"Non disturbare, sto partorendo": Decifrare il Significato e il Contesto dell'Esperienza del Parto

Nelle ultime settimane dell'attesa, i pensieri, le aspettative, a volte i timori, o delle vere e proprie paure, si concentrano sull'esperienza del parto. Questo momento cruciale della vita di una donna è carico di emozioni complesse e spesso contraddittorie, che vanno dalla gioia e felicità all'ansia e alla preoccupazione. Comprendere il significato profondo di queste emozioni e il contesto in cui si manifestano è fondamentale per affrontare il parto in modo consapevole e sereno.

La Tocofobia: Paura del Parto e le sue Manifestazioni

L'esperienza del parto, pur essendo naturale, può essere percepita come imprevedibile e spaventosa. È quella che in gergo medico viene definita Tocofobia, ovvero la paura di partorire, o in senso più esteso la paura del travaglio e del dolore associati al parto, o delle complicazioni (lievi o gravi), e talvolta dell'evento nascita vero e proprio (la venuta al mondo del proprio figlio e le implicazioni psicologiche e sociali correlate). Si stima che nei Paesi Occidentali, la paura del parto sia riferita dal 20% delle donne gravide. La tocofobia è un disturbo caratterizzato da una paura intensa e invalidante del parto, che può influenzare profondamente la gravidanza e le scelte delle future mamme. Tale intenso stato di ansia può condurre alcune donne all'evitamento del parto e della gravidanza nonostante possano anche desiderare un figlio.

Donna incinta con espressione preoccupata

Tipologie di Tocofobia

Si distinguono principalmente due forme di tocofobia:

  • Tocofobia primaria: Riguarda le donne che non hanno partorito e può manifestarsi già in adolescenza o in giovane età adulta. Spesso può derivare dal racconto in famiglia da parte della figura materna di parti traumatici con conseguente sviluppo di paure relative alla gravidanza e al parto. Altre volte, invece, può purtroppo essere condizionata da episodi di abuso sessuale subiti in età infantile e/o adolescenziale.
  • Tocofobia secondaria: Si riscontra invece in donne che hanno avuto esperienza di parti traumatici o di aborti o anche di eventi traumatici non perinatali. Aspetti traumatici riguardanti parti pregressi possono determinare nella donna una marcata paura che la sua vita o quella del nascituro possa essere in pericolo. Può essere caratterizzata da tutti i sintomi di un classico disturbo da stress post-traumatico come amnesia, pensieri intrusivi o ricordi intrusivi dell'evento, crisi di pianto improvvise.

Prevalenza e Fattori di Rischio

Negli studi di ricerca è stata riscontrata una prevalenza molto variabile di tale condizione a causa dei diversi strumenti diagnostici utilizzati per identificarla, ma si stima che la prevalenza possa variare dal 6% al 14% a seconda del tipo di gravità del quadro clinico. Si identificano diversi fattori di rischio che possono favorire l'insorgenza della tocofobia e che sono rappresentati innanzitutto dalla presenza di pregressi disturbi di ansia e depressione. Ulteriori fattori di rischio sono caratterizzati dalla presenza di abusi sessuali, precedenti parti traumatici, temperamento ansioso di base, scarso supporto sociale, contesto famigliare ansiogeno. Il contesto culturale e sociale può influire su questo tipo di disturbo primariamente attraverso i fattori di rischio già descritti come lo scarso supporto sociale e contesti famigliari particolarmente ansiogeni o caratterizzati da storie di abuso.

Grafico a torta sulla prevalenza della tocofobia

Le Radici della Paura: Un'Analisi Profonda

La gravidanza comporta numerosi cambiamenti nel corpo di una donna, che subisce trasformazioni rispetto alle sue normali funzionalità per adattarsi gradualmente alla vita che cresce dentro di sé. Queste trasformazioni possono essere vissute con emozioni contrastanti. Ciò che avviene nel corpo ha una controparte psichica, anzi ancor prima di nascere nell'utero materno, il neonato nasce nella mente. La paura del parto è una paura fisiologica. Il parto deve essere un momento che fa quasi paura ad un livello proprio ancestrale.

