Il Rituale della Nanna: Navigare tra Emozioni, Sviluppo e Serenità in Famiglia

Il momento della nanna è importantissimo nella vita di un bambino, eppure, per molte famiglie, rappresenta una delle sfide più complesse e dibattute della genitorialità. L'ora di andare a dormire non indica al bambino quando deve dormire, ma serve a creare un ambiente propizio per indurre il sonno, un ambiente in cui i bisogni del piccolo e quelli del genitore si possano incontrare. La complessità di questo momento è intrinseca alla natura stessa dei bambini e alle dinamiche familiari che lo circondano.

Bambino che dorme sereno

Il Sonno Infantile: Un Mondo di Scoperte e Sfide

Comprendere il sonno dei bambini richiede di abbandonare la prospettiva adulta. È giusto ricordare che il sonno dei neonati non è uguale a quello degli adulti. I primi, al contrario dei secondi, non possono perdere o avere in arretrato ore di sonno a causa delle incombenze della vita quotidiana; il loro sonno è una funzione vitale e imprescindibile per la crescita e lo sviluppo. Esiste anche una paura molto radicata nel bambino: l’ansia che abbandonando il mondo per andare a dormire, tutto quello che esiste intorno a lui scompaia. Questa profonda insicurezza è una delle ragioni per cui i bambini sanno bene che quando loro dormono la vita e tutte le attività continuano, e perché dovrebbero avere voglia di lasciare andare tutte le eccitanti novità che stanno imparando a conoscere, per sprofondare nella solitudine, nel buio, nel silenzio? Questa prospettiva aiuta a illuminare il rifiuto e la resistenza che spesso i piccoli manifestano di fronte all'idea di andare a letto.

Durante il sonno, i bambini continuano ad imparare: è proprio in questa fase di riposo che si rinforzano i collegamenti tra le sinapsi e tra i neuroni, consolidando quanto appreso durante la giornata. Questo sottolinea come il sonno non sia un'interruzione passiva, ma un processo attivo e fondamentale per il loro sviluppo cognitivo e neurologico. La resistenza alla separazione è un altro elemento chiave, poiché i bimbi piccoli sono disposti a tutto pur di evitare la separazione dalla madre e per ristabilire il contatto fisico: urlano, scalciano, si aggrappano e piangono. Il pianto, in questi contesti, provoca l’empatia dell’adulto, innesca emozioni, sollecita una risposta, diventando un potente strumento di comunicazione per richiamare l'attenzione e il conforto dei genitori.

Grafico ore di sonno bambini per età

Le Ore del Sonno: Un Percorso Evolutivo

Le esigenze di sonno dei bambini sono in costante mutamento, adattandosi alla loro età e al loro sviluppo. I bambini non hanno bisogno di dormire sempre le stesse ore, ed anche l’ora in cui devono andare a letto non può essere uguale per un neonato come per un bambino in età scolare. I bambini piccoli, a differenza degli adulti, si autoregolano: dormono il numero di ore di cui hanno effettivamente bisogno. Questo principio di autoregolazione è fondamentale per comprendere che non esiste un unico modello di sonno universale, ma una curva di esigenze che si evolve nel tempo.

Si passa dalle 20 ore di sonno del neonato ad una media di 11 ore per i bambini di circa 6 anni. La transizione attraverso le diverse fasi della crescita si traduce in una ridefinizione progressiva delle abitudini del sonno:

  • Dalla nascita ai 3 mesi: I neonati trascorrono la maggior parte del tempo a dormire, con risvegli dettati quasi esclusivamente dall’esigenza di alimentarsi. In questa fase, il sonno è frammentato ma estremamente abbondante.
  • Dai 3 mesi sino ai 6: Le ore dedicate al sonno diminuiscono leggermente, raggiungendo circa 15 ore di media. In questo periodo, i cicli di sonno iniziano a strutturarsi in modo più riconoscibile.
  • Da 1 anno a 3: L’approccio dei bambini con il mondo esterno cambia radicalmente. Ci sono le prime espressioni ed interazioni con ciò che li circonda. Camminano, parlano, conoscono se stessi attraverso i giochi e le relazioni con l’altro. Vien da sé che sia inevitabile una riduzione delle ore dedicate alla nanna. I bambini, in questa fascia di età, dormono dalle 12 alle 13 ore, di cui la maggior parte sempre durante la notte, segno di una maggiore maturazione del ritmo circadiano.
  • Dai 3 ai 6 anni: La vita dei bambini, anche con l’ingresso nelle scuole e con le prime attività ludiche e sportive, comincerà a prendere dei ritmi simili a quelli dell’adulto. Questo passaggio implica un ulteriore assestamento delle ore di sonno, che si avvicinano progressivamente a quelle dell'età adulta, pur mantenendo una durata maggiore.

