La musica è un linguaggio universale che attraversa culture e generazioni, e per i popoli nativi americani, essa rappresenta un pilastro fondamentale dell'identità, della storia e della spiritualità. Lontana dall'essere una semplice forma d'intrattenimento, la musica nativa americana è un intricato tessuto di tradizioni che narrano epoche, celebrano la vita e onorano le divinità. In questo vasto panorama sonoro, le ninne nanne occupano un posto di particolare tenerezza e significato, incarnando l'emozione umana di un genitore che canta per il proprio figlio. Esse si inseriscono in un contesto musicale ricco e diversificato, che spazia dai canti cerimoniali ancestrali a espressioni contemporanee che continuano a diffondere la risonanza di queste tradizioni. Un esempio emblematico di come l'eredità musicale nativa venga mantenuta viva e apprezzata è la band musicale Indian Calling, fondata dal produttore e compositore Max Titi, che ha saputo portare i suoni di questi popoli a un pubblico internazionale, anche attraverso l'interpretazione di ninne nanne tradizionali e brani di profonda risonanza culturale.

Le Radici Profonde della Musica Nativa Americana: Un Mosaico Sonoro
La musica dei nativi americani è intrinsecamente legata ai popoli indigeni del Nord America, inclusi i nativi americani degli Stati Uniti d'America, i popoli indigeni del Canada, i popoli indigeni del Messico e altri paesi nordamericani. Essa abbraccia una vasta gamma di espressioni, in particolare la musica tribale tradizionale, come la musica Pueblo e la musica Inuit. Al di là delle forme più antiche e conservate, il panorama musicale si è arricchito nel tempo, includendo ora generi pan-indiani e intertribali. Inoltre, sono emersi distinti sottogeneri nativi americani di musica popolare, tra cui il rock, il blues, l'hip hop, la classica, la musica da film e il reggae, oltre a stili popolari unici come il chicken scratch e la musica del Nuovo Messico, dimostrando la dinamicità e l'adattabilità di questa tradizione.
Gli elementi più importanti della musica tradizionale dei nativi americani sono il canto e le percussioni. La vocalizzazione assume molte forme, che vanno dal canto solistico e corale al canto responsoriale, all'unisono e in più parti, evidenziando la ricchezza delle pratiche vocali. I cantanti generalmente usano la loro lingua madre o vocaboli non lessicali, ovvero sillabe senza senso, che spesso hanno un significato cerimoniale o ritmico specifico. Le percussioni, in particolare tamburi e sonagli, sono un accompagnamento comune per mantenere il ritmo costante per i cantanti, fornendo la struttura ritmica fondamentale su cui si sviluppa la melodia vocale.
Sebbene ogni gruppo di nativi americani possa essere caratterizzato da generi e stili distinti, alcuni aspetti dello stile sono somiglianti tra gruppi di nativi che appartenevano a tribù vicine. Queste somiglianze vengono ulteriormente ampliate quando la musica e gli strumenti sono condivisi tra ciascuna tribù, rendendo facile trovare determinate caratteristiche nell'uso frequente. La voce, per esempio, può variare da un suono teso, nasale o rilassato, e consiste in timbri più alti, specifici nei cantanti maschi in cui il falsetto è molto diffuso. Il vibrato vocale, quando si verifica, è un rapido pulsare di diverse altezze come effetto maggiormente ornamentale, aggiungendo complessità e sfumature all'esecuzione. Gli schemi ritmici, d'altra parte, spesso si trovano in metri di due o tre e tengono conto dei ritmi vocali e della sincope per incorporarli, creando una tessitura sonora ricca e coinvolgente.
Il Coro degli Strumenti: Voce, Tamburi e Fiati
La strumentazione nella musica nativa americana è tanto varia quanto i popoli che la producono, ma è dominata da percussioni e fiati. I tamburi sono costituiti da tipi che vanno da tamburi a testa singola e a doppia testa, ciascuno con una risonanza e un utilizzo specifici in base alla cerimonia o al contesto musicale. Altri strumenti a percussione sono costituiti da sonagli e "shaker", spesso realizzati con carapace di tartaruga, che producono suoni distintivi e sono profondamente radicati nella cultura.
