepibili. A questo stadio della gravidanza si è instaurato un legame quasi simbiotico tra la madre e il bambino, cui si aggiunge l’emotività legata all’attesa del parto. Talvolta i movimenti possono indurre delle piccole contrazioni uterine, generalmente non dolorose. Questi movimenti, in alcuni casi, possono far confondere i movimenti del piccolo con “false contrazioni” o dolori pelvici. Questo è un momento delicato nel quale è importante che ansie e paure non prendano il sopravvento. Con il passare delle settimane, i movimenti si fanno più evidenti, sono riconoscibili i momenti di maggiore attività rispetto a quelli di riposo e il ciclo sonno-veglia fetale si adatta a quello materno (fatta eccezione per la fase finale della gravidanza, in cui il feto può avere ritmi indipendenti). Non è vero che verso il termine di gravidanza i movimenti si riducono, possono cambiare di qualità, ma devono essere comunque percepiti e monitorati con attenzione.
Come capire se il feto si muove nel pancione
Caratteristiche e Variazioni dei Movimenti: Cosa Rende Unico Ogni Bambino
I movimenti fetali non sono un'attività monotona, ma un repertorio complesso e variabile che riflette la crescita, lo sviluppo neurologico e persino la personalità del bambino in utero. Ogni mamma impara a riconoscere le particolarità del proprio piccolo, e questa conoscenza è un indicatore fondamentale del suo benessere.
Le future madri avvertono i movimenti sotto forma di diverse sensazioni: calci, piccoli moti di rotolamento, movimenti “svolazzanti”, sfarfallii, sussulti quando il feto ha il singhiozzo, leggeri fruscii. Oltre a queste sensazioni tattili, con l'avanzare della gravidanza, possono essere percepiti anche movimenti di pressione contro la parete uterina, come se il bambino si spingesse o si stiracchi.
È normale che i bambini nel grembo materno alternino fasi di maggiore vivacità e periodi di riposo. Il ciclo sonno-veglia fetale è una componente cruciale del suo sviluppo. Durante la notte, i bambini generalmente sono più quieti e di norma presentano periodi di riposo e di sonno a intervalli (durante i quali ovviamente non si sentiranno muovere), che durano circa 20-40 minuti e raramente superano i 90. Con il passare delle settimane, il ciclo sonno-veglia fetale tende ad adattarsi a quello materno, fatta eccezione per la fase finale della gravidanza dove possono emergere ritmi più indipendenti, forse in preparazione ai cicli post-nascita. Spesso, i movimenti sono molto più frequenti al pomeriggio e alla sera, ma anche questo è un parametro che può variare da feto a feto.
Diversi fattori, sia interni che esterni, possono influenzare e stimolare la motilità fetale. Lo stile di vita materno gioca un ruolo significativo. Per esempio, l’assunzione di cibi stimolanti, come cioccolata e caffeina, può accentuare i movimenti fetali. Allo stesso modo, una pratica sportiva non adatta al periodo della gestazione, o un'eccessiva attività fisica, può stimolare il bambino. Tutti questi aspetti influenzano e stimolano la motilità fetale, soprattutto nelle ore serali e notturne, generando talvolta sorpresa e spavento nella donna, anche a causa dell’eccessiva contrazione uterina che ne consegue. Uno studio interessante del 2019 ha monitorato un gruppo di donne in gravidanza, all’interno del quale il 12% presentava movimenti fetali eccessivi intorno alla 37^ settimana. In nessun caso i movimenti furono correlati a eventi avversi, cosa che invece risulta più frequente nei casi di drastica riduzione o assenza di movimenti fetali.
I movimenti fetali fastidiosi o dolorosi tendono a presentarsi con l’avanzare della gestazione e nell’ultimo trimestre, quando, crescendo di dimensioni, il feto ha a disposizione meno spazio per muoversi. Così, quando il bambino aumenta la sua attività o cambia posizione, la donna può avvertire una spiacevole compressione sullo sterno, nella zona pelvica, in quella costale o a livello dello stomaco. Questi disagi sono generalmente normali e legati alla biomeccanica della gravidanza avanzata. Il movimento fetale, come già accennato, indica che il bambino sta bene, gli arrivano sufficienti ossigeno e sostanze nutritive. Sentire molti movimenti non è preoccupante, anzi è un buon segno. Ci sono bambini che si muovono moltissimo, altri che si muovono meno o in orari particolari. Ogni mamma si abitua quindi a conoscere le abitudini del suo piccolo e a rendersi conto se qualcosa cambia. A volte il movimento fetale può associarsi a tensione addominale e dolore (che poi scompare comunque rapidamente) e può essere confuso con la contrazione (che è un indurimento di tutta la pancia e non solo di una sua parte).
