Caffeina, Allattamento e Gravidanza: Guida Completa per le Mamme Consapevoli

Per molte mamme, il caffè è un rituale quotidiano irrinunciabile: la coccola, il momento di pausa. Questa abitudine, profondamente radicata nelle routine personali, rappresenta spesso un attimo di respiro in giornate scandite da impegni intensi. Tuttavia, per le neomamme che allattano, il consumo di caffeina può sollevare dubbi e preoccupazioni legittime. Domande come "Allattamento e caffè possono coesistere?", "La caffeina passa nel latte?", "Quanta ne passa esattamente?" e "Può far innervosire il mio bambino?" sono molto comuni.

Le mamme che allattano spesso si trovano ad affrontare giornate intense e notti insonni, rendendo la tentazione di un buon caffè ancora più forte e spesso necessaria per ritrovare energia. Allo stesso tempo, però, c’è la paura che la caffeina possa disturbare il sonno del neonato o causargli irritabilità, creando un conflitto tra il bisogno di un piccolo piacere personale e la salute del bambino. L'Ospedale Niguarda sottolinea che "caffè, tè, cacao, bevande a base di cola e tutti i nervini (sostanze che hanno un effetto stimolante sul sistema nervoso) in genere vanno limitati, perché sono escreti con il latte materno in quantità non trascurabile".

In questo articolo analizziamo l’impatto della caffeina sull’allattamento e sulla gravidanza, basandoci su evidenze scientifiche e sulle raccomandazioni delle principali organizzazioni sanitarie, per aiutarti a capire se e quanto caffè puoi bere in sicurezza. L'obiettivo è fornire informazioni chiare e strutturate per permettere alle donne di fare scelte informate e consapevoli.

Tazza di caffè e neonato

La Caffeina: Una Panoramica Generale

La caffeina è una sostanza stimolante ampiamente diffusa nella nostra dieta. È naturalmente presente nel caffè, nel tè, nel cioccolato e in alcune piante, ma può anche essere aggiunta a bevande energetiche, cole e alcuni integratori sportivi e per la perdita di peso. Le fonti più comuni di caffeina includono:

  • Caffè: Nelle sue diverse preparazioni come espresso, moka, americano o solubile.
  • : Soprattutto nero e verde, che possono contenere quantità significative di caffeina (spesso chiamata teina nel tè, ma chimicamente è la stessa molecola).
  • Cioccolato e Cacao: Il contenuto di caffeina varia a seconda della percentuale di cacao.
  • Bibite energetiche e alcune bibite gassate: Spesso contengono caffeina aggiunta per le loro proprietà stimolanti.

La legislazione europea prevede che la presenza di caffeina sia chiaramente indicata nell'etichetta nelle bevande contenenti più di 150 mg/L. Questa informazione è fondamentale per monitorare l'assunzione totale di caffeina giornaliera.

Il Metabolismo della Caffeina: Differenze tra Adulti, Donne in Gravidanza e Neonati

Quando una persona adulta non incinta consuma caffeina, questa viene rapidamente assorbita nel sangue e metabolizzata principalmente nel fegato. La sua emivita, ovvero il tempo necessario per eliminare metà della quantità ingerita, varia da tre a cinque ore. Negli adulti sani non gravidi, dopo una media di 4 ore il corpo ha scomposto la metà della caffeina che abbiamo ingerito, sebbene le stime possano variare tra 2 e 10 ore.

Tuttavia, durante la gravidanza e l'allattamento, il metabolismo della caffeina subisce significative alterazioni. La velocità con cui la caffeina viene metabolizzata e rimossa dal sangue della madre rallenta in modo significativo. Questo perché l'attività dell'enzima CYP1A2 è inibita a causa dell'interazione della caffeina con estrogeni e progestinici. Alla fine della gravidanza, per metabolizzare la caffeina possono volerci fino a 3-4 volte più tempo rispetto alle donne non gravide. L'emivita della caffeina può arrivare fino a 15 ore nell'ultimo trimestre di gravidanza.

Nei neonati, invece, il metabolismo della caffeina è molto più lento. I loro fegato e i reni non sono ancora completamente sviluppati e meno efficienti nella metabolizzazione delle sostanze. Questo significa che piccole quantità di caffeina possono restare nel loro organismo molto più a lungo rispetto agli adulti. Ad esempio, nei neonati, che metabolizzano la caffeina molto lentamente, l’emivita è di circa 80 ore. Questa lentezza metabolica è un fattore chiave che rende i neonati più vulnerabili agli effetti della caffeina.

