Ninna Nanna: Un Viaggio tra Melodie, Significati e Ombre del Materno

Il termine "ninna nanna" evoca immediatamente immagini di dolcezza, protezione e lullabies che accompagnano i sonni infantili. Tuttavia, scavando più a fondo nelle origini e nelle sfumature di queste melodie, si scopre un universo complesso che intreccia tradizioni culturali, evoluzione musicale e, sorprendentemente, talvolta anche le zone d'ombra del rapporto materno. La frase "ninna nanna ninna oh quella zoccola de mammeta" racchiude in sé un'ambiguità che, sebbene possa apparire cruda o volgare, apre una finestra su una realtà meno edulcorata della maternità e del suo impatto sui figli.

Maternità e ninna nanna tradizionale

Le ninne nanne, nella loro essenza, sono melodie rasserenanti cantate ai bambini per favorire il sonno. L'idea di base è che una voce familiare e un canto dolce inducano un senso di sicurezza, facilitando l'addormentamento. Questo concetto è universale e si ritrova in culture di ogni angolo del globo, ognuna con le proprie peculiarità linguistiche e musicali. In Francia, ad esempio, le ninne nanne composte da celebri musicisti classici prendono il nome di "berceuse", come la celebre "Berceuse" di Fryderyk Chopin composta nel 1844. La Commissione Europea, riconoscendo il valore di questo patrimonio culturale, ha persino creato il progetto "Lullabies of Europe" per raccogliere e preservare le ninne nanne delle diverse lingue comunitarie.

Le Radici della Ninna Nanna: Tra Filastrocche e Stornelli

Le ninne nanne non sono solo semplici melodie, ma veri e propri scrigni di tradizioni e storie. La loro evoluzione è testimoniata da raccolte che spaziano dal XVII secolo ai giorni nostri. Un esempio significativo è la raccolta di trenta ninne nanne popolari italiane, commissionata nel 1934 per celebrare la nascita di Maria Pia di Borbone-Parma. Quest'iniziativa riunì trenta compositori di spicco dell'epoca, che armonizzarono melodie popolari da diverse regioni d'Italia, dal Piemonte alla Puglia, dal Veneto alla Sicilia. L'intento era di preservare l'autenticità dei testi e delle melodie, aggiungendo solo un'armonizzazione sobria.

Le caratteristiche musicali di queste ninne nanne variano notevolmente a seconda della provenienza geografica. Nelle regioni settentrionali, le melodie tendono ad essere più semplici e castigate, simili a filastrocche, con intervalli musicali ristretti. Al contrario, le ninne nanne meridionali sono spesso più elaborate e fiorite, con vocalizzi, effetti fonici e una maggiore ricchezza melodica. Marina Vaccarini, musicologa e professoressa di Storia della Musica, sottolinea come le ninne nanne provenienti dall'area romana assomiglino a veri e propri stornelli, mentre quelle trentine richiamano canti alpini.

Anche i testi poetici presentano ricorrenze regionali. Nelle aree ligure-piemontesi, è frequente l'assenza di uno o entrambi i genitori, spesso impegnati in attività esterne, mentre nelle regioni meridionali emerge l'immagine del lupo o invocazioni a santi e potenze celesti. Questo dimostra come le ninne nanne riflettano la vita quotidiana, le credenze e le preoccupazioni delle comunità che le hanno generate.

Mappa delle tradizioni delle ninne nanne europee

Ninne Nanne nel Mondo: Un Mosaico di Culture

Il viaggio attraverso le ninne nanne ci porta a esplorare un ricco mosaico culturale. In Repubblica Ceca, troviamo melodie come "Spi, Janíčku, spi" (Dormi, Janíček, dormi), raccolta in Moravia da František Sušil, e "Ukolébavka" (Ninna nanna), pubblicata già nel 1633 da Johan Amos Comenius nel suo "L'Informatorium della Scuola Infantile", considerato uno dei primi trattati sull'educazione infantile. Altre celebri ninne nanne ceche includono "Hajej můj andílku" (Angioletto mio) e "Halí, dítě" (Fai la ninna, bambino).

La Danimarca vanta classici come "Solen er så rød, mor" (Il sole è così rosso, mamma) e "Elefantens vuggevise" (La ninna nanna dell'elefante), quest'ultima nota per essere stata resa politicamente corretta negli anni Novanta, sostituendo un termine controverso con "noce di cocco". Altre melodie danesi includono "Godnatsang" (Canzone della buona notte) e "Mues sang få Hansemand" (La canzone della mamma per il piccolo Hans).

Nel Regno Unito, "Lavender's blue" è una canzone tradizionale usata come ninna nanna, la cui origine risale almeno al XVII secolo. "By Baby Bunting" (Ciao, bimbo ‘fagottino’) è un'altra filastrocca inglese antica, mentre "Hush, little baby" (Ninna, nanna, piccolino) ha probabilmente origini nordamericane. "Twinkle twinkle little star" (Brilla brilla stellina), una delle filastrocche inglesi più popolari, combina una melodia francese con una poesia di Jane Taylor.

Dalla Scozia arriva la "Scottish Lullaby", legata alle tradizioni dei clan delle Highlands. La Grecia offre un repertorio affascinante, con ninne nanne come "Νάνι μού το νάνι νάνι" (Ninna, mio caro, ninna, nanna) dall'isola di Calimno, che evoca la bellezza naturale, e "Νάνι νάνι το παιδί μου" (Ninna, nanna, bambino mio) da Kastoria, che cita i paesaggi agricoli e pastorali. "Ύπνε, που παίρνεις τα μικρά" (Sonno, che prendi i piccoli), originaria dell'isola di Tasso, si rivolge al dio del sonno, mentre "Ύπνε μου, επάρε μού το" (Sonno caro, ti passo il mio bambino) ha radici nell'Italia meridionale, testimoniando l'antica presenza greca nella regione. Altre ninne nanne greche includono "Τζοιμάται ο ήλιος στα βουνά" (Il sole dorme sulle montagne) dall'isola di Egina.