Negli Stati Uniti sud-occidentali, l'evidenza archeologica indica che i nativi americani erano limitati agli idiofoni e agli aerofoni come mezzi per la produzione del suono a partire dal VII secolo. Tra gli idiofoni, vi erano risonatori a tavole, tamburi a pedale, pietre per percussioni, idiofoni scossi, sonagli di vasi e campane di rame e argilla, tutti strumenti che sfruttavano le proprietà intrinseche del materiale per produrre suono. Gli aerofoni, strumenti a fiato, includevano bullroarers, fischietti e flauti scomponibili, fischietti risonatori in argilla, trombe a conchiglia e strumenti ad ancia preistorici, dimostrando un'ingegnosità notevole nella creazione di strumenti musicali.
Oltre agli strumenti a percussione e alla voce, un elemento comune sono gli strumenti come flauti, fischietti e altri strumenti che producono il suono mediante il respiro del musicista, quali corni e tubi, che spesso evocano melodie malinconiche o meditative. Gli strumenti a corda, che possono essere percosse, pizzicate o piegate, includono quelli come l'arco musicale che ha avuto origine nelle Americhe, ma non appare spesso nella musica indigena contemporanea, segnalando una possibile evoluzione o specializzazione nell'uso degli strumenti nel corso dei secoli.

Musica, Società e Identità: Ruoli e Significati Intrecciati
La musica dei nativi americani svolge un ruolo vitale nella storia e nell'educazione, con cerimonie e storie che trasmettono oralmente le usanze ancestrali alle nuove generazioni. Questo la rende un potente strumento di conservazione culturale. Si dice che la musica cerimoniale dei nativi americani provenga da divinità o spiriti, o da individui particolarmente rispettati, conferendole un'aura sacra e un profondo rispetto all'interno della comunità. I rituali sono modellati da ogni aspetto di una canzone, danza e costume, e ogni aspetto fornisce delle informazioni sui "creatori, indossatori e simboli importanti per la nazione, la tribù, il villaggio, il clan, la famiglia o l'individuo", sottolineando la natura olistica e profondamente significativa di queste pratiche.
I nativi americani narrano storie attraverso il canto, la musica e la danza, e i fatti storici così diffusi sono parte integrante delle loro credenze. Leggende epiche e storie sugli eroi culturali fanno parte delle tradizioni musicali tribali e questi racconti sono spesso una parte iconica della cultura locale, servendo non solo come intrattenimento ma anche come veicoli di valori e conoscenze. Possono variare leggermente, di anno in anno, con la ricombinazione degli inizi e l'introduzione di lievi variazioni, mantenendo la tradizione viva e adattabile. Un concetto comune tra molti gruppi indigeni è una fusione di musica e potere. Ad esempio, i Pima sentono che molte delle loro canzoni sono state date all'inizio e cantate dal Creatore, attribuendo un'origine divina al loro patrimonio musicale. Alcuni nativi americani vedono le canzoni come "proprietà" della tribù o dell'individuo che per primo le ha percepite, come se un individuo ricevesse la canzone in sogno o in una visione, la musica apparterrebbe a lui ed avrebbe il potere di dare la canzone a un altro, evidenziando il profondo legame personale e spirituale con la creazione musicale.
