La ninna nanna, questo canto melodioso e rassicurante, è molto più di una semplice melodia per indurre il sonno. Essa rappresenta un ponte invisibile tra il mondo interiore della madre e quello nascente del bambino, un veicolo di emozioni, cultura e saggezza ancestrale che affonda le sue radici nella notte dei tempi. Sebbene possa apparire come una pratica universale di dolcezza e affetto, il suo significato si stratifica attraverso contesti storici, psicologici e antropologici, rivelando complessità inattese. Questo genere di canto appartiene in modo profondo alla tradizione orale e rispecchia in maniera fedele la cultura di cui fa parte, tessendo una tela di suoni e significati che trascende le generazioni. Di solito, all'interno della famiglia rurale e patriarcale, la ninna nanna è stata storicamente considerata prerogativa esclusiva delle donne, un rito intimo e potente, spesso custodito e tramandato da madri a figlie, da nonne a nipoti.
Le Fondamenta della Ninna Nanna: Caratteristiche Universali e Benefici Concreti
Le caratteristiche intrinseche della ninna nanna sono sorprendentemente comuni a tutte le culture, delineando un linguaggio musicale universale comprensibile all'animo umano fin dai primi istanti di vita. Infatti, il suo ritmo è intrinsecamente semplice, spesso binario o ternario, e la sua struttura è contrassegnata da una ripetizione ritmica e melodica che tende a rilassare. Questa cadenza regolare, quasi ipnotica, è proprio ciò che induce un effetto calmante e contribuisce a creare un ambiente propizio al riposo. L’etnologo Ernesto de Martino, un pioniere nello studio delle tradizioni popolari, ha osservato come, nella nenia, l’oscillazione ritmica del busto che accompagna il lamento sia analoga a quella del canto di culla. Questa osservazione evidenzia una connessione profonda tra il gesto fisico e la vocalizzazione, suggerendo un'origine primordiale del confortare attraverso il movimento e il suono.

Ma il ruolo della ninna nanna non si esaurisce nell'indurre il sonno; essa assolve anche a funzioni di sviluppo cruciali. Un altro scopo primario è quello di offrire al bimbo un'occasione privilegiata di "acculturazione linguistica e musicale": un primo contatto con la musica e con la realtà che lo circonda avviene proprio grazie alla voce della mamma, che lui ricerca e gradisce sin dalla nascita. Non si tratta solamente di un suono, ma di un'esperienza sensoriale completa, che coinvolge l'udito, la vicinanza fisica e la percezione emotiva. La nenia cantata dalla viva voce della madre contribuisce non soltanto alla qualità del sonno, ma favorisce anche il miglioramento delle funzioni vitali, specie nei bambini pretermine. Questo è un aspetto di fondamentale importanza, che eleva la ninna nanna da semplice filastrocca a strumento terapeutico.
Un recente studio condotto dal Beth Israel Medical Centre di New York, pubblicato sulla rivista "Pediatrics", ha asserito che la musicalità della voce dei genitori è un vero e proprio “toccasana”. Questo studio ha dimostrato come essa favorisca, nell’immediato, una migliore qualità del sonno e, alla lunga, potenzi le funzioni vitali con effetti benefici sull’armonia della crescita. Non dolci filastrocche o nenie suonate dal registratore a basso volume, ma proprio la musicalità della voce dei genitori, viva e vibrante, è l'elemento chiave. Se le canzoni registrate rischiano di generare una sovrastimolazione nei piccoli, quelle dal vivo sembrano migliorare significativamente la crescita e lo sviluppo, specie nei bimbi prematuri. La dottoressa Joanne Loewy, coordinatrice dello studio, ha spiegato che la tranquillità acquisita dal bambino, grazie all’ascolto della voce di mamma e papà, non solo lo aiuta ad addormentarsi, ma regolarizza anche il battito cardiaco e potenzia la funzionalità respiratoria. Gli effetti positivi si estendono anche ai genitori, i quali, confortati dalla progressiva crescita dei propri bimbi, riescono a dimenticare l’ansia e le problematiche che spesso sono correlate ad una nascita anticipata. Questo evidenzia un circolo virtuoso di benessere che coinvolge l'intera famiglia. Ai genitori di quasi 300 bambini nati pretermine di 11 ospedali americani, seguiti poi per due anni, i ricercatori hanno chiesto di scegliere una canzone, arrangiarla in una ninna nanna, e di cantarla ai loro piccoli prima personalmente e poi di suonarla. Nei due momenti, i ricercatori hanno registrato le reazioni dei bambini sia attraverso dei macchinari sia con l’osservazione dei movimenti oculari, di suzione e respirazione. Dai risultati, ha concluso la dottoressa Loewy, è emerso che le canzoni avevano un effetto benefico evidente sui piccoli, riducendo il livello di stress con ripercussioni sul sonno, non più disturbato, e sul miglioramento del battito cardiaco, della respirazione e della suzione.