Il Monitoraggio Materno: Imparare a Conoscere il Proprio Bambino
Il monitoraggio dei movimenti fetali è un compito fondamentale che ogni futura mamma è incoraggiata ad assumere, in quanto rappresenta un indicatore primario e accessibile del benessere del bambino. Come molti colleghi ginecologi e ostetriche, si raccomanda alle pazienti in dolce attesa di monitorare i movimenti fetali in pancia, che diventano percepibili più o meno dalla 18ma -20ma settimana di gravidanza, e di farlo fin dentro alla sala parto.
Non esiste un numero preciso di movimenti fetali che possa ritenersi normale in assoluto, poiché ogni esperienza di gravidanza è unica e questo vale per i comportamenti di ogni bambino nell’utero. Ogni mamma deve in pratica imparare a monitorare l’attività del proprio bambino e a determinare se il feto si muove meno del normale in un certo giorno, riconoscendo il suo particolare schema. Imparare a sentire e riconoscere i movimenti del proprio bambino è una delle esperienze più emozionanti per una donna.
È nel terzo trimestre di gravidanza che un medico di solito insegna alla futura mamma a contare i movimenti fetali. Il perché è presto detto: per tenere sotto controllo i movimenti del bambino all’interno del grembo materno. Il conteggio dei movimenti fetali assume valore clinico a partire dalle 28 settimane, quando essi diventano facili da sentire in modo costante, durante la giornata. È considerato nella norma un conteggio superiore a 10 movimenti fetali nel corso di due ore di osservazione. Il normale ciclo sonno-veglia del feto di norma non supera i 40-50 minuti, quindi in due ore si dovrebbero percepire momenti di attività.
Per effettuare un monitoraggio efficace, si consiglia di sdraiarsi tranquille sul fianco sinistro in ambiente rilassante e rimanere in ascolto concentrate per 2 ore, durante le quali si dovrebbero percepire almeno dieci o più movimenti distinti. È più facile sentire i movimenti fetali dopo i pasti, quando la madre è a riposo e durante la notte, mentre se è molto impegnata in varie attività potrebbe non farci troppo caso.
Per tenere traccia dei movimenti, un metodo pratico è munirsi di un block notes e annotare quando il bambino è più attivo nell’arco della giornata. Scegliete una posizione comoda che vi permetta di poter scrivere. Partite annotando in quale settimana di gravidanza vi trovate, il giorno, così come l’ora di inizio dei calci. Contate i movimenti e segnate in quanto tempo il bambino si è mosso dieci volte.
Esistono due tecniche di monitoraggio più strutturate: la tecnica di Cardiff e la tecnica di Sadovsky. In Cardiff, la mamma conta i movimenti fetali (dalle 9.00 fino alle 21.00) e, su una scheda, annota l’ora in cui ne ha percepiti 10. In Sadovsky, per un’ora dopo il pasto, la mamma si concentra sui movimenti fetali.Il conteggio dei movimenti è consigliato a tutte le madri con precedenti ostetrici negativi o con fattori di rischio. Le pazienti a basso rischio devono conoscere il significato dei movimenti fetali ed effettuare il conteggio preciso (secondo le modalità descritte sopra) nel caso in cui abbiano la sensazione di movimenti ridotti. È importante evitare che l'ansia prenda il sopravvento durante questo processo, poiché lo scopo è rassicurare, non stressare.

Quando Preoccuparsi: Segnali di Allarme e Cosa Fare
Mentre la percezione dei movimenti fetali è generalmente un segno rassicurante, è altrettanto cruciale riconoscere quando i cambiamenti in questa attività potrebbero indicare la necessità di attenzione medica. Il presupposto basilare è che se una donna dovesse notare una diminuzione dei moti attivi fetali, un possibile evento avverso a carico del nascituro potrebbe essere scongiurato con gli opportuni accertamenti.
L’assenza di movimenti fetali è un campanello d’allarme forte, soprattutto se persiste per diverse ore. Generalmente, prima dell’assenza totale di movimenti si verifica una riduzione di essi, per esempio, 8-10 movimenti conteggiati nell’arco di un’ora, o a scendere nelle ripetizioni successive. Se dovesse notare un rapido cambiamento nel modo in cui il suo bambino o bambina si muove, il consiglio è di chiamare il medico o l’ostetrica o di rivolgersi al pronto soccorso.
