L'Universale Linguaggio del Sonno: Origini, Significati e Tradizioni delle Ninne Nanne

La ninnananna sembra rappresentare il genere musicale più cantato al mondo. Di ninnenanne se ne trovano infatti moltissime nella cultura popolare di tutti i popoli. Attraversando continenti e secoli, queste tenere canzoni hanno rappresentato una lingua universale, cullando i neonati nel sonno e portando con sé le narrazioni delle rispettive culture. Come custodi della tradizione e portatrici di emozioni, queste dolci canzoni fungono da canale del patrimonio culturale, nutrendo le identità uniche delle comunità di tutto il mondo.

rappresentazione universale di una madre che culla il proprio bambino

Radici Etimologiche e Definizioni Antiche

Da un punto di vista etimologico, il termine ninnananna è definito, nell’enciclopedia Treccani, come una “Nenia, cantilena dal ritmo monotono e cadenzato, con la quale si cullano i bambini cercando di addormentarli (e nella quale le parole ninna nanna ricorrono frequenti come intercalare): cantare la ninnananna. In musica, breve componimento musicale, in movimento moderato, ritmo pari, misura generalmente di 6/8, ispirato alle nenie che si cantano ai bambini”.

Sia «ninna» che «nanna» sono termini che nel linguaggio infantile significano «sonno», ma se andiamo al significato principale del termine, già i latini parlando di nenia volevano indicare la cantilena, il linguaggio magico e il canto funebre. Il canto di culla era chiamato Lallum o Lallus e ancor oggi quando diciamo lallare indichiamo il suono che emettiamo quando dondoliamo il bambino che teniamo in braccio o è dolcemente posto nella culla ondulante per facilitargli il sonno. Gli antichi romani cantavano «lalla lalla». Lo stesso termine per gli inglesi è lullaby, e l’assonanza con gli antichi non è casuale, mentre in francese è detto berceuse, nana per spagnoli e portoghesi, Wiegenlied per i tedeschi.

Le similitudini o le radici etimologiche simili della parola ninna nanna fanno supporre che fin dall’antichità cantare con un bambino tra le braccia era, in ogni luogo, uno dei gesti più naturali dell’uomo. È interessante notare come la parola italiana Ninnananna fosse compresa già nel “dizionario dell’Accademia della Crusca del 1612 che la attribuiva alle balie”.

Dalle Tavolette Babilonesi all'Evoluzione Culturale

Per quanto ne sappiamo, le ninne nanne esistevano già nel 2000 a.C.. Su una tavoletta di argilla delle dimensioni di un palmo risalente all’antica Babilonia (l’odierno Iraq) è riportata una ninna nanna scritta in caratteri cuneiformi. Poiché molte ninne nanne sono state tramandate da generazioni, è facile dimenticare che le canzoni, le filastrocche e persino le fiabe non sono sempre state così adatte alle famiglie come lo sono oggi, e che alcune sono addirittura macabre e spaventose.

In molte ninnenanne si fa riferimento ad alcune figure, come la Befana o l’uomo nero, o la morte che inquietano il bambino. E in effetti scivolare nel sonno è un po’ un “morire”, la paura di separarsi è presente in quel momento. Domenico Staiti, etnomusicologo, chiarisce: “Mettiamo da parte l’idea romantica e piuttosto moderna che abbiamo dell’infanzia. Per secoli e in moltissime culture, compresa la nostra, le ninnenanne sono state l’unico momento di espressione di tante donne, che cantando si sfogavano delle loro frustrazioni, dei loro dolori”.

Il Ruolo Psicologico e Linguistico del Canto di Culla

Quando il bambino è nel grembo materno, non può percepire molto dall’esterno. Ma l’altro suono che il bambino sente prima della nascita è la voce della madre. Si dice che le ninne nanne cantate dalla madre possano fungere da ponte tra la vita nel grembo materno e quella al di fuori di esso. Le ricerche di Laura Cirelli dimostrano un rilassamento profondo, che coinvolge anche i genitori, e che il canto è molto più efficace delle semplici parole per calmare un neonato agitato.

