Le controversie sulle effusioni tra nonni e nipoti e la salute del bambino

Introduzione

Le interazioni tra nonni e nipoti, pur essendo spesso animate da grande affetto, possono talvolta generare preoccupazioni in merito alla salute e allo sviluppo del bambino. Un tema ricorrente e di particolare sensibilità riguarda le effusioni fisiche, come baci sulla bocca e lo scambio di salive, e il loro impatto sui più piccoli. Questo articolo esplorerà le ragioni mediche e psicologiche per cui tali comportamenti sono sconsigliati, fornendo anche indicazioni pratiche su come affrontare queste situazioni.

Il bacio sulla bocca: un gesto da adulti

Il bacio sulla bocca è un gesto che appartiene al mondo degli adulti, in particolare ai codici di comunicazione delle persone innamorate. È fondamentale comprendere che questo tipo di effusione non rientra nell'espressione dell'affetto tra genitori e figli o, meno che mai, tra nonni e nipotini. Ignorare questa distinzione può avere implicazioni sullo sviluppo psicologico del bambino.

Bambino e nonni che si baciano sulla bocca con un divieto

È assolutamente necessario lasciare ai bambini un’area da esplorare, quella dell’intimità fisica (di cui il bacio fa parte) a cui accederanno quando sarà il momento giusto, quando saranno grandi e proveranno attrattiva fisica verso qualcuno. Diversamente, si rischia di confonderli, di privarli della magia - a venire - di uno scambio, il bacio sulla bocca, che riveste anche un alto valore simbolico, lontano da quello che è il sentimento che lega i nonni ai bambini. Questo è un punto che va comunicato chiaramente ai nonni, in modo gentile ma fermo. La priorità dei genitori deve essere quella di proteggere il proprio bambino da ingerenze che potrebbero riflettersi negativamente sui suoi rapporti d’amore futuri, privandolo di scoperte che è giusto permettergli di fare a tempo debito. Il bacio sulla bocca non va svalutato, ma lasciato in una dimensione a cui il bambino accederà crescendo. In altre parole, il bacio sulla bocca è una “cosa da grandi” e così deve rimanere, e non possono essere certo i nonni a cambiare questo imperativo categorico, oltretutto ignorando la volontà della mamma che deve essere la dirimente su ogni singola questione.

Lo scambio di salive e le dita in bocca: un rischio igienico e una violazione dell'intimità

Un'altra pratica che solleva preoccupazioni è quella di succhiarsi le dita a vicenda o permettere al bambino di succhiare naso o dita sporche di adulti. Questo gesto è davvero incomprensibile e non è insito nella nostra cultura. A un’attenta analisi, può rappresentare una violazione del corpo del bambino. Le dita altrui non sono fatte per essere succhiate, se non eventualmente all’interno di una relazione tra persone adulte, dove il gesto acquisisce la connotazione di gioco erotico. Anche su questo punto, i genitori devono mostrarsi irremovibili.

Rischi igienici e la salute del bambino

Dal punto di vista strettamente igienico, i comportamenti che prevedono lo scambio di saliva sono scorretti. Lo scambio di saliva a cui viene esposto un bambino non è un metodo opportuno per fare anticorpi, ma piuttosto un mezzo attraverso cui il bambino può ammalarsi con maggiore frequenza. È fondamentale ricordare che le difese naturali di un bambino piccolo non sono ancora del tutto efficienti, non sono ancora in grado di proteggere il suo organismo dall’aggressione dei virus e dei batteri che possono annidarsi nella saliva altrui. Quindi, anche per questa ragione, i genitori non devono esitare a imporre ai nonni di evitare tassativamente effusioni troppo intime, limitandosi ai baci sulla testina o sulle guance, agli abbracci e alle carezze che appartengono al linguaggio dell’affetto che lega i nonni ai nipoti e non possono né destabilizzare né diventare veicolo di contagio.

Batteri e virus nella saliva

I nostri specialisti mettono a disposizione le loro conoscenze scientifiche a titolo gratuito, per contribuire alla diffusione di notizie mediche corrette e aggiornate, e in questo contesto, sottolineano l'importanza di proteggere il bambino da rischi infettivi.