Il Potere dell'Abbraccio e della Presenza Vocale
Il legame tra madre e figlio, così profondamente radicato, inizia ben prima della nascita. Il bambino, infatti, riesce a sentire la voce della mamma e del papà già dopo 16 settimane dal concepimento, come ha commentato Claudio Fabris, Professore di Neonatologia presso l’Università di Torino. Questo significa che gli effetti positivi delle ninne nanne si manifestano precocemente, anche quando il bambino è ancora in incubatrice. È quindi prezioso prendere l’abitudine di interagire in maniera regolare con il proprio bebè, canticchiandogli ninne nanne e parlandogli con musicalità, per farlo sentire tranquillo e sereno.
Ma la ninna nanna, anche se dolce, non è fatta solo di parole; essa richiede un abbraccio. La stimolazione tattile-ritmica che accompagna i movimenti della ninna nanna - ha aggiunto ancora il neonatologo - ha nel bambino un effetto calmante e rassicurante. Parlargli, cantare, tenerlo in braccio quando ne sente il bisogno, comunicare con lui sia con il contatto delle mani o il suono della voce, sia con il ritmo di tutto il corpo, significa “nutrirlo di affetto”. Questi gesti semplici, ma carichi di significato, lasceranno un’impronta positiva sulla formazione neuro-comportamentale del bambino, contribuendo a costruire un senso di sicurezza e appartenenza che lo accompagnerà nella crescita. Il movimento dondolante, se associato al canto, stimola il sistema vestibolare del bimbo, aumentando l’attenzione, contribuendo allo sviluppo dell’equilibrio e soddisfacendo il suo bisogno intrinseco di movimento. Spesso, le madri tendono ad attirare l’attenzione del loro bambino cantando più velocemente all’inizio per poi rallentare l’esecuzione e mantenere alta quell’attenzione, modulando il ritmo in base alla reazione del piccolo.

Il Lato Oscuro e Archetipico: Trauma, Perdita e Solitudine nella Ninna Nanna
Nonostante la sua apparente dolcezza, la ninna nanna nasconde spesso un lato più complesso e, a volte, doloroso della maternità. Questi canti tramandati di generazione in generazione, che associamo naturalmente a un momento sereno e roseo, come la comparsa di un bambino nella vita di una coppia, in realtà possono celare il lato più oscuro e profondo dell'esperienza materna. In molte ninne nanne si fa riferimento a figure inquietanti, come la Befana o l’uomo nero, o persino la morte, che sono lì per mettere in guardia o, in un certo senso, inquietare il bambino. E in effetti, scivolare nel sonno è un po’ un “morire”, una piccola separazione, e la paura di separarsi è palpabilmente presente in quel momento sia per il piccolo che per la madre.
Simili a lamenti e molto semplici da imparare, le ninne nanne erano per le madri un modo, spesso l'unico, per cantare il dolore vissuto a causa del distacco del proprio bimbo dal corpo e del parto stesso. "Sole con il proprio bimbo tra le braccia," ci spiega la professoressa ordinaria di psicologia Ines Testoni, direttrice del master in "Death studies and the end of life" presso l'Università di Padova, "le donne si concedevano finalmente di gemere per un evento descritto sempre come roseo e meraviglioso e che invece provoca un dolore fortissimo." Questo bimbo a chi lo do? All'uomo nero forse? Ecco che emerge la paura atavica di mettere al mondo il proprio bambino in un mondo crudele, in pasto alla morte. Il primo elemento caratteristico delle ninne nanne fa riferimento proprio alla sfera psico-sociale.