Abbiamo visto come cambiano le ore dedicate al sonno nei bambini e perché cambiano, evidenziando la necessità di adattare le aspettative e le routine genitoriali a queste dinamiche naturali. Per la maggioranza dei genitori, mettere a letto i bambini, rispettare sempre la stessa routine e lo stesso orario, mollare la postazione dal loro capezzale prima che canti il gallo e vederli dormire almeno 8 ore filate, è spesso una chimera, un sogno difficilmente realizzabile nella pratica quotidiana. Impegno, pazienza e dedizione sono elementi essenziali per affrontare il momento nanna dei nostri figli con la consapevolezza che è un percorso fatto di alti e bassi.

La Ninna Nanna: Un Rituale Ancestrale e un Potente Strumento Emozionale

Tra i vari rituali dell’addormentamento dunque, la ninna nanna dovrebbe occupare un posto privilegiato, non solo per il suo fascino poetico, ma per la sua profonda efficacia scientificamente riconosciuta. La musica e le melodie cantate dalle mamme hanno tanti ed importantissimi effetti sui bambini, soprattutto nei primi mesi di vita. Una melodia canticchiata dalla voce della mamma o del papà ha il potere di tranquillizzare i bambini, cullandoli ed accompagnandoli dolcemente nel mondo dei sogni. La ninna nanna, pronunciata nel modo giusto, ha grandissime potenzialità nella mente dei bambini, agendo come un balsamo per le loro giovani menti e corpi.

Secondo uno studio svolto da un’università inglese, l’umore dei bambini, quando hanno un rapporto diretto con loro, tende ad uniformarsi a quello delle mamme. Durante questo studio è stato chiesto alle mamme di cantare una canzone allegra e la reazione dei bambini è stata la felicità. Questo dimostra l'impatto diretto e immediato della voce e dell'emozione materna sul benessere infantile. Inoltre, 10 minuti di ninna nanna cantata nel modo giusto sono in grado di ridurre fortemente l’ansia nei bambini - intesa come frequenza del battito cardiaco - nonché la percezione del dolore. Questa capacità di mitigare il disagio fisico ed emotivo rende la ninna nanna un vero e proprio strumento terapeutico.

Le ninne nanne sono canzoni speciali, si riconoscono anche se cantate in una lingua non familiare, grazie a caratteristiche universali che le rendono immediatamente riconoscibili e rassicuranti. Attraverso il ritmo uniforme, la regolarità e la ripetizione delle parole, la semplicità della struttura musicale, l’andamento lento della melodia, aiutano i bambini a crearsi dei modelli e a controllare le emozioni. Questa prevedibilità e struttura offrono un senso di sicurezza che è cruciale per il rilassamento del bambino.

E se assieme al canto, una mamma addormenta i propri piccoli cullandoli, il movimento dondolante, stimolando il sistema vestibolare del bimbo, aumenta l’attenzione, contribuisce allo sviluppo dell’equilibrio, soddisfa il suo bisogno di movimento. Le madri tendono ad attirare l’attenzione del loro bambino cantando più velocemente all’inizio; poi rallentano l’esecuzione per mantenere alta quell’attenzione, una tecnica intuitiva che guida il bambino verso uno stato di calma.

La storia della ninna nanna è antica quanto l'umanità. Per l’antropologo Dean Falk, la comunicazione vocale attraverso la ninna nanna risale probabilmente a molto prima che venisse in uso il marsupio, più di un milione e mezzo di anni fa. Le madri preistoriche, infatti, quando dovevano occuparsi delle faccende quotidiane, mettevano a terra i loro neonati. Questi sicuramente avranno protestato piangendo e lamentandosi, non gradendo di essere separati, anche se momentaneamente, dalle loro mamme. È probabile che le madri «[…] abbiano iniziato a mantenere il contatto con i figli vocalmente. La voce rasserenante avrà ogni tanto sostituito il conforto dell’abbraccio, mentre la madre altrimenti occupata conciliava il sonno del bimbo, assicurandolo della sua presenza». Questa visione offre una prospettiva affascinante sull'origine evolutiva di questo rituale.