Igiene del corpo per bambini – Abitudini di igiene – La doccia, pulizia delle mani, denti e viso

L'autorevolezza materna e la comunicazione con i nonni

Comprendere che può non essere facile imporsi è fondamentale, ma non vi è a nostro avviso altra scelta. I genitori devono parlare ai nonni e allo zio con fermezza, rinnovando il divieto di baciare il bambino sulla bocca, di succhiarlo o di farsi succhiare. Se non dovessero dare ascolto, non resta che impedire drasticamente ai nonni di vedere il bambino, fino a quando non avranno recepito l’indicazione, anche mettendola in pratica. È una decisione difficile, ma ci sono situazioni in cui non c’è scelta perché da un lato sono in gioco la salute e l’equilibrio del bambino, dall’altro vi è in discussione l’autorevolezza materna, che merita la massima tutela.

L'allattamento: un gesto naturale e complesso

L’allattamento è un argomento straordinariamente controverso. Lo è oggi, come testimoniano il moltiplicarsi di iniziative a livello mondiale, i gruppi di sostegno pro-allattamento, le banche del latte, il latte acquistabile quasi senza controlli on-line, le teorie a favore del cosiddetto “allattamento estremo”, ma anche leggi e polemiche contro l’allattamento in pubblico, nonostante il cosiddetto Occidente abbia ormai ampiamente sdoganato il nudo e dimostri una certa tendenza a combattere ogni forma di inibizione. Lo era già nel mondo antico, sia in quello greco che in quello romano, nonostante ci sia una non piccola differenza fra il modo di approcciare la questione in Grecia e a Roma: nel primo caso se ne parlava molto poco, essenzialmente soltanto nei testi “specialistici” (medici e biologici), mentre nel secondo caso se ne parlava decisamente di più. Di conseguenza non possiamo prescindere dalle fonti latine, nel tentativo di meglio comprendere quelle greche.

L'allattamento nella storia e nelle culture

Per quanto concerne le fonti archeologiche, soprattutto in Grecia ma anche a Roma si tendeva a non raffigurare scene di allattamento. In passato ci si è domandati come mai questo gesto non venisse rappresentato, mentre lo era in Etruria e in altre zone dell’Italia antica, ma, a nostro avviso, l’approccio al problema deve essere ribaltato: perché in Etruria e in altre zone dell’Italia antica l’allattamento veniva raffigurato con una certa (non poi così eccessiva) disinvoltura e frequenza?

Una prima riflessione può essere fatta: precedentemente all’avvento del latte artificiale, dall’allattamento al seno dipendeva la vita stessa del bambino e mostrarsi in un momento così delicato avrebbe potuto significare esporre a invidie da parte di donne senza figli o senza latte ed a inutili rischi la mamma e il piccolo da nutrire, come vedremo parlando del malocchio. Inoltre, l’allattamento rappresenta un momento di profonda intimità. Allattare è una cosa da donne, per donne, fra donne: rappresentava un gesto cui gli uomini erano poco abituati e verosimilmente poco interessante. In una certa misura ancora oggi è così: le scene di allattamento sono tendenzialmente l’eccezione e non la regola oppure vogliono essere apertamente provocatorie.

Donne che allattano in diverse culture

Nei trattati medici antichi troviamo idee piuttosto precise circa la natura del latte umano, che viene considerato un succedaneo del sangue, con cui il feto è stato nutrito durante la gravidanza e che, prima della gestazione, veniva periodicamente espulso dal corpo femminile grazie al ciclo mestruale. Aristotele (La generazione degli animali IV, 8, 776a-b) spiega che le secrezioni di natura ematica costituenti nell’uomo il seme e nella donna il sangue mestruale, se uniti con la fecondazione, producono, grazie all’impulso generatore dell’elemento maschile, una materia attiva che serve sia per la formazione dell’embrione sia per il suo nutrimento, destinato all’uno e all’altro uso in quantità variabili secondo le diverse fasi della gestazione. Lo Stagirita afferma, infatti, che la stessa materia procura nutrimento e costituisce la base naturale della generazione, specificando subito dopo che il latte è sangue cotto, ma non corrotto. Il latte umano era considerato, pertanto, un’ulteriore trasformazione, per cottura, di quel sangue mestruale che, modificandosi sotto l’impulso del seme maschile, ha dato prima origine all’embrione, poi al suo nutrimento intra-uterino.

