Nella storia delle tradizioni popolari il canto rimane una delle priorità che tutt’oggi viene tramandata. Fra i diversi canti, poesie, filastrocche che designano nei vari dialetti altrettanti momenti diversi scanditi da particolari assonanze, una delle tradizioni che è stata promulgata nel tempo è quella delle ninne nanne. La ninna nanna delle madri, nell’addormentamento dei propri pargoli, ha sempre rappresentato un forte momento di unione. Il canto della ninna nanna ha un intenso valore e nella sua piccola dimensione si potrebbe dire che assume un “significato profondo”, in questo, la fase dell’addormentamento sviluppa, come detto, una unione importante, ma anche il timore, da parte del bimbo, di doversi “staccare” dalla mamma.

Questo rituale, che ci porta ad antiche sensazioni di dolcezza e di tenerezza, risulta appagante in sé, capace di sprigianare carica tranquillizzante e coinvolgimento emotivo potente. Ciò, molto probabilmente, spiega la capacità di resistere ai tempi e alla modernità. In effetti il rituale della ninna nanna si ripete, dicono gli studiosi, dai tempi antichi e a tutte le latitudini, percorrendo trasversalmente le diverse culture, a conferma che da sempre e ovunque il momento dell’abbandono al sonno comporta il bisogno della vicinanza fisico-affettiva diretta, che favorisce la calma, la rassicurazione, forse la fiducia nel risveglio.
Le Origini Storiche e la Nenia come Legame col Passato
Le origini delle ninne nanne affondano le radici in un passato remoto dove il confine tra vita e morte, tra gioia e dolore, era estremamente labile. Le antiche ninne nanne calabresi, come in altri territori della nostra Italia, assumono una parte importante nelle tradizioni orali, il canto è quasi una “nenia”, tant’è che si rifanno ad antichi canti funebri romani, capace di porre il piccolo in una fase di tranquillità: la voce della madre e il “cullamento”. È interessante notare come, nell’arco tempo, gli elementi del rito si siano mantenuti sostanzialmente immutati: il ritmo, semplice, essenziale, una modulazione vocale cantilenante, fatta di parole che si ripetono e l’accompagnamento corporeo del dondolare, del cullare, della stimolazione tattile.
La bellissima "Ninna nanna" dei Calabria Logos
I canti popolari accompagnavano tutta la vita, “dalla naca alla vara” (dalla culla alla bara). La ninna nanna, nel particolare, è un canto molto intimo, che si tramandava oralmente. Anche il cullamento viene rappresentato da brevi passi, una sosta, altrettanto breve, e di nuovo il ritmo rallentato del dondolio, che possa condurre al sonno. Ugualmente, da sedute, il movimento è quasi simile, piegandosi in avanti e poi, ancora indietro, con movimenti dolci e uguali per conciliare il riposo. Ritmicità, musicalità, vocalità e corporeità sono dunque i pilastri che caratterizzano strutturalmente le ninne nanne e che favoriscono un rapporto intenso tra bambino e adulto, una comunicazione profonda e lo scambio reciproco di affettività.
La Tradizione Calabrese e la "Naca": Strumenti di un Tempo
Le “ninne nanne” della tradizione calabrese restano in quel bagaglio culturale/popolare che Andrea Bressi, Maestro polistrumentista e grande conoscitore della tradizione calabrese, ha sempre portato avanti. Con il suo gruppo “Radici Calabre” ha riproposto ninne nanne dove emergono diversi significati: dall’evidenziare come il più forte abbia la meglio sul più debole (“u lupu si mangiau a pecureddha”) o, ancora, come spesso ci siano delle invocazioni, in questo caso al “sonno” che tarda a venire o, ancora, alla Madonna, nella ricerca della salute per il proprio figlio.

