Ninna Nanna e Identità Linguistica: Un Viaggio tra Culture e Melodie

La Giornata Internazionale della Lingua Madre, celebrata annualmente dal 1999, ci offre un'occasione preziosa per esplorare la ricchezza della diversità linguistica e culturale che permea il nostro mondo. In questo contesto, emergono storie di vita e di lingua che attraversano confini e generazioni, dimostrando come la comunicazione familiare e l'identità culturale siano intrinsecamente legate. Un esempio emblematico di questa interconnessione è rappresentato dalle ninne nanne, antiche melodie che cullano i bambini e, al contempo, tramandano il patrimonio linguistico e affettivo di una comunità.

Ninna nanna tradizionale

Le Voci dalla Tunisia e il Richiamo delle Radici

Le prime testimonianze che emergono da questa esplorazione linguistica ci portano in Sardegna, attraverso le voci di Hamida e Haifa, entrambe originarie della Tunisia. La loro esperienza di vita in Italia, tra due culture e più lingue, offre uno spaccato significativo sulle dinamiche comunicative all'interno della famiglia. Hamida, ad esempio, racconta di una mescolanza di lingue - italiano, arabo e francese - che caratterizza le conversazioni quotidiane, specialmente tra genitori e figli, dove le differenze generazionali si riflettono anche nelle scelte linguistiche.

Hamida condivide con noi una ninna nanna in arabo tunisino, un canto tramandato di madre in figlia, con lo scopo di far addormentare i bambini. Questa melodia non è solo un lullaby, ma un vero e proprio legame con le generazioni passate, un ponte sonoro che collega il presente al passato. La lingua madre, l'arabo tunisino, riveste per Hamida un'importanza profonda: "per me vuol dire molto parlare l’arabo. Anche ad esempio in un momento di rabbia, in un momento di nervosismo uso l’arabo, senza pensare. La lingua che ho imparato con i miei genitori, con le mie radici parlare l’arabo. La lingua araba è la mia lingua madre, è proprio dentro, lo sento spontaneamente parlare l’arabo."

L'italiano, lingua della sua attuale residenza e della comunicazione con i figli, occupa un posto d'onore: "La seconda lingua preferita è l’italiano, vivo in Italia, parlo con i miei figli l’italiano e mi trovo bene a parlare con i miei amici, con tutta la gente che conosco in italiano e la maggior parte del tempo noi a casa ad esempio parliamo in italiano, perchè mi trovo bene per comunicare con i miei figli in italiano." Tuttavia, l'arabo non viene trascurato. I bambini parlano arabo con i nonni, che vivono con loro e comunicano esclusivamente in questa lingua. Questo scambio intergenerazionale, sebbene talvolta richieda l'intervento di Hamida per traduzioni, è fondamentale per mantenere vivo il legame con la lingua d'origine. La sfida, come sottolinea Hamida, è che "molte volte loro non parlano molto bene l’arabo, molte volte mi chiedono 'mamma cosa vuol dire in arabo questo?'".

Il ritorno in Tunisia durante le vacanze estive diventa un momento cruciale per il consolidamento della lingua araba. "Appena entriamo a Tunisia loro parlano solo l’arabo e parlano anche bene, qui invece in Italia, a Cagliari, lo parlano male perché la maggior parte del tempo parlano a scuola, fuori, qui al Centro l’italiano." L'educazione in lingua italiana fin dall'asilo, "i bambini, da quando hanno otto mesi sono andati all’asilo, all’asilo qui a Cagliari sempre in italiano, quindi sempre noi parliamo l’italiano purtroppo," rappresenta una sfida nella trasmissione della lingua madre. Nonostante ciò, Hamida esprime gratitudine per la presenza dei suoi genitori, figure chiave nell'insegnamento dell'arabo.

L'importanza di preservare la lingua d'origine è evidente nelle parole di Hamida: "E’ molto importante insegnare la lingua araba perché è la mia lingua madre, così quando vanno in Tunisia non trovano difficoltà a parlare con la gente, con miei parenti, con miei amici." Il desiderio che i figli si sentano a proprio agio e partecipi nella cultura d'origine è palpabile: "Perché sono contenti, trovano un altro paese, un’altra aria, tutto nuovo per loro. Poi vedono tutti che parlano la nostra lingua araba, loro fanno dimostrare a tutti che anche loro parlano arabo, anche se parlano male, molte volte fanno ridere perché non è giusta la parola, dicono la parola male però fanno capire."