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Cosa ci dice il fatto che le ninne nanne siano così simili a lamenti funebri? Con le lamentazioni funebri, le ninne nanne condividono la semplicità che le ha rese facilmente riproducibili e popolari. Questa somiglianza nasconde degli impliciti profondi, ossia che la gravidanza e il parto possano essere intese, da un punto di vista intrapsichico, come un lutto o una perdita, anziché come eventi lieti e occasioni di estrema gioia. Bisogna intendere il parto dalla prospettiva della dimensione intrapsichica materna, la quale fa i conti con la gravidanza, che è una moltiplicazione all'interno, e il parto, che è la divisione fuori. La moltiplicazione interna è definibile come un attaccamento intimo e radicale tra la mamma e il feto, che li porta ad avere ritmi circadiani e biologici simili e induce la donna a comprendere lo stato del bambino in base alle sue propriocezioni. Si tratta di un attaccamento che mai si proverà allo stesso modo nella vita, perché la madre da quel momento in poi non sarà mai più attaccata al suo bambino come quando era nel grembo materno. Capiamo dunque che il parto implica una divisione, una perdita di unità. È un evento traumatico, ed è una violenza di tipo ostetrico trattare la madre come un'eroina che deve subire in silenzio, quando sta vivendo una sofferenza fisica devastante e questo distacco con il figlio.
Anche per il bambino, il parto è un evento traumatico. Certo, Otto Rank parlava della nascita come di un trauma mortale e Melania Klein sottolinea come il pianto apparentemente inspiegabile e costante del bimbo non sia altro che la sua percezione della separazione dalla madre, come un trauma mortale. Dopo essere stato al sicuro nel grembo materno, nulla riesce a compensare i suoi bisogni come accadeva in quel luogo, e il bimbo, tra i forti stimoli del mondo esterno, si sente costantemente minacciato e dunque è terrorizzato. Ecco che intervengono le ninne nanne per porre freno a quel terrore e lenire l'angoscia. La madre, che ha vissuto il trauma del parto e della divisione dal suo bambino, che lo sente costantemente piangere per il terrore, viene spesso lasciata sola. Si pensa che le madri debbano subito essere pronte a reagire, il bimbo viene immediatamente posto loro sul petto perché lo allattino e loro si trovano con un esserino fragilissimo tra le braccia che grida per il terrore. In questo contesto fatto di dolore e solitudine si innesta quel lamento che è la ninna nanna. La donna si sente finalmente autorizzata a gemere, proprio per questo le ninne nanne non hanno il ritmo allegro tipico delle canzonette, perché non riuscirebbero a tirare fuori il vissuto materno.
Le ninne nanne raccontano solo questo dolore delle mamme? No, qui subentra l'aspetto archetipico culturale e quello psico-sociale che caratterizza le donne. Noi abbiamo la fortuna di aver vissuto in Occidente dagli anni Cinquanta in una società che ha saputo costruire relazioni di pace, ma abbiamo ereditato queste ninne nanne, simili a lamentazioni funebri, da donne che mettevano al mondo i figli mentre il compagno era in guerra e non sapevano se sarebbe sopravvissuto o no. Si tratta di madri che consolano il proprio bambino e pensano all'amato al fronte, di cui possiamo solo immaginare il sentimento di solitudine e paura nel lasciare il proprio bimbo a un mondo crudele fatto di morte e violenza. Non a caso una delle ninne nanne più famose canta "questo bimbo a chi lo do?". Esatto, "ninna nanna, ninna oh questo bimbo a chi lo do?" è da intendere come un interrogativo angosciante sulla persona a cui questo bimbo verrà affidato se il padre muore in guerra e la madre, per esempio, si ammala. La prima, cruda, risposta è "lo darò all'uomo nero" che altro non è se non la morte stessa. Il bimbo verrà così lasciato tra le grinfie di un mondo malsano e violento.