L'Italia stessa vanta una ricca tradizione di ninne nanne, come la "Nana Bobò" della laguna veneta, che riflette influenze balcaniche e bizantine, e "Fai la Nanna, Mio Simone" dalla Toscana, con il suo passaggio da un tono esuberante a uno più dolce. Il Friuli ci dona la "Ninna nanna sette e venti", mentre "Stella stellina" di Lina Schwarz è una delle più popolari in tutta la nazione. La toscana "Fate la nanna, coscine di pollo" è un esempio di affettuosa personificazione.

La Romania presenta antiche ninne nanne come "Culcă-te, puiuţ micuţ" (Addormentati, piccino mio) e "Nani, nani, puişor" (Ninna, nanna dolce piccolino mio), che augurano un sonno prolungato. "Culcă-mi-te mititel" (Vai a dormire come un bimbo piccolino) dalla regione della Montenia e "Nani, nani, puiù mamii" (Ninna, nanna, il bambino della mamma) dall'Oltenia sono espressioni di amore materno. "Haia, haia, mică baia" (Haia, haia, il bagnetto) include il numero ventuno con una pronuncia regionale.

La Turchia offre ninne nanne che esprimono auguri e desideri, come "Uyusun da büyüsün" (Che il mio bambino cresca mentre dorme), che augura crescita sana e include espressioni onomatopeiche e riferimenti a tradizioni come l'henné. "Babanın Ninnisi" (Ninna nanna del papà) è una composizione moderna, mentre "Dandini Dandini Dastana" è una delle più conosciute, con un significato metaforico che lega il vitello al figlio e il cavolo a una ragazza indesiderata. Altre ninne nanne turche lodano la bellezza del bambino, paragonandolo ad angeli e paragonando le sue labbra alle ciliegie.

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Le Ombre del Materno: Quando la Ninna Nanna Nasconde Dolore

Tornando alla frase iniziale, "ninna nanna ninna oh quella zoccola de mammeta", essa introduce una prospettiva radicalmente diversa, toccando le corde più oscure del materno. La retorica della maternità sacra e intangibile spesso rimuove il "lato perturbante", il disagio, l'angoscia e persino la violenza che possono celarsi dietro il ruolo di madre. Lella Ravasi-Bellocchio, psicanalista junghiana, autrice di "L'amore è un'ombra", indaga proprio questi "luoghi oscuri del materno".

La psicanalista spiega come la figura materna nelle fiabe sia spesso scissa in due: la "mamma buona", solitamente morta, e la "mamma cattiva", incarnata da una matrigna o una strega. Questa scissione riflette una realtà psicologica complessa, dove la figura materna può essere fonte di amore incondizionato ma anche di possessività, invidia, depressione o narcisismo. Queste madri, capaci di creare "simbiosi asfissianti e ricatti affettivi", possono "uccidere senza uccidere", distruggendo il pudore, il rispetto e l'innocenza dei propri figli.

Simbolismo della matrigna nelle fiabe

Ravasi-Bellocchio sottolinea che "tutte le mamme possono essere terribili", anche se i casi di violenza omicida sono fortunatamente rari. La violenza quotidiana, insidiosa, è molto più diffusa. Madri invidiose, possessive, depresse, narcisiste sono capaci di innescare catene di colpe e risentimenti che segnano profondamente la vita dei figli. "Le madri sono tramite di vita e di morte," afferma la psicanalista, "il conflitto è lì. Riconoscere la violenza del materno è un percorso aspro ma necessario per ogni figlio."

L'espressione "zoccola de mammeta" può quindi essere interpretata non solo come un insulto volgare, ma come un grido di dolore, un'espressione di rabbia e frustrazione di fronte a un materno percepito come dannoso, manipolatorio o distruttivo. È un modo crudo e diretto per dare voce a esperienze di sofferenza che la retorica della "mamma perfetta" tende a nascondere.

La Ninna Nanna come Specchio della Relazione

Le ninne nanne, nel loro essere il primo contatto sonoro e affettivo tra madre e figlio, possono diventare uno specchio della qualità di questa relazione. Una ninna nanna cantata con amore e serenità rafforza il legame e infonde sicurezza. Al contrario, se la madre è intrappolata nelle proprie fragilità o proietta sul figlio le proprie insicurezze, la ninna nanna può involontariamente trasmettere tensioni e ansie.

La frase "ninna nanna ninna oh quella zoccola de mammeta" potrebbe quindi emergere in contesti di profonda sofferenza, dove il bambino, o l'adulto che ricorda la propria infanzia, esprime un sentimento di tradimento o abbandono da parte della figura materna, percepita come fonte di dolore anziché di conforto. Non si tratta di demonizzare la maternità, ma di riconoscere la sua complessità e le sue potenziali sfaccettature negative, spesso trascurate nel dibattito pubblico e nella cultura popolare.

In conclusione, le ninne nanne, pur nella loro apparente semplicità, racchiudono un mondo di significati. Dalle dolci melodie che cullano i sonni infantili in tutto il mondo, alle profonde implicazioni psicologiche che possono celarsi dietro il ruolo materno, queste canzoni ci invitano a esplorare la complessità delle relazioni umane e la ricchezza delle diverse culture. La comprensione del significato di "ninna nanna ninna oh quella zoccola de mammeta" ci spinge a guardare oltre la superficie, riconoscendo che anche nel contesto apparentemente più puro e innocente, possono esistere ombre e dolori che meritano di essere ascoltati e compresi.

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