Le motivazioni dietro la scelta di allattare o meno

Le ragioni che spingono una donna ad allattare o non allattare il figlio sono ancora oggi molto complesse e non spetta a noi indagarle. Cerchiamo di analizzare i principali motivi che possono spingere una donna a non allattare, fermo restando che, soprattutto in una realtà come quella greca e romana, non possiamo dare per scontato che la scelta spettasse necessariamente alla donna. Anzi, è stato messo in evidenza che probabilmente era l’uomo a scegliere o a influenzare la scelta, cercando di imporre il suo volere in un campo d’azione di estrema importanza e rispetto al quale fisiologicamente ed emotivamente sarebbe stato escluso.

Torniamo alle motivazione che possono influire sulla scelta di allattare. Una prima, quasi banale, ragione può essere connessa con la paura di rovinarsi seno, silhouette e salute. Per quanto concerne la Grecia, però, non abbiamo fonti che insistono particolarmente su questi aspetti, se escludiamo alcuni indiretti riferimenti all’invecchiamento precoce che la gravidanza (e il successivo allattamento?) comporta. Anzi, in generale l’allattamento viene indicato come positivo per la salute della donna. L’emancipazione rispetto alle mere, per molti versi imbarazzanti, necessità del corpo, che avvicinano la natura dell’uomo a quella ferina, può, inoltre, essere percepita come un segno di “civilizzazione” per una donna. Non mancano nelle fonti latine testimonianze che, parlando di popoli barbari, sottolineano il costume delle donne di allattare i figli al seno. Nelle fonti iconografiche osserviamo, in antitesi rispetto alle immagini della donna aristocratica con balia, da un lato l’immagine umile della madre che allatta il proprio figlio, molto frequente nell’arte provinciale, dall’altro immagini di bambini allattati da animali, ninfe o centauresse.

La scelta di allattare, oltre a ciò, può rivelarsi in vario modo una questione maschile. Lungi dall’essere un comportamento solamente naturale, l’allattamento al seno va indagato anche come «un’azione […] culturale, un atto deliberato e significativo». L’uomo ha cercato nei secoli di imporre una sorta di controllo sull’allattamento materno, dal quale era evidentemente escluso. Anche nella concezione del latte umano l’impronta maschile è palese. Un ultimo dettaglio può aver significativamente influito forse non tanto sulla scelta di allattare al seno, quanto sull’opportunità di farlo in pubblico: il latte materno nel mondo antico era pur sempre considerato sangue mestruale cotto. Secondo Empedocle, addirittura, si sarebbe trattato di una sorta di sangue putrefatto: il filosofo gioca, infatti, con il significato di πύον (pus, intendendo il latte) e πυός (il primo latte dopo la nascita, cioè il colostro). Abbiamo fin qui accennato ad alcune ragioni che possono aver spinto le donne greche a non allattare, non privilegiandone nessuna, in quanto un’operazione di questo tipo, senza il supporto delle fonti, implicherebbe una non lecita intromissione nella vita privata di persone vissute millenni fa.

Le balie e il "co-allattamento"

Fino all’invenzione del latte artificiale, chi non poteva o non voleva allattare doveva ricorrere a balie da latte. Da un lato abbiamo le matrone romane di Sorano e Galeno, la cui abitudine a non allattare personalmente i figli era ben nota e spesso criticata; dall’altro abbiamo i testi ippocratici, in cui, per quanto concerne l’allattamento al seno, troviamo non soltanto diversi rimedi contro l’ipogalattia e l’agalattia (che, per quel che ne sappiamo noi, potevano essere rivolti sia alla madre che alla balia), ma anche (e soprattutto) la costruzione ideale di corpo femminile fatto per sua stessa natura per allattare, ovvia conseguenza dell’essere fatto per concepire, essere gravido, partorire. Che l’allattamento materno fosse la scelta migliore, quantomeno per il bambino, probabilmente era un pensiero condiviso anche dai medici che vivevano a Roma; ma, come nota la Rouselle, «l’affidamento di un bambino alla nutrice non è una teoria che viene dai medici; è un costume sociale e ai medici è richiesto piuttosto di mostrare che tale usanza non nuoce alla salute del bambino». Niente del genere sembra riscontrabile nelle fonti greche di epoca arcaica e classica.

