La ninna nanna degli innamorati: echi di memoria, identità e sentimenti universali

La musica popolare non è un semplice intrattenimento: è un filigrana sottile che attraversa la storia, l'identità e le tradizioni di un popolo. Analizzare il significato di una "ninna nanna degli innamorati" o, più in generale, del canto popolare, significa addentrarsi in un mondo dove la melodia diventa veicolo di emozioni, unione e memoria collettiva. Le melodie che accompagnavano il lavoro nei campi, le faccende domestiche o il riposo dei marinai non erano solo suoni, ma specchi di una vita faticosa eppure intrisa di una profonda bellezza poetica.

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Il canto come custode dell'identità territoriale

La canzone popolare è un tema identitario, fa parte della cultura, della storia, degli usi e delle tradizioni popolari locali. Oltre alla musica, essa rivela l’unione e l’amicizia tra i popoli. In Abruzzo, ad esempio, questa forma d'arte ha sempre accompagnato la quotidianità. Lo scultore Costantino Barbella (Chieti, 1852 - 1925) si ispirò a queste scene popolari per modellare nel bronzo e nella creta immagini di contadini e donne del popolo mentre cantavano durante le consuete attività quotidiane.

Le donne erano adornate con i gioielli della tradizione orafa, come la collana “Presentosa”, un pegno d’amore che suggellava legami profondi. Durante il faticoso lavoro nei campi, i contadini cantavano canzoni popolari per rafforzare lo spirito e addolcire lo sforzo fisico. Allo stesso modo, le donne che si recavano alle fontane pubbliche o sulla riva dei fiumi per lavare la biancheria - in quanto nelle loro povere case non esisteva acqua corrente ma solo un pozzo ad uso comune - usavano cantare melodie spensierate o malinconiche. Canti corali si udivano nelle occasioni aggreganti, finalizzate allo svolgimento dei lavori domestici periodici, ad esempio la sfilatura della lana dai materassi, che in estate, sulle terrazze o nei cortili assolati, veniva “strecciata” ed esposta ai caldi raggi del sole.

L’influenza del paesaggio e il fascino per i viaggiatori

L’Abruzzo, con le sue montagne selvagge e il suo mare incantato, ha catturato l'attenzione di numerosi viaggiatori e intellettuali. Edward Lear, scrittore e illustratore inglese dell’Ottocento, durante un suo viaggio in Abruzzo rimase affascinato da un gruppo di ragazze di Celano. Allo stesso modo, all’inizio del secolo scorso, la viaggiatrice inglese Anne MacDonell annotò nel suo diario di viaggio, trasformato nel libro In the Abruzzi (1908), lo stupore nel constatare quanto fosse diffuso il canto tra gli abruzzesi.

In un capitolo dedicato a Francavilla al Mare, MacDonell scrive di una fanciulla di quindici anni che, mentre trasportava mattoni sulla testa per la costruzione di una villa, cantava con una dolcezza struggente. Le melodie abruzzesi, in particolare quelle eseguite dai suonatori di flauto, ispirarono anche lo scrittore americano Ernest Hemingway, Premio Nobel per la Letteratura nel 1954.

mappa concettuale delle influenze della musica popolare abruzzese nel mondo

La diaspora: quando la musica attraversa l’oceano

Le storie degli emigranti abruzzesi, che tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 si imbarcarono per cercare fortuna nelle Americhe, sono inscindibili dal canto. Con la nostalgia nel cuore durante il lungo viaggio, molti di loro trasmisero la passione per la musica ai propri figli.

È il caso di Henry Mancini, il cui padre, insieme a un gruppo di immigrati italiani (i Sons of Italy), trasmise al figlio la passione musicale. Henry diventerà uno dei compositori più famosi al mondo, vincitore di Premi Oscar e Grammy, autore di colonne sonore immortali come Moon River e il tema della Pantera Rosa. Allo stesso modo, Perry Como (pseudonimo di Pierino), originario di Palena, figlio di genitori emigrati in Pennsylvania, divenne un'icona mondiale con Magic Moments. Il padre di Como, Pietro, era un baritono per passione, amante del repertorio di Francesco Paolo Tosti. Ancora, Mario Lanza, nato a Philadelphia, crebbe ascoltando i dischi di Enrico Caruso, sognando un futuro nel mondo dell'opera e del cinema hollywoodiano. Queste sono vicende di genitori che, insieme alla lingua e ai ricordi, seppero trasmettere ai figli l’amore per la musica.

Il mare e la malinconia: una lingua comune

"Mare Nostre" esprime l'amore degli abruzzesi per il mare, un sentimento intenso, profondo e malinconico. Un mare che rincuora e, illuminato dalla luna, appare “di latte e d’argento, di gioie e di feste”, facendo dimenticare per un attimo i tormenti di una vita non sempre facile. Questo senso di distacco, di lontananza e di nostalgia è un tema ricorrente nella canzone popolare mediterranea.

