L'illusione dei Palloncini: Tra Finanziamenti Pubblici, Mercato Editoriale e la Critica Sociale

Il dibattito sull'editoria italiana è un groviglio complesso, in cui si intrecciano le esigenze economiche degli editori, le dinamiche del mercato pubblicitario e le aspettative, spesso disattese, dei lettori. Al centro di questa discussione vi è la questione del "tetto pubblicitario", quella quantità di inserzioni consentita a giornali e televisioni, che rappresenta un vero e proprio "osso che si disputano per sopravvivere". Questa competizione, come evidenziato, vede i giornali accusare le televisioni di disporre di un tetto più alto del loro, una disparità che viene definita "fuori dai parametri europei". La logica sottesa è semplice: più pubblicità è permessa alle televisioni, meno pubblicità è disponibile per i giornali.

Distribuzione della pubblicità tra stampa e TV

Questa disparità ha portato gli editori della carta stampata a rivendicare un ruolo per lo Stato nel loro finanziamento, chiedendo "o un tetto più alto o i finanziamenti pubblici". Tuttavia, in questo ragionamento, un elemento cruciale sembra essere assente: il lettore. Il mercato dell'informazione, quello "vero", non viene preso in considerazione. L'idea prevalente è che i soldi debbano arrivare dai contribuenti o dai grandi gruppi economici.

L'Influenza dei Grandi Gruppi Economici sull'Informazione

I nomi citati come "Fiat, la Telecom, l’ENI, Intesa San Paolo, eccetera" sono quelli che "riempiono di paginate a pagamento i quotidiani e influenzano la penna dei giornalisti economici". La domanda retorica che sorge spontanea è: "Chi si metterebbe contro chi lo tiene in vita?". Questa interdipendenza tra editori, grandi aziende e, di conseguenza, la linea editoriale, solleva interrogativi profondi sulla reale indipendenza dell'informazione.

Si rievocano episodi emblematici, come la gestione del "tronchetto dell’infelicità" quando era presidente di Telecom, e la questione del valore delle azioni Telecom comprate a prezzi gonfiati dalle banche, sapendo che il loro valore reale era inferiore. Si pone l'accento sulla proprietà delle banche e sull'origine dei fondi utilizzati, suggerendo che provengano dai correntisti e dagli investitori. Viene inoltre sollevata la questione dell'analisi finanziaria e giudiziaria di figure come Cesare Geronzi, presidente del consiglio di sorveglianza di Mediobanca, rinviato a giudizio per estorsione.

La Logica del "Palloncino": Gonfiare, Sgonfiare e Dimenticare

Il testo introduce una potente metafora per descrivere il ciclo dell'informazione e della notorietà nel contesto italiano: quella dei "palloncini". Si descrive un processo in cui "casi gonfiati ad arte e ad arte fatti scoppiare" diventano il fulcro dell'attenzione mediatica. "Si gonfiano miti come palloncini, si distribuiscono a migliaia e migliaia di utenti, si fanno milioni di selfie col palloncino in mano". La narrazione viene spesso costruita su didascalie copiate o dettate, con l'obiettivo di esaltare il "caso" come "il palloncino più bello che ci sia", "che nessun palloncino è mai arrivato così in alto". Questa enfasi viene ribadita "sui giornali, nei bar, nei centri scommesse e alla tivvù", definendo la situazione "un caso ineguagliabile e superlativo".

Illustrazione di un palloncino che vola

Tuttavia, il meccanismo si inverte improvvisamente: "tutto d’un tratto, si allenta la presa dei fili e si fanno volare tutti i palloncini nel cielo della dimenticanza". In altri casi, si assiste a un vero e proprio "sgonfiare o far scoppiare i palloncini mentre sono ancora nel pieno della loro esistenza". Questo ciclo di "gonfiaggio/sgonfiaggio ed eventuale rigonfiamento" viene descritto come una pratica consolidata, "soprattutto a Napoli", che avviene "da sempre, indipendentemente dai meriti e dai demeriti dei mitizzati".

Figure Mitizzate e l'Effimera Gloria

Il testo elenca una serie di figure che sono state "gonfiate, sgonfiate, rigonfiate e rigonfianti". Si parte da Masaniello, i Borboni, Garibaldi, per passare a figure del mondo dello spettacolo e della cultura come gli Scarpetta, Achille Lauro, i De Filippo, Roberto Murolo, Roberto De Simone, i Bennato, Roberto Saviano, Gigi D’Alessio, Raiz, Peppe Lanzetta, Pappi Corsicato, Sorrenti, Sorrentino, ADL, Spalletti, Jorit. Questi vengono definiti "prìncipi innalzati su di un trono che rasenta le nuvole e lasciati cadere ad un dato momento, più o meno inaspettato, dal punto più alto, dove fa più male". A volte, vengono anche fatti risalire, "in attesa della prossima caduta".