Paura del parto: come combatterla | I consigli della psicologa | LineaMamma

Le Diverse Sfaccettature della Paura

Le paure legate al parto sono molteplici e spesso interconnesse:

  • Paura del dolore: Il dolore è sicuramente l'ingrediente meno gradevole e meno accettato del parto. Il dolore, in ogni sua forma, suscita in noi paura, soprattutto perché ci fa percepire di subire passivamente una situazione. La paura del dolore spesso corrisponde infatti alla paura dell'ignoto, imprevedibile e non controllabile. Ciò che chiamiamo "paura del dolore" in realtà significa paura dell'ignoto perché imprevedibile e quindi non controllabile.
  • Paura di perdere il controllo: L'idea di poter avere delle reazioni impreviste, a livello non solo fisico ma anche emotivo, è spesso presente nelle donne che si avvicinano al parto. Per quanto sia un evento medicalizzato, e quindi si abbia la percezione di avere tutto sotto controllo, la gravidanza non è un evento razionale. Durante il parto infatti, l'area del cervello collegate al pensiero razionale, viene messa a riposo ed entrano in circolo gli ormoni che favoriscono il buon espletamento del parto. La perdita di controllo quindi non deve essere vista come un qualcosa di negativo, bensì come un segnale che tutto sta andando bene.
  • Paura di non riconoscere le spinte: Anche in questo caso, è importante che la donna assecondi le sue sensazioni, segua i segnali del corpo e i ritmi della sua nascita. Quando il bambino è pronto per nascere, eserciterà una forte pressione e lei sentirà il bisogno di spingere. L'abbandono, l'apertura, il respiro, il sostegno, il dialogo con il bambino sono la sua forza.
  • Paura di essere incapaci di dare la vita: Alcune donne hanno paura che il proprio corpo non sia in grado di partorire. È un vissuto frequente nella donna, che coinvolge sia un senso di incapacità fisica che di incapacità psicologica.
  • Paure legate al bambino: Le paure legate alla salute del bambino sono tra le più comuni e ancestrali, nonché tra le prime a manifestarsi. Tra le più frequenti, la paura che il bambino nasca morto, deforme o con "qualcosa che non va". Del resto, la priorità per la futura mamma fin dall'inizio della gravidanza, è quella di dare alla luce un bambino sano. È importante concedersi di accettare questa paura cercando di interpretarla per quello che è: un ottimo sistema per proteggere il proprio bambino.
  • Paura degli imprevisti: Gli imprevisti fanno parte della vita e non dobbiamo farci bloccare da essi. Non si possono prevedere ed è probabile che non si verifichino.
  • Paura del parto cesareo: Il pensiero di doversi sottoporre ad un intervento chirurgico, può generare una certa ansia in alcune donne. Si tratta di una paura più che comprensibile, soprattutto per chi non si è mai sottoposto ad interventi simili. Tuttavia, è importante pensare che il parto cesareo viene indicato qualora il medico individuasse delle condizioni che impediscano il buon esito di un parto naturale e quindi la protezione della salute della mamma e del bambino. Da un punto di vista emotivo, il parto naturale rappresenta la possibilità per la mamma di partecipare attivamente al momento della nascita del proprio figlio interagendo con lui fin da subito e quindi godendo pienamente di questa nuova relazione. Tutto ciò non accade quando viene effettuato il parto cesareo, nel quale spesso la donna accusa dolori e disagi fisici che, almeno in un primo momento, limitano la sua capacità di avere scambi con il bambino, con conseguente senso di frustrazione per entrambi. Anche per il bambino il parto cesareo provoca un cambiamento brusco, catapultandolo dal grembo materno al mondo esterno senza l'accompagnamento delle spinte materne.

Prepararsi al Parto: Strategie per Affrontare le Paure

Programmare l'esperienza che si vivrà non è possibile, ma cercare di prepararsi per viverla al meglio, questo sì. Cominciando dalla fiducia. Fiducia in sé stesse e nel proprio bambino perché, come ha scritto Lorenzo Braibanti, medico pioniere del parto dolce: «Le mamme sanno già tutto, ma non lo sanno.

L'Importanza dell'Informazione e della Condivisione

Il primo passo per affrontare il travaglio e i dolori del parto è rappresentato dall'informazione: è utile conoscere la fisiologia della nascita, cosa può favorire il benessere della mamma, cosa può aiutare la progressione del travaglio stesso; informazioni che diventano ancor più necessarie nei casi di parto gemellare. L'ideale sarebbe vivere il travaglio in un luogo conosciuto e che ti metta a tuo agio, come casa tua. Da quando si rompono le acque, infatti, può passare molto tempo prima che arrivi il momento del parto.