I testi delle canzoni dei nativi americani includono sia brani pubblici che canzoni segrete, dette "antiche e immutabili", che vengono utilizzate solo per scopi sacri e cerimoniali, dimostrando una chiara distinzione tra espressioni musicali accessibili e quelle riservate a contesti specifici. Ci sono anche canti sacri pubblici, così come discorsi rituali che a volte sono percepiti come musicali a causa dell'uso del ritmo e della melodia. I vocaboli, o sillabe lessicalmente prive di significato, sono una parte comune in molti tipi di canzoni dei nativi americani. Essi segnano spesso l'inizio e la fine di frasi, sezioni o delle canzoni stesse, che spesso fanno un uso frequente di vocaboli e altri elementi intraducibili, suggerendo un significato che va oltre le parole letterali. Le canzoni traducibili includono canzoni storiche, come la "Shi' naasha" dei Navajo, che celebra la fine dell'internamento del loro popolo a Fort Sumner, nel Nuovo Messico nel 1868, fungendo da memoriale sonoro di eventi cruciali. Anche i canti delle bandiere tribali e gli inni nazionali sono una parte importante del corpus musicale dei nativi americani e un frequente inizio delle cerimonie pubbliche, in particolare i powwow, rafforzando l'identità collettiva e il senso di appartenenza.
La Musica degli Indiani d'America - Un documentario di Dario Aspesani (ITA sub ITA - colore B/N)
Il Ritmo della Vita: Dalle Canzoni d'Amore alle Ninne Nanne
La musica dei nativi americani comprende anche una serie di canzoni di corteggiamento, canzoni da ballo e brani popolari americani o canadesi come "Amazing Grace", "Jambalaya" e "Sugar Time", mostrando l'apertura all'integrazione e all'adattamento di influenze esterne pur mantenendo la propria unicità. Uno studio realizzato nel 2016 ha analizzato le caratteristiche della musica indigena in relazione ai contesti sociali e al soggetto lirico. Dopo aver analizzato oltre 2.000 brani della raccolta di musica nativa di Frances Densmore, lo studio è stato in grado di trovare anche la relazione tra argomenti come l'amore nelle canzoni, la varietà del tono e la tessitura.
Le canzoni d'amore, ad esempio, possono essere caratterizzate da tessiture alte e melodie spaziose, con intervalli più ampi. Inoltre, in molti casi, vengono percepite come "tristi", con liriche che trattano della partenza, della perdita o di un desiderio. Questo spiega la relazione tra il soggetto lirico e il movimento melodico relativamente lento e la dinamica bassa, indicando una profonda espressione emotiva attraverso la forma musicale. Le canzoni di gioco, come quelle associate a "giochi di mocassini, mani e nascondino," hanno una durata media significativamente ridotta e una gamma e una varietà di tono limitate, riflettendo la loro funzione di accompagnamento a attività ludiche. È stato scoperto anche che le "canzoni curative" e la loro caratteristica di una gamma ristretta e una ripetizione comparativamente aumentata delle note basse, avevano probabilmente lo scopo di creare un suono rilassante che alleviasse il disagio, sottolineando il potere terapeutico della musica.
Per quanto riguarda la musica di persone specifiche, si è scoperto che le canzoni della natura Yuman hanno spesso una piccola estensione, un movimento melodico discendente e frequenti motivi musicali ripetuti. La collezione Densmore caratterizza anche le canzoni di guerra come aventi una gamma più ampia, un registro più alto e una maggiore diversità in termini di durata e tono. In confronto, anche le canzoni da ballo hanno queste distinzioni, sebbene possano esserlo in senso opposto, poiché hanno spesso registri più bassi. Questo studio ha scoperto una visione significativa del fatto che molte di queste caratteristiche ("altezza del tono, tempo, dinamica e variabilità") hanno una relazione diretta con la risposta emotiva, facendola emergere indipendentemente dalla cultura, il che significa che caratteristiche simili di una cultura, la musica e la sua funzione, si troveranno spesso in altre culture nella stessa funzione, suggerendo una universalità nell'esperienza emotiva attraverso la musica.