E Clitemnestra, la madre ἀμήτωρ (letteralmente privo di madre, ma anche privo di maternità, quindi, in questo contesto, si potrebbe tradurre “madre-non madre”), allatta? La risposta sembrerebbe positiva. Clitemnestra allatta nelle tragedie di Euripide. Anche nella versione eschilea il sogno del parto del serpente, cui Clitemnestra porge il seno pensando che fosse un bambino, sembra confermare il fatto che la donna allattasse personalmente. Il dettaglio del grumo di sangue succhiato con il latte (vv. 533, 546) anticipa e prepara la negazione della parentela che verrà esplicitata nelle Eumenidi (vv. 606sq.): alla domanda di Oreste «e io sarei dello stesso sangue di mia madre?», il coro risponde «e come, dunque, ti nutrì? Tu rinneghi il dolcissimo sangue di tua madre?». Ma è il grido di dolore di Creusa alla notizia che non potrà mai stringere fra le braccia un figlio né attaccarlo al suo seno che vale più di mille parole: «Ah, vorrei morire […]. Me infelice, che disgrazia, il dolore che provo, amiche, mi toglie il gusto della vita. Sono perduta […]. Ahimè! Sempre dalla medesima tragedia apprendiamo quali erano considerati gli attributi tipici della maternità in Grecia: il latte, il seno e la cura dei bagni. Troviamo conferma di ciò nelle commedie di Aristofane: nella Lisitrata, Mirrina è costretta dalle lamentele del figlio, che dietro istigazione del padre la chiama ripetutamente, ad avvicinarsi suo malgrado al marito Cinesia, che, per impietosirla, le dice che il bambino è senza bagno e senza latte da una settimana. L’aggettivo ἄθηλος (privo di seno, non allattato) non lascia adito a dubbi circa l’interpretazione del passo. Nelle Tesmoforiazuse, Mnesiloco, strappa a una madre la figlia dal seno e si rifugia sull’altare, minacciando di non permettere più alla donna di nutrire la bambina se non verrà liberato. La disperazione della donna è notevole, ma la bambina alla fine si rivelerà essere un otre di vino (vv. Nella Samia di Menandro, in un complesso intreccio di vicende di legittimità filiale, il bambino non è allattato dall’anziana nutrice (v. 237) del padre, ma è allattato da due donne, entrambe madri (una madre legittima, l’altra madre di un figlio morto appena nato, che si vuol far passare per legittima). In tutti e due i casi l’espressione è “porgere il seno” (vv. Teocrito nell’Idillio 24 ci presenta un’insolita Alcmena madre affettuosa e premurosa sia di Eracle, cui porge il seno per allattarlo (v.