Caffeina nel Latte Materno: Quanto Passa e Quando

La risposta alla domanda se la caffeina passi nel latte materno è sì, ma in quantità molto ridotte. Studi scientifici dimostrano che solo circa l’1% della caffeina consumata dalla mamma finisce nel latte materno. Si stima che la quantità di caffeina assunta che passa nel latte materno sia compresa tra lo 0,06% e l’1,5%. Questa percentuale è rassicurante, ma la lentezza del metabolismo neonatale richiede comunque attenzione.

Il livello massimo di caffeina nel latte materno si registra circa 60-120 minuti dopo l’assunzione di caffè. Questo picco temporale è importante per le mamme che desiderano minimizzare l'esposizione del bambino alla caffeina, suggerendo di programmare il consumo di caffè dopo la poppata e non immediatamente prima. La caffeina presenta un’affinità con lo strato grasso e cremoso del latte materno e di conseguenza tende alla massima concentrazione circa un’ora dopo l’assunzione. Alcuni neonati, soprattutto di età inferiore ai sei mesi, possono risultare più sensibili alla caffeina assunta dalla mamma e mostrare segni di irritabilità e insonnia.

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Soglie di Sicurezza e Raccomandazioni per le Mamme che Allattano

La buona notizia è che bere caffè durante l’allattamento non è vietato, ma come per molte altre cose, la moderazione è la chiave. Le principali organizzazioni sanitarie e autorità scientifiche forniscono linee guida chiare per un consumo sicuro. L'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e l'Accademia Americana di Pediatria, ad esempio, indicano che il consumo fino a 200-300 mg di caffeina al giorno è generalmente considerato sicuro per le mamme che allattano.

Questo quantitativo equivale approssimativamente a:

  • Una o due tazze di caffè preparato con la moka.
  • Tre o quattro tazzine di caffè espresso.
  • Quattro o cinque tazze di tè nero.

L'Ospedale Bambino Gesù, invece, indica in non più di due tazzine al giorno la quantità da non superare nel periodo in cui si sta allattando. L'EFSA ha concluso che non sono prevedibili effetti negativi sulla salute del bambino se la madre limita l'assunzione di caffeina a 200 mg in una sola volta o si diffonde durante il giorno. Le donne incinte e che allattano possono ancora godersi una buona tazza di caffè e tè, purché il consumo di caffeina sia entro i 200 mg al giorno.

È fondamentale ricordare che la caffeina non si trova solo nel caffè. Dobbiamo considerare anche le altre fonti, come le bibite energetiche, le cole, il cioccolato e alcuni integratori. L'EFSA conclude che il consumo regolare di caffeina fino a 200 mg al giorno è sicuro per il lattante, includendo qualsiasi prodotto, bevanda o alimento contenente caffeina (ad esempio, caffè preparato, tè, cola, bevande energetiche contenenti caffeina, cioccolato, integratori contenenti caffeina). Se il tuo bambino sembra tollerare bene la caffeina, puoi continuare a goderti il tuo caffè senza preoccupazioni, rispettando sempre un consumo moderato.

Segni di Sensibilità alla Caffeina nel Neonato

La sensibilità alla caffeina varia da bambino a bambino. I neonati prematuri o molto piccoli tendono a metabolizzarla più lentamente e potrebbero essere più soggetti a effetti indesiderati. Con un elevato apporto di 3 mg di caffeina per kg di peso corporeo al giorno o più, può aumentare la frequenza cardiaca nel bambino e il nervosismo. I figli di madri che assumono elevate quantità di caffeina possono presentare segni di irritabilità, stipsi e irrequietezza diffusa.

I sintomi più comuni di una possibile sensibilità alla caffeina nel bambino includono:

  • Irritabilità e nervosismo: Il bambino può apparire più agitato o meno sereno del solito.
  • Difficoltà ad addormentarsi: Anche se stanco, il neonato potrebbe avere problemi a prendere sonno.
  • Sonno frammentato: Il bambino si sveglia più frequentemente o ha cicli di sonno più brevi.
  • Aumento della frequenza cardiaca.