Nel contesto di questa vasta e significativa produzione musicale, i nativi americani, essendo stati genitori di bambini da educare, crescere, amare e da addormentare, hanno sempre cantato e continuano a cantare le ninne nanne. La ninna nanna è una meravigliosa chiamata musicale che porta con sé una seria emozione che si può trovare in una ninna-nanna, espressione della più profonda e umana emozione di un genitore. Un esempio toccante è la ninna nanna “Lakota Lullaby”, le cui parole in lingua Lakota recitano “cante’ waste’ hoksila ake istimba, hanhepi kin waste’”, che si traduce con "bambino dal cuore buono vai a nanna, la notte è buona", un messaggio di amore e protezione. Altre ninne nanne come "Dawa (The Cradle Song)", divenuta un grande successo grazie agli Indian Calling, o la suggestiva "Green Corn Moon" (anche interpretata da Robert Mirabal), sono state tramandate attraverso molte generazioni. Queste melodie non solo rassicurano i bambini, ma spesso insegnano loro la loro storia Nativa e le tradizioni della propria tribù, fungendo da primi veicoli di trasmissione culturale. Tribù come i Sioux, i Mashantucket Pequot, i Cheyenne e i Salish (Coast) sono solo alcuni esempi di quelle che possiedono le proprie ninne nanne, ognuna cantata alla maniera di ogni tribù, contribuendo a mantenere viva la ricchezza della cultura Nativa Americana.
Il Ruolo di Genere nella Musica Nativa Americana
All'interno di varie comunità native americane, il genere gioca un ruolo importante nella musica. Uomini e donne svolgono ruoli specifici in molte attività musicali, riflettendo la divisione dei compiti e delle responsabilità all'interno della società tribale. Gli strumenti, le canzoni e le danze sono spesso peculiari dell'uno o dell'altro sesso e molte impostazioni musicali sono strettamente controllate dal sesso, evidenziando una profonda stratificazione sociale e spirituale.
Nei powwow moderni, per esempio, le donne svolgono un ruolo fondamentale come coriste e ballerine, contribuendo attivamente alla vitalità e alla bellezza di queste celebrazioni. I Cherokee, ad esempio, tengono balli prima delle partite di stickball, un gioco tradizionale. In questi eventi pre-partita, uomini e donne eseguono danze separate e seguono regolamenti diversi, sottolineando la distinzione dei ruoli. Gli uomini danzano in cerchio attorno a un fuoco, mentre le donne danzano sul posto. Gli uomini cantano le proprie canzoni, che spesso invocano potere, mentre le donne fanno cantare le loro da un "anziano", e queste canzoni femminili sono intese a sottrarre potere alla squadra di stickball avversaria, dimostrando un uso strategico e ritualistico della musica.
In alcune società c'è l'usanza secondo la quale alcuni tamburi cerimoniali devono essere suonati solo da uomini. Tuttavia, tra gli indiani delle pianure meridionali, si crede che il primo tamburo sia stato dato a una donna dal Grande Spirito, che le ha ordinato di condividerlo con tutte le donne delle nazioni native, un racconto che sottolinea l'importanza e l'origine sacra del ruolo femminile in alcune tradizioni musicali. Molte culture musicali tribali hanno una relativa scarsità di canti e danze tradizionali femminili, specialmente nelle regioni del nord-est e del sud-est, suggerendo che i ruoli musicali femminili potrebbero essere stati meno documentati o meno prominenti in alcune aree. Il sud-est, tuttavia, ospita una tradizione musicale femminile di primo piano nell'utilizzo dei sonagli da gamba per cerimoniali Stomp e danze di amicizia, e durante il gioco della palla a cavallo, dimostrando la varietà delle espressioni musicali femminili. Le tribù della costa occidentale del Nord America tendono a dare maggiore risalto alla musica femminile, con speciali canzoni d'amore per le donne, canzoni di guarigione e canzoni di giochi manuali; il sud-ovest è particolarmente vario nell'offerta musicale femminile, con importanti ruoli cerimoniali, strumentali e sociali nelle danze. Le donne svolgono anche un ruolo cerimoniale vitale nella Danza del sole delle Grandi Pianure e del Grande Bacino e cantano durante le danze sociali, a riprova della loro presenza insostituibile e della loro influenza nel tessuto musicale e rituale nativo americano.

