La ninnananna, nella sua essenza universale, rappresenta un genere musicale che attraversa culture e confini, risuonando come uno dei canti più profondamente radicati nell'esperienza umana. La sua presenza è capillare nella cultura popolare di ogni popolo, un filo conduttore che lega generazioni attraverso melodie dolci e ritmi cullanti. Il termine stesso, "ninnananna", affonda le sue radici in un significato primordiale legato al sonno e al conforto. Come definito dall'Enciclopedia Treccani, si tratta di una "Nenia, cantilena dal ritmo monotono e cadenzato, con la quale si cullano i bambini cercando di addormentarli". Le parole "ninna" e "nanna", nel linguaggio infantile, evocano direttamente il concetto di sonno.
Tuttavia, il significato del termine si estende oltre la semplice cantilena per neonati. Già in latino, "nenia" indicava una cantilena, un linguaggio quasi magico, e talvolta un canto funebre. Il canto di culla era specificamente chiamato "Lallum" o "Lallus", e ancora oggi, il verbo "lallare" descrive il suono emesso mentre si culla un bambino. Gli antichi romani intonavano "lalla lalla", un suono che riecheggia nell'inglese "lullaby", la cui assonanza non è casuale. Il francese utilizza "berceuse", mentre spagnoli e portoghesi adottano "nana", e i tedeschi "Wiegenlied".
La parola araba per "dormire", nella sua variante tunisina, è "nänni", mentre in Egitto si utilizza "ninne". Queste affinità etimologiche suggeriscono un'origine ancestrale e universale dell'atto di cantare ai propri figli, un gesto innato nell'essere umano. "Nanna", nel linguaggio infantile o quando ci si rivolge ai bambini, significa sonno. L'unione con "ninna" definisce quel particolare testo - filastrocca, nenia, cantilena - impiegato da sempre dalle madri per infondere calma, rassicurazione e fiducia nel bambino, facilitando il passaggio dalla veglia al sonno. È notevole che il termine italiano "Ninnananna" fosse già presente nel dizionario dell'Accademia della Crusca del 1612, attribuito alle balie. Una delle ninne nanne d'arte più celebri è la "Wiegenlied" di Johannes Brahms, composta per Berta Faber in occasione della nascita del suo secondo figlio.

La natura universale delle ninne nanne, presenti in ogni cultura e parte integrante dell'esperienza infantile, le ha rese spesso protagoniste di progetti scolastici interculturali, specialmente nella scuola dell'infanzia. Tuttavia, il loro potenziale va oltre, potendo essere utilizzate anche con bambini più grandi per esplorare e confrontare le proprie identità con quelle di coetanei provenienti da contesti culturali diversi.
Melodie di Pace: Il Progetto delle Ocarine a Gerusalemme Est
L'idea che una ninnananna possa avere un impatto profondo, persino contribuire alla pace, è stata messa in pratica a Gerusalemme Est. In un reparto di maternità di un ospedale cattolico, tra le culle risuonano parole dolcissime in ebraico e arabo, accompagnate da poche, struggenti note ripetitive. Il sogno di un Natale diverso, dove mamme ebree e palestinesi condividono lo stesso spazio ospedaliero, è diventato realtà. Qui, la nascita dei bambini e i loro primi sogni sono cullati dal suono di un'ocarina, uno strumento musicale progettato per emettere melodie in più lingue.
L'iniziativa è nata dall'intuizione di Valentina Sala, un'infermiera e ostetrica missionaria italiana operante a Gerusalemme Est. Ricevendo in dono decine di lettori musicali chiamati "Ocarina", ideati da una piccola azienda fiorentina e progettati per la sicurezza e il benessere dei bambini (privi di onde elettromagnetiche o emissioni luminose), ha visto in essi uno strumento potentissimo per promuovere la pace e la riconciliazione. "Le ninnananne sono cantate da mamme e papà ai loro bambini," spiega Suor Valentina. "È un legame universale che viene prima della nostra religione e cultura, addolciscono l'animo e lo avvicinano al suo prossimo, anche quello considerato nemico."