  • Coinvolgimento del partner: Il nostro primo consiglio è coinvolgere il partner durante tutta la gravidanza, perché spesso non è pienamente consapevole di quello che la mamma sta vivendo. Capita che non vengano condivisi con il futuro papà i protocolli da seguire o le dinamiche che possono succedere durante travaglio e parto.
  • Supporto professionale: Un altro supporto fondamentale è sicuramente quello professionale con il ginecologo e con l'ostetrica che ti seguono durante la gravidanza. Non avere paura di fare domande e di chiedere chiarimenti riguardo i tuoi dubbi!
  • Piani del parto: Una volta informati, i futuri genitori possono riflettere sull'esperienza che vorrebbero vivere e il tipo di assistenza che desiderano ricevere per loro e per il bambino in sala parto e durante la degenza. Alcune coppie si sono trovate bene compilando un piano del parto, una sorta di vademecum in cui hanno indicato le loro preferenze (ad esempio il desiderio di avere accanto il partner o un'altra persona di fiducia, di muoversi liberamente e assumere posizioni diverse nel corso del travaglio e della fase espulsiva, di poter attaccare subito il bimbo al seno, e così via). Ragionare insieme su questi aspetti è utile per conoscere le reciproche aspettative, confrontarsi, prepararsi insieme, ma anche per individuare il luogo del parto che meglio risponde alle esigenze della futura famiglia.
  • Scelta della struttura: Il terzo passo riguarda la scelta dell'ospedale. Anche in questo caso, il nostro consiglio è di viverlo nella maniera più naturale e fisiologica possibile, a partire dalla scelta della posizione per partorire. Optare per una posizione libera, che ascolta i tuoi bisogni, cara mamma, infatti, diminuisce il rischio di lacerazioni e previene l'utilizzo dell'episiotomia.
  • Libertà di movimento: Un altro aspetto importante è avere libertà di movimento durante il travaglio in ospedale. Questo dipende dalla struttura che può prevedere una sala parto isolata o il monitoraggio via wireless.

Coppia che discute con un'ostetrica

Gestire le Emozioni e il "Terrorismo Psicologico"

È normale avere paura del parto. Tuttavia se la paura diventa fonte di ansia intensa, di evitamento o di non desiderio di avere un figlio, è giusto parlarne con degli specialisti.

  • Filtrare i racconti: Il suggerimento per le future mamme è di fare orecchie da mercante. Può sembrare banale, ma è davvero importante non prestare attenzione al "terrorismo psicologico" che proviene dall'esterno. Quando qualcuno mette in dubbio la vostra possibilità di partorire (riferendosi alla vostra età, alla corporatura, al fatto che in famiglia la nonna, la sorella o la zia hanno fatto un cesareo), dà voce a luoghi comuni ormai superati, privi di qualsiasi base scientifica. Se però il racconto inquietante è ormai arrivato, bisogna ricordare che non si tratta di un resoconto oggettivo degli eventi: ogni donna descrive il modo in cui ha percepito e vissuto determinate situazioni, con il suo carico assolutamente personale di ansie, aspettative, speranze.
  • Proteggersi dalle frasi minacciose: "Goditela adesso finché puoi…"; "Dite addio alle serate in compagnia"; "Cercate di dormire ora perché dopo…": sono alcune delle previsioni un po' minacciose che i futuri genitori spesso si sentono rivolgere da parenti e amici. Frasi lasciate a metà che fanno presagire chissà quali scenari apocalittici: pronunciate per scherzo, possono comunque far preoccupare chi è in attesa del primo figlio. In realtà, così come per il parto, ogni esperienza è unica (non c'è un bimbo uguale a un altro) ed è unico anche il modo in cui il genitore la affronta e la percepisce.

Il Ruolo del Partner e del Personale Sanitario

In sala parto, è importante la presenza del padre (o una persona di fiducia), per la vicinanza, il sostegno morale e fisico. Per i papà la nascita del proprio bambino sarà un crescendo di emozioni.