Variazioni Regionali e Stili Musicali: Una Geografia del Suono
Gli stili e gli scopi della musica variano notevolmente tra ogni tribù, ma la ricerca etnomusicologica ha identificato pattern e influenze che delineano una sorta di "geografia del suono" nel continente nordamericano. Bruno Nettl si riferisce allo stile dell'area del Grande Bacino come al più antico e comune in tutto il continente, prima della Mesoamerica, ma continuato solo nel Grande Bacino e nei generi di ninna nanna, giochi d'azzardo e racconti in tutto il continente. Questo stile è caratterizzato da una tecnica vocale rilassata e dall'ascesa melodica, suggerendo una sonorità particolare che ha avuto una vasta diffusione.
Nel progredire di questo processo, tre stili asiatici potrebbero aver influenzato la musica nordamericana, attraverso lo stretto di Bering, tutti caratterizzati da una tecnica vocale pulsante e più evidente nelle recenti tribù paleo-siberiane come Chuckchee, Yukaghir, Koryak. Inoltre, questi potrebbero aver influenzato le aree Pianure-Pueblo, Athabasca e Inuit-Northwest Coast. Secondo Nettl, il confine tra queste influenze del sud e le suddette influenze del nord sono le aree di maggiore complessità musicale: la costa nord-occidentale, la musica dei Pueblo e quella Navajo, indicando regioni dove diverse tradizioni si sono incontrate e fuse.
L'arido sud-ovest americano ospita due ampi gruppi di culture strettamente correlate, la Pueblo e l'Athabaskan, che mostrano distinzioni significative nei loro stili musicali. Le tribù Southern Athabaskan Navajo e Apache cantano con voci nasali in stile Pianure con una monofonia non miscelata. Nettl descrive la musica dell'Athabascan meridionale, quella degli Apache e dei Navajo, come la più semplice accanto allo stile Grande Bacino, caratterizzata da forma strofica, voci tese che utilizzano pulsazioni e falsetto, scale tritoniche e tetratoniche in formazione di triade, ritmi semplici e valori di durata limitata (di solito solo due per brano), contorni melodici ad arco, e ampi intervalli melodici con predominanza di terze minori e maggiori e quarte e quinte giuste con salti di ottava non rari, delineando un profilo sonoro distintivo.
Al contrario, i Pueblo enfatizzano uno stile monofonico rilassato, di gamma bassa e altamente miscelato. Le canzoni dei Pueblo sono complesse e meticolosamente dettagliate, di solito con cinque sezioni divise in quattro o più frasi caratterizzate da formule introduttive e cadenzali dettagliate. Nettl descrive la musica Pueblo, tra cui Hopi, Zuni, Taos Pueblo, San Ildefonso Pueblo, Santo Domingo Pueblo e molti altri, come una delle più complesse del continente, caratterizzata da una maggiore lunghezza e numero di toni di scala (esatonico ed eptatonico comune), varietà di forma, contorno melodico e accompagnamento percussivo che spazia tra un'ottava e una dodicesima, con complessità ritmica pari alla sottozona delle Pianure. Cita le canzoni di danza Kachina come quelle più complesse e il materiale Hopi e Zuni come il più complesso del Pueblo, mentre la musica Tanoan e Keresan è più semplice e intermedia tra quella delle pianure e dei Pueblo occidentali, evidenziando una ricchezza e una diversità incredibili all'interno di una stessa area geografica.
L'Eredità Storica e la Ricerca Accademica: Custodi di un Patrimonio Sonoro
La storia della musica dei nativi americani affonda le sue radici in tempi profondissimi. L'evidenza archeologica della musica dei nativi americani risale al periodo arcaico (ca. 8000-1000 a.C.), testimoniando una pratica musicale millenaria che ha accompagnato l'evoluzione di queste civiltà. Tuttavia, la prima documentazione scritta proviene dall'arrivo degli esploratori europei nel continente americano, offrendo uno sguardo esterno su queste tradizioni. Le prime ricerche accademiche risalgono alla fine del XIX secolo, segnando l'inizio di un interesse più sistematico per la musica indigena.