Se capita di non percepire movimenti del feto per alcune ore, il primo passo consigliato è tentare di stimolare una risposta da parte del bambino. La mamma può per esempio toccarsi la pancia, cambiare la propria posizione, mettersi comoda e rilassata, idratarsi oppure consumare alimenti o bevande dolci. Se dopo questi tentativi non si avverte un ritorno all'attività normale, è imperativo agire tempestivamente.
Il consiglio, in generale, è quello di non posticipare il controllo, poiché procrastinare potrebbe comportare dei rischi che, agendo in modo tempestivo, possono essere prevenuti o affrontati per tempo. Nel caso di un conteggio anomalo, la madre potrà riferirsi al curante o all’ospedale di zona: bisogna andare subito a farsi vedere, e non aspettare il giorno dopo. Nella maggior parte dei casi, dopo una valutazione ecografica e un monitoraggio cardio-tocografico, la madre verrà semplicemente rassicurata, ma la tempestività è fondamentale per escludere qualsiasi complicanza. Come evidenziato da un interessante studio del 2019, anche se movimenti fetali eccessivi (osservati nel 12% delle donne intorno alla 37^ settimana) non sono stati correlati a eventi avversi, la drastica riduzione o assenza di movimenti fetali è ben più frequentemente associata a esiti negativi, sottolineando l'importanza della vigilanza.
Valutazione Clinica del Benessere Fetale: Strumenti e Metodiche
Oltre al monitoraggio materno, la medicina moderna dispone di una serie di risorse strumentali sofisticate volte a sondare il benessere fetale. Il monitoraggio del benessere fetale consiste nel modo con cui si cerca di comprendere, dall'esterno, come sta il piccolo paziente all'interno dell'utero, seguendolo nella sua evoluzione dalle primissime fasi del suo sviluppo fino a termine. L'obiettivo principale è prevenire la morte in utero o un danno permanente del feto, avvalendosi di tecniche e metodiche talora molto complesse.
La Cardiotocografia (CTG) o Non-Stress Test
La cardiotocografia è il rilevamento dell'attività cardiaca fetale e della contrazione uterina mediante trasduttori. È il primo esame ad essere impiegato di routine e consiste nel rilevamento e nella registrazione del battito cardiaco fetale e delle contrazioni uterine (tramite un tocografo). L'apparecchio ad ultrasuoni è basato sull'effetto Doppler per il rilevamento della frequenza cardiaca fetale (FCF), mentre il tocografo si basa su variazioni di pressione tramite un sistema meccanico e non con ultrasuoni, per il rilevamento delle contrazioni uterine. I segnali elaborati vengono presentati su una striscia di carta come tracciato continuo della FCF e del tono uterino.
I parametri chiave analizzati nella CTG sono:
- Frequenza cardiaca: Si va a vedere la linea di base, cioè la linea ideale che taglia a metà le varie oscillazioni. Essa dà la frequenza cardiaca di base e la si trova fra le due linee che indicano 110 e 160 pulsazioni al minuto se si tratta di un feto a termine, ma è maggiore se il feto è prematuro.
- Variabilità: È la differenza fra la frequenza massima e quella minima. Nel feto non c'è una frequenza fissa, ma essa si aggiusta in base a stimoli provenienti dal sistema nervoso centrale, in base ad informazioni derivanti dai chemocettori e dai barocettori. La variabilità è l'elemento forse più importante per la valutazione del benessere fetale: un battito non più variabile indica un grave stato di sofferenza neurologica del feto, mentre tanto maggiore è la variabilità, tanto meglio sta il bambino. La variabilità è stata quantificata: è tale se supera 5 battiti al minuto; normalmente oscilla sui 15 battiti al minuto. La differenza fra una rivoluzione cardiaca e la successiva (differenza fra un battito ed il successivo) è detta "variabilità a breve termine". Poiché tutto ciò è sotto controllo centrale (simpatico e parasimpatico), nel momento in cui si viene a perdere il controllo sulla frequenza da parte delle strutture ipotalamiche, è segno che queste sono in sofferenza. La perdita della variabilità è quindi strettamente correlata alla sofferenza ipossica delle strutture centrali superiori, in quanto la frequenza è legata al livello dell'ossigenazione centrale.
- Accelerazioni: Corrispondono di solito ai movimenti fetali e si accompagnano sul tracciato a delle righe, che sono dovute allo schiacciamento di un pulsante da parte della donna quando avverte i movimenti del feto.