La culla, come ben si sa, ha sempre rappresentato una parte essenziale del riposo del neonato, soprattutto quelle tradizionali e artigianali, quando i piccoli nascevano ancora nelle proprie case. Il ritmo cadenzato delle ninne nanne quasi accompagnava il movimento della culla che, per lo più, erano a dondolo, in legno o in vimini. Ma nelle case più povere la culla era anche rappresentata da un tipo di “naca” appesa al soffitto (“naca a ventu” o “naca a volu”), costituita da un pezzo di stoffa le cui estremità erano legate ad una corda annodata, a sua volta, ad una trave del soffitto nelle vicinanze del letto. Molte volte si ritrovano farse e ninne nanne simili da quartiere a quartiere, ma anche da paese a paese, riscoprendo quel sentire unico della dolcezza di una madre che culla il suo bambino.
La Leggenda del Re Nilio: Il Canto del Padre
E’ ancora Bressi a ricordare una ninna nanna che si tramanda nel paese di Tiriolo. La “Ninna Nanna del Re Nilio” è una antica ninna nanna che si accosta ad una leggenda, dove, in questo caso, è il padre a cantare la ninna nanna al proprio figlio. Sulla vetta del Monte Tiriolo vivevano in un antico palazzo un re e una regina che avevano un figlio, Nilio. Fattosi adulto s’innamorò perdutamente di una giovane e bella popolana che voleva sposare. Da qui il diniego dei genitori poiché la giovane era di umili origini. Un giorno Nilio scappò con la ragazza e la madre lo maledisse: “Possa tu liquefarti come la cera al sole”.
Il giovane per sfuggire alla maledizione si chiuse in una stanza senza finestre, restando sempre al buio. Intanto la ragazza, che aveva avuto un bimbo, era rinchiusa in una grotta vicino al mare, ma Nilio non si capacitava di non poter vedere la propria amata e il piccolo, fu così che scavò un cunicolo arrivando nei pressi del Corace e di notte andava a trovarli. Il giorno dopo, prima del sorgere del sole, al canto del gallo, andava via per non essere colpito dai suoi raggi. Ciò accadeva ogni giorno e nel vedere il figlio cantava una ninna nanna cullandolo: “…e se i galli non cantassero mai e se le campane non suonassero mai, starei sempre con te, dormi, dormi, gran ninnolo mio” (e si mai li gaddhi cantasseru e si mai li campani sonasseru, eu sempre stapera ccu tia, duermi, duermi, gran ninnulu mio).

Le fate, venute a conoscenza della vicenda si commossero nel vedere il padre così attaccato al figlio, tant’è che fecero sì che i galli non cantassero. Quando Nilio si accorse del mancato canto del gallo, si disperò, perché il sole era già alto. Accanto a lui un servo fedele lo accompagnò nel ritirarsi, ma Nilio cominciò a liquefarsi. Fu allora che il servo gli chiese, più volte, a chi avesse mai lasciato i suoi danari, indispettito dalla continua domanda, Nilio disse:” Io mi sto sciogliendo al sole e tu pensi al danaro? Lo lascerò al diavolo!”. Fu così che il diavolo ebbe tutto il danaro che nascose nella grotta facendone tre mucchi, uno di oro, uno di argento e l’ultimo di bronzo. Secondo la leggenda l’incantesimo si sarebbe spezzato solo con un espediente dettato dalla cattiveria del diavolo… ma, i tre mucchi di danaro, sono ancora nella grotta.
Paura e Protezione: Il Simbolismo dell'Uomo Nero e del Lupo
Il canto assume diverse particolarità raccontando, molte volte, del “lupo nero”, quasi un momento di inquietudine, che però viene superato dalla protezione delle braccia della madre e dal risvolto del canto che comunque assume carattere di vicinanza e positività. Questi canti tramandati di generazione in generazione, che associamo ad un momento sereno e roseo, come la comparsa di un bambino nella vita di una coppia, in realtà nascondono il lato più oscuro della maternità. Simili a lamenti e molto semplici da imparare, erano per le madri un modo per cantare il dolore vissuto a causa del distacco del proprio bimbo dal corpo e del parto.
"Sole con il proprio bimbo tra le braccia le donne si concedevano finalmente di gemere per un evento descritto sempre come roseo e meraviglioso e che invece provoca un dolore fortissimo. Questo bimbo a chi lo do? All'uomo nero forse, ecco che emerge la paura di mettere al mondo il proprio bambino in un mondo crudele, in pasto alla morte" spiega la professoressa Ines Testoni. La prima risposta al celebre interrogativo “ninna nanna, ninna oh questo bimbo a chi lo do?” è spesso “lo darò all'uomo nero”, che altro non è se non la morte. Il bimbo verrà lasciato tra le grinfie di un mondo malsano e violento.