Analizziamo, infine, una fonte particolarmente importante per il suo porsi “a metà strada” sia geograficamente sia, in un certo senso, cronologicamente, fra Grecia (classica) e Roma (imperiale): Plutarco. Ne L’educazione dei figli (I, 5, 3CD), egli scrive: «è assolutamente necessario, secondo me, che le madri stesse nutrano i loro figli e porgano loro il seno. Un’altra testimonianza di Plutarco (Questioni convivali 640f) va menzionata: qui egli afferma che bisogna dare a una donna con latte in eccesso un altro bambino da nutrire (per non sprecare il latte? Per aiutare chi ne ha meno? Non dimentichiamo che una madre può anche essere impossibilitata ad allattare personalmente i propri figli per motivi di salute o per mancanza di latte: in questi casi sicuramente chi poteva permetterselo ricorreva a balie da latte (negli altri casi presumiamo si provasse l’impiego di latte animale, anche se Aristofane da Bisanzio attesta l’esistenza di balie da latte anche fra i ceti meno abbienti della popolazione). Abbiamo fin qui analizzato fonti di autori greci assai diverse per epoca e per valore. In generale, però, se confrontate con le fonti di epoca romana, in esse si parla poco di allattamento. Tenendo ben presenti i limiti impliciti in argomentazioni e deduzioni ex silentio, ci sembra di poter affermare che lo scarso interesse per l’allattamento materno potrebbe indicare la naturalezza e l’ovvietà (salvo casi particolari e forse patologici) di esso: trattandosi di una cosa “scontata”, non occorre forse parlarne più di tanto. Quando i medici dei trattati ippocratici offrono diete, rimedi per curare l’ipogalattia e l’agalattia, contrariamente a Sorano, non specificano a chi siano rivolti: forse banalmente non lo fanno perché non avvertono il bisogno di farlo. I fiumi di parole spesi, per contro, da medici come Galeno e Sorano e dagli autori latini confermerebbero, a nostro avviso, la verosimiglianza di quest’ipotesi.

Personalmente, si ritiene che la “verità” - come spesso succede - stia nel mezzo, ovvero che sia verosimile ipotizzare che il “co-allattamento”, cioè l’allattamento sia da parte della madre che da parte di una o più nutrici, fosse la forma di allattamento più diffusa: è difficile, infatti, immaginare che le madri, a parte forse quelle di epoca imperiale, e di certo non tutte, si rifiutassero di allattare aprioristicamente i figli, ma, d’altro canto, è anche difficile pensare che intendessero sobbarcarsi il compito di allattare da sole bambini per 2-3 anni ciascuno. Una diversa forma di co-allattamento, per inciso, è verosimilmente ipotizzabile fra i ceti più poveri della popolazione, quando per varie ragioni alcune madri erano impossibilitate ad allattare, magari soltanto per breve periodi: in questi casi nella campagne italiane dell’Ottocento ci creava una sorta di “gara di solidarietà” fra madri, e chi poteva allattava il bambino temporaneamente rimasto senza latte materno.

Di sicuro la scelta della nutrice era un problema connesso con la necessità di preservare la purezza del sangue della gens a Roma, dal momento che il latte, come il sangue, è veicolo di caratteri genetici, e le fonti ne danno ampia e puntuale testimonianza. Lo scopo di questo paragrafo è cercare di dimostrare l’esistenza in filigrana di diversi tipi di latte anche nei testi ippocratici. Questa differenza, da cui deriva la necessità di grande attenzione nella scelta della nutrice, era posta particolarmente in evidenza dai medici a Roma, ma non doveva essere assente in Grecia, dove, però, essendo verosimilmente il baliatico molto meno frequente, sopr.

Benefici dell'allattamento per madre e bambino

È stato dimostrato che l’allattamento è particolarmente vantaggioso anche per la madre. Durante il periodo in cui una donna allatta, il corpo della madre produce ormoni che favoriscono il rilassamento e la serenità, e che aumentano l’istinto materno e il legame affettivo con il bambino. Nelle donne che allattano c'è una drastica riduzione dei casi di depressione post-parto. Il bambino ha vissuto per nove mesi nell’utero materno; una volta nato ha estrema necessità di continuare a mantenere il contatto continuo con la madre, soddisfacendo i propri bisogni in modo immediato. Il legame materno è rafforzato grazie all’allattamento con il rilascio di ormoni che aumentano i naturali sentimenti positivi di accudimento verso il bambino. È dimostrato che fra le madri che allattano si riduce dell’80% l’insorgere della depressione post-parto.

Sebbene alcuni padri si sentano esclusi dalla possibilità di nutrire il bambino, altri invece ritengono l’allattamento un’ottima esperienza di legame famigliare. Nel caso la donna debba tornare a lavorare quando il bambino è ancora piccolo, è possibile spremere il latte materno (manualmente, o con gli appositi tiralatte reperibili in commercio) e conservarlo in frigorifero (per un massimo di quattro giorni) o nel congelatore (fino a sei mesi) per poi somministrarlo al neonato, possibilmente con un bicchierino o un cucchiaino, o con il biberon.