- Decelerazioni: Sono variazioni in basso della frequenza, caratteristiche del travaglio e definite in base al rapporto con le contrazioni uterine. Se sono assolutamente speculari alle contrazioni, cioè iniziano e terminano contemporaneamente, sono dovute ad un riflesso vagale per compressione della testa del feto e sono dette "precoci" o "Dip 1". Le decelerazioni sfasate rispetto alla contrazione sono dette "tardive" o "variabili" o "Dip 2" quando iniziano dopo la contrazione. Le decelerazioni tardive sono dovute ad insufficienza placentare, quelle variabili a compressione sul funicolo ombelicale (entrambe sono quindi espressione di ipossia cerebrale). Le contrazioni uterine riducono l'ossigenazione e, se il bambino è già in uno stato di sofferenza fetale cronica, si vede che, con la contrazione, si scompensa (sofferenza fetale acuta). Su questo principio si basa la prova con ossitocina: si somministra ossitocina, che determina una contrazione uterina e conseguentemente ipossia fetale acuta. Si fa contemporaneamente una registrazione cardiotocografica, che evidenzia una diminuzione della frequenza cardiaca. L'interpretazione del tracciato cardiotocografico varia a seconda se questo viene effettuato durante il travaglio o durante le ultime 4 settimane di gravidanza. In travaglio si dà più importanza alle decelerazioni e si valuta se sono sfasate rispetto alle contrazioni uterine; fuori travaglio si dà importanza alla variabilità ed alle accelerazioni, invece le decelerazioni sono sempre considerate patologiche.
È importante sottolineare che non è consigliabile usare Doppler portatili per percepire il battito cardiaco fetale a casa. Questi apparecchi non danno indicazioni sul benessere del nascituro e possono indurre in errore (se ad esempio viene percepito un battito cardiaco materno accelerato, o se si interpreta erroneamente un suono). Il tracciato cardio-tocografico rivela un normale benessere fetale nella grande maggioranza dei casi, ma se risulta dubbio, il medico può ricorrere ad ulteriori accertamenti.

Il Profilo Biofisico
Se il tracciato cardiotocografico dovesse risultare dubbio, il medico può ricorrere al profilo biofisico. Si tratta di una metodica che prevede l’attribuzione di un punteggio alle seguenti variabili, ognuna valutata da 0 a 2 punti, per un massimo di 10:
- Tracciato cardiotocografico reattivo
- Quantità di liquido amniotico
- Movimenti respiratori fetali
- Movimenti attivi del corpo o di un arto
- Tono muscolare fetale
Prevede un esame ecografico, che può durare fino a mezz’ora, o anche meno se le variabili vengono soddisfatte in breve tempo. Esistono anche dei parametri accessori, che sono: movimenti di espansione della gabbia toracica (presenti nella veglia), svuotamento della vescica (anche questo può essere presente nel periodo di veglia), e suzione (presente nel sonno e non nella veglia). Un profilo biofisico alterato, insieme a dati cardiotocografici dubbi, può essere indicazione per l’espletamento del parto.
La Flussimetria Doppler
La flussimetria è la determinazione del flusso del sangue in un vaso. La tecnica flussimetrica Doppler è una metodica utile per lo studio dell'emodinamica fetale, feto-placentare ed utero-placentare. Alterazioni dell'emodinamica in questi distretti possono essere in grado di mettere in evidenza una sofferenza fetale cronica. Con la flussimetria si valuta il rapporto fra sistole e diastole e sono stati proposti vari indici, che dovrebbero rispecchiare il grado di distensibilità del vaso e quindi dare un'idea delle resistenze periferiche. Questi indici vanno a diminuire con il passare delle settimane, mentre si mantengono abbastanza costanti nell'aorta. Un meccanismo fondamentale di difesa del feto in situazioni di ipossia è la cosiddetta "centralizzazione del circolo", cioè la riduzione del circolo nel distretto corporeo "meno nobile" nel tentativo di mantenere un circolo più o meno normale a livello cardiaco e cerebrale. In caso di sofferenza fetale, si deve ricercare questo segno tramite la flussimetria, che evidenzia la riduzione del circolo nell'aorta discendente. Il liquido amniotico, nel feto a termine, è formato in gran parte dalle urine fetali. In caso di centralizzazione del circolo diminuisce la minzione e si ha la riduzione del liquido amniotico.
