Franco Battiato: Tra avanguardia, mistica e il mistero della "Ninna nanna del violino"

L’universo artistico di Francesco Battiato, universalmente noto come Franco Battiato (Ionia, 23 marzo 1945 - Milo, 18 maggio 2021), rappresenta uno dei capitoli più complessi e affascinanti della cultura italiana del XX secolo. Cantautore, compositore, regista e pittore, Battiato ha attraversato decenni di trasformazioni artistiche, passando dalle prime esperienze nel cabaret milanese degli anni sessanta - in luoghi storici come il "Club 64" - alla sperimentazione radicale, fino a raggiungere la notorietà di massa all’inizio degli ottanta con l'album La voce del padrone (1981), divenuto uno dei più venduti nella storia della musica italiana. La sua figura è indissolubilmente legata a collaboratori di rilievo, come il musicista Giusto Pio e il filosofo Manlio Sgalambro, con i quali ha saputo declinare una poetica intrisa di citazioni letterarie, esoterismo e una ricerca spirituale costante.

Ritratto fotografico di Franco Battiato durante gli anni ottanta, periodo di massima popolarità

Le origini e il percorso verso la sperimentazione

Francesco Battiato nasce il 23 marzo 1945 nell'allora comune di Ionia, sei mesi prima che questo venisse diviso in Giarre e Riposto. Dopo aver conseguito la maturità al liceo scientifico "Archimede" di Acireale, e a seguito della morte del padre Salvatore, camionista, scaricatore e commerciante di vino, nel porto a New York, mentre la madre Grazia Patti faceva la sarta, nel 1964 si trasferisce dapprima a Roma per poi stabilirsi a Milano. In merito al periodo lombardo l'artista ricorda: «Milano allora era una città di nebbia, e mi sono trovato benissimo. Mettevo a frutto la mia poca conoscenza della chitarra in un cabaret, il "Club 64", dove c'erano Paolo Poli, Enzo Jannacci, Lino Toffolo, Renato Pozzetto e Bruno Lauzi. Io aprivo lo spettacolo con due o tre canzoni siciliane: musica pseudobarocca, fintoetnica. Nel pubblico c'era Giorgio Gaber che mi disse: "Vienimi a trovare". Il giorno dopo andai».

Dopo aver interrotto gli studi universitari per seguire la sua passione musicale, pubblica due singoli per la rivista Nuova Enigmistica Tascabile (NET) verso la metà degli anni sessanta, che proponeva come allegati dischi di canzoni celebri interpretate da cantanti poco conosciuti. In queste due occasioni l'artista appare in copertina con il nome di battesimo Francesco Battiato. Il primo singolo contiene un brano presentato al Festival di Sanremo 1965 da Beppe Cardile e Anita Harris, L'amore è partito. Insieme al compaesano Gregorio Alicata, forma nel 1967 il duo "Gli Ambulanti". Il debutto televisivo di Battiato avviene nella trasmissione Diamoci del tu (1967). Durante le fasi di lavorazione affiorano diverse incomprensioni che portano il duo a sciogliersi e Battiato decide di proseguire singolarmente la carriera di musicista. Sempre Gaber procura a Battiato un contratto con la casa discografica Jolly. Il primo singolo inciso ufficialmente è La torre/Le reazioni. A questo seguirà nello stesso anno Il mondo va così/Triste come me.

Nel 1968 cambia casa discografica, passando alla Philips, con l'intento di abbandonare il genere di protesta per incidere dischi dal sapore romantico. Ottiene un discreto consenso con È l'amore, canzone che diverrà in breve il primo successo commerciale dell'artista con oltre centomila copie vendute, e con cui partecipa a Settevoci. Nel 1969 il musicista partecipa a Un disco per l'estate con il brano Bella ragazza che verrà, in seguito, escluso dalla competizione. È sempre nel 1969 che Battiato registra, su iniziativa di Maso Biggero, per conto della Philips, un intero album che però la casa discografica deciderà di non pubblicare.

