Ninna Nanna Taranta Puglia: Un Viaggio nel Cuore della Tradizione Salentina

Alle origini, questi componimenti erano usati dal popolo che li trasmetteva da generazione in generazione grazie ad una tradizione orale. All'inizio, l'uso era di invocazione degli dei. Crescere ed allevare figli è la cosa più bella di questo mondo. La paparina è una pianta spontanea il cui nome è Papavero rosolaccio: quando la pianta è ancora poco sviluppata ed è lontana dalla fioritura, le foglie che vegetano attorno alla radice, all’inizio della primavera, possono essere raccolte e consumate lessate o saltate in pentola. Ovvero può essere preparata in due modi: 'nfucata. Oi te cantu na canzune curta, curta? La storia del Canzoniere Grecanico Salentino abbraccia passato, presente e futuro della scena musicale salentina, non solo per l’importanza centrale che ha rivestito a metà degl’anni Settanta nel dare la spinta propulsiva alla riproposta dei materiali tradizionali della loro terra, ma anche per aver influenzato in modo determinante le varie formazioni conterranee emerse negli anni successivi.

Paesaggio rurale del Salento con ulivi secolari

Le Radici Profonde della Musica Salentina

La musica tradizionale salentina affonda le sue radici in un passato ancestrale, dove i canti e le danze non erano semplici forme di intrattenimento, ma veri e propri strumenti di espressione comunitaria, catarsi e connessione con il divino. Originariamente, questi componimenti nacquero come invocazioni agli dei, un modo per il popolo di comunicare con le forze superiori, chiedere protezione, benedizioni o perdono. Questa trasmissione orale, di generazione in generazione, ha preservato nel tempo un patrimonio culturale di inestimabile valore, un filo conduttore che lega il presente al passato più remoto.

L'importanza di questo patrimonio è sottolineata dal ruolo centrale che il Canzoniere Grecanico Salentino ha rivestito a partire dalla metà degli anni Settanta. Il gruppo non solo ha dato una spinta propulsiva alla riscoperta e alla valorizzazione dei materiali musicali tradizionali del Salento, ma ha anche influenzato in modo determinante le successive generazioni di musicisti salentini, creando un vero e proprio movimento culturale.

I segreti del Tarantismo e della Pizzica salentina (e altre due malattie misteriose)

Il Concetto di Taranta e il Tarantismo

Il concetto di "Taranta" è intrinsecamente legato al fenomeno del tarantismo, una forma di "male di vivere" che si credeva entrasse nell'individuo attraverso il morso di un ragno, la taranta appunto. Questo male non era solo fisico, ma spesso rappresentava la personificazione di profondi malesseri sociali, sessuali e psicologici che affliggevano la comunità. La sofferenza del tarantato era vista come un riflesso delle tensioni e delle problematiche collettive.

La cura per questo male era un rituale complesso che coinvolgeva l'intera comunità. Attraverso la musica, il colore, la danza e la partecipazione corale, il gruppo si stringeva attorno al sofferente in un cerchio simbolico. Questo abbraccio collettivo aveva lo scopo di esorcizzare i demoni interiori, permettendo al tarantato di liberarsi dalla sofferenza e di essere reintegrato nella comunità. Era un dispositivo sociale sistematico che garantiva che nessuno venisse abbandonato nel proprio dolore, ma anzi, venisse accolto e curato.

Oggi, il tarantismo nella sua forma rituale originaria non esiste più. Tuttavia, il "male di vivere" che esso rappresentava non è scomparso. La taranta ha assunto nuove forme, manifestandosi in problematiche contemporanee come la solitudine, la crisi economica, il rapporto conflittuale con l'ambiente, l'incomunicabilità e i flussi migratori. La taranta, in questo senso, è più viva che mai, ma è venuta meno la terapia rituale collettiva che offriva un supporto concreto.

Rappresentazione artistica del morso della taranta e del rituale di guarigione

Il Canzoniere Grecanico Salentino: Tra Tradizione e Innovazione

La nuova fase di vitalità del Canzoniere Grecanico Salentino è guidata da Mauro Durante, figlio di Daniele Durante, figura storica del gruppo. Mauro, con la sua voce, i tamburi a cornice, le percussioni e il violino, ha raccolto il testimone, portando avanti l'eredità musicale con un gruppo di talentuosi musicisti salentini. Tra questi spiccano Emanuele Licci (figlio di Roberto Licci, altro fondatore), voce e bouzouki; Giulio Bianco, zampogna, flauto e basso; Maria Mazzotta, voce e tamburi a cornice; Massimiliano Morabito, organetto; Giancarlo Paglialunga, voce e tamburo a cornice; e Silvia Perrone, per le danze.