All'inizio del XX secolo, iniziarono ricerche più sistematiche e approfondite, guidate da musicologi comparati di spicco come Frances Densmore, Natalie Curtis, George Herzog e Helen Heffron Roberts. Tra questi, la Densmore fu la più prolifica dell'epoca, pubblicando più di cento opere sulla musica dei nativi americani. Da bambina aveva acquisito un apprezzamento per la musica indigena ascoltando i popoli del Dakota e nel corso della sua vita fu in grado di registrare oltre un migliaio di canzoni eseguite da nativi americani, in più di cinquanta anni, a partire dal 1907. Una distinzione che rende il suo lavoro così prezioso è che molte delle sue registrazioni sono state condotte con individui più anziani, poco influenzati dalla tradizione musicale occidentale, e coinvolgono una gamma impressionante di origini geografiche. Questo approccio ha permesso di catturare un'autenticità e una diversità che altrimenti sarebbero andate perdute, rendendo la sua collezione una risorsa inestimabile per la comprensione della musica nativa americana.

Indian Calling: Un Ponte tra Antico e Moderno
Nell'ambito della diffusione e dell'interpretazione della musica nativa americana, il gruppo Indian Calling si è affermato come un punto di riferimento significativo. Questa band musicale è stata fondata dal produttore e compositore Max Titi e si è formata all’interno del Villaggio di Aquila Chiazzata, un vero e proprio accampamento di tepee che diffonde usi e costumi dei popoli nativo-americani, creando un ambiente autentico e immersivo per la loro espressione artistica. Tra i suoi fondatori ci sono anche Gualtiero (Riding a Bajo Horse) e Mauro (Red Wolf), artisti che hanno portato la loro sensibilità e la loro connessione con la cultura nativa. Gualtiero, in particolare, ha ricevuto il dono del nome spirituale e del sonaglio cerimoniale direttamente da Bruce Starlight, capo intertribale del consiglio delle 7 nazioni e discendente del capo Brokenknife, leader spirituale del popolo T’Suu T’Ina - conosciuti anche come Sarcee, un dettaglio che sottolinea la profonda autenticità e il rispetto per le tradizioni che permeano il lavoro della band.
Nel 2007 pubblicano il loro primo CD dal titolo “Indian Calling”, prodotto dall’etichetta Maxy Sound, contenente brani popolari della cultura dei nativi americani come White Buffalo, Ly O Lay a Le Loya e L’ultimo dei Mohicani, che subito catturano l'attenzione del pubblico. Gli Indian Calling continuano la loro attività di musicisti esibendosi all’interno del villaggio e nei numerosi eventi culturali a cui prendono parte. Nonostante la loro attività e la vita nomade, trovano l’ispirazione ed il tempo per registrare altri album.
Così nel 2013 esce l’album “Indians”. Il cd si apre con il brano “Yeha Noha” (Wishes of Happiness and Prosperity), un brano che fu per la prima volta portato al successo dalla band tedesca Sacred Spirit nel 1995. La traccia è in realtà una versione remixata del brano tradizionale indiano Navajo Shoe Game. La canzone racconta del gigante (Yé’iitsoh) che si lamenta perché il gufo tenta di rubargli la polpetta, nella mitologia secondo cui gli animali del giorno e della notte devono scoprire in quale scarpa si nasconde una polpetta di iucca. Gli animali che indovinano vincono lo stato di giorno o notte permanente. Il testo del brano dice: … shaa ninánóh’aah (dammela indietro),… Yé’iitsoh jinínáá léi’ (…il gigante continua…) … ninánóh’aah (…dammela indietro), offrendo un'immersione nella ricca mitologia nativa. Segue la ninna nanna “Lakota Lullaby” le cui parole in lingua Lakota sono “cante’ waste’ hoksila ake istimba, hanhepi kin waste’”: bambino dal cuore buono vai a nanna, la notte è buona, un esempio della dolcezza e della profondità emotiva delle ninne nanne. Una grande novità dell’album è la canzone “Amazing Grace” arrangiata con i suoni tradizionali e interpretata in lingua Cherokee dalla cantante Alison, dimostrando la capacità della band di fondere sacro e tradizionale. La traccia “Women’s Brush Dance” è la musica usata nella cerimonia Brush Dance che veniva tradizionalmente adottata per guarire un bambino ammalato oppure per pregare per una lunga vita in favore di un bambino, evidenziando il legame tra musica e pratiche curative. Oltre alle bellissime Indians, Dakota Rainbow, l’atmosfera suggestiva di At War e la gioiosa Blessed Valley, il cd include il grande successo “Dawa (The Cradle Song)”, e la malinconica “Zuni Sunrise”, per flauto indiano, consolidando la reputazione della band.
