
Le ninne nanne rappresentano un universo sonoro intriso di affetto e cura, un rituale antico e universale che ha accompagnato il sonno dei bambini di ogni cultura. Sono melodie cantate con voce pacata e dolce, create appositamente per favorire l'addormentamento dei più piccoli. Praticamente la si trova nella cultura popolare di tutti i popoli, dalle più semplici a quelle più "complicate", a testimonianza della loro profonda radicazione nell'esperienza umana. Il loro significato va oltre la semplice funzione di addormentare: le ninne nanne creano un legame intimo tra il genitore (o chi si prende cura del bambino) e il piccolo, un momento di rassicurazione e amore che si imprime nella memoria emotiva.
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Ascoltare la voce amorevole di una mamma o di una nonna era - e ritengo lo sia anche oggi - per il pargolo un momento davvero "magico". Questo aspetto "magico" risiede nella capacità della voce umana di trasmettere calore, sicurezza e un senso di protezione, elementi fondamentali per il benessere emotivo del bambino. Purtroppo, oggi le ninne nanne non si cantano quasi più, una tendenza che impoverisce un rito prezioso. Ritornare a queste modalità semplici e molto più empatiche non sarebbe male, così come al raccontar fiabe, anziché lasciare a una televisione, qualunquista e fredda, questo spazio. L'interazione diretta, la voce che culla, il contatto umano, sono elementi insostituibili per lo sviluppo affettivo del bambino.
La Ninna Nanna: Un Viaggio nel Tempo e tra i Dialetti Italiani
La più famosa ninna nanna è certamente quella composta da Johannes Brahms per una certa Berta Faber dal titolo "ninna nanna: buona sera, buona notte". Tuttavia, anche nella nostra Italia, in ogni regione e paese vi era un vasto repertorio di ninne nanne, spesso cantate nel dialetto locale. Questo repertorio è piuttosto vario, si può ben dire che ogni regione aveva il suo, e che la ninna nanna veniva cantata quasi sempre nel dialetto locale. Questa ricchezza dialettale non solo arricchisce il panorama culturale italiano, ma offre anche uno spaccato delle diverse identità regionali e delle loro tradizioni linguistiche.
Per esempio, in "Nana Bobò", antica ninna nanna della laguna veneta, si possono apprezzare le sonorità e le espressioni tipiche di quella regione. Il dialetto, in questo contesto, non è solo un mezzo di comunicazione, ma un veicolo di cultura, storia e affetti.
Ninne Nanne Milanesi: Un Esempio di Tradizione Dialettale
Nel contesto delle ninne nanne dialettali italiane, il repertorio milanese offre esempi affascinanti e ricchi di tenerezza. Questi canti non sono solo un modo per addormentare i bambini, ma anche una testimonianza vivente del dialetto lombardo, con le sue peculiarità fonetiche e lessicali.
Un esempio di ninna nanna milanese, o comunque di area lombarda con influenze liguri e settentrionali, ci offre uno scorcio di questa tradizione:
"Ninna nanna, stamme quetu, cosu cтu, nu fт u sapin; sиra i euggi, dormi, angietu, fa’ a nanа, bellu banbin; angiu bellu du Segnu, dormi fin che u spunte u su, angiu bellu de mamа, nanna nanna, nanna na."
Questo testo trasmette un senso di calma e amore, con espressioni che invocano il sonno e la protezione divina. La figura del "bellu banbin" (bel bambino) è centrale, circondato dall'affetto della madre ("angiu bellu de mamа") e dalla speranza che dorma sereno fino all'alba ("dormi fin che u spunte u su").
Un'altra strofa, con un'intonazione più intima e descrittiva, prosegue:
"Sta’ chi a-u cтdu in ta teu cщna cumme in oxelin da nмu; ninna nanna, cosa buna, mi respiu c’u teu respiu, ti t’ й a sciua du m й giardin, ti й de laete in seggelin e u demuйlu da mamа nanna nanna, nanna na."
Questa parte della ninna nanna esprime un profondo legame materno, paragonando il bambino a un "oxelin da nмu" (uccellino nel nido), un'immagine di fragilità e protezione. L'espressione "mi respiu c’u teu respiu" (io respiro con il tuo respiro) sottolinea la simbiosi tra madre e figlio. Il bambino viene descritto come "a sciua du m й giardin" (il fiore del mio giardino) e "de laete in seggelin" (di latte in un cestino), metafore che evocano bellezza, purezza e preziosità. Il termine affettuoso "u demuйlu da mamа" (il diavoletto della mamma) rivela un'accezione scherzosa e tenera.

