La figura dell’Uomo Nero rappresenta uno degli archetipi più persistenti e inquietanti del folklore mondiale. Che venga chiamato con nomi diversi a seconda delle latitudini, questo spettro oscuro funge da strumento di controllo pedagogico, un dispositivo creato dalle generazioni passate per governare il comportamento infantile attraverso il timore del soprannaturale.

Geografie del Terrore: Nomi e Forme del Boogeyman
Il concetto di un'entità che rapisce i bambini cattivi o disobbedienti è universale. In Russia è noto come Buka, in Ungheria è noto come Mumus o Bubus, nell'area tedesca come Butzemann, negli Stati Uniti d'America è conosciuto come boogeyman (scritto anche bogeyman, boogyman o bogyman). Nei paesi ispanofoni tale figura è conosciuta col nome di El Coco.
L'uomo nero è un demone o uno spirito, ha l'aspetto di un uomo o di un fantasma ma nero; in alcune regioni, come la Valle d'Aosta, non ha gambe e dalla vita in giù sfuma in una punta. Tuttavia esso si manifesta anche in altre forme in base a come vuole catturare la propria vittima. Fino al XX secolo la sua figura veniva accennata ai bambini che alla sera non volevano dormire; li si minacciava, infatti, di chiamare l'uomo nero nel caso non avessero chiuso gli occhi e non si fossero addormentati come i genitori volevano.
Nel Meridione ed in particolare nel centro e nel nord della Puglia è spesso usato invece "vecchio col sacco", un fantasma con i compiti simili al tradizionale uomo nero, mentre nel sud della Puglia l'uomo nero è identificato con il nome di mamau (es. "Dormi ca senno` chiamu lu mamau", in italiano "dormi sennò chiamo l'uomo nero"). Per spaventare i bambini e impedire loro di fare azioni avventate e non alzarsi per girovagare durante la notte, i genitori parlavano loro del Boogeyman.
Etimologia e Radici del Mito
Il nome Boogeyman deriva, probabilmente, dalla parola inglese Bogman usata per indicare uomini che, banditi dalle loro comunità erano costretti a rifugiarsi nelle torbiere, territori paludosi non reclamati da nessuno, in inglese Bogs. Un'altra interpretazione la fa derivare dai bogie, spiriti meschini che vivrebbero nell'ombra. Il Butzemann della tradizione tedesca è simile a un coboldo.
Un'altra figura importante del folclore germanico è il Krampus. I Krampus sono diavoli che accompagnano San Nicola nella sfilata di Natale nell'area di lingua tedesca (Austria, Baviera, Slovacchia, Repubblica Ceca, Slovenia, Ungheria, alcune parti della Croazia e Liechtenstein). Secondo la tradizione, San Nicola ha addomesticato i Krampus e li ha resi suoi servitori; al tempo stesso però i Krampus circolano con una frusta e un sacco, con il quale sono pronti a catturare e rapire i bambini cattivi.