Con che spirito le mamme di oggi cantano le ninne nanne? Da un lato diversamente, infatti anche il ritmo è molto diverso e meno funebre, almeno per le mamme che vivono in un contesto pacifico; tuttavia, in quelle parole ancora oggi vive il dolore della separazione del parto e della solitudine in cui riversano moltissime puerpere. Una mamma, soprattutto se primipara, non può e non dovrebbe essere lasciata sola con il suo bambino: è una violenza inaudita. Per ovviare a questa solitudine, infatti, oggi esistono le doule della nascita, figure professionali che si prendono interamente carico della triade mamma, partner e bambino, per aiutare la donna a riprendersi dal parto e tutta la famiglia a trovare un nuovo equilibrio. I bimbi piccoli sono disposti a tutto pur di evitare la separazione dalla madre e per ristabilire il contatto fisico: urlano, scalciano, si aggrappano e piangono. Il pianto, in questo contesto, provoca l’empatia dell’adulto, innesca emozioni e sollecita una risposta, fungendo da primissima forma di comunicazione di un bisogno profondo.
Radici Mitologiche e Simbolismi Profondi
La storia della ninna nanna si perde nella notte dei tempi, affondando le sue radici ben prima delle culture scritte. Per l’antropologo Dean Falk, la comunicazione vocale attraverso la ninna nanna risale probabilmente a molto prima che venisse in uso il marsupio, più di un milione e mezzo di anni fa. Le madri preistoriche, infatti, quando dovevano occuparsi delle faccende quotidiane, mettevano a terra i loro neonati. Questi sicuramente avranno protestato piangendo e lamentandosi, non gradendo di essere separati, anche se momentaneamente, dalle loro mamme. È probabile che le madri abbiano iniziato a mantenere il contatto con i figli vocalmente. La voce rasserenante avrà ogni tanto sostituito il conforto dell’abbraccio, mentre la madre altrimenti occupata conciliava il sonno del bimbo, assicurandolo della sua presenza, come suggerito nel suo libro "Lingua madre".

L'etimologia stessa della parola "ninna nanna", sebbene possa ritenersi d’origine onomatopeica, fa riferimento anche a un significato più profondo, legato al nome della Madre Terra, richiamando l’universo femminile capace di generare la vita. I Sumeri, un'antica civiltà della Mesopotamia, veneravano la Madre Terra con il nome di Nana, la dea della vita e della natura, della fecondità e della nascita. La dea Nana è l’icona della Madre nell’atto di allattare, un momento sacro che coincide spesso con quello in cui la mamma fa addormentare il bambino. La posizione che assume il bambino durante l’allattamento al seno è spesso una posizione fetale, che riporta il piccolo a una regressione simbolica nel grembo materno, un ritorno temporaneo alla sicurezza primordiale.
Il fatto che la ninna nanna fosse prerogativa prettamente femminile lo ricaviamo anche dall’analisi del mito greco di Erigone. Questo mito narra di Erigone che va alla ricerca del padre Icario. Questi aveva ricevuto da Dioniso la rivelazione dei segreti sulla distillazione del vino e, dopo aver condiviso il nettare degli dei con alcuni vignaioli, fu ucciso e gettato in un pozzo da questi, perché si credettero avvelenati essendosi addormentati ubriachi. Quando la figlia Erigone trovò il cadavere del padre, si impiccò ad un ramo dell’albero e scatenò una follia suicida tra le vergini attiche, che rimanevano appese agli alberi dondolanti. Apollo, per mettere fine a questo scempio, fece istituire la festa dell’aiora, cioè l’altalena delle vergini. Questo mito, che in età puberale giustifica la rottura del legame che si è saldato tra il padre e la figlia, pronta ad abbandonare la casa per prendere marito, può essere interpretato come una chiusura del cerchio tra madre, figlia e padre. Più precisamente possiamo chiederci: se la dea Nana è la madre e l’infante il figlio, dove si trova il padre? Il padre, lo desumiamo dal mito, è morto, non è presente, e questo giustifica il fatto che la ninna nanna è una prerogativa tutta femminile, un canto che nasce e si sviluppa nell'assenza, nella necessità di una figura accogliente e protettiva.