Si riconosce che "sono davvero pochi i palloncini che, una volta gonfiati, sono rimasti costantemente indiscussi e intramontabili". Vengono poi menzionate figure che si pongono "ai margini, in bilico tra le due categorie", come i Viviani, i Caruso, le Serao, le Ortese, i Nino Taranto, i Sergio Bruni, i Maggio, le Sofia Loren, gli Scola, i Muti, gli NCCP, i Massimo Ranieri, i Napoli Centrale, i Mastelloni, i Martone, le De Sio, i Nino D’Angelo, i Gragnaniello, i Daniele Sepe, i De Crescenzo, i 99Posse, gli Avitabile, i Servillo, i Silviorlando, i De Giovanni, gli Errideluca, gli/le Elenaferrante, i Liberato, i Salemme, i Gallo, i Clementino, i Luché, i Geolier, i Pulcinella, i MareFuori e le Colombrine. Si nota con un pizzico di amarezza la presenza di "pochissime donne, in verità". Infine, si menzionano "tanti altri che avrò dimenticato o avrò scelto di non mettere in nessuna delle tre categorie di palloni, palle e palloncini perché poco o nulla gonfiati e sgonfiati".

La Critica al Sistema Politico-Economico: Un Discorso Accorato

Il testo si trasforma poi in una critica serrata al sistema politico ed economico italiano, attraverso un discorso che evoca la figura di Beppe Grillo e il suo stile polemico. Viene descritto un incidente tecnico che impedisce la trasmissione, portando l'oratore a invitare gli spettatori a immaginare la sua persona e il motivo della loro presenza. La critica si rivolge a una "grande, straordinaria presa per il culo, che da quindici anni fanno ai cittadini italiani. Una grandissima presa per il culo di questo governo finto e di questa opposizione finta".

Si denuncia un "partito unico" che ha governato per quindici anni, con un susseguirsi di figure politiche apparentemente contrapposte ma, secondo l'oratore, parte dello stesso sistema. La critica si concentra sulla gestione del potere, sugli scandali e sulla corruzione. Viene citato l'esempio del premier che avrebbe telefonato per "vendere della fica in leasing, come ha fatto il nostro premier, per corrompere dei senatori, per far cadere il governo", definendo tale atto come "colpo di stato".

Il discorso verte sul "conflitto di interessi", definito come la "prima cosa che doveva fare" la Sinistra, ma che non è stato affrontato perché "riguarda anche i loro interessi". Viene criticata la figura di Veltroni, definito "Topo Gigio", e la sua azione politica, accusato di aver "sciolto il governo, perso il Comune di Roma e disintegrato tutti partiti di sinistra". Si bolla Veltroni come il "più grande alleato della nanoparticella tossica che esista in natura".

Lo Stato Fallito e le Sue Conseguenze Economiche

La critica culmina con l'affermazione perentoria: "Lo Stato è fallito!". Vengono presentati dati allarmanti sul debito pubblico italiano, definito "uno dei più grandi del mondo: 1.647 miliardi di euro", con interessi annuali che ammontano a 80 miliardi. Si sottolinea come, solo in un mese, siano stati pagati 23 miliardi di interessi sul debito.

Le prospettive economiche sono cupe: nel 2008, si prevede la chiusura di "300.000 aziende". Le altre piccole aziende sono in mano alle banche, con debiti che raggiungono i 780 miliardi di euro. L'oratore profetizza un futuro in cui "non fallirà solo lo Stato. Falliranno le banche e ve ne accorgerete quando l’Esercito, invece dell’immondizia di Napoli, presiederà l’Unicredit e le banche vicine".

Infine, si accenna a presunte "votazioni ignobili, completamente illegali", in cui non era possibile esprimere il voto di preferenza e in cui le coalizioni di partiti avevano lo stesso "piano industriale". L'invito finale è a riflettere sulla situazione attuale, sulla necessità di un "curatore fallimentare" per un Paese che, secondo questa visione, è in rovina.

La Questione del "Palloncino" e la Necessità di un Dibattito Informato

Tornando al tema del "palloncino", la metafora utilizzata nel testo sottolinea un meccanismo di creazione e distruzione di "miti" e "fenomeni" che spesso distoglie l'attenzione dai problemi reali. Il ciclo di "gonfiaggio e sgonfiaggio" può essere visto come una strategia per mantenere alta l'attenzione mediatica su questioni effimere, a scapito di un'analisi più profonda e critica dei sistemi che governano la società.

La critica alla dipendenza dei giornali dalla pubblicità e dai finanziamenti pubblici, unita alla denuncia dell'influenza dei grandi gruppi economici, solleva la domanda fondamentale sulla possibilità di un'informazione veramente libera e indipendente. La mancanza di attenzione al lettore nel dibattito tra editori e le dinamiche di mercato evidenzia una disconnessione tra chi produce l'informazione e chi la consuma.

La forza del "palloncino" risiede nella sua capacità di attrarre l'attenzione, di creare un senso di partecipazione effimera, come suggerito dai "milioni di selfie col palloncino in mano". Tuttavia, quando la presa si allenta, l'illusione svanisce, lasciando spazio alla dimenticanza o, peggio, a un rapido declino. La domanda centrale che emerge è se sia possibile, in un tale contesto, costruire un dibattito pubblico informato e consapevole, capace di affrontare le reali sfide economiche e sociali del paese, senza cadere nella trappola delle "bolle mediatiche" e delle effimere celebrità. La ricerca di un equilibrio tra sostenibilità economica dell'editoria e garanzia di un'informazione di qualità rimane una delle sfide più pressanti per la democrazia.

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