Haifa, invece, ci ha offerto un assaggio della musica tradizionale tunisina con la canzone "Tita tita tita!".

Dalla Tunisia al Bangladesh: Un Ponte di Lingue e Culture

Il viaggio linguistico ci porta poi in Bangladesh, con Sharmin, che condivide la sua storia di incroci linguistici tra il bengalese, sua lingua madre, l'inglese e l'italiano. La sua testimonianza, seppur breve, sottolinea la fluidità con cui le lingue si intrecciano nella vita quotidiana di chi vive in contesti multiculturali.

Mappa del Bangladesh e della Sardegna

La Tradizione Arbëreshë e il Recupero Culturale

Un altro affascinante capitolo delle lingue e delle tradizioni viene dalla comunità Arbëreshë, discendente degli albanesi che si stabilirono in Italia meridionale a partire dal XV secolo. La loro lingua, l'Arbëreshë, è un tesoro linguistico che conserva tratti originari dell'albanese, arricchiti dall'interazione con l'italiano. Questo patrimonio culturale si manifesta anche attraverso un ricco repertorio di canti, in particolare quelli legati al ciclo delle festività natalizie e pasquali.

La trascrizione di un canto tradizionale arbëreshë, con la sua traduzione in italiano, ci offre uno spaccato della loro identità: "Che portento è mai questo? La notte si è fatta giorno. L’inverno è passato, non tornerà più. Tutto il mondo fa festa spuntano fiori e frutta sulla terra. È nato a cielo aperto e non in città. È nato in una spelonca. Nel gelo e nella neve, avvolto in un panno in mezzo alla paglia ed al fieno povero come me. Nato tra quei monti remoti. Il Paradiso di allegria risuonò. Il Signore portò in questa terra pace, gioia, riso e allegria." Questo canto, intriso di spiritualità e speranza, riflette la profonda connessione della comunità con la propria storia e le proprie credenze.

Alghero e la Lingua Catalana: Un Progetto per le Nuove Generazioni

Ad Alghero, in Sardegna, emerge un'iniziativa lodevole volta alla salvaguardia e alla promozione della lingua catalana, parlata nella città. Il progetto "Mans manetes. L’Alguer: paraules, cançons i veus de minyons" si propone di raccogliere e diffondere il patrimonio culturale della lingua algherese attraverso un libro/cd contenente quindici brani in algherese e sette dello storico repertorio infantile.

Questo progetto, sostenuto dalla Plataforma per la llengua, dalla Generalitat de Catalunya e dalla Fondazione Meta, mira a offrire alle nuove generazioni uno strumento pedagogico e ludico per avvicinarsi alla propria lingua. L'obiettivo è chiaro: "offrire alle nuove generazioni algheresi - che non godono di un insegnamento istituzionale in lingua catalana - uno strumento linguisticamente pedagogico e contemporaneamente gradevole." Il libro bilingue, con introduzioni, testi e accordi per ogni canzone, facilita l'apprendimento e l'utilizzo in classe.

La direzione artistica, affidata al musicista algherese Claudio Gabriel Sanna e ai catalani Marc Serrats e Raph Dumas, unisce la tradizione mediterranea con basi elettroniche moderne. Le canzoni sono interpretate da un coro di ragazzi algheresi e da artisti provenienti dai territori del dominio linguistico catalano, creando un ponte tra le diverse comunità che condividono questa lingua. Irene Coghene, delegata ad Alghero della Plataforma per la Llengua, sottolinea come il risultato sia "il meglio della tradizione della canzone mediterranea unito a basi elettroniche moderne e di rottura."

Il progetto non si limita alla produzione del libro/cd, ma include anche uno spettacolo dal vivo, pensato per tutta la famiglia. La presentazione ad Alghero è stata un momento di celebrazione della cultura locale, con due spettacoli al Teatro Civico.

L'idea alla base di "Mans manetes" è di recuperare e diffondere l'uso dell'algherese tra le nuove generazioni, fornendo uno strumento didattico agli insegnanti. Come scrive Òscar Escuder, presidente della Plataforma per la Llengua, "il disco non vuole, e né potrebbe, essere un manuale completo ed esaustivo del repertorio musicale infantile di Alghero, ma deve considerarsi come un primo passo di un cammino comune di recupero culturale e linguistico che si attua attraverso la pubblicazione di strumenti didattici per l’algherese."

L'inclusione di artisti provenienti da diversi territori del dominio linguistico catalano mira a "condividere e far conoscere ad un pubblico più vasto il patrimonio musicale algherese." Questo progetto testimonia la vitalità di una lingua che, pur minoritaria, continua a essere un elemento fondante dell'identità culturale di una comunità.