Si pensi alla Saudade portoghese o al Fado, intrisi di malinconia per i marinai e i pescatori costretti a partire. Amalia Rodrigues, la più famosa interprete di Fado, inserì nel suo album del 1973 una versione della canzone abruzzese Sant’Antonie a lu deserte. Il brano veniva eseguito da pastori e contadini nella zona di Scanno e, in seguito, in tutta la regione, come a Fara Filiorum Petri in occasione della Festa delle Farchie, dove si rievoca l'intercessione del santo che, secondo la leggenda, protesse il paese dall'invasione francese.

Il dolore e la memoria: "Mara Maje" e "Amara terra mia"

Tra i canti popolari che narrano il dolore, spicca Mara Maje (Amara me). Le sue origini affondano nel Medioevo e il brano descrive lo smarrimento di una donna che ha perso il marito, costretta a crescere i figli da sola. La prima testimonianza risale al diciottesimo secolo, con il musicista Romualdo Parente. È interessante notare come questo canto sia stato scelto dalla regista Lina Wertmüller per la colonna sonora del film D’Amore e d’Anarchia (1973), con un arrangiamento curato dal celebre Nino Rota.

Similmente, Amara terra mia, nato come Nebbia nella valle e diffuso tra le raccoglitrici di olive, narra di addii alla terra natia e di dure condizioni lavorative. Riscoperta dalla ricercatrice Giovanna Marini nel 1964, la canzone è stata portata al successo internazionale da Domenico Modugno.

I canti del lavoro, Documentario Rai 1970

Pifferari, zampogne e canti della Passione

Hector Berlioz, durante il suo viaggio in Italia, rimase folgorato dai "Pifferari" abruzzesi. Scriveva: "Ho ascoltato poi i pifferari nelle loro terre e, se li avevo trovati così notevoli a Roma, l’emozione che ho ricevuto fu molto più viva nelle montagne selvagge dell’Abruzzo." Questi musicisti, tra cui ragazzini di 12-13 anni, si recavano a Roma ogni anno per suonare davanti alle edicole votive. Berlioz trascrisse le loro note musicali, traendo ispirazione per la sinfonia Harold en Italie. Anche il compositore George Friedrich Handel trovò ispirazione nelle melodie delle zampogne e dei pifferari abruzzesi durante le festività natalizie a Roma.

Inoltre, durante la Settimana Santa, era diffusa l’usanza dei "Canti della Passione". I cantori si recavano nelle case, narrando con tono mesto e solenne gli episodi del Calvario. Al termine, venivano accolti con vino cotto e cibi della tradizione, creando un momento di profonda comunione religiosa e sociale.

Oltre la spensieratezza: la complessità del folk

Molti pensano che la canzone popolare abruzzese sia costituita solo da testi ironici o allegri, come Sott’ a la capanne, citata nel film Prima o poi mi sposo con Jennifer Lopez, o brani inseriti in Parenti Serpenti di Monicelli. Tuttavia, la realtà è molto più variegata. Accanto alla gioia, convivono testi poetici, malinconici e tormentati.

Un ruolo di rilievo ebbero le Maggiolate Ortonesi, festival della canzone popolare organizzati a fine Ottocento dal compositore Francesco Paolo Tosti e dal pittore Francesco Paolo Michetti. Queste rassegne celebravano la primavera e l'amore con cori e carri fioriti, rappresentando il punto di incontro tra cultura colta e tradizione popolare.

Il potere reminiscente della musica oggi

La connessione tra musica e amore è così forte che ascoltare un certo brano riporta immediatamente in vita sentimenti e ricordi che non sapevamo più di avere. La musica funge da archivio emotivo. Le storie moderne di chi si innamora su una playlist condivisa, di chi ritrova la speranza grazie a una canzone ascoltata in un momento di crisi, o di chi lega un ricordo a un panorama notturno, non sono poi così distanti dai sentimenti espressi dai pastori abruzzesi o dagli emigranti in America.

Che si tratti di Santa Fe dei Beirut, che evoca l'intimità di una mattina condivisa, o di At my most Beautiful dei R.E.M., canzone che invita a guardare l'altro con occhi carichi di meraviglia, la musica rimane il linguaggio universale dell'anima. Anche i brani di Brunori Sas, che narrano amori che cambiano forma ma non svaniscono, riflettono quella malinconia consapevole, simile a quella descritta nei canti abruzzesi sul distacco e sulla lontananza.

partitura musicale antica a confronto con playlist moderna su smartphone

Ogni brano, dal più arcaico canto di lavoro al successo pop contemporaneo, traccia una linea che unisce le generazioni. La "ninna nanna degli innamorati" è, in definitiva, la colonna sonora della nostra esistenza: una melodia che ci accompagna, ci consola e ci ricorda, come scrivevano i cantori di un tempo, che l'amore è un'energia che non smette mai di pulsare, nonostante la fatica, la distanza o il tempo che passa.

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