Gestione dell'incontinenza nella popolazione anziana: approcci, sfide e strategie assistenziali

L'incontinenza, sia essa urinaria o fecale, rappresenta una condizione di estrema rilevanza clinica, sociale ed economica, specialmente se rapportata alla crescente popolazione anziana. Le persone che quotidianamente assistiamo nei setting di cura residenziali (RSA) e domiciliari sono persone anziane (mediamente con più di 80 anni) che hanno 4 o 5 grosse patologie. Tale complessità clinica si riflette in una spesa sanitaria ingente: il S.S.N. e regionale per i soli ausili ad assorbenza e cateteri spende 444.148.147 milioni di euro annui, di cui: ausili per incontinenza 374.365.607 milioni di euro, cateteri 69.782.540 milioni di euro (Fincopp, WFIP, 2021).

Dalle proiezioni ISTAT, anno 2020, emerge come, a fronte di una popolazione complessiva in lieve crescita (+3,1% al 2050), la fascia di popolazione over 65, che ad oggi rappresenta poco più del 20% della numerosità totale, possa superare la soglia del 30% entro il 2040 e spingersi intorno al 33% nel 2050 (ISTAT, 2020). In Italia sono stimati in 5 milioni le persone affette da incontinenza, di cui il 60% sono donne, principalmente sopra i 40 anni. La difficoltà di riconoscere l’incontinenza urinaria come una patologia crea una notevole complessità relativa alla sua gestione.

rappresentazione demografica invecchiamento e incidenza incontinenza

Complessità della valutazione e vissuto psicologico

La gestione dell’incontinenza richiede un approccio multidimensionale che parte dalla valutazione funzionale, fisiologica (es. età, peso, altezza, alvo, attività lavorativa precedente, ecc.) e patologica, per arrivare a una valutazione cognitiva. È fondamentale considerare le pratiche auto-assistenziali e la loro efficacia, l’utilizzo di presidi assorbenti o di altri dispositivi, l’uso di farmaci e il regime dietetico del paziente. In RSA è sempre problematico affrontare la tematica relativa all’incontinenza urinaria perché essa è spesso motivo di angoscia, umiliazione e vergogna; i bisogni legati alla eliminazione di feci e urina sono considerati tabù in molte culture e nel vissuto di molte persone ancora oggi.

L’incontinenza è spesso il primo segnale che l’anziano “fragile e non” percepisce sulla sua autosufficienza, che viene ad essere minata e che rende l’anziano consapevole che la vita che era abituato a fare deve essere rivista e che spesso richiederà l’aiuto o la supervisione di un’altra persona. L’accettazione di una sfera di vita legata ai bisogni corporali getta nello sconforto e nella vergogna tutte le persone non più autosufficienti. Questo senso di disagio è caratteristico anche di chi assiste; il caregiver può sentirsi disgustato o imbarazzato e chiedersi come riuscirà mai a farcela.

Adattamento ambientale e orientamento nel decadimento cognitivo

Se è difficile rilevare e pianificare la corretta assistenza relativa alla gestione dell’incontinenza, discorso diverso è la rilevazione della incontinenza con persone affette da demenza che hanno grossi problemi legati alla comunicazione e alla corretta individuazione del bagno o del water. In questi casi diventa essenziale fare in modo che la toilette sia identificata con chiarezza: colorare i bordi o le porte con colori intensi, dipingere la porta della toilette di un colore diverso è per alcuni di aiuto. Se la toilette è confortevole, facile da usare e l’ambiente riscaldato, l’ospite può essere più incline a fermarvisi per tutto il tempo necessario.

Predisporre delle maniglie di sostegno e una seduta leggermente rialzata possono rendere il water più accessibile. Molte volte bastano piccoli accorgimenti come l’aiuto di figure o segnali appesi sulla porta del bagno per facilitare l’orientamento dell’ospite. Se il bagno è troppo lontano o se ci sono ostacoli nel cammino, è bene rimuovere tutti gli impedimenti. Quando il bagno non è occupato, occorre tenere la porta aperta affinché l’interessato possa vedere che è libero, illuminare bene il bagno e lasciare le luci accese lungo il percorso sia di notte che di giorno.

schemi di ausili per la facilitazione dell'accesso al bagno

Strategie di assistenza e gestione quotidiana

L’operatore deve valutare se l’ospite è in grado di svestirsi in tempo: è consigliabile far indossare indumenti pratici e non attillati, con chiusure semplici come pantaloni e gonne retti da elastici o chiusure in velcro che accelerino la svestizione. A volte l’anziano rifiuta di sottoporsi ai trattamenti necessari sostenendo di essere già stato lavato: quella che potrebbe sembrare una scusa è in realtà una profonda convinzione del soggetto in stadio di decadimento cognitivo, pertanto è normale che anche il ricordo di azioni molto recenti venga rimosso.

Se l’ospite non riesce più a comunicare che ha bisogno della toilette, date una mano alla sua memoria, suggerendogli di andare in bagno. Questo invito può essere ripetuto in occasioni abituali, come il risveglio, prima di coricarsi, prima di uscire o dopo i pasti. In caso di incontinenza notturna, può essere utile bere di meno un paio d’ore prima di coricarsi, facendo comunque in modo che l’anziano assuma circa 1,5 litri di liquidi durante il giorno. L’imbarazzo provato durante l’igiene personale acuisce le difficoltà a riconoscere il caregiver; l’uomo parla dell’incontinenza solo con il coniuge o lo specialista, mentre la donna si confida più facilmente con amiche e conoscenti.