Se ti accorgi di cambiamenti nel comportamento del tuo bambino dopo aver consumato caffè, potresti provare a ridurne l’assunzione per qualche giorno per vedere se ci sono miglioramenti. Per questo ridurre l’assunzione di caffeina potrebbe essere la risposta a una buona notte di sonno sia per te che per il tuo bambino. Altra raccomandazione è quella di bere caffè lontano dalla poppata in modo che la quantità di caffeina sia già stata eliminata dal corpo.

Bambino irrequieto

Alternative al Caffè e Strategie per la Gestione della Stanchezza

Se preferisci ridurre o eliminare la caffeina per non avere più questa preoccupazione, esistono diverse alternative che possono darti una carica di energia senza effetti sul tuo bambino.

  • Caffè decaffeinato: Contiene circa il tre percento della caffeina di un caffè normale, quindi può essere una buona alternativa. Una tazzina di caffè decaffeinato contiene circa 2 mg di caffeina contro gli 80-120 mg di una tazzina di caffè normale. Ma anche in questo caso non si deve esagerare.
  • Caffè d’orzo: Completamente privo di caffeina, offre un sapore simile a quello del caffè e può essere un'ottima alternativa. È una bevanda che fornisce una giusta dose di energia.
  • Caffè di cicoria: Un'altra opzione senza caffeina, con un sapore robusto e leggermente amaro.
  • Acqua e frutta: Mantenere un’ottima idratazione e consumare frutta fresca aiuta a combattere la stanchezza in modo naturale.

Inoltre, per affrontare al meglio la stanchezza da neomamma, che è una condizione fisiologica e molto comune, può essere utile cercare di riposare quando il bambino dorme, delegare quando possibile compiti e responsabilità, e mantenere un’alimentazione equilibrata. La stanchezza è un nemico che può essere combattuto anche con strategie di riposo efficaci e supporto sociale.

È importante notare che il caffè verde e il caffè ginseng sono alternative sconsigliate a quello tradizionale. Il primo contiene caffeina e può avere gli stessi effetti indesiderati. Il secondo può essere nocivo per una donna che allatta perché diminuisce la qualità e la quantità di latte materno. Inoltre, sono stati segnalati stati casi di bambini tachicardici e ipertesi dopo essere stati allattati da mamme che avevano consumato questa bevanda.

L'Alimentazione della Mamma che Allatta: Miti, Reali Necessità e Consigli Pratici

Durante l’allattamento, molte mamme si trovano ad affrontare un lungo elenco di credenze popolari come “non puoi mangiarlo perché allatti” o “cibi che disturbano il neonato”. Spesso queste convinzioni sono alimentate da fattori sociali e culturali relativi al luogo in cui si vive. Non è raro che i pediatri, durante la prima visita, consegnino ai genitori un foglio con elencati gli alimenti consentiti e quelli da evitare durante l’allattamento, contribuendo a generare ansia e confusione.

In realtà, in questa fase non esistono alimenti assolutamente vietati e per la mamma è consigliata una dieta varia ed equilibrata. L’Organizzazione Mondiale della Sanità e le più autorevoli società scientifiche raccomandano di dare supporto alle mamme che desiderano allattare i bambini anche oltre i 2 anni. Una mamma che allatta deve seguire un menù speciale o una dieta particolare per aumentare la produzione di latte? No. L’allattamento è uno stato fisiologico e non richiede una dieta speciale. Come spiega UPPA, non esistono alimenti “miracolosi” che aumentano la produzione di latte né cibi che devono necessariamente essere esclusi.

Così come succede nella gravidanza, c’è chi sostiene che anche durante l’allattamento al seno l’alimentazione debba rispettare il seguente principio: è necessario mangiare di più per soddisfare i fabbisogni energetici del neonato. Ma davvero in allattamento si deve mangiare di più? La natura protegge il nuovo nato anche a discapito della madre, al punto che pure nei casi di denutrizione (riguardanti donne che vivono in condizioni di svantaggio socio-economico) si produce un latte adeguato ai fabbisogni nutrizionali del piccolo in crescita.

Fabbisogno Energetico e Idratazione in Allattamento

Secondo le ultime tabelle LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti), una donna che allatta ha bisogno di circa 700 Kcal in più al giorno. Una parte di queste calorie, però, viene ricavata dai depositi di grasso accumulati durante la gravidanza. Le restanti energie supplementari (circa 500 Kcal) non necessitano di una dieta specifica per l’allattamento, ma potranno essere colmate con uno spuntino aggiuntivo, ad esempio mangiando una piccola porzione di frutta secca. È però utile seguire un’alimentazione varia ed equilibrata, soddisfare le proprie esigenze caloriche (che aumentano rispetto al periodo pre-allattamento) e assecondare il proprio senso di fame e sete.