Il Supporto del Partner in Sala Parto

Il tuo ruolo è quello di trasmettere calma e fiducia. La donna ha bisogno di essere sostenuta da te nei suoi desideri e nelle sue esigenze. È possibile che in sala parto le esigenze e i desideri cambino a seconda della situazione. Quindi devi essere sempre pronto ad assecondare il flusso degli eventi. Dovrai anche essere pronto ad accettare improvvisi malumori e frustrazione. In questo momento la donna ha bisogno di concentrarsi su se stessa e su ciò che sta vivendo.

  • Comunicazione non verbale: Riduci al minimo la comunicazione verbale e gli stimoli sensoriali (rumori, luci, voci…).
  • Anticipare i bisogni: Osserva attentamente la donna, cerca se puoi di anticipare i suoi bisogni (es. se si bagna le labbra con la lingua, avvicinale un bicchiere, se sente caldo asciugale il sudore o tamponale il viso, se sente freddo coprila con una coperta).
  • Sostegno fisico: Sostienila nella respirazione e nel rilassamento, fondamentale soprattutto nella pausa tra le contrazioni. Invitala a cambiare posizione, a muoversi, accompagnala quando cammina.
  • Incoraggiamento: Cerca di incoraggiarla e sostenerla fino alla fine del travaglio, soprattutto nei momenti di sconforto in cui lei crederà di non farcela più.

Partner che sostiene la donna durante il travaglio

L'Assistenza Professionale

Anche in questo evento così delicato, il supporto dell'operatore sanitario ti permette di prepararti con più consapevolezza a quello che stai per affrontare. Sia l'ostetrica che l'infermiera di reparto possono aiutarti a gestire meglio il dolore rispondendo alle tue domande o semplicemente chiacchierando con te. Non bisogna provare vergogna per eventuali emozioni negative riguardanti la gravidanza e il parto. Come abbiamo visto, sono condizioni piuttosto frequenti nella popolazione generale e che possono essere affrontate e risolte. Per farlo, il primo passo fondamentale è quello di chiedere aiuto a professionisti della salute mentale come psicologi o terapeuti con competenze specifiche sul perinatale.

Ostetrica che assiste una donna in travaglio

Il Post-Parto: Un Nuovo Equilibrio

Nei giorni successivi al parto, la madre è in uno stato diverso. Più fragile, più vulnerabile, quasi insicura. Guarda il bambino, stenta a riconoscerlo, è spaesata. Quel sentire che non cessa con la nascita del bambino, ma che anzi, al contrario, si accentua ogni volta che ne incontra lo sguardo, cosa significa? Le dice qualcosa che si riferisce solo al parto o che la riguarda sempre?

Il Contatto Pelle a Pelle e l'Allattamento

Lo "skin-to-skin", il contatto pelle a pelle, consente di stabilire un legame tra mamma e figlio sin dai suoi primi istanti di vita. Per esempio, ritarda il cablaggio del cordone ombelicale e agevola il contagio batterico tra madre e figlio, stimolando il sistema immunitario. Favorisce la termoregolazione, facilita l'allattamento, promuove la suzione precoce e l'attaccamento corretto. L'allattamento è il processo fondamentale nella costruzione del legame di attaccamento. Il seno rappresenta un porto sicuro per il piccolo, luogo d'elezione non solo per il nutrimento, ma anche per l'amore e la protezione.

  • Benefici del contatto pelle a pelle: Al ritorno a casa, potrai proseguire questa bellissima pratica: per sentire meno la fatica, accertati di avere un supporto ergonomico. Solitamente la fascia elastica è quello più appropriato per iniziare. In realtà il babywearing, ovvero tenere il proprio bambino a contatto, può essere seguito anche per anni, in base a quello che sentono mamma e bimbo.
  • L'allattamento come comunicazione: L'allattamento materno, rappresenta una modalità nutritiva, ma anche una modalità comunicativa e di relazione con il proprio bambino perché favorisce il contatto fisico pelle a pelle, il contatto olfattivo e visivo tra lo sguardo della mamma e quello del bambino. L'allattamento al seno favorisce un importante scambio di sensazioni fisiche e psichiche che determina la nascita di un dialogo intimo tra la mamma e il suo piccolo; per succhiare il seno, oltre alla bocca anche la guancia, il naso, il mento e le manine del bambino sono a stretto contatto con la pelle della mamma. Durante le pause della suzione il bambino stacca la bocca dal seno e rivolge il proprio sguardo alla madre che lo corrisponde e commenta con parole affettuose quanto sta accadendo tra loro.
  • Allattamento artificiale: Può succedere che, nonostante il forte desiderio di allattare, l'impegno e la forte volontà, qualche mamma incontri delle difficoltà, sia all'inizio che durante il periodo dell'allattamento. L'allattamento artificiale consente esperienze sensoriali ed emotive diverse sia per la mamma, sia per il bimbo, ma molto dipende dalla struttura della mamma e dalla situazione.