I canti e le filastrocche servivano anche come mezzo di conoscenza della realtà quotidiana. In alcune vi erano nomi di oggetti o di parti del corpo, tutti strumenti per poter accrescere la conoscenza del bambino. Attraverso le ninne nanne infatti i bambini iniziano a conoscere le strutture linguistiche e musicali, l’uso delle parole e dei modi di dire, i personaggi, le abitudini, le tradizioni del proprio ambiente familiare e culturale, immergendosi nell’universo simbolico di significati che li circonderà da adulti.
La Dimensione Psicologica: Il Trauma della Nascita e la Fusione Comunicativa
Bisogna intendere il parto dal punto di vista della dimensione intrapsichica materna, la quale fa i conti con la gravidanza, che è moltiplicazione all'interno e il parto, che è la divisione fuori. La moltiplicazione interna è definibile come un attaccamento intimo e radicale tra la mamma e il feto, che li porta ad avere ritmi circadiani e biologici simili. Si tratta di un attaccamento che mai si proverà allo stesso modo nella vita, perché la madre da quel momento in poi non sarà mai più attaccata al suo bambino come quando era nel grembo materno. Capiamo dunque che il parto implica una divisione, una perdita di unità.
Anche per il bambino il parto è traumatico. Otto Rank parlava della nascita come di un trauma mortale e Melania Klein sottolinea come il pianto apparentemente inspiegabile e costante del bimbo non sia altro che la sua percezione della separazione dalla madre. Dopo essere stato al sicuro nel grembo materno, nulla riesce a compensare i suoi bisogni come accadeva in quel luogo e il bimbo tra i forti stimoli del mondo si sente costantemente minacciato e dunque è terrorizzato. Ecco che intervengono le ninne nanne per porre freno a quel terrore.
L’esperienza, ripetendosi puntualmente ad ogni sonno, sempre ugualmente rassicurante, sempre totalmente differente, va ad alimentare il senso di sicurezza personale e di fiducia in sé e nell’altro. Adulto e bambino sembrano “guidarsi” a vicenda: la mamma comincia, la sua voce è sommessa, quasi sussurrata, modulata su strutture semplici nella loro progressione basilare, inducendo alla calma, ma è il bambino che dirige il successivo andamento della modulazione. Come, infatti, il piccolo si tranquillizza, la mamma lo “sente” e istintivamente abbassa la voce, rallentando il suo cantilenare. Come poi il piccolo si abbandona al sonno, la modulazione cambia ancora: i toni si abbassano, le parole vengono appena sussurrate, diventando quasi impercettibili e si annullano nell’ultimo dondolio. Tutto questo porta a dire che il rituale pre - sonno non può essere inteso come semplice vicinanza fisica, va piuttosto interpretato come momento di autentica “fusione comunicativa”.
La bellissima "Ninna nanna" dei Calabria Logos
L'Aspetto Archetipico e il Contesto Sociale del Passato
Le ninne nanne riflettono anche l'aspetto archetipico culturale e quello psico-sociale che caratterizza le donne. Abbiamo ereditato queste melodie, simili a lamentazioni funebri, da donne che mettevano al mondo i figli mentre il compagno era in guerra e non sapevano se sarebbe sopravvissuto o no. Si tratta di madri che consolano il proprio bambino e pensano all'amato al fronte, in un sentimento di solitudine e paura nel lasciare il proprio bimbo a un mondo crudele fatto di morte e violenza. In questo contesto fatto di dolore e solitudine si innesta quel lamento che è la ninna nanna. La donna si sente finalmente autorizzata a gemere, proprio per questo le ninne nanne non hanno il ritmo allegro tipico delle canzonette, perché non riuscirebbero a tirare fuori il vissuto materno.