🌹NINNA NANNA DEGLI ANIMALETTI 💤 Ninna nanna per bambini 🎵 Versione acustica, con testo 🌈 pdV

Nella ninna nanna musica e linguaggio stabiliscono un’unione e fusione unica e irripetibile. Le ninne nanne permettono al bambino di apprendere le basi della musica, stabilendo un collegamento con le note e la realtà che lo circonda, attraverso le melodie e le parole delle canzoncine. In passato, nella famiglia patriarcale, il canto della ninna nanna spettava alle donne della famiglia, non solamente alla mamma. Oggi, una mamma che si appresta a cantare per il suo bambino può disporre di un ricco repertorio che appartiene alla tradizione infantile italiana e straniera. In commercio si trovano diversi libri, piacevolmente illustrati e corredati di CD. Non serve essere brave cantanti e in ogni caso la voce della mamma è sicuramente più gradita ai bimbi e da preferire, perché portatrice di emozioni vere e di un legame ineguagliabile.

Da sempre le ninne nanne, come tutta la cultura musicale popolare, si sono prestate a essere cambiate, mescolate tra loro, modificate nel testo o nel profilo melodico. Ogni mamma può dunque inventare una ninna nanna per il suo piccolino. Oppure, può cambiarne una che conosce, adattandola con la propria fantasia al suo mondo. Questo approccio personalizzato è cruciale, perché non esiste la ninna nanna suprema, quella davvero efficace per ciascun bambino o bambina. C’è una ragione se questa possibilità è più efficace rispetto al cercare nel vasto mondo una ninna nanna che "funzioni davvero", e la comprenderai scoprendo cosa rende più facile il rilassamento dei bambini e delle bambine.

Genitore canta la ninna nanna al bambino

L'Arte della Routine e del Rituale: Creare un Percorso Verso il Sonno

Le abitudini al sonno vanno apprese, e la creazione di una routine serale è uno degli strumenti più efficaci in questo processo. I bambini sono, come si sa, degli abitudinari incalliti. La ripetizione di un’azione o di un’abitudine provoca tranquillità e abitudinarietà nella loro testa. Sapere cosa sta per accadere li mette in una situazione di rilassatezza. Più il tuo bambino è rilassato, più sarà veloce e semplice per lui abbandonarsi al sonno quando è il momento.

Questa ottima abitudine è utile anche per i genitori, soprattutto per le mamme ed i papà che lavorano fuori casa e che quindi non riescono a trascorrere un tempo di qualità con il bambino durante il giorno. Se siete diventate mamme da poco, sappiate che il termine routine verrà usato come un mantra, a volte anche contro di voi: da amiche, mamme, nonne, pediatre, educatrici. La routine è quella serie di gesti, ripetuti sempre alla stessa ora, e sempre identici a se stessi, come una pièce teatrale, che aiutano i bambini ad essere sereni, tranquilli. Loro sanno che, da quel primo gesto, ne verranno compiuti altri in grado di rassicurarli e, soprattutto, sanno cosa aspettarsi alla fine di quel rituale. È importante sapere che non esiste una sola routine, un’unica e perfetta serie di gesti, valida per ogni bambino, perché i bambini non sono tutti uguali, come non lo siamo noi genitori.

È necessario comprendere quali e di chi siano i bisogni, per costruire una routine personalizzata e efficace. La routine che precede l’addormentamento alla sera (e prima di ogni riposino diurno) è composta da una serie di passaggi che devono essere ripetuti ogni volta nello stesso ordine e con la stessa modalità ed hanno lo scopo di mandare il messaggio al bambino che è giunta l’ora di dormire. Inoltre, questo tempo “speciale” che gli viene dedicato lo prepara anche fisicamente per addormentarsi, creando una sorta di transizione tra la giornata frenetica ed il momento di andare a dormire, aiutandolo a rallentare i ritmi.

Ma attenzione a non confondere il rito che precede la nanna con la routine della sera. In sostanza, la routine della sera precede il rituale della nanna. La routine della sera può includere la cena, giocare in modo tranquillo con mamma e papà o con il fratellino e sorellina e può essere anche sempre diverso, purché lo scopo sia quello di tranquillizzare il bambino facendo attività rilassanti. Il rito della nanna dall’altra parte è sacro. Presenta una struttura ben definita e viene ripetuto sempre nello stesso modo, diventando un faro di prevedibilità e sicurezza per il bambino.