Se ogni rito è composto da un canto, da una danza e da una sostanza inebriante, la fase del sonno dell’infante le comprende tutte: se per canto consideriamo la nenia, per danza il dondolio e per sostanza inebriante “a papagnelle”, ovvero l’infuso di semi di papavero che le nostre nonne o bisnonne facevano bere per addormentare i bambini, si configura un vero e proprio rito. In fondo, la ninna nanna rappresenta un rito di passaggio che porta il bambino da una condizione di veglia ad una di sonno e, in una società arcaica, questo microciclo veglia-sonno equivaleva al macrociclo vita-morte, attribuendo al canto un valore profondamente simbolico e quasi magico. Se analizziamo le ninne nanne tradizionali, ci rendiamo conto che la musicalità ed il ritmo sono del tutto simili ai lamenti funebri, affidati anche questi, tradizionalmente, alle voci femminili.
Nelle ninne nanne, la presenza di figure simboliche legate alla natura e agli animali è pervasiva e carica di significati reconditi. L’immagine del lupo, per esempio, che indica la notte e, per associazione, il sonno, è una chiara rappresentazione simbolica cantata come invocazione al sonno che tarda ad arrivare. Il lupo diventa importante all’interno della ninna nanna in quanto incapace di farsi addomesticare, suggerendo una resistenza primordiale. La mamma, nella ninna nanna, evoca la paura atavica dell’addomesticamento del suo figliuolo che non vuole cedere al sonno, un desiderio di libertà che si scontra con la necessità di riposo. Imporre il ritmo del sonno al piccolo è il primo insegnamento, la prima forma di educazione che la mamma rivolge al figlio, un'azione che modella la sua percezione del mondo e dei ritmi vitali. La pecorella, invece, rappresenta il neonato nell’atto di prendere sonno e simboleggia il giorno che si approssima a venire, una transizione dolce dalla notte al risveglio.
Un’altra figura ricorrente nelle ninne nanne è quella della gallina che muore sull’uovo. Questa immagine, apparentemente enigmatica, fa riferimento alla diade madre-figlio e ai cicli di vita e morte. La gallina è la femmina del gallo, simbolo solare per eccellenza perché è il primo animale a cantare quando spunta il sole. Per questo motivo, la gallina assume una connotazione negativa, o meglio opposta rispetto al gallo, e quindi diviene simbolo lunare, terreno, notturno e di morte. L’uovo è solitamente associato alla primavera, stagione di rinascita per eccellenza, perché è in questo periodo che, dopo le migrazioni, è deposto dagli uccelli. Interpretando il simbolo della gallina che, nella ninna nanna, muore sull’uovo, possiamo concludere che l’auspicio della mamma è quello del risveglio del figlio, per esorcizzare la paura atavica del sonno eterno, un desiderio profondo che il sonno non si trasformi in una condizione definitiva. Entrambe le figure mitologiche sembrano riferirsi al ciclo dell’anno e soprattutto alla primigenia divisione che di esso si faceva in epoche passate.

Anche nell’etimo della parola Anna possiamo scorgere il significato di ciclicità dell’anno lunare. Il nome Anna, infatti, può essere letto come Anno al femminile e la ciclicità si evince dal fatto che esso si può leggere indifferentemente da destra e da sinistra, senza per questo corromperne il significato. Anna Perenna, la dea alla quale si è sovrapposta Sant’Anna della religione Cristiana, era una divinità dalle tre facce: la vecchia, che rappresenta la natura che non può dare frutti; la lasciva, colei che si dona per far nascere i frutti dalla terra; la ninfa protettrice delle acque, simbolo di vita nascente e simbolo lunare. Le tre facce di Anna Perenna possono coincidere anche con le tre fasi lunari (crescente, piena e calante) proprio perché la dea assurge a simbolo della luna, elemento femminile, che, con il suo influsso sul pianeta terra, determina l’andamento dei raccolti stagionali. Possiamo concludere affermando che l’icona di Sant’Anna, nella ninna nanna, si riferisce al ciclo lunare e vuole evocare la protezione della dea madre, simbolo di fertilità e di abbondanza. San Nicola, invece, insediatosi successivamente con l’avvento del cristianesimo, si riferisce al ciclo solare che da questo momento in poi determinerà il computo dei giorni nel nostro calendario, mostrando la stratificazione di significati pagani e cristiani all'interno di un rito apparentemente semplice.