Ausili e dispositivi: tipologie e utilizzo

Gli ausili specifici possono rendere più facile la vita di chi assiste e chi viene assistito. Soprattutto di notte, una “comoda” o un pappagallo vicini al letto possono risolvere il problema. Il materasso deve essere protetto da un mollettone impermeabile; esistono protezioni assorbenti e riutilizzabili, nonché prodotti specifici per piumini e cuscini. Nelle persone affette da demenza, il catetere urinario costituisce solo una soluzione estrema, in genere mal accettato e rischioso per le lesioni.

Va ricordato che l’uso di ausili non deve prescindere da interventi di altro tipo: secondo la letteratura, l’uso del pannolone provoca una sorta di dipendenza e in circa il 70% dei casi causa una riduzione nella motivazione del controllo degli sfinteri. È necessario ispezionare regolarmente la cute nella zona perineale, detersa dopo ogni evacuazione, utilizzando creme barriera. Nel sesso maschile, il condom (o uridom) è un’alternativa al catetere, costituita da guaine morbide in lattice o materiale sintetico che si inseriscono a cappuccio, fissate con mastice o fascette adesive.

Tutorial Ausili Incontinenza - Il Point - Itop in collaborazione con Hartmann

Classificazione dell'incontinenza urinaria

Le cause dell’incontinenza sono molteplici:

  • Vescica iperattiva: causata dall’età, sclerosi multipla, ictus, infezioni o diabete.
  • Incontinenza da stress: si verifica quando la vescica è sottoposta a pressione (tosse, starnuti, sforzi).
  • Incontinenza da rigurgito: causata dal blocco dell’urina o da una vescica che non riesce a contrarsi.
  • Incontinenza funzionale: legata a disturbi neurologici, ictus o gravi problemi alla colonna vertebrale.

Incontinenza fecale: un fenomeno misconosciuto

L’incontinenza fecale interessa una fascia d’età ampia, dai 18 ai 70 anni. Poco più del 57% dei pazienti ne parla in sede clinica, spesso per vergogna. Per incontinenza fecale si intende la perdita involontaria di feci e gas; presenta una maggiore prevalenza nel sesso femminile a causa della lassità dei muscoli pelvici. I sintomi comprendono gonfiore addominale, ulcere e prurito anale. La gestione richiede un trattamento riabilitativo specialistico, oltre ad accorgimenti dietetici (fibre, idratazione) in caso di stipsi. Nei casi in cui la terapia conservativa fallisca, può rendersi necessaria la chirurgia. In Italia, la Federazione Associazioni Incontinenti e Stomizzati (FAIS) offre supporto e orientamento per chi affronta questa condizione.

Fisiologia dell'invecchiamento e meccanismi di controllo

Con l’avanzare dell’età, la funzionalità di organi, muscoli e nervi declina. I muscoli sfinterici e del pavimento pelvico, deputati alla continenza, possono indebolirsi. Sebbene in anziani sani la funzionalità renale resti spesso invariata, il ridotto flusso ematico e la minor produzione dell’ormone antidiuretico (ADH) portano a una produzione urinaria maggiore, specialmente di notte. La vescica perde elasticità e tono, riducendo la capacità di contenimento; il riflesso di svuotamento si attiva in ritardo. Nelle donne, prolassi vescicali o vaginali possono ostruire l’uretra, mentre negli uomini l’ingrossamento della prostata è una causa frequente.

Diagnosi e percorsi clinici

La valutazione del medico inizia con l’anamnesi: frequenza, quantità, circostanze e presenza di fattori di rischio o farmaci assunti. L’esame obiettivo include la verifica di forza, sensibilità e riflessi, oltre a un esame pelvico o rettale per valutare lo stato di salute dei tessuti e della prostata. Gli esami di routine (analisi delle urine, urinocoltura, esami del sangue) sono accompagnati da test specifici come il volume residuo post-minzionale o l’esame urodinamico (cistometria, uroflussometria) per identificare con precisione la causa scatenante.

Strategie di trattamento comportamentale

Il trattamento si basa su misure generali e approcci specifici:

  1. Modifica dell'apporto di liquidi: bilanciare l'idratazione (1500-2000 ml/giorno) evitando irritanti come la caffeina, specialmente nelle ore serali.
  2. Bladder training: programma di minzioni fissate ogni 2-3 ore, aumentando gradualmente gli intervalli.
  3. Prompted voiding: tecnica guidata dal caregiver per persone con demenza.
  4. Esercizi di Kegel: contrazione e rilassamento dei muscoli del pavimento pelvico, ripetuti più volte al giorno.

In molti anziani, l’approccio terapeutico deve bilanciare i benefici farmacologici (es. antimuscarinici o beta-3 agonisti) con il rischio di effetti collaterali sulle funzioni cognitive. È fondamentale un’attenta valutazione delle comorbilità e dello stato di fragilità prima di proporre qualsiasi trattamento, sia esso farmacologico o chirurgico.

Qualità della vita e impatto sociale

L’incontinenza non deve essere considerata una condizione normale dell'invecchiamento. La gestione corretta, anche in casi di demenza o allettamento, mira a preservare la dignità della persona. L’uso di traverse lavabili, ad esempio, garantisce una protezione efficace per il letto, mantenendo la pelle asciutta e prevenendo lesioni da decubito, grazie a tessuti traspiranti e confortevoli.

Per i casi di vescica iperattiva notturna, strategie come l’uso di collant a compressione graduata o il sollevamento degli arti inferiori nel pomeriggio possono ridurre il carico di liquidi che, rientrando in circolo di notte, sovraccarica la vescica. È essenziale mantenere un atteggiamento empatico, non giudicante, trasformando il tabù dell’incontinenza in un percorso condiviso, dove il caregiver e il paziente, supportati dal medico, collaborano per migliorare il benessere quotidiano e proteggere la sfera dell’intimità dell’anziano.

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