Il Croquemitaine e il Babau: Tra Folklore e Letteratura
Il Croquemitaine (lett. "mangiaguanti") è una figura maligna dai tratti somatici non definiti, che mangia il naso e le mani congelandole con il freddo. L'espressione Croquemitaine risale all'inizio dell'Ottocento: Collin de Plancy vi consacra un articolo nel suo Dictionnaire infernal (1818), con un rinvio alla voce Babau.
Babau (o Babaou, barbaou, barbeu) è il nome usato ancora oggi in molte regioni della Francia, mentre in Canada si usa più Babou. Collin de Plancy lo descrive come "una specie di orco o di fantasma con cui le nutrici del Sud della Francia minacciano i bambini piccoli, così come le nutrici di Parigi spaventano i bambini con il Croquemitaine". A differenza di altre figure, come il Père Fouettard che accompagna San Nicola a Natale frustando i bambini cattivi, il Croquemitaine e il Babau non sono strettamente associati al Natale e non si limitano a frustare. Invece, scrive Collin de Plancy "mangiano i bambini cattivi con l'insalata".
Il folclore francese ha numerose denominazioni per questa figura. In Guascogna si parla del came-cruse (o cama crusa, gamba cruda) descritto come una gamba nuda con un occhio sul ginocchio. In altre regioni i nomi sono davvero disparati: le bonhomme au sac (l'uomo col sacco), l'homme aux dents rouges (l'uomo dai denti rossi), mentre in Alsazia si usava dire lo Svedese ("der Schwed"), probabile memoria della Guerra dei Trent'anni. L'antagonista del film Nightmare Before Christmas, Baubau, è chiamato in originale "Oogie Boogie Man", una fusione tra Boogie-woogie e Bogeyman. È rappresentato come un sacco di iuta pieno di insetti con la passione del gioco d'azzardo.
Ninne nanne: Un retaggio di inquietudine
Qualche anno fa, girellando nei dintorni di Granada, udii cantare una popolana che addormentava il suo bambino. Così racconta Federico García Lorca all’inizio di un, almeno per me, interessantissimo libretto che si intitola Sulle ninne nanne. García Lorca scopre una verità che mi pare applicabile alla lettera anche alle nenie per bambini che si cantano in Italia, e che ho sempre trovato un po’ angosciante e in qualche modo incomprensibile: le canzoni e le filastrocche che dovrebbero accompagnare i bimbi tra le braccia di Morfeo sono piene di immagini inquietanti, oscure e spaventose.
Se in Spagna pretendono di rilassare i bambini con le storie di gitane malvagie, tori furiosi e mostri dalle sembianze indefinite, le mamme italiane cercano da decenni di far scivolare nel sonno i propri figli minacciandoli di abbandonarli tra le grinfie di orride befane, lupi cattivissimi e uomini neri. Oppure cercano di conciliare il sonno raccontando di ciotole vuote e di mense reali dove scarseggia perfino l’insalata.
Federico García Lorca trova una serie di spiegazioni che forse possono valere anche per la tradizione italiana: molte ninne nanne sono state inventate da popolane disgraziate per le quali i figli erano sempre troppi, o troppo precoci, oppure da mogli infelici che cantavano i loro amori fedifraghi ai piccoli avuti dai mariti che detestavano.
Favola della Buonanotte : Mia e l'Unicorno dell'Arcobaleno + Ninna Nanna Rilassante 🌈 🎵💤
Psicanalisi del materno e il lato perturbante
«La grande astuzia della fiaba è di scindere la figura materna in due: la mamma buona, quasi sempre opportunamente morta, e quella cattiva, incarnata da una matrigna o da una strega», spiega Lella Ravasi-Bellocchio, psicanalista junghiana. L'indagine si spinge alle radici di un male segreto, molto più diffuso di quanto si pensi. «Tutte le mamme possono essere terribili».
«Le Madri non sono le mamme - precisa Ravasi-Bellocchio - ma la profondità inconscia del materno. La parte matrigna che trasforma il “son tutte belle le mamme del mondo” in qualcosa di misterioso e terribile. Ma anche liberatorio». Vi ricordate quando eravamo bambini e mamma ci diceva: “Se non mangi, chiamo l’uomo nero”? Oppure: “Se non vai a scuola, viene l’uomo nero a prenderti”. E ancora: “Se non ti addormenti, arriva l’uomo nero e ti dà una botta in testa”.
Crescendo, ho visto i miei amici di infanzia distrutti dalla paura che l’uomo nero potesse prima o poi ripresentarsi. Molti di loro mi hanno confessato di svegliarsi ancora in piena notte con in testa un’inquietante melodia: “Ninna nanna ninna oh, questo bimbo a chi lo do?
La simbologia del rito e l'Inquisizione
«Ninna nanna ninna oh, questo bimbo a chi lo do? Se lo do alla Befana, se lo tiene una settimana. Se lo do all’uomo nero, se lo tiene un anno intero. Se lo do al Bambin Gesù, se lo tiene e non ce lo dà più». Attraversando dialetti e memorie, ho incontrato molte varianti di questa ninna nanna.
Questa ninna nanna, come molte altre antiche filastrocche, nasce da un contesto storico intriso di superstizione, paura e religiosità. Il riferimento alla Befana, personaggio folkloristico amato e temuto al tempo stesso, è in realtà l'eco di figure femminili ben più oscure: le streghe. La figura della Befana, infatti, venne progressivamente demonizzata dagli inquisitori, che nelle pratiche popolari e magiche vedevano una minaccia profonda all'ortodossia cristiana.
Più oscura e decisamente inquietante è la figura dell'uomo nero, incarnazione del demonio stesso, vestito di nero con il volto coperto. Nella filastrocca, il tempo in cui il bambino, ancora privo del battesimo, resta sotto la sua custodia si estende a un anno intero, segno di una minaccia più profonda, concreta, alla salvezza eterna dell’anima.
L'evoluzione del Babau nella memoria collettiva
"Se non fai il bravo chiamo (o viene) l'Uomo Nero! o "… Ninna nanna ninna oh, questo bimbo a chi lo do… Se lo do all'Uomo Nero se lo tiene un anno intero" o ancora "Non andare lì, c'è l'Uomo Nero che ti prende e…" nelle diverse varianti in cui questo personaggio tenebroso è stato utilizzato da genitori e affini. Chi di noi infatti, quando era pargolo, non si è sentito fare almeno una volta questa terribile minaccia?!
Per quanto riguarda la descrizione fisica l'Uomo Nero è assai sfuggente. La maggior parte delle volte è semplicemente nero o tale perché avvolto in un mantello di questo colore. Appare per lo più privo di gambe con il corpo che sfuma verso il basso terminando a punta. In ogni caso una creatura spaventosa e terrificante, anche perché si presenta come una sorta di fantasma in grado di nascondersi ovunque. Ma, come dicevamo, suoi luoghi preferiti restano gli spazi bui: si cela dunque negli armadi e sotto il letto.

Interpretazioni alternative e storiche
Ancora oggi non è chiara l’etimologia della parola, che potrebbe derivare dall’arabo Baban (ossia “Vincitore“), riconducendo quindi all’antico timore nei confronti della dominazione dei Saraceni. Secondo un’altra scuola di pensiero, il termine Babau ricondurrebbe, come onomatopea, al latrato del cane o di un altro animale. A suffragio di questa interpretazione, nel film Nightmare Before Christmas è presente una creatura chiamata Bau Bau.
Un’altra ipotesi è quella dell’antica Repubblica di Venezia, dove la voce popolare identificava come i Tre Babài i Tre Inquisitori di Stato, cioè tre magistrati del Tribunale Supremo incaricati di perseguire la divulgazione del segreto di Stato, sottolineandone così la fama di giustizia segreta, rapida e inesorabile.
In tempi più recenti ha soccorso sul piano onomatopeico la conclusione che “bau-bau” e “bu-bu” sono segnali fonetici di spavento. In quest’ottica, Babau, unione e contrazione dei due segnali, null’altro sarebbe che un suono che potenzia acusticamente simboli di paura e pericolo. L’Uomo Nero teme la luce, a cui pare sia vulnerabile e non possa accedere ai luoghi dove essa domina. Di qui la richiesta di tenere una luce accesa in camera.