L'Evoluzione e la Permanenza del Ruolo Materno
La festa della mamma, celebrata in molte culture, ha spinto a interrogarsi se il ruolo materno non avesse subito trasformazioni significative nell’arco dei secoli. Ebbene, approfondendo il tema, ci si imbatte in trasformazioni sociali che hanno visto la donna in generale cambiare e trasformare il suo ruolo nella società, passando, per esempio, da una società matriarcale ad una patriarcale. Nonostante questi profondi mutamenti, il maternage, ovvero il ruolo materno nella cura e nell'accudimento, nei secoli è rimasto più o meno sempre lo stesso, evidenziando una costanza archetipica nel rapporto madre-figlio.
Spesso un bimbo, anche senza la presenza immediata della madre, si autococcola, canticchiando e evocando i momenti della sua giornata. Canticchia per rimpiazzare la momentanea lontananza della mamma, la sua voce e la sua presenza. Questo suo improvvisare rappresenta un’esperienza unica e vissuta, un modo per mantenere vivo il legame anche a distanza. Grazie a questo gioco di voci, la presenza materna è costante e gratificante, un legame d’amore così forte è in grado di coprire tutti i bisogni del piccolo, capace di fugare le ansie e le paure che gli si presentano.
Nella famiglia patriarcale del passato, il canto della ninna nanna spettava non solamente alla madre, ma più ampiamente alle donne della famiglia, un coro di voci femminili che avvolgeva il bambino. Le ninne nanne sono canzoni speciali, si riconoscono anche se cantate in una lingua non familiare, grazie alla loro struttura intrinseca. Attraverso il ritmo uniforme, la regolarità e la ripetizione delle parole, la semplicità della struttura musicale e l’andamento lento della melodia, esse aiutano i bambini a crearsi dei modelli e a controllare le emozioni.
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Da sempre le ninne nanne, come tutta la cultura musicale popolare, si sono prestate a essere cambiate, mescolate tra loro, modificate nel testo o nel profilo melodico, dimostrando una notevole plasticità e adattabilità. Ogni mamma può dunque inventare una ninna nanna per il suo piccolino, oppure può cambiarne una che già conosce, adattandola con la propria fantasia al suo mondo e alle sue esperienze. Un ricordo particolare è legato a una volta in cui il pianto di mio figlio più piccolo è durato per delle ore. Dopo aver cantato tutto il repertorio che conoscevo, averlo cullato e coccolato a lungo, aver inventato rime e vocalizzazioni, non sapendo più cosa fare, ho scelto una canzone che piaceva a me e ho iniziato a cantarla, avendo cura di rallentarla molto, di intonarla in una zona un po’ più acuta e di frammentarla con dei silenzi che via via rendevo sempre più lunghi. Il rito delle ninne nanne a casa mia si è protratto per anni, evidenziando la loro persistente efficacia e il loro valore emotivo.
Negli anni Settanta, per far dormire i nipotini che venivano dalla Svizzera e si esprimevano in un italiano stentato, mia madre in dialetto cortalese si abbandonava però ad un diverso canto, meno cupo e più arioso. Una volta i nipoti, già grandini, registrarono la voce della nonna. Nella dinamica della composizione orale, in cui una parola o formula ha la funzione di richiamarne un’altra e sostiene il processo mnemonico, lei ricordava: "li cantavi chista a Bettineda e quantu quagghiava". Da dove mia madre traeva il suo canto? Non posso tacere ciò che ho provato nel leggere quanto da Pitré riportato per Marsala, il primo collegamento che ho trovato per le parole di mia madre: è stata tra le mie più forti emozioni intellettuali. Il canto di una contadina di un paesino della Calabria, vissuta sempre in un vicolo, l’ho osservato inserito in un’area culturale vasta, su cui il grande studioso si era soffermato! A me, che ho sempre rispettato e sentito mia nelle più intime fibra la civiltà contadina da cui provengo, piace che sia stato detto e mostrato in maniera autorevole che mia madre (e quante con lei hanno cantato e quante con lei hanno vissuto) appartiene a tale tradizione culturale. Altro che chiusura contadina e dei nostri paesi! Pitré ha compiuto un’operazione culturale e insieme di giustizia sociale. E anche se il mio è stato solo un superficiale scorrere una piccola parte di quanto sulle ninne nanne egli ha raccolto, ciò è bastato per riportarmi alla letteratura “alta”, quella scritta che a scuola si studia. È stata una piacevole meraviglia, una sorta di intima ricomposizione psicologica e culturale. In verità, nessun maestro ha saputo insegnarci che dalla sapienza e dalla lingua contadina dei nostri genitori potevamo partire per innestarci e collegarci con la letteratura scritta. Spesso, invece, fummo istruiti tacitamente od apertamente a far tabula rasa di quanto conoscevamo, con l'idea che "non bisognava dire così, ma così". A Marsala e nel canto di mia madre la figura del re (che non sa) è stata sostituita dalla madre, un cambio di prospettiva che riflette il ruolo centrale della figura materna.