Bambino che fa il bagnetto

Per favorire il sonno, bisogna predisporre tutto l’ambiente di casa in questa direzione. Il bambino deve percepire che l’ora della nanna è arrivata. Questo implica abbassare le luci, spegnere televisione, smartphone, tablet, e mettere a posto i giochi. Creare un ambiente dedicato esclusivamente alla nanna significa che il primo deve essere piacevole, in modo che quel momento, soprattutto quando i bambini vivranno fasi di rifiuto, sia confortevole ed in grado di trasmettere tranquillità con peluche e piccole lucine per superare la paura del buio. In particolar modo, bisogna curare la temperatura della stanza: essa dovrà essere fra i 18 ed i 20 gradi. Accertati che la temperatura della stanza sia tra i 18 e i 21 gradi per garantire il massimo comfort. Per evitare sveglie notturne, causate dal sudore o dal freddo, è importante vestire il bambino con il pigiama adatto alla stagione.

Quando iniziare ad introdurre la routine della sera? Quando il bambino ha 6-8 settimane dalla data presunta del parto è già possibile introdurre il rito della nanna. No, non è troppo presto! Perché la data presunta del parto? Il momento dello sviluppo mentale di un bambino è legato all’età dal momento del concepimento e non all’età dalla nascita effettiva. In pratica il motivo per cui dobbiamo considerare la data presunta del parto è perché essa ci garantisce una valutazione più corretta di ciò che il bambino è realmente pronto a fare. Più o meno in corrispondenza di quello che viene definito il “sorriso sociale”, cioè il momento in cui inizia a fare i suoi primi sorrisini, il bambino è pronto per avere una vita più organizzata, fatta di routine e di prevedibilità.

L’intera routine (ad eccezione della sessione in bagno) deve essere svolta nella camera del bambino per rafforzare l'associazione tra la stanza e il sonno. Se il bambino mangia ancora alla sera, includi una poppata oppure il biberon nella routine, ma accertati che sia effettuata all’inizio del rito, il più distanziata possibile dalla fase di addormentamento, per evitare che l'alimentazione diventi un'associazione diretta con l'addormentamento. Scegli semplicemente alcuni passi da seguire in cui sai che riuscirai ad essere costante. Ad esempio, se fare il bagnetto al tuo bambino tutte le sere non è una cosa che ti fa saltare di gioia, non farlo! Tieni quell’attività per un altro momento della giornata o fallo fare a qualcun altro (papà, nonna, nipote). Semplificati la vita il più possibile ed evita tutte le attività che poterebbero turbare il bambino come i lavaggi al naso ad esempio, effettuandole prima dell’inizio della routine. Ogni altra persona coinvolta nel rito della nanna avrà il suo modo unico di relazionarsi con il bambino ed è perfettamente normale, dovrà solo rimanere costante e coerente con la sua versione della routine, poiché i bambini riconoscono la differenza tra le persone che si occupano di loro, ma traggono beneficio dalla prevedibilità.

Raccontare una storia (con l'importanza di essa nella gestione delle emozioni), fare un massaggio, ascoltare una musica di accompagnamento, sono tutti rituali che permettono di passare dall’attività della veglia, ad un progressivo rilassamento che prepara al sonno. Questi momenti devono apparire al bambino necessarie, obiettive e indiscutibili. Inutile chiedere: “andiamo a letto?” la domanda autorizza il rifiuto. Va ascoltato il bisogno del bambino, ma le decisioni sulla nanna devono essere presentate come fatti consolidati, non come opzioni negoziabili. Tutte le eccezioni vanno spiegate, perché non devono essere frutto dell’umore del genitore, mantenendo così un quadro di coerenza e sicurezza per il bambino.

La Mente del Genitore: Un Fattore Determinante nel Momento Nanna

Il tema nanna è sempre oggetto di dibattito e confronto. A che ora devono andare a letto i bambini e quanto devono dormire, in base all’età, è determinante per il nostro riposo. Mandare a letto i bambini e farli dormire tutta la notte, non è un gioco da ragazzi. Se ci sono interi libri dedicati al tema, non è un caso. Si sprecano seminari sulla nanna, sulla corretta routine, e meme sulla mancanza di un congruo riposo nostro, a causa loro. I genitori vivono il momento della nanna con molta trepidazione. Dopo una giornata passata con i bambini e/o in ufficio, si vorrebbe che la sera filasse liscia: senza pianti, urletti, rifiuti, capricci. Purtroppo, come dicevamo all’inizio, per la maggioranza delle mamme e dei papà, il momento nanna è meno semplice di quanto sperato. A fine giornata, grandi e piccoli sono stanchi e l’irritabilità è diffusa, creando un circolo vizioso che rende il momento della nanna ancora più arduo.