Questa nuova line-up ha rapidamente conquistato un posto di rilievo nella scena della world music globale. Album acclamati come "Focu D’Amore" (2010) e "Pizzica Indiavolata" (2012) hanno ricevuto lodi da testate internazionali prestigiose come il New York Times, The New Yorker e The Independent. L'intensa attività live del gruppo li ha portati sui palchi di tutto il mondo, consolidando la loro reputazione.

A tre anni di distanza dall'ultimo disco in studio, e in perfetta coincidenza con i festeggiamenti per i quarant'anni di attività ininterrotta, il Canzoniere Grecanico Salentino ha pubblicato "Quaranta". Questo album non è una celebrazione autoreferenziale, ma una nuova pietra miliare che fonde sapientemente brani tradizionali e composizioni originali, affrontando temi di impegno sociale e canzone d'autore. Il concept dell'album nasce da una riflessione sull'eredità del tarantismo e sul concetto di Taranta, attualizzandone il significato per i mali contemporanei.

Copertina dell'album

"Quaranta": Un Dialogo tra Passato e Futuro

"Quaranta" si distingue per la sua tensione continua ad attualizzare la musica tradizionale, integrando i nuovi brani come parte integrante di un discorso musicale in evoluzione. La musica tradizionale, per sua natura, è legata a una funzione, risponde a un'urgenza, riflette la quotidianità. Il Canzoniere Grecanico Salentino ha lavorato intensamente per creare un sound immediatamente riconoscibile, un vero e proprio "marchio" che esalta la particolarità dei timbri vocali e strumentali.

La base ritmico-armonica è sorretta dal tamburo, dal bouzouki e dall'organetto, affiancati dal basso o dal Moog. L'elemento melodico è affidato al violino, all'organetto stesso e a vari strumenti a fiato. La scelta di registrare l'album in una masseria vicino Lecce, Tenuta Monacelli, in presa diretta, ha conferito al disco un'atmosfera unica, lontana dalla sterile perfezione dello studio. Registrato all'aperto, tra gli ulivi, o nell'ipogeo, circondati da pietre secolari, il disco ha beneficiato dell'esperienza internazionale del produttore Ian Brennan. Brennan non si è occupato della composizione o degli arrangiamenti, ma dell'impatto complessivo, promuovendo una registrazione quasi interamente senza click e in presa diretta, per catturare l'essenza e l'energia del momento.

Scrivere nuovi testi e musiche all'altezza di brani tramandati per secoli è una sfida ardua, ma la convinzione nel proprio progetto ha portato a un risultato di cui il gruppo è orgoglioso, un disco che li rappresenta appieno.

Brani Significativi di "Quaranta"

L'album si apre con "Tienime Tata", un brano dal testo profondo che narra la storia di un giovane costretto a lasciare la propria casa e terra in cerca di un futuro migliore. Questo tema riflette la realtà di molti, la generazione attuale che, a differenza di quelle precedenti, fatica a trovare stabilità e realizzazione nonostante preparazione e talento.

Sul versante dei brani tradizionali, "Quaranta" spazia attraverso diverse espressioni della musica popolare:

  • "Rirollalla": un canto d'amore in griko che comunica una grande gioia di vivere, recuperato dalle registrazioni di Lomax.
  • "Ninna Nanna": un brano tratto dal repertorio di Antonio Piccininno, ultimo dei Cantori di Carpino. È un abbraccio simbolico, carico d'amore e malinconia, della madre al figlio, interpretato magistralmente da Maria Mazzotta con l'organetto di Massimiliano Morabito in grande evidenza. Questo brano proviene dal progetto speciale "Puglia" realizzato per l'edizione 2013 de La Notte della Taranta.
  • "Mara L'Acqua": proveniente dal repertorio degli Ucci, questo brano riporta alla luce la dimensione polivocale del canto salentino. Il titolo stesso, che nega la vita, esprime con forza impressionante il "male di vivere" in modo atemporale.