A questo lavoro segue il Cd “Native American Spirit” del 2014 che contiene brani come “My Heart’s Friend (Shoshone Love Song)”, “Cherokee Morning Song” e “Mahk Jchi [Heartbeat Drum Song]” impreziositi dalla calda e suadente voce di Alison. Sempre nel 2014 esce l’album “Native Indians” (Native American Music) che contiene molte delle musiche che fanno da colonna sonora ai film sul tema dei nativi americani tra cui “Balla coi Lupi” e “The last of his tribe”, attestando l'influenza della loro musica anche nel mondo cinematografico.
Gli Indian Calling continuano a collezionare successi discografici e di pubblico. Nell’ultimo anno hanno avuto oltre cinque milioni streaming su Spotify e Deezer, centinaia di migliaia di visualizzazioni su Youtube e diverse migliaia di album venduti in tutto il mondo su ITunes, Amazon, E-Music e Google Play, a testimonianza del loro vasto impatto globale. Nel 2018 il film “Black Border Warriors, The Seminole Negro Indian Scouts”, diretto da Joseph P. Hill, utilizza il brano “Sunset Dance” di Indian Calling come colonna sonora e vince Il Black International Cinema Festival di Berlino. Lo stesso film partecipa nel 2019 al festival del cinema di Cannes, portando la musica degli Indian Calling sui palcoscenici internazionali e rafforzando la sua risonanza culturale.
L'Appello di Dvořák e la Risonanza Universale della Musica Nativa
La profonda bellezza e originalità della musica nativa americana non sono passate inosservate neanche in ambiti musicali più "classici". Durante la sua permanenza negli Stati Uniti, il celebre compositore Antonín Dvořák sostenne che il futuro della voce americana nella musica risiedeva in quella afroamericana e dei nativi americani e ne sostenne la crescita negli Stati Uniti. Egli aveva l'obiettivo di scoprire la "musica americana" e invitava i compositori americani a guardare a queste culture musicali per studio e ispirazione, riconoscendo il loro immenso potenziale creativo. Dvořák asseriva: "La musica della gente è come un fiore raro e adorabile che cresce tra le erbacce invadenti", una metafora potente che sottolinea la preziosità e l'autenticità di queste espressioni. Durante questo periodo compose anche la sua Sinfonia n. 9 "Dal Nuovo Mondo". Prima dell'esecuzione della sinfonia, chiarì il fatto che "l'opera è stata scritta sotto l'influenza diretta di un serio studio della musica nazionale degli indiani nordamericani", dimostrando l'impatto profondo che questa musica ebbe sulla sua ispirazione e sul suo processo compositivo.
La musica nativa americana, dunque, trascende la mera espressione artistica per i bambini, diventando un elemento fondamentale anche per la cultura adulta, che la percepisce, la vive e la trasmette. Essa è un patrimonio vivente che continua a evolversi, a ispirare e a unire, portando con sé l'eco di antiche tradizioni e la promessa di nuove espressioni. Non resta che augurare un "Buon ascolto!" e… piccolo uomo bianco, Dormi bene!, un omaggio alla capacità universale della musica, e in particolare delle ninne nanne, di confortare e connettere, al di là di ogni confine culturale.