La Separazione e la Ricostruzione del Legame

Il parto implica la separazione tra la mamma e il bambino e fa emergere rappresentazioni culturali e sociali, fattori familiari ed emotivi. In alcune donne può essere vissuto come una liberazione, in altre come una perdita. La necessità di separarsi dal bambino, da un bambino che è contemporaneamente altro e parte integrante di sé, non è un processo facile o indolore. È la separazione di una parte di sé. Separarsi significa interrompere la simbiosi, l'intimità creata. Significa affrontare l'incognita del bambino reale e dei cambiamenti che porterà nella propria vita. Questo processo di separazione necessita di un tempo, che è individuale ed esclusivo. È importante che si consumi tutto per completare il processo di separazione. Le separazioni sono momenti di crescita, di evoluzione, ma necessitano ciclicamente della simbiosi per poter disporre delle risorse necessarie.

Madre e neonato in contatto pelle a pelle

Il Sostegno Post-Parto e l'Attaccamento

Nei momenti successivi al parto, la mamma può avvalersi della presenza delle ostetriche e delle puericultrici per trovare risposte alle innumerevoli domande che sorgeranno spontanee. I pochi giorni trascorsi in ospedale, potranno diventare una preziosa opportunità per la neomamma per apprendere la modalità con cui costruire la relazione con il proprio bambino. Come neomamme svilupperete gradualmente uno stile personale nel modo di stare con il vostro bambino. Tuttavia prima dovrete legittimarvi una fase in cui potrete percepire voi stesse come inadeguate.

L'Importanza dell'Attaccamento Sicuro

L'attaccamento ricopre un ruolo centrale nelle relazioni degli esseri umani dalla nascita alla morte. Lo sviluppo armonioso della personalità dipende da un adeguato attaccamento alla figura materna. È importante che la madre fornisca al bambino la cosiddetta "base sicura" ovvero quella atmosfera di sicurezza da cui il bambino si può allontanare per poi tornare da lei al momento del bisogno. Elementi fondamentali dell'attaccamento sono l'empatia e la sintonizzazione affettiva. La mamma inizia a percepire lo stato emotivo del bambino e ne riconosce i bisogni tanto poi da creare una sorta di armonia, di accordo emozionale andando a creare una diade per favorire una fluida comunicazione delle percezioni.

  • Il contatto fisico come veicolo di relazione: Il contatto pelle a pelle che la madre stabilisce con il neonato, fa sì che si instauri una relazione affettiva sicura e amorevole. Tenere in braccio il bambino, toccarlo, accarezzarlo, cullarlo, sono le prime espressioni di questo nuovo legame, che si esprime con il passare dei giorni attraverso interazioni sempre più strutturate e animate. L'importanza di questo legame non sta tanto nell'assolvere a funzioni pratiche di accudimento, quali per esempio l'allattamento, quanto nell'instaurazione di una comunicazione, di un dialogo intimo tra mamma e bambino: un dialogo fatto di sguardi, di contatto fisico, di odori, di suoni e parole che la mamma rivolge al suo piccolo, anche se lui non ne comprende il significato. Il contatto fisico riveste per lo sviluppo di ogni essere umano un ruolo centrale in quanto veicolo diretto e immediato della relazione con un altro significativo, nonché importante elemento ai fini dello sviluppo di un attaccamento sicuro. La pelle è un organo fondamentale di relazione in quanto è il canale principale che permette di sentire profondamente la presenza dell'altro, ma allo stesso tempo proteggendoci e permettendoci di delimitare i confini affinando la sensazione di noi stessi come distinti dall'altro. È attraverso il tatto e il tocco affettivo che il bambino impara ad essere (auto-regolarsi) ed essere in relazione (eco-regolarsi).

Madre e bambino in un abbraccio affettuoso

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