Oltre a calmare, queste melodie favoriscono lo sviluppo. Chiara Carminati, poetessa, sottolinea: “Ninnananne e filastrocche sono la porta d’entrata della poesia, ma ancora di più del linguaggio. Pensiamo, per esempio, alle ripetizioni sillabiche: sono un modo per immergere i bambini nel mondo dei suoni che poi dovranno imparare a ripetere”.

schema grafico che mostra l'importanza della voce materna nel legame neonatale

Caratteristiche Comuni e Variazioni Globali

Nonostante la varietà geografica, le caratteristiche della ninnananna sono comuni a tutte le culture: il ritmo è semplice, binario o ternario, e inoltre abbiamo una ripetizione ritmica e melodica che tende a rilassare perché induce un effetto ipnotico. L’etnologo Ernesto de Martino fa notare come, nella nenia, l’oscillazione ritmica del busto che accompagna il lamento sia analoga a quella del canto di culla.

Le ninnenanne, inoltre, condividono con le lamentazioni funebri l’uso di nonsense - come noooo, ciui ciui - che servono per dare il ritmo e si abbinano all’atto del cullare. In India, ad esempio, esistono termini come navna (chiusura degli occhi) e nisna (altalenare) che rimandano a radici linguistiche antiche condivise con altre culture del Mediterraneo e del Medio Oriente.

In Turchia, la celebre Dandini Dandini Dastana nasconde significati metaforici profondi: il vitello rappresenta il figlio, l’orto è la vita e il giardiniere sta per il padre. Elogiare la bellezza del bambino è un tratto comune; la madre usa diverse similitudini e paragona le labbra della sua bambina alle ciliegie, e le sopracciglia alla luna crescente.

Tradizioni Europee e Progetti di Salvaguardia

La Commissione europea ha creato il progetto Lullabies of Europe per raccogliere tutte le ninne nanne nelle diverse lingue della Comunità per preservarne il patrimonio culturale. In Danimarca, Elefantens vuggevise è un classico che tratta di animali esotici, con un testo semplice di facile comprensione. In Grecia, nelle isole come Calimno, le ninne nanne citano elementi naturali come ulivi e sole, essenziali per la vita locale, o si rivolgono a Ύπνος (Ipnos), il dio del sonno, nella mitologia antica.

Anche in Italia la varietà è immensa. Stella stellina, composta da Lina Schwarz, è una delle ninne nanne più popolari. Esistono poi varianti regionali come Nana Bobò nella laguna veneta, con influssi bizantini, o le ninne nanne della tradizione toscana e friulana, che spesso riflettono la vita quotidiana della madre che lavora.

IL CANTO DEL MONDO. Capitolo primo: Il Folklore afrocubano TRAILER

Esperienze Pedagogiche e di Integrazione

L'uso della ninna nanna supera la funzione domestica per diventare uno strumento di apprendimento. In ambito scolastico, il confronto tra ninne nanne di diversi paesi aiuta gli studenti a lavorare sulla scoperta e sulla storia della propria identità. Saverio Lanza, con il progetto madreLingua, ha esplorato l’intimità di donne straniere in Italia attraverso i loro canti di culla: “Saper accogliere musicalmente una voce sbagliata è simile all’accoglienza di chi è diverso da noi. Comporre un pezzo per orchestra che valorizzasse quel canto, per me ha significato creare un dialogo in cui voce e strumenti si influenzano”.

Questi canti, che appartengono a tutte le civiltà e a nessun autore in particolare, rimangono l'unico genere che non si piega all'omologazione. Ogni madre, cantandola al suo bambino, la personalizza e la cambia. Così la ninna nanna ha varcato i confini del tempo e delle nazioni, passando di generazione in generazione, mai la stessa e sempre uguale: dialogo intimo tra una madre e un figlio.

Attraverso l’ascolto e la pratica, la ninna nanna continua a essere un potente veicolo di espressione culturale e identitaria, nutrendo le anime dei piccoli cittadini del mondo con il ritmo rassicurante delle tradizioni dei loro antenati, indipendentemente dalla lingua in cui vengono sussurrate.

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