Partitura musicale stilizzata di una ninna nanna

Tra le collaborazioni più significative:

  • "Solo Andata": il singolo che ha anticipato l'album, nato dalla collaborazione con Erri De Luca. Il brano, accompagnato da uno splendido videoclip, è un racconto corale di incontri che parte dalla giornalista Gabriella Della Monaca e coinvolge figure come Alessandro Gassmann e Amnesty International. La poesia di De Luca ridà dignità umana ai migranti che cercano di raggiungere le coste italiane, sottolineando l'urgenza di non abbandonarli. Il crescendo del brano, con la voce e il bouzouki di Emanuele Licci, sfocia in un assolo di violino di Mauro Durante, sostenuto dal ritmo dei tamburi a cornice.
  • "I Love Italia": una sarcastica e amara riflessione sull'Italia di oggi, nata dalla collaborazione con Piers Faccini. È una tarantella che affronta i luoghi comuni sull'italianità visti dall'estero, invitando il paese a non lasciarsi "passare tutto addosso".
  • "Taranta": uno dei momenti più alti del disco, co-firmato con Ludovico Einaudi, che con il suo pianoforte arricchisce il brano. Il testo gioca sul parallelo tra i mali del passato, curati dai suonatori delle tarantate, e quelli di oggi, sottolineando il verso "ci è taranta nu me bbandunare / ci balli sulu nu te puei curare". Questo brano esplora il bisogno della pizzica e della danza come simbolo di recupero della comunità, della socialità, del contatto e della condivisione, della forza delle idee e dei sogni.
  • "No TAP": un brano di Daniele Durante, che il gruppo ha voluto fare proprio. È un racconto sarcastico di un moderno cantastorie sul potere e le forme di controllo e corruzione, ispirato alla vicenda del gasdotto Trans Adriatic Pipeline (TAP) che dovrebbe arrivare in Salento. Il brano è una fotografia di chi vende la propria terra senza rispetto né lungimiranza, un'accusa diretta al "tubo del gas" che minaccia di deturpare la costa salentina.

Il disco prosegue con "Ziccate", una pizzica "incazzata" sugli scempi ambientali perpetrati nelle campagne salentine, e con il tradizionale griko "Pu è rodo t’orio", interpretato magistralmente da Emanuele Licci con voce e bouzouki.

Verso il finale, spiccano due perle:

  • "Iessi fore": un brano in cui brillano la voce di Maria Mazzotta e i fiati di Giulio Bianco.
  • "Respiri": un'intensa canzone d'amore, considerata una delle composizioni più belle di Mauro Durante, impreziosita dal timbro personalissimo della voce di Giancarlo Paglialunga. Questo brano rappresenta un esempio di canzone d'amore, capace di fondere luce e ombra, intimità e festa.

Mappa del Salento che evidenzia l'area interessata dal progetto TAP

La Forza della Collettività e l'Impegno Sociale

Dare per scontato il percorso del Canzoniere Grecanico Salentino sarebbe un errore. Sia la formazione storica guidata da Daniele Durante, sia quella più recente sotto la direzione artistica di Mauro, hanno dimostrato una costante capacità di sorprendere, rifiutando la prevedibilità. La scelta di celebrare i quarant'anni di attività con un nuovo album, anziché con raccolte o riedizioni, testimonia questa volontà di guardare al futuro e di continuare a crescere.

"Quaranta" rinnova l'impegno e l'attivismo sociale, valori cari alla fondatrice Rina Durante, ricontestualizzando la tradizione musicale salentina per cantare le inquietudini del nostro tempo. L'album, inciso in presa diretta e prodotto da Ian Brennan con il sostegno di Puglia Sound Records 2015, si caratterizza per la cura dei suoni e delle voci, ma soprattutto per l'esaltazione della dimensione collettiva. La partecipazione di artisti come Erri De Luca, Ludovico Einaudi, Piers Faccini, Fanfara Tirana e Valerio Combass sottolinea la natura aperta e collaborativa del gruppo.

Il disco dimostra una piena maturazione artistica, con la nuova formazione consapevole del proprio talento, capace di destreggiarsi con maestria tra brani tradizionali e composizioni originali. L'album è un potente richiamo alla necessità di mantenere vive le tradizioni, reinterpretandole per affrontare le sfide del presente, e un inno alla forza della comunità e alla dignità umana.

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