Un aspetto fondamentale è l'idratazione. Si deve bere di più quando si allatta? Assolutamente sì. Vista l’azione diuretica svolta dalla caffeina, un consumo eccessivo potrebbe causare disidratazione tra le mamme che allattano. Poiché i bambini devono assumere 3-5 tazze di liquidi al giorno, è assolutamente importante che la mamma resti idratata. Mantenere un’ottima idratazione è cruciale per la produzione di latte e per il benessere generale della mamma.

Frutta secca per spuntino

Alimenti Specifici e Loro Impatto sull'Allattamento

Esistono alimenti che non si possono mangiare mentre si allatta? Aglio, cipolla, cavolfiori e broccoli, spezie e alimenti piccanti sono davvero da evitare, come si sente dire? In realtà, non esistono cibi sconsigliati in allattamento. È stato dimostrato che alcuni alimenti - aglio, cipolla, broccoli, spezie forti - possano alterare il sapore del latte ma non costituiscono un problema per il bambino. Questo meccanismo, al contrario, lo predispone all’accettazione dei cibi solidi quando sarà il momento dello svezzamento. È stato dimostrato, ad esempio, che se la mamma mangia aglio durante la gravidanza e successivamente nell’allattamento, questo alimento sarà poi accettato con più facilità dal bambino.

È necessario eliminare dalla dieta della mamma che allatta alimenti “tradizionalmente vietati” come aglio, cipolla, broccoli o legumi perché potrebbero “dare coliche” al neonato? No. Non esistono evidenze affidabili che collegano in modo diretto il consumo materno di aglio, cipolla, broccoli, legumi o altri alimenti aromatici con le coliche o disturbi digestivi nel lattante.

Cosa è vero riguardo al consumo di pesce durante l’allattamento? Per il pesce, è consigliabile moderare l’assunzione di pesci di grossa taglia con alto contenuto di metalli pesanti (ad esempio pesce spada o tonno in quantità elevate) per tutelare lo sviluppo neurologico del lattante. Questa raccomandazione è simile a quella data in gravidanza per minimizzare l'esposizione a sostanze potenzialmente nocive.

Una mamma che mangia i cibi “allergizzanti” in allattamento - per intenderci latte, uova, pesce, frutta secca… - non può che far del bene al proprio bambino. L'introduzione di questi alimenti nella dieta materna può, infatti, contribuire a "educare" il sistema immunitario del bambino, riducendo il rischio di allergie future.

Alcol e Allattamento: Una Chiave di Moderazione Cruciale

Per l’alcol, l’assunzione va evitata o deve essere molto moderata. L’alcol durante l’allattamento passa totalmente dal sangue della madre al latte. Anche una piccola quantità passa nel latte materno e può influire sul lattante. Così come non esistono cibi da evitare, quindi, non esistono cibi raccomandati in allattamento: non è vero che «il latte fa latte» o che «il brodo di gallina fa aumentare la produzione di latte» e così via.

L’alcol etilico, infatti, passa nel latte e può inibire la montata lattea. Al bambino può provocare sedazione, ipoglicemia, vomito e diarrea. Anche il vino non andrebbe bevuto. È smentita anche la voce sui vantaggi della birra in allattamento: non è vero che favorisce la secrezione lattea e, oltre all’alcol, può cedere al latte materno sostanze amare che lo rendono sgradevole per il lattante. Sono tollerati un bicchiere di vino o una lattina di birra massimo due volte a settimana, facendo però attenzione ad aspettare 3-4 ore prima della poppata.