Esistono molti studi che dimostrano che l’allattamento riduce nel bambino le possibilità di contrarre la malattia di Crohn, il diabete mellito di tipo 2, l’atopia, aumenta la sintesi di fattori di crescita. L’allattamento in pubblico è proibito in alcune giurisdizioni, e permesso in altre. Anche quando è legale alcune persone possono obiettare all’eventualità che una donna allatti in pubblico, o la donna può sentirsi in imbarazzo.

Benefici dell'allattamento al seno

Raccomandazioni sull'allattamento

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) raccomanda l’allattamento materno esclusivo per almeno i primi sei mesi compiuti di vita del bambino, mantenendo il latte materno come alimento principale fino al primo anno di vita pur introducendo gradualmente cibi complementari. La posizione in cui il neonato è attaccato al seno è fondamentale per una buona suzione. Il neonato deve essere posto nelle condizioni migliori per succhiare col minimo sforzo. Nella posizione classica la madre deve stare seduta comodamente, su una sedia bassa o con i piedi poggiati su uno sgabello, in modo che le ginocchia rimangano sollevate, affinché le gambe sostengano il bambino a un’altezza sufficiente per afferrare il seno, senza che quest’ultimo subisca trazioni, o in alternativa con qualche cuscino fra le gambe della madre e il bambino. È importante che la madre e il bambino siano nella posizione detta ventre contro ventre, cioè che non sia il fianco del bambino orientato verso la madre, ma il torace e il ventre. Il bambino sarà orizzontale, con il naso davanti al capezzolo e le ginocchia all’altezza dell’altra mammella, sostenuto da una o entrambe le braccia della madre. Un’altra posizione efficace (biological nurturing) è quando la madre è rilassata sul divano o su una poltrona con il bambino appoggiato sulla sua pancia, con i piedi rivolti verso i suoi piedi e la testa verso la sua testa.

Igiene del corpo per bambini – Abitudini di igiene – La doccia, pulizia delle mani, denti e viso

Già dal quinto mese di gravidanza il seno è pronto per la produzione del latte, durante l’ultimo periodo il seno può cominciare a produrre il colostro, una prima forma di latte molto nutriente e concentrata, assolutamente indispensabile per il neonato. Il colostro è un liquido di colore giallo trasparente che potrebbe fuoriuscire dal seno anche prima della nascita del bambino, con alcune gocce o più copiosamente. Dopo il parto, puerpera e neonato sono stanchi; è importante quindi che possano instaurare subito il primo contatto extrauterino e che siano liberi di riposarsi insieme. È raccomandato quindi che la madre e il bambino non siano separati, anzi, che venga favorito un immediato approccio al seno della madre per avviare subito l’allattamento, preferibilmente entro un’ora dalla nascita. In base alle linee guida dell’American Academy of Pediatrics il neonato dovrebbe essere attaccato al seno immediatamente dopo il parto e la sua asciugatura, l’assegnazione dell’indice di Apgar e la valutazione fisica iniziale sono procedimenti che dovrebbero avvenire mentre il bambino è a contatto con la madre, che rappresenta per lui la fonte di calore ideale. La pesata, il bagnetto, i test e la profilassi antibiotica oftalmica dovrebbero essere invece posticipati dopo la fine della prima poppata.

Dopo due o tre giorni dal parto, ma a volte anche di più (tempo fisiologico, che va atteso per la formazione della montata lattea, senza introdurre altra forma di nutrizione), il colostro si trasforma gradualmente in latte di transizione, e successivamente, nelle prime due o tre settimane, in latte maturo. La montata lattea compare dopo tre-cinque giorni in media (ma anche più tardi); le mammelle possono gonfiarsi, e in certi casi le puerpere possono avvertire dolore. Il meccanismo alla base della montata lattea è l’aumento della prolattina. Il neonato infatti tramite la suzione, dà vita a un riflesso nervoso che assicura una continua e abbondante produzione di prolattina. Occorre tenere presente che ogni lattante ha esigenze particolari e che numero e ore dei pasti e durata delle poppate vanno adattati a ogni singolo caso. I segnali di fame nel bambino sono molto evidenti, e compaiono prima del pianto (che è un segnale tardivo): in genere il neonato gira la testa, oppure si stiracchia, o apre le labbra tirando fuori la lingua in cerca del capezzolo. L’aspetto del lattante, la quantità di urina emessa in un giorno, il comportamento tra un pasto e l’altro, possono indicare se si alimenta a sufficienza.