Pensare che andare a dormire nel proprio letto sia un piacere, porta ad essere più decisi rispetto al fatto che il bambino dorma da solo, ma è fondamentale non imporre questa visione senza considerare il punto di vista del bambino. È necessario comprendere quali e di chi siano i bisogni. Oppure, coppie in difficoltà possono tenere il figlio nel proprio letto, per non essere costretti a condividere un’intimità in quel momento non desiderata, rivelando come le dinamiche di coppia possano influenzare le scelte legate al sonno dei figli.

Immagina una mamma o un papà che culla la sua bimba cantando una canzone: sta cercando di aiutarla a rilassarsi e così addormentarsi, ma qualcosa non funziona. Forse, come è normale che sia, nel mentre sono arrivati pensieri legati alla giornata trascorsa, preoccupazioni, frustrazione e anche una buona dose di stanchezza. Forse la schiena fa male, le braccia pesano e i muscoli del volto sono in tensione. Il corpo del genitore attraversato da queste sensazioni e pensieri, come sarà? Morbido e accogliente o in tensione e agitato? E il suo respiro? E il battito cardiaco? Ecco, ciò che quella bimba capirà in quel momento è quello che il tono muscolare ed emotivo del genitore le sta facendo sentire e non l’intenzione dettata dalla mente di aiutarla a rilassarsi. Questo accade perché il linguaggio dei neonati e dei piccolini è del tutto non verbale.

Ora forse inizia ad essere più chiaro perché è consigliabile che i genitori facciano ritorno a sé stessi e si mettano alla ricerca di una musica che prima di tutto faccia rilassare il loro corpo: le braccia che cullano, le gambe che dondolano, lo sguardo che accoglie e la voce che canta. L’intenzione è proprio quella di aiutarli a trovare una loro pace personale fatta di respiri più lunghi e lenti che possa poi diventare anche quella della loro bimba. Prova anche tu a metterti alla ricerca di una musica che ti riporti all’intimità del tuo corpo. Potrebbe essere la canzone che ti cantava la tua mamma o che ballavi con il tuo papà, oppure la canzone d’amore che ti fa pensare al tuo partner. Potrebbe essere una musica che non rilassa nessun altro all’infuori di te, non è importante, perché la risonanza emotiva è profondamente personale.

Un’altra possibilità è quella di comporre una ninna nanna che sia solo vostra. Unica in tutto: parole, melodia e armonia. Immagina la bellezza e la potenza di avere una musica così personale e capace di sostenere i vostri momenti di difficoltà, farvi tornare all’essenza delle cose, al centro di voi. Questo è l'approccio proposto da percorsi come UNA NINNA NANNA, dedicato ai genitori in attesa, ma anche a chi genitore lo è già e desidera essere sostenuto attraverso un viaggio che comincia con la scoperta delle tecniche che facilitano la consapevolezza corporea e termina con la composizione e poi registrazione in alta qualità di una ninna nanna unica e personalizzata da cantare e ascoltare insieme al proprio bimbo o alla propria bimba, trasformando il momento della nanna in un'esperienza di profonda connessione e benessere reciproco.

Mandare a letto i bambini, pur con tutte le sfide e le difficoltà che comporta, è un atto d'amore e di cura che contribuisce in modo significativo al loro sviluppo e alla loro serenità. Anche l’ora in cui devono andare a letto muta, in funzione dell’età. Per un bambino che comincia a frequentare il nido o la scuola materna, sarà essenziale andare a letto tra le 8 e le 9 di sera. Per un bambino che inizia la scuola elementare, ovviamente, è necessario tenere presente l’ingresso della scuola ed il tempo impiegato per prepararsi la mattina. Secondo la Società Italiana di Pediatria, è importante che i bambini vengano messi a letto sempre alla stessa ora, nel rispetto della loro salute e della loro vita, ma anche per salvaguardare i nostri momenti di coppia. Ci sono tanti altri fattori che incidono sulla nanna dei bambini, elementi caratteriali ed esterni. Ma chi ci è passato, e oggi ha figli grandi, ci rassicura, terminerà anche questo periodo, lasciando spazio a nuove sfide e gioie nella genitorialità.

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