Per quanto riguarda la ninna nanna della confinata, mia sorella ha avuto la fortuna di sentire - mentre sull’Europa infuriavano venti funesti - sillabe diverse dalle nostre e immagini non paurose ma attraversate dalla luce, attendendo che mammà tornasse e che portasse un “mbrì mbrì”. Nel sonno della bambina, spero che anche la donna abbia trovato conforto, come la Danae di Simonide. È difficile stabilire collegamenti univoci oggi, perché il bambino pure oggi lo si conduce al sonno in vari modi, con diversi canti, a volte non legati strettamente al mondo infantile o che non hanno la funzione specifica di indurre a dormire. L'importante è che egli senta una voce nota, di solito quella materna, e che siano essenziali il movimento di chi lo culla e la musicalità, il ritmo del canto. Le ninne nanne prendevano motivi anche da altri generi che nascevano per differenti occasioni e che venivano riadattati; penso per questa parte, ad esempio, ad alcune canzoni per le spose in Abruzzo che raccontano del cammino (a volte si tratta di una partenza vera e propria) verso la casa dello sposo e di un’entrata nel mondo della nuova famiglia per la giovane altro, che familiari e amici si augurano senza sofferenze.
Mia madre cantava dunque assieme a tante (e tanti) del Mediterraneo e questo dono offriva ai propri nipoti negli anni Settanta. Li intratteneva con le parole di Re d’Anìmmulu, ma nell’antico patrimonio popolare ricevuto attraverso una secolare tradizione (si la mamma lu sapera fasci d’uoru ti mentera/ si la mamma lu saperisse fasci d’uoru ti menterisse) non è da escludere un suo personale profondo ri-creare, un'interpretazione che arricchiva il significato originale. Le donne di quel tempo erano consapevoli della loro povertà e della loro a volte impotenza: "se la mamma sapesse e potesse, o figlio, ti offrirebbe fasce d’oro", questo forse è stato il sentimento avvertito da mia madre nel cullarci, espresso con l’antico periodo ipotetico di un principe, giovane padre. La ricchezza altrui era nota, erano noti il broccato e l’oro, ma nella società contadina si diceva: "U non avire ti fa de non sapire", il non avere ti porta a non poter fare. Non resta che evocare la ricchezza attorno al sonno del proprio figlio e forse augurargliela: permane la mestizia ma in qualche modo il bambino non è più il povero Pietru Giuanni. Compaiono stavolta Dio, i santi, la Madonna, il Signore che spesso nella poesia popolare vengono invocati e ai quali il bimbo nelle ninne nanne viene affidato perché lo proteggano dalla realtà amara.