Ninne nanne, filastrocche, racconti, sono il patrimonio orale delle storie, dove spesso le donne nascondevano le loro angosce, le paure, le esasperazioni, mettendole in musica, per addolcirle, digerirle più facilmente, buttandole fuori e magari cercare di dimenticarle. Donne che filano con il fuso, che puliscono e riordinano la casa per sette nani, lavoratori in miniera, quelle che perdono la voce pur di conservare un principe. Quelle che i bambini li mandano soli nel bosco, nella speranza che tornino più grandi o magari non tornino più. Questo “nutrimento d’affetto” orienterà la capacità di aprirsi e di porsi in relazione attiva verso gli altri, negli anni a venire.
Evidenze Scientifiche: La Voce come Medicina
Studi recenti confermano la capacità del bambino di cogliere già alla nascita le modificazioni vocali, in termini di tono, altezza e timbro e di reagire a queste variazioni, esprimendo senso di benessere, eccitazione, attenzione, rilassamento. La nenia cantata dalla viva voce della madre contribuisce non soltanto alla qualità del sonno, ma favorisce il miglioramento delle funzioni vitali, specie nei bambini pretermine. Non dolci filastrocche o nenie suonate dal registratore a basso volume, ma la musicalità della voce dei genitori è il ‘toccasana’ che favorisce, nell’immediato, una migliore qualità del sonno e, alla lunga, potenzia le funzioni vitali con effetti benefici sull’armonia della crescita.

Secondo la dottoressa Joanne Loewy, coordinatrice di uno studio su circa 300 bambini nati pretermine in 11 ospedali americani, le canzoni dal vivo sembrano migliorare la crescita e lo sviluppo. La tranquillità acquisita dal bambino grazie all’ascolto della voce di mamma e papà non solo lo aiuta ad addormentarsi, ma regolarizza anche il battito cardiaco e potenzia la funzionalità respiratoria. Effetti indiretti si hanno poi anche sui genitori i quali, confortati dalla progressiva crescita dei propri bimbi, dimenticano l’ansia e le problematiche correlate a una nascita anticipata. I ricercatori hanno registrato le reazioni dei bambini sia attraverso dei macchinari sia con l’osservazione dei movimenti oculari, di suzione e respirazione. Dai risultati è emerso che le canzoni avevano un effetto benefico evidente, riducendo il livello di stress con ripercussioni sul sonno non più disturbato.
Il bambino riesce a sentire la voce della mamma e del papà già dopo 16 settimane dal concepimento. Claudio Fabris, Professore di Neonatologia presso l’Università di Torino, sottolinea che la stimolazione tattile-ritmica che accompagna i movimenti della ninna nanna ha nel bambino un effetto calmante e rassicurante. Parlargli, cantare, tenerlo in braccio quando ne sente il bisogno, comunicare con lui sia con il contatto delle mani o il suono della voce, sia con il ritmo di tutto il corpo, significa “nutrirlo di affetto”. La voce coinvolge quindi la mente, l’emozione e il corpo.
La Solitudine delle Madri nel Mondo Moderno
Se fino a pochi decenni fa l’accompagnamento al sonno era quasi esclusivamente di pertinenza femminile e coinvolgeva essenzialmente la mamma, la nonna, la zia, negli ultimi anni la cura dei figli vede protagonisti attivi anche i papà e i nonni. Ma con la diffusione massiccia della tecnologia, qualcosa è sostanzialmente cambiato sul piano della relazione. Gli strumenti tecnologici si sono prepotentemente infiltrati negli spazi di relazione diretta adulto-figlio, diventando in non pochi casi vere e proprie presenze sostitutive dell’adulto stesso. Succede così che anche là dove la presenza del genitore continua ad esserci, è spesso presenza muta, frettolosa, e “la magia” della condivisione è debole.

Il significato “di cura” dei bambini di oggi appare enfatizzato sul piano delle attenzioni alla salute fisica ed “esteriore”, ma molto ridimensionato sul piano della relazione interpersonale e della dinamica comunicativa. La fretta, la stanchezza, i ritmi frenetici degli adulti sono i parametri su cui si regolano le relazioni adulto/bambino, spesso sostituite da Tv, Cd, Dvd. In questo scenario emergono racconti di stanchezza, nervosismo e un senso di colpa che utilizza una parola che fa paura: rabbia. Rabbia per le ostetriche, per le puericultrici, per il compagno che “dà una mano”, per le nonne che giudicano.