La vita e la tragica morte di Franco Battiato vi faranno commuovere.

Il periodo della musica sperimentale e l'incontro con il violino

A partire dal 1971 l'artista abbandona il formato della canzone, dopo una crisi esistenziale che si impadronisce di lui in quegli anni, a cavallo dei '70, per dedicarsi completamente alla musica sperimentale, facendo un uso costante di strumenti e sonorità elettroniche. Tra il 1971 e il 1972 Battiato pubblica, lungo la prima metà degli anni settanta, alcuni album per la casa discografica Bla Bla, fra cui l'esordio Fetus (recante in copertina l'immagine di un feto, all'epoca censurata) che vende circa 7000 copie. Il disco è una sorta di viaggio interiore psichedelico con balzi dal microscopico della cellula all'infinito dello spazio, e trae la sua ispirazione dal romanzo fantascientifico Il mondo nuovo di Aldous Huxley. Battiato delinea un concept-album ambiguo e dissacrante, sospeso fra canzone d'autore e krautrock.

Di lui, il critico musicale Riccardo Bertoncelli ha affermato che "è sempre stato inclassificabile, nei settanta entrava in scena, accendeva uno stereo con musica assurda e se ne andava. Il pubblico lo rincorreva inferocito." Il successivo, Pollution, ottiene maggior successo. Forte delle nuove esperienze internazionali (come i concerti in supporto di Brian Eno, Magma, Tangerine Dream, John Cale e Nico), e in base alle lezioni musicali del maestro Karlheinz Stockhausen, Battiato si converte a una forma d'avanguardia ancora più intellettuale e intimista. Nel 1973, pubblica Sulle corde di Aries, considerato il suo lavoro più riuscito di questa prima fase. Convergono in questo LP la sperimentazione ripetitiva tipica del minimalismo e una particolare forma di musica acustica che si rifà alla tradizione araba, sebbene non manchino strumenti elettronici. Priva l'album dei classici strumenti rock quali chitarre, bassi e batteria in favore di fiati, oboe, violoncello, mandola, calimba e piano preparato.

Il disco seguente, Clic, pubblicato nel 1974, è interamente dedicato al musicista e amico Karlheinz Stockhausen. In quel periodo il cantautore conosce, tramite l'amico comune Antonio Ballista, il violinista Giusto Pio, con il quale stringerà un proficuo sodalizio artistico e che impartirà a Battiato, negli anni a venire, molte lezioni di violino. Questa collaborazione tecnica e creativa risulterà fondamentale per l'evoluzione timbrica della sua opera, portando spesso lo strumento ad arco a diventare un elemento narrativo nei suoi brani, evocando talvolta atmosfere di sospensione, come in una sorta di "ninna nanna" dell'anima che accompagna i testi criptici dell'artista.

Il ritorno alla canzone e le suggestioni orientali

Nel 1979, grazie all'interessamento di Angelo Carrara, Battiato passa alla EMI Italiana, decretando il suo ritorno alla canzone pur mantenendo vivo il suo interesse per la musica orientale. Tale fascinazione lo avvicinerà concretamente all'esperienza spirituale del sufismo. Non a caso, si iscriverà con convinzione all'Istituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente, coltivando finanche lo studio della lingua araba. Nell'autunno dello stesso anno registra L'era del cinghiale bianco, che contiene riferimenti alle idee esoteriche dello scrittore René Guénon. Il riferimento ad un'imprecisata "era del cinghiale bianco" proviene da un'antica leggenda celtica, che vedeva nel "sacro animale" l'emblema assoluto del sapere spirituale.