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La Caffeina in Gravidanza: Considerazioni e Raccomandazioni

Durante la gravidanza, ogni scelta legata all’alimentazione e allo stile di vita assume un significato particolare. Tra le abitudini più diffuse, il caffè in gravidanza è spesso oggetto di domande e dubbi. Si può bere caffè in gravidanza? In quali quantità è considerato sicuro? Le raccomandazioni scientifiche suggeriscono un approccio prudente, ma non necessariamente l’eliminazione totale della caffeina. La caffeina è in grado di attraversare la placenta, arrivando direttamente al feto, il cui organismo non è ancora in grado di metabolizzarla efficacemente. Questo aspetto ha sollevato preoccupazioni nella comunità scientifica circa i potenziali effetti sullo sviluppo neurologico e sul peso alla nascita.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e numerosi enti sanitari, tra cui l’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare), concordano su un limite considerato sicuro: 200 milligrammi di caffeina al giorno durante la gravidanza. Questo equivale approssimativamente a una o due tazzine di caffè espresso, a seconda della preparazione e della varietà. L'OMS raccomanda alle donne in gravidanza con un'elevata assunzione giornaliera di caffeina (più di 300 mg al giorno) di ridurre l'assunzione giornaliera di caffeina durante la gravidanza. Superare questa soglia potrebbe aumentare il rischio di esiti negativi come aborto spontaneo, parto prematuro e basso peso alla nascita. Esiste un'associazione dose-dipendente tra l'assunzione di caffeina durante la gravidanza e il rischio di esiti avversi correlati al peso alla nascita. Ciò significa che il rischio di effetti negativi sulla salute aumenta in modo lineare all'aumentare dell'assunzione di caffeina. L'associazione tra l'assunzione di caffeina e altri esiti avversi correlati alla gravidanza è meno coerente.

Diversi studi hanno indagato l’impatto della caffeina durante la gestazione. Una ricerca pubblicata nel British Medical Journal ha osservato un’associazione tra alti livelli di consumo di caffeina e ridotto peso alla nascita, mentre un’analisi dell’Università di Reykjavik ha evidenziato una maggiore incidenza di disturbi del sonno nei bambini le cui madri avevano assunto dosi elevate di caffeina. Tuttavia, è importante interpretare questi dati con cautela: molte ricerche evidenziano una correlazione, ma non sempre una chiara relazione di causa-effetto. Nonostante ciò, il principio di precauzione spinge a evitare l’eccesso. Alcuni studi hanno dimostrato che le donne che consumano più di una tazza di caffè al giorno hanno solo la metà delle probabilità di concepimento rispetto a quelle che ne assumono una quantità inferiore. Le probabilità si riducono ulteriormente per le donne che consumano più di due tazze e mezzo al giorno (la percentuale di concepimento è quasi cinque volte inferiore rispetto alle donne che non assumono caffè). Gli studi indicano anche che la caffeina riduce la fertilità negli uomini danneggiando lo sperma. Si è osservato che la caffeina ha effetti negativi sulla produzione degli ormoni che controllano la fertilità, ad esempio è in grado di ridurre la percentuale di successo dell’impianto dell’ovulo all’interno dell’utero.

Purtroppo, non è possibile conoscere a pieno l’impatto della caffeina sullo sviluppo umano. Alcuni studi hanno evidenziato che un eccessivo consumo di caffè (7 o 8 tazze al giorno) aumenta il rischio di morte fetale, ma non è stato dimostrato un nesso preciso tra assunzione di caffeina e basso peso alla nascita, nascite premature e aborti. Ma non ci sono solo cattive notizie… Gli effetti minori della caffeina sulla respirazione (incremento del flusso sanguigno attraverso i polmoni e aumento dell’apporto d’aria) sembrano rivelarsi utili nel trattamento dei problemi respiratori in alcuni neonati prematuri. È sempre consigliabile farsi seguire da un medico anche nell’alimentazione durante la gravidanza, soprattutto in caso di patologie.

Se assunto entro i limiti raccomandati, le miscele di caffè di qualità possono comunque offrire alcuni benefici anche in gravidanza. L’effetto stimolante della caffeina in gravidanza può aiutare a contrastare la sonnolenza e la fatica, frequenti durante il primo trimestre. Inoltre, per molte donne rappresenta un piccolo rituale di piacere e normalità in un periodo di grandi cambiamenti. Bere caffè in gravidanza e in allattamento non è vietato, ma deve essere fatto con attenzione e consapevolezza. Il consumo moderato di caffeina, entro le quantità indicate dagli organismi scientifici, è generalmente considerato sicuro. Tuttavia, ogni gravidanza è unica e può comportare esigenze diverse. Per questo motivo, è sempre opportuno discuterne con il proprio medico o ginecologo, evitando decisioni basate su informazioni non verificate.

Donna incinta che beve caffè

Sfatare i Miti Comuni sull'Allattamento

Durante l'allattamento circolano molte informazioni, spesso non supportate da evidenze scientifiche, che possono confondere o preoccupare le neomamme. È importante sfatare questi miti per consentire un allattamento sereno e consapevole.