Ninna nanna

Le Caratteristiche Universali della Ninna Nanna

Al di là delle specifiche linguistiche e culturali, le ninne nanne condividono caratteristiche universali che le rendono uno strumento potente nella crescita dei bambini. Il loro ritmo semplice, binario o ternario, e la ripetizione ritmica e melodica hanno un effetto rilassante e quasi ipnotico, facilitando il sonno. L'etnologo Ernesto de Martino ha notato come "nella nenia, l’oscillazione ritmica del busto che accompagna il lamento sia analoga a quella del canto di culla."

Illustrazione di una madre che culla un bambino

In molte tradizioni, le ninne nanne includono figure che possono inquietare il bambino, come la Befana, l'uomo nero o la morte. Questo aspetto è stato interpretato come un modo per affrontare le paure legate al distacco e allo scivolare nel sonno, un momento che può essere percepito come una piccola "morte".

Inoltre, le ninne nanne svolgono un ruolo fondamentale nell'"acculturazione linguistica e musicale" del bambino. Attraverso la voce della madre, il bambino ha un primo contatto con la musica, con i suoni e con la realtà che lo circonda, esperienze che ricerca e gradisce fin dalla nascita.

Frammenti di Tradizione: Esempi di Ninne Nanne

Le informazioni fornite includono frammenti di ninne nanne in diverse lingue e contesti, che arricchiscono ulteriormente la nostra comprensione di questo genere musicale.

Un esempio in sardo o in una variante locale, con parole come "par cumprer un bel siviol. la mi mama la feva al gnoc. la mia mama l’aghdeva di pogn. caccia all’aia o caregòn," suggerisce un legame con la vita rurale e le attività domestiche.

Una ninna nanna in sardo campidanese, "Ninna nanna, ojos de mare,bucca 'e rosa, pilos de oro;t'happo in intro de su coro,non ti potho ismentigare.Ninna nanna, ojos de mare.In su tou barzolu 'e arghentu,tottu in seda tapezzadu,ti ch'hat mamma collocaducun amore et cun assentu.Ninna et dormi, fizu meu,ca su sonnu est chi ti sanat;mi', chi in foras, tramuntana,est muilende … titti . .. Oddeu!Ninna et dormi, fizu meu ..In su buscu cun sa lana,sas deidades sunt filende,sa tua sorte et preparende-ti, una vida forte et sana.Canta canta risignolu,non t'istanches de cantare,ca est dormende in su barzolu,fizu meu ojos de mare.mentras dormis, biancu lizu,sos bestires de isposare,t'happa a manu ricamare …Ninna nanna, amadu fizu.Un'anzone, seberadadae sa chedda, t'happ'a dare,bella, bianca, sonazada …Ninna nanna ojos de mare.Una erveghe, una vitella,una bacca allatantina,una domo manna et bellaet pro isposa una regina,biunda, hermosa, ricca 'e inare;un'arzola cun laores;una tanca plena 'e flores," evoca immagini di affetti familiari, desideri di prosperità e immagini bucoliche, con riferimenti a un "barzolu 'e arghentu" (culla d'argento), alla "tramuntana" (vento del nord), alle "deidades" (divinità) che tessono il destino, e a doni futuri come "sos bestires de isposare" (i vestiti da sposare), un'agnella, una vitella, e una casa grande e bella.

Questi frammenti, sebbene incompleti, dimostrano come la ninna nanna, pur nella sua apparente semplicità, sia un veicolo di valori, aspirazioni e legami affettivi che attraversano le generazioni e le culture. La tradizione orale, tramandata di madre in figlio, continua a vivere attraverso queste melodie, mantenendo viva l'identità e la memoria di un popolo.

Le numerose registrazioni con date e luoghi specifici, sebbene non pienamente contestualizzate nel testo principale, suggeriscono un vasto archivio di canti tradizionali, testimoniando la ricchezza del patrimonio orale conservato. Queste date, distribuite su diversi anni, indicano un lavoro di documentazione e preservazione che va oltre il singolo evento o progetto.

In conclusione, le ninne nanne, come dimostrano le storie di Hamida, Haifa, Sharmin e il progetto di Alghero, sono molto più che semplici canzoni per bambini. Sono custodi di lingue, di culture, di storie familiari e di identità collettive, capaci di tessere fili invisibili tra generazioni, luoghi e tradizioni.

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