L'Ecografia Ostetrica
L'ecografia è uno strumento diagnostico essenziale in gravidanza, con scopi diversi a seconda dell'epoca gestazionale:
- Primo esame (8a-12a settimana): Ha lo scopo principale di ottenere l'epoca gestazionale in base al CRL (Crown-Rump Length), la lunghezza fra la testa ed il podice escludendo gli arti. La variabilità delle misure fetali va ad aumentare dall'inizio alla fine della gravidanza e quindi la misura del CRL alla 12a settimana dà, con buona approssimazione, l'epoca gestazionale. Questo serve anche per confronti successivi e per una datazione precisa.
- Secondo esame (dopo la 20a settimana): Valutare il luogo di inserzione della placenta ha senso in genere solo dopo la 20a settimana, perché prima la placenta tende a spostarsi verso l'alto via via che l'utero cresce.
- Terzo esame (32a settimana): Il suo scopo principale è quello di valutare l'accrescimento del feto (ecografia biometrica). L'apparecchio ha un sistema che permette di fissare l'immagine: sullo schermo compaiono delle crocette che sono messe nei punti da misurare e l'apparecchio dà la misura; per misurare la circonferenza si fa il giro con la crocetta e l'apparecchio indica la misura. In base alle misure si vede se un feto si accresce regolarmente oppure se ci sono dei difetti di crescita. La velocità di accrescimento, infatti, è uguale per tutti, in quanto va incontro a deviazioni minime, ma parte da un presupposto genetico diverso da soggetto a soggetto.
L'Amnioscopia e il pH Fetale
L'amnioscopia serve a valutare il colore del liquido amniotico contenuto nella borsa al davanti della parte presentata: questo esame presuppone un certo grado di dilatazione del collo dell'utero. L'emissione di meconio (le prime feci del feto) nel liquido amniotico può essere un segno di sofferenza fetale. Il rilevamento del pH fetale si esegue in travaglio, quando si hanno dei dubbi con la cardiotocografia. Il sangue per la determinazione del pH (che in caso di acidosi è circa 7.15) viene prelevato dalla testa del bambino. L'acidosi può essere sia respiratoria, perché diminuisce la pressione di ossigeno ed aumenta quella di anidride carbonica trattandosi di ipossia respiratoria del feto, sia metabolica, perché il feto attiva la glicolisi anaerobia.
Gli Stati Comportamentali del Feto: Maturazione del Sistema Nervoso Centrale
Un importante parametro da tenere sempre presente è costituito dai cosiddetti "stati comportamentali del feto": esso infatti alterna periodi di attività e di quiete, durante i quali il tracciato, ad esempio della cardiotocografia, è decisamente più basso. Questa alternanza non è casuale ma riflette la progressiva maturazione del suo sistema nervoso centrale (SNC).
Studi condotti su neonati a termine e pretermine hanno consentito di identificare, con l'osservazione prolungata del comportamento neonatale, una serie di parametri che permettono di valutare l'integrità neurologica di un neonato. Questi "stati di comportamento neonatali" vengono definiti in base alla coincidenza di tono muscolare, motilità oculare, tracciato elettroencefalografico, frequenza cardiaca, stato di sonno-veglia e pianto. Il meccanismo maturativo del feto non viene modificato nella sua evoluzione dal "momento" del parto, ma prosegue nelle sue tappe sia in utero che fuori, indicando che la nascita non è un punto di arresto ma una continuazione dello sviluppo.
Dopo la 36a settimana di gravidanza, il feto presenta una alternanza dei 4 stati comportamentali fondamentali: tono muscolare, respiro (dato dai movimenti diaframmatici), movimenti oculari e movimenti fini degli arti. Questa è una chiara testimonianza della maturazione del sistema nervoso centrale che, sebbene inizi molto prima, finisce nel primo anno di vita con un livello di stabilità ed una percentuale di coincidenza elevati in questi parametri. La coincidenza è valutata su periodi di 3 minuti, indicando una coordinazione complessa e funzionale.
In condizioni di ipossia cerebrale, il feto perde successivamente, in ordine inverso rispetto alla loro acquisizione, questi parametri. Questo significa che i segni di sofferenza fetale possono manifestarsi con la perdita di alcune di queste capacità comportamentali. Con il profilo biofisico (valutazione di tali parametri di motricità) si hanno delle risposte più immediate, rispetto all'ecografia tradizionale, sullo stato di benessere del feto. Questa capacità di osservare e interpretare i complessi schemi di movimento e comportamento fetale offre una finestra inestimabile sulla salute e lo sviluppo del bambino non ancora nato.