Si sentono suoni e ci sono cinguli, si odono gli uccellini: "cantaturi e canta gente", dice mia madre, e Pitré ricorda "O sonn’ingannatore, nganna-gente" per Gessopalena, il sonno al cui incanto si voleva indurre il piccolo, spesso perché le donne potessero dedicarsi ai loro lavori, una necessità pratica che si fondeva con la funzione affettiva. "Ninna e ninna ninnettosa", canta mia madre (ubbidendo solo alla rima e non al significato), ma a Monteleone si diceva "Dormi, dormi, dormi e posa" e a Rossano "Va’ dorma, gioia mia, và dorma e posa". In mia madre sembra (si potrebbe però ipotizzare una sintesi di canti) che santa Rosa stessa abbia al seno il bambino, altrove (ad esempio, ad Acri) si ha un dialogo in cui la Madonna - che passa per le strade della terra - chiede alla madre del piccolo dove egli sia e quella risponde di averlo al seno, addormentato. La donna, in un atto di fede e speranza, non dimentica di invocare la protezione di Maria su suo figlio ("fammillu stari buonu"). Il suo è un canto mesto (il tono ricorda quello che da bambina ho sentito dalle donne durante i funerali e la lunga sua insistenza su "ah" finale è quella dei pianti) che registra una condizione ingrata e una vita grama, ma contiene anche visioni idilliache e di splendore, un connubio di speranza e rassegnazione. García Lorca vedeva riflessa nelle ninne nanne delle donne spagnole la disperazione della loro esistenza e Alan Lomax nota che nel Mezzogiorno esse sono cupe, rispetto a quelle del Nord dell’Italia, sottolineando come queste melodie possano essere specchio di condizioni sociali e geografiche. Nelle ninne nanne le donne esprimevano dunque anche il dolore della propria vita, a volte minacciavano il bambino, si evidenziavano persino i sentimenti ambivalenti verso la maternità, una complessità emotiva che rende questi canti profondamente umani. Ma Danae in mezzo alla tempesta del mare, mentre Perseo inconsapevole dorme, leva il proprio lamento e sussurra: "Ma io prego, tu riposa, o figlio, e quiete abbia il mare ed il male senza fine riposi": che è in fondo l’augurio di ogni madre alla propria creatura, un desiderio di pace e protezione che supera ogni avversità.
Suggerimenti Pratici per un Sonno Sano e Sereno
I bambini, a differenza degli adulti, hanno un bisogno fisiologico di più ore di sonno, essenziale per il loro sviluppo fisico e cognitivo. È, dunque, un dovere e una responsabilità dei genitori aiutarli ad adottare abitudini sane, come rispettare orari che permettano loro lunghe ore di riposo e accompagnarli nel mondo dei sogni cullandoli dolcemente col suono armonico di una rassicurante ninna nanna, che ha il potere di calmare ansie e paure finché non si addormentino profondamente. I cicli naturali di sonno e veglia, anche chiamati ritmi circadiani, sono regolati dalla luce e dal buio, e i bambini cominciano a sviluppare un ciclo regolare generalmente dai tre ai sei mesi di età.
Ci sono alcune cose importanti che i genitori possono fare per aiutare il loro bambino ad avere un buon riposo e ad addormentarsi bene. Seguendo i suggerimenti pubblicati sull’"Healthy Children Magazine", è possibile creare un ambiente favorevole al sonno:
- Impostare un orario regolare per andare a nanna: La routine offre sicurezza e aiuta il corpo a prepararsi al sonno.
- Stabilire rituali rilassanti: Prima di dormire, pratiche come fare al bimbo un bagno caldo o leggergli una storia possono creare un'atmosfera serena e distensiva.
- Oggetti di conforto: Quando è un po’ più grandicello, verso l’anno di età, lasciate che il vostro bambino scelga una bambola, una coperta, un peluche o un altro oggetto morbido come un compagno con cui andare a dormire. Questo "oggetto transizionale" offre sicurezza e autonomia nel momento del distacco.
- No dispositivi elettronici: Non permettete l’accesso a televisori o computer nella camera da letto del vostro bambino. La luce blu e la stimolazione eccessiva di questi apparecchi possono disturbare la produzione di melatonina, l'ormone del sonno.
- Alimentazione consapevole: Evitate di dare ai bambini cibi o bevande che contengano caffeina, specialmente nelle ore pomeridiane e serali, poiché possono interferire con il riposo.
- Ambiente ottimale: Cercate di abbassare i livelli di rumore nella casa, fate che la stanza sia buia e la temperatura leggermente fresca. Un ambiente tranquillo e confortevole è cruciale per un sonno profondo e ristoratore.
Tra i vari rituali dell’addormentamento, dunque, la ninna nanna dovrebbe occupare un posto privilegiato. Una mamma che si appresta a cantare per il suo bambino può disporre di un ricco repertorio che appartiene alla tradizione infantile italiana e straniera, e in commercio si trovano diversi libri piacevolmente illustrati e corredati di CD. Non serve essere brave cantanti e, in ogni caso, la voce della mamma è sicuramente più gradita ai bimbi e da preferire, perché portatrice di emozioni vere e di un legame ineguagliabile.
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