Si definisce allattamento indotto la produzione di latte in quantità adeguate per allattare, ottenuta intenzionalmente e artificialmente da parte di donne che non sono mai state gravide. L’allattamento senza gravidanza permette a madri adottive, normalmente incominciando con un sistema di nutrizione supplementare, di allattare il bambino adottato. L’allattamento può essere indotto con stimolazione fisica o con farmaci. In principio è possibile indurre la produzione di latte con il solo succhiare, con molta pazienza e perseveranza, i capezzoli. L’uso temporaneo di farmaci che inducano e/o aumentino la produzione di latte può essere altrettanto utile. Alcuni medici consigliano, ad esempio, il domperidone; tuttavia, occorre prudenza non essendo questo un medicinale specifico per questa funzione. Possono essere utilizzate anche erbe medicinali stimolanti la produzione di latte.

Allattamento in diverse tradizioni religiose e culturali

Ad esempio, il Corano (vers. 2:233) stabilisce che ogni neonato ha il pieno diritto di essere allattato e la mamma dovrebbe continuare questa pratica fino ai due anni di età. Durante questa occasione è fondamentale che ci sia riservatezza: infatti, secondo il credo islamico alcune parti del corpo, sia maschile che femminile, devono rimanere coperte. Proprio per questo motivo, molte donne musulmane che partoriscono in ospedale tendono a nutrire il loro bambino con l’ausilio del biberon contenente il latte materno o il latte artificiale. Per favorire l’avvio e il proseguimento dell’allattamento al seno, gli operatori sanitari potrebbero mettere a loro disposizione dei paraventi o dei teli coprenti in grado di farle sentire a proprio agio. Al contrario, nel caso in cui la donna sia impossibilitata ad allattare, la balia si occuperà della nutrizione del bambino.

La religione islamica presenta delle tradizioni comuni anche ad altre culture, tra cui quella africana. Ad esempio, entrambe ritengono che il colostro, caratterizzato dal colore giallognolo, sia impuro e non vada somministrato al neonato: solitamente, viene sostituito, a seconda delle usanze, con acqua e miele, latte di animale o infusi di erbe. Queste sostante favoriscono una funzione lassativa utile per eliminare il meconio, ossia le prime feci del neonato. Entrambe le culture prediligono l’allattamento al seno su richiesta: quest’ultimo avviene in qualsiasi momento, sia di giorno che di notte. Queste due culture differiscono in qualche modo da quella occidentale in cui, solitamente, il bambino viene allattato fino ai 6 mesi di vita e svezzato precocemente. Inoltre, il colostro non viene considerato nocivo: anzi, risulta ricco di minerali, proteine, vitamina A ed anticorpi in grado di proteggere il bambino. Talvolta nelle modalità di allattamento influiscono non solo le posizioni fatte assumere al lattante, ma anche la costituzione: nella donna pigmea le mammelle sono talmente pendule da poter essere rovesciate sulle spalle e consentire l’allattamento diretto del figlio che così viene trasportato sulla schiena. Nel Siam la donna allatta il proprio figlio sdraiata; consuetudini peraltro frequente tra le donne giapponesi. Anche nella tradizione eschimese, che tengono costantemente i figli 2-3 anni in un ampio cappuccio posto sul dorso, l’allattamento avveniva senza spostare il lattante dal suo alloggiamento. Per ragioni climatiche, al momento della poppata il bambino raggiunge la mammella materna attraverso i vestiti, passando al di sotto dell’ascella.

Allattamento al seno in diverse posizioni

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