Mito: Allattare è sempre doloroso.Realtà: NO. Nei primi giorni dopo il parto molte mamme possono provare dolore nell’allattare, soprattutto se sono alla prima esperienza. Il dolore, se persiste, non è invece da sottovalutare in quanto può essere un campanello d’allarme di “qualcosa” che deve essere modificato, come per esempio l’attacco del bambino al seno o la posizione in cui la mamma allatta. Un corretto attaccamento è fondamentale per prevenire il dolore.

Mito: La mamma deve stare lontana dal bambino dopo il parto per riposare.Realtà: NO. Il parto è sicuramente un evento stressante e fisicamente molto impegnativo per la donna, ma stare lontana dal bambino per consentirle di riposarsi non è sicuramente la soluzione migliore. Per poter facilitare l’avvio di un buon allattamento è opportuno, subito dopo la nascita, porre il bambino a contatto pelle a pelle con la mamma per facilitare la prima poppata al seno e proseguire poi a richiesta, favorendo così la produzione lattea e il bonding.

Mito: La quantità di latte materno è fissa e non può essere aumentata.Realtà: NO. La quantità di latte che una donna produce può variare molto e dipende soprattutto dal numero delle poppate giornaliere effettuate dal bambino/a che, se allattato a richiesta fin da subito, stimola e aumenta la produzione del latte per soddisfare appieno le sue necessità. La produzione è basata sul principio della domanda e dell'offerta.

Mito: Il bambino non è interessato alla poppata a causa del sapore del latte materno, influenzato dalla dieta della mamma.Realtà: NO. Durante l’allattamento può succedere che il bambino sia meno interessato alla poppata, ma questo non deve destare allarme e credere che dipenda, come molti sostengono, da ciò che la mamma mangia e dal sapore del latte. Le variazioni di sapore dovute alla dieta materna sono spesso percepite positivamente dal bambino, che viene così esposto a una varietà di gusti.

Mito: La birra favorisce la produzione di latte materno.Realtà: NO, non è vero. La birra e le bevande alcooliche in generale non vanno assunti in allattamento, perché l’alcol passa subito nel latte con possibili conseguenze riguardanti non solo lo sviluppo neurologico, ma anche la crescita del bambino. L'Ospedale Niguarda segnala che sono assolutamente vietati in allattamento i drink superalcolici.

Mito: Se una mamma ha un'infezione stagionale, deve smettere di allattare.Realtà: NON è vero. Se una mamma è affetta da una forma infettiva stagionale, salvo casi particolari, può e deve continuare ad allattare, perché con il latte trasferisce gli anticorpi che proteggono il bambino anche dalla sua malattia. Il latte materno è un veicolo di protezione.

Mito: Il latte materno può trasmettere il virus SARS-CoV-2.Realtà: NON è vero. Il latte materno non è un veicolo di trasmissione del virus, mentre permette il passaggio degli anticorpi diretti contro il virus SARS-CoV-2 che sono presenti al suo interno, fornendo così protezione al bambino.

Mito: Non è possibile fare attività fisica durante l'allattamento.Realtà: Sì. Anche per chi non è amante dello sport sarebbe bene mantenersi in movimento, anche attraverso una semplice passeggiata al parco insieme al bambino. L'attività fisica moderata non solo non nuoce all'allattamento, ma può migliorare il benessere psicofisico della madre.

Mito: La miopia peggiora irreversibilmente con l'allattamento.Realtà: NO. La riduzione della capacità visiva nel periodo che fa seguito al parto è una problematica non infrequente. Si tratta in genere di un fenomeno transitorio, destinato a scomparire nel tempo. Il progesterone, in particolare, sembrerebbe in grado di poter indurre un aumento dello spessore della cornea. Terminato il periodo dell'allattamento però, alcune mamme potrebbero constatare che la loro miopia è effettivamente peggiorata, ma questo non è un effetto comune per tutte.

Mito: L'ittero del neonato è sempre causato dal latte materno.Realtà: NO. L’ittero è causato dalla presenza di un aumento nel sangue della bilirubina. Nella gran parte dei casi è considerato “fisiologico” o, a volte, può trattarsi di un “ittero da latte materno”, ma quest'ultimo è un fenomeno benigno e raro, e non implica che l'allattamento debba essere interrotto.

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