Si segnalano in questo album brani come Stranizza d'amuri: prima traccia dell'autore interamente scritta in lingua siciliana. Il primo album di Battiato degli anni ottanta è Patriots del 1980. Oltre alla title track, l'album contiene brani destinati a diventare classici come Prospettiva Nevski (riferita alla strada principale di San Pietroburgo) e Le aquile (con testo ispirato al romanzo Statue d'acqua, della scrittrice svizzera Fleur Jaeggy).

L'uso di "fonemi mediorientali" è una caratteristica ricorrente nella sua produzione. Battiato ha spesso inserito parti cantate in un "finto arabo", descritte da lui stesso come "fonemi senza nessun significato", sebbene alcune parole autentiche come "hamza" o "salam" emergano come pietre miliari in un mare di suggestioni sonore. Questi fonemi servono a creare un ponte tra il senso letterale del testo e la funzione sonora della lingua. Per Battiato, il testo di una canzone non va mai letto, ma ascoltato: «Quando si intende adattare un testo alla musica si scopre che non è sempre possibile. Finché non si fa ricorso a quel genere di frasi che hanno solo una funzione sonora. Se si prova allora ad ascoltare e non a leggere, diventa chiaro il senso di quella parola, il perché di quella e non di un'altra».

Illustrazione tematica dell'esotismo orientale presente nelle sonorità di Battiato

La storia come protagonista: il viaggio nel tempo di Battiato

Le canzoni di Franco Battiato vanno oltre il mero prodotto musicale e commerciale. Il nostro viaggio nel tempo inizia con quella che fu la seconda opera di Battiato, Gilgamesh (1992), in cui il compositore siciliano ci porta nella mitica Mesopotamia per ricreare la vita e le imprese del re ed eroe Gilgamesh di Uruk. È un brano ritmato, ricco di riferimenti mitologici e di suoni orientalizzanti, che inizia raccontandoci come fu creato il mondo e apparve Atlantide. Battiato diventa testimone senza tempo di un momento storico, come quando canta: «vivo alla fine dell'Impero Romano». In quella romanità rievocata, troviamo un Impero decadente dove vediamo apparire Stilicone, descritto come un "perfido" e "barbaro multiforme".

Anche il tempo del Risorgimento o dell’Unità d’Italia è ricordato in Risveglio di primavera, dove viene ricordata la presenza in Sicilia delle "camicie rosse", forza rivoluzionaria che accompagnò Giuseppe Garibaldi. La vita culturale dei primi anni della rivoluzione bolscevica del 1918 è l'asse centrale della canzone Prospettiva Nevskij. Ritroviamo il tempo delle prime rivolte nazionaliste arabe contro la colonizzazione occidentale menzionato nella canzone Lettera al governatore della Libia dove viene ricreato il tempo della colonizzazione italiana di quel paese del Maghreb. Sfila davanti ai nostri occhi il generale Rodolfo Graziani, che si distinse per la conquista della Libia tra il 1921 e il 1931. Di fronte a lui appaiono come nemici Omar Al-Mukhtar, che organizzò la resistenza libica contro gli italiani, e l’inglese Lawrence d’Arabia.

La produzione pop di Franco Battiato è interamente attraversata da continui richiami a culture e tradizioni religiose, mistiche ed esoteriche. La sua ricerca costante del silenzio, praticata attraverso la meditazione quotidiana, ha influenzato profondamente la sua scrittura. In brani come L'animale, dedica un'intera canzone alla propria parte istintiva, una delle tre componenti fondamentali che compongono l'essere umano secondo la psicologia gurdjieffiana.

L'approccio di Battiato alla canzone è, dunque, una decostruzione della forma classica. Non racconta una storia, né affronta una tematica in senso tradizionale, ma utilizza frasi e situazioni prive di nesso causale, creando un componimento inedito dove le parole fanno da ponte verso la musica. Questa "ninna nanna" intellettuale non cerca di addormentare, ma di svegliare la coscienza attraverso il suono, trasformando ogni nota in un frammento di un mosaico più grande, che abbraccia l'antichità classica, il misticismo orientale e le inquietudini del presente.

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