L'ospedale San Giuseppe, che accoglie sempre più coppie ebree assistite da personale medico e ostetrico palestinese, è diventato un simbolo di speranza. Nonostante le difficoltà e la violenza che permeano la Terra Santa, l'amore trasmesso attraverso le melodie mira a contrastare l'odio fin dalla nascita. L'episodio di un'ostetrica palestinese inizialmente contraria all'ammissione di una partoriente ebrea, ma poi convinta a lavorare con passione nella speranza che l'amore trasmesso ai neonati ebrei fosse d'esempio, testimonia la forza trasformatrice di questo progetto.
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Anche Gianluca Giannini, l'imprenditore che ha inventato l'Ocarina, crede nel potere miracoloso della musica e ha donato gli strumenti all'ospedale, auspicando che possano contribuire a ritrovare la pace tra i due popoli. Durante una cerimonia natalizia, le ocarine sono state donate ai neonati, non come una semplice distribuzione, ma come un evento che celebra l'unione e la speranza, coinvolgendo anche le famiglie che hanno vissuto "nascite speciali". Questo progetto incarna la sintesi di diversità, dove due vite, non parallele ma convergenti, creano un'unica unità.
Il Mondo Sonoro Arabo: Tradizione, Religione e Modernità
La ricerca di connessioni culturali attraverso la musica porta a esplorare il vasto e complesso mondo sonoro arabo, con un focus particolare sul Maghreb. La musica araba è intrinsecamente legata alla vita quotidiana, intrecciandosi in modo indissolubile con la religione e la tradizione. L'Islam, come religione di Stato, permea ogni aspetto della cultura, e la musica non fa eccezione.
La musica tradizionale è quella tramandata oralmente, specifica di una regione. Nel Maghreb, un genere di grande importanza è il "madhi", di stampo religioso, che loda il Profeta Maometto e la sua famiglia. Questo genere vede un cantante solista accompagnato da un coro di 8-16 uomini che cantano all'unisono, con il solo accompagnamento della batteria. Il coro esegue un ritornello, mentre il solista improvvisa risposte, variazioni o rielaborazioni, un tratto distintivo della musica arabo-musulmana.
Un altro elemento fondamentale è il "tartil", non propriamente un genere musicale, ma un modo melodioso e recitato di leggere il Corano. Caratterizzato da una lenta cadenza, chiusure di frase con vocalizzi e articolazioni precise, il tartil è funzionale alla memorizzazione dei versetti sacri.
La musica popolare, invece, utilizza un linguaggio dialettale e pone una forte enfasi sul ritmo, dato il predominio della danza. Oltre al madhi, rientrano in questa categoria i canti per matrimoni, come la "taʿlīla", e i canti che accompagnano le danze, come lo "zindālī". In questi generi si mescolano sacro e profano, poiché la musica religiosa è presente in ogni occasione della vita, data l'importanza del Profeta nella vita di un musulmano. Il repertorio religioso segue spesso gli stessi modelli ritmici e melodici di quello profano, utilizzando gli stessi strumenti.

La vita quotidiana di un musulmano è scandita da questi generi, dalla nascita, con il sussurro dell'annuncio alla preghiera ("al-aḍān") all'orecchio del neonato, fino alle cerimonie e al tempo libero.
A Palermo, i tunisini che vivono in Sicilia cercano di mantenere vive le loro tradizioni musicali, sebbene con qualche difficoltà. Tra le ricorrenze più sentite, la festa di fine Ramadan ("ʿīd al-fiṭr") vede ancora l'esecuzione di musiche religiose come i madhi. La musica popolare, invece, tende a subire una contaminazione con strumenti occidentali come tastiere e chitarre, creando una fusion tra musica popolare araba e sonorità siciliane.