Un'altra melodia tradizionale che si presta a essere cantata come ninna nanna, pur essendo originariamente più vivace, è "Ohèj Serafin s’te fet sú lí?". Sebbene possa sembrare più adatta a un bambino sveglio, variando il timbro di voce e l’impostazione musicale può facilmente trasformarsi in una ninna nanna. La ripetizione del verso conferisce un ritmo ipnotico, ideale per indurre il sonno.
Allo stesso modo, la canzoncina "- Te la chí!… Te la lí…" è adattabile come ninna nanna. La sua semplicità e la ripetizione possono avere un effetto calmante sui bambini.
La Storia della Befana, l'Uomo Nero e il Folletto: Una Fiaba Inserita nella Tradizione
All'interno di questo patrimonio orale, a volte si inseriscono brevi racconti o fiabe che, pur non essendo ninne nanne in senso stretto, ne condividono lo spirito e la funzione di intrattenimento e rassicurazione notturna. Un esempio è la storia della Befana, dell'Uomo Nero e del Folletto:
Un giorno la Befana aprì la porta e si trovò davanti una cesta con dentro un bambino appena nato: “Oh perbacco!” esclamò. “Che ci faccio con un bambino? Sono troppo indaffarata, non posso di certo occuparmene! L’Uomo nero non appena vide cosa c’era nella cesta si fece una gran risata e disse: “Cara Befana, sai che coi bambini non vado molto d’accordo… Per lo più mi diverto a spaventarli, di certo non a prendermene cura! Lo porterò da mio cugino, l’Uomo bianco. Lui saprà che fare.” E così fece. Il folletto era famoso per essere molto saggio e l’uomo bianco si disse. Il folletto lo prese con sé. I giorni passavano e il bambino era sempre triste e piagnucoloso. Il Folletto rifletteva sul da farsi e ad un certo punto esclamò: “Ma certo! Questa è la cosa migliore da fare!” Prese il bambino e si incamminò verso la città. Lo portò ad una mamma e glielo mise in braccio.
Questa fiaba, pur avendo elementi fantastici come la Befana e l'Uomo Nero, si conclude con un messaggio profondo e commovente: la necessità per un bambino di essere affidato all'amore materno. La tristezza e il piagnucolio del bambino, nonostante le cure del Folletto saggio (che qui sembra essere l'Uomo Bianco), evidenziano che l'affetto materno è insostituibile. Il folletto, nella sua saggezza, comprende che il luogo più adatto per un bambino è tra le braccia di una madre. Questa storia, se raccontata con la giusta intonazione, può fungere da preludio a una ninna nanna, preparando il bambino al sonno con una narrazione rassicurante e significativa.

Il Repertorio Variabile delle Ninne Nanne
Oltre agli esempi specifici, il repertorio delle ninne nanne è vastissimo e varia non solo di regione in regione, ma anche di famiglia in famiglia. Canzoni come:
"Ninna nanna, ninna oh, questo bimbo a chi lo do? Ninna nanna, ninna oh, questo bimbo a chi lo do? Ninna nanna, ninna oh, questo bimbo a chi lo do? Ninna nanna, ninna né, questo figlio a chi lo dè? Ninna nanna, ninna oh, su minoreddu men qual è?"
Queste sono versioni più generiche, ma comunque efficaci nella loro funzione. La ripetizione, la rima e il ritmo dolce sono elementi comuni a tutte le ninne nanne, indipendentemente dal dialetto o dalla complessità del testo.
Altre ninne nanne, come quella veneta citata, o la seguente di origine settentrionale, contribuiscono a disegnare un quadro della diversità e ricchezza di questo patrimonio:
"Dormi, dormi bel bambin, la tua mamma la xe lì, la te cüra e la te canta, fin che ‘so bel fiöl el dormarà. Nana né, nana nà, dorme sö che ‘l vé a’ndà, ‘l vé zò dai muntagni, co’ la brösa e coi ramì."
Questa ninna nanna evoca immagini della natura e del lavoro ("co’ la brösa e coi ramì"), elementi che spesso si ritrovano nelle tradizioni popolari, intrecciandosi con il tema del sonno e della protezione. La presenza della mamma che "la te cüra e la te canta" è un elemento universale e rassicurante.
Un'altra ninna nanna che dimostra la varietà del repertorio è "Fa ninì popò de cunna". Sebbene non sia stata fornita una trascrizione completa, il titolo stesso suggerisce una melodia dolce e accogliente, tipica dei canti per la culla.

L'Importanza di Preservare le Ninne Nanne
Termino qui questo piccolo viaggio a ritroso nel tempo. Il bello sarebbe sentirle cantare davvero, queste ninne nanne, con la voce viva di chi culla il proprio bambino. Questo desiderio sottolinea l'importanza della trasmissione orale e dell'esperienza diretta. La ninna nanna non è solo un testo o una melodia, ma un'esperienza sensoriale ed emotiva completa.
Preservare le ninne nanne, soprattutto quelle dialettali, significa non solo mantenere viva una parte della nostra cultura, ma anche riconoscere il valore inestimabile di un'interazione umana semplice, autentica e profondamente affettiva. In un mondo sempre più mediato dalla tecnologia, il ritorno a queste pratiche tradizionali può offrire un arricchimento significativo per la vita dei bambini e delle loro famiglie.
L'invito finale, "Dighel ai to amis!!Condividilo!", è un appello a diffondere questa consapevolezza e a incoraggiare la riscoperta e la pratica delle ninne nanne, un tesoro di tenerezza che merita di essere tramandato di generazione in generazione.