Un senso di colpa e di ingiustizia che affiora dalla pelle, dal corpo, che tutto accoglie. Una rabbia che lievita quando, oltre a essere sole, ci si sente abbandonate dalle amministrazioni e dagli ambienti di lavoro. Donne solissime, lasciate indietro da tutta la comunità, senza mezzi o strumenti, se non la vergogna di non poter dare di più. Donne che hanno sulle spalle una stanchezza ancestrale, tutta la rabbia del mondo che cercano di affogare in una tisana. Per ovviare a questa solitudine oggi esistono le doule della nascita, figure che si prendono carico della triade mamma, partner e bambino, per aiutare la famiglia a trovare un nuovo equilibrio.
Il Potere Evocativo del Ricordo: Il Chicco di Caffè
C’è una ninna nanna che, con un ritmo lento e una melodia dolcissima, racconta di una mamma che non dorme mai, per la quale le scodelle del re sono quasi sempre vuote e la sola cosa rimasta è un chicco di caffè. Questo brano segnò l’inizio di un viaggio indimenticabile per Barbara Bernardi, la bambina che la interpretò entrando nel Piccolo Coro dell’Antoniano. Ma il potere di questa canzone va oltre la sua esecuzione: essa agisce come un inno all'amore e alla cura, risvegliando sentimenti profondi di protezione e riconoscenza.
La bellissima "Ninna nanna" dei Calabria Logos
La comunicazione non verbale, fatta di suono e musica, viaggia a un livello molto profondo e attiva la componente emotiva nel giro di frazioni di secondo. Il suono e la musica accedono alla dimensione personale ma anche ancestrale a livello conscio e inconscio. Per molte persone, ascoltare queste note anche in età adulta può scatenare un pianto di commozione improvviso. Questo fenomeno potrebbe essere spiegato come un ricordo preverbale, una corda che, se toccata, vibra. È possibile che la melodia si agganci a qualche sensazione vissuta da piccoli e trasporti direttamente lì, in un tempo che neanche si ricorda coscientemente.
La sfera emotiva è qualcosa di prezioso e personale. La musica tocca angoli nascosti e dimenticati dei ricordi, e un pianto di fronte a una ninna nanna potrebbe suggerire un bisogno di protezione o la nostalgia per ciò che ci è mancato. In psicoterapia si parla di "ISO", l'identità sonora individuale, che può essere sollecitata da certi suoni a prescindere dal fatto di averli mai uditi consciamente. Le emozioni sono valide e meritano di essere ascoltate; lasciarsi accompagnare dalla forte emozione al suono di una melodia significa attraversare un bisogno inconscio di sfogo.
Verso una Nuova Consapevolezza del Canto Materno
La ninna nanna è gioco-parola, gioco-ritmo, struttura onomatopeica, esercizio di ascolto e di imitazione, percorso di fantasia. È una forma elementare di conoscenza proposta a livelli così semplici da risultare accessibile anche al bambino piccolissimo. Questi strumenti concorrono allo sviluppo dell’apprendimento linguistico, all’affinamento dell’orecchio musicale e alla costruzione del senso ritmico. Un apprendimento che non può prescindere dalla dimensione relazionale in cui avviene, a partire dal contatto con la figura protettrice.

In un incontro tra madri, una di loro ha raccontato di aver cambiato il finale della celebre canzone del chicco di caffè. Insieme ai suoi figli ha deciso di dire: “ma tu sei la mamma, e dormi un po’ anche tu”. Questo piccolo gesto simbolico rappresenta la rottura di una stanchezza ancestrale e il riconoscimento della madre non solo come dispensatrice di cura, ma come essere umano che necessita a sua volta di riposo e sostegno. Il rituale della ninna nanna rimane dunque una dimostrazione d’affetto e un nutrimento che orienta la capacità di relazionarsi con gli altri, un legame dialogante che porta benefici immensi sia al bambino che all'adulto che canta.