Leila, una tunisina residente a Palermo, rappresenta un esempio di come le tradizioni musicali possano essere arricchite. Studiava canto in Tunisia e ha proseguito i suoi studi a Palermo, esplorando anche il genere jazz e il canto vocale. Ha evidenziato le sfide legate alle differenze stilistiche e tecniche, sottolineando l'importanza dell'improvvisazione nella musica araba, dove un brano può durare ore a seconda delle variazioni dettate dal cantante o dalla reazione del pubblico.
Selim, un altro tunisino biculturale (padre tunisino, madre francese) che vive in Francia ma trascorre le vacanze in Italia, incarna questa fusione culturale. La musica, in generale, scandisce il ritmo della vita di tutti, ma nella cultura araba essa accompagna sia la sfera sacra che quella profana, onnipresente come la figura del Profeta Maometto.
Nonostante la crescente accessibilità a musiche diverse grazie ai mezzi di comunicazione, molte sfaccettature del mondo musicale arabo rimangono poco conosciute. Si sa ancora poco degli strumenti musicali tradizionali, dell'eventuale musica da lavoro o brani specifici per impegni giornalieri. Il modo "tartil" di fare musica e l'"urlo" berbero "zalghouta" (che cambia nome a seconda delle città e esprime la felicità femminile in occasioni speciali come matrimoni) sono ancora avvolti da un certo mistero.
Nei riti nuziali, vengono eseguiti brani tradizionali, spesso con tamburo, e canti popolari. Nel sud della Tunisia, solo le donne cantano, mentre a Sfax cantano tutti. Un genere musicale importato dall'Andalusia è altresì presente nelle celebrazioni nuziali. La musica moderna tunisina, pur ispirata a modelli occidentali, affonda le sue radici nella tradizione araba. Artiste come Fairuz, considerata una delle più grandi artiste arabe di tutti i tempi, e Umm Kulthum, la "Signora del canto", hanno lasciato un'impronta indelebile. Fairuz, cristiana, cantava di identità e nazionalismo arabo mediorientale, mentre Umm Kulthum è nota come "La nostra ambasciatrice presso le stelle".
Altri cantautori impegnati come Marcel Khalife, con le sue idee di sinistra e il sostegno ai palestinesi, e Sayed Mekawy, interprete della musica araba tradizionale, hanno arricchito il panorama musicale. Le "chanson à texte", canzoni d'autore con un accompagnamento chitarristico semplice, erano popolari anche in Francia, così come innumerevoli ninne nanne.
Le versioni tunisine delle ninne nanne, per lo più simili tra loro con piccole varianti dovute alla trasmissione orale, sono quelle più facilmente reperibili. La musica araba, e in particolare quella tunisina, è un connubio di passione, tecnica e tradizione, capace di coinvolgere e affascinare.
Il rap è un altro genere moderno che ha guadagnato popolarità. El General è diventato il rapper più famoso, aprendo la strada a molti altri, specialmente dopo la rivoluzione tunisina del 2010-2011, periodo in cui generi musicali come il rap, precedentemente vietati dal governo Ben Ali, poterono essere eseguiti pubblicamente. La sua canzone "Rais Lebled" divenne l'inno della rivoluzione, portando al suo arresto e alla successiva dichiarazione di non cantare più testi di protesta. Solo dopo la caduta del regime le sue canzoni ottennero un'ampia diffusione.
Tra i tunisini a Palermo, la musica più ascoltata è quella che ricordano dalla Tunisia, arricchita da artisti italiani famosi anche nel Maghreb come Laura Pausini, Gigi D’Alessio, Zucchero, Tiziano Ferro, Luciano Pavarotti ed Eros Ramazzotti.
In conclusione, i tunisini che vivono a Palermo hanno saputo integrare le loro tradizioni musicali con quelle siciliane, creando un tessuto sonoro ricco e diversificato. La musica scandisce non solo il ritmo della vita, ma funge da ponte tra culture, un linguaggio universale che, seppur con sfumature e complessità uniche, accomuna l'umanità intera. Serena Najmah Visconti, laureata al Dams con una tesi sulle tradizioni musicali dei tunisini a Palermo, esplora questa dimensione antropologica e politica della musica araba.
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