Percorsi educativi e benessere nella scuola dell'infanzia: tra scelte pedagogiche, normative e realtà quotidiana

La scuola dell’infanzia, frequentata dai bambini tra 3 e 5 anni, è il tassello tra l’asilo nido e la scuola dell’obbligo. La sua funzione educativa, spesso sottovalutata, è fondamentale per lo sviluppo del minore. Rappresenta un momento di formazione essenziale per tutti i bambini, e lo è ancora di più per quelli nati in famiglie in difficoltà, per ridurre il bagaglio di disuguaglianze che spesso si portano dietro. In questo contesto, l'equilibrio tra lo sviluppo cognitivo e la serenità psicologica diventa il fulcro dell'esperienza educativa.

Il benessere emotivo come priorità nell'inserimento scolastico

Il fatto che un bambino sia felice e ben inserito nella nuova scuola è un elemento molto positivo. A questa età, il benessere emotivo e la serenità sono più importanti degli aspetti strettamente didattici. La serenità di tuo figlio è il principale indicatore da seguire. Se continua a stare bene nella scuola attuale, potrebbe non essere necessario riportarlo al vecchio asilo, anche se di qualità superiore. Tuo figlio ha già affrontato un adattamento complesso e ora si sente sicuro nella nuova scuola. A 3 anni, il focus dovrebbe essere sul gioco, sullo sviluppo emotivo e sulle relazioni sociali.

Tuttavia, è comprensibile essere preoccupati per l’organizzazione e il livello di coinvolgimento delle insegnanti. La presenza di supplenti e l’atteggiamento poco entusiasta di una maestra possono far temere una mancanza di stimoli adeguati o di attenzione al bambino. Se il vecchio asilo offriva un ambiente stimolante e di qualità, potrebbe essere allettante l’idea di riportarlo lì. Ma bisogna riflettere profondamente: la qualità dell'ambiente educativo non si misura solo attraverso l'offerta didattica, ma attraverso la capacità della struttura di far sentire il piccolo accolto e sicuro.

bambini che giocano serenamente in un'aula colorata

La normativa italiana sull'anticipo scolastico

La possibilità di iscrivere bambini e bambine in anticipo rispetto al compimento dei tre anni di età alla scuola dell’infanzia e dei sei anni di età nel caso della primaria, è stato introdotto in Italia con il decreto legislativo 59/2004. Sul sito del Ministero dell’Istruzione si trovano tutte le informazioni pratiche su questo tema. I genitori hanno la possibilità di iscrivere in anticipo di qualche mese i propri figli e figlie alla scuola dell’infanzia o primaria se questi compiono o i tre anni o i sei anni entro il 30 aprile dell’anno scolastico di riferimento.

Dal punto di vista operativo i genitori possono fare questa scelta con la massima libertà, ma il tema centrale non è tanto legato alla questione legislativa, quanto piuttosto al fatto che il bambino, la bambina abbia davvero la possibilità di percorrere questo tipo di strada scolastica. Prima di prendere una decisione in merito all’anticipo scolastico chiediamoci se il bambino, la bambina, abbia gli strumenti e l’equipaggiamento adeguati affinché l’esperienza sia favorevole alla crescita e non faticosa o tortuosa.

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Motivazioni genitoriali e la ricerca della brillantezza cognitiva

Quali sono le principali motivazioni che spingono alcuni genitori a riflettere, ragionare, valutare l’anticipo scolastico o dal nido all’infanzia o dall’infanzia alla primaria per il proprio bambino o bambina? Molti genitori valutano l’aspetto della brillantezza cognitiva del proprio figlio o figlia. Di solito sono genitori che hanno bambini e bambine molto svegli, curiosi, con un vocabolario ampio, ben articolato e una capacità di produzione linguistica molto più sostenuta rispetto ad altri bambini e bambine della stessa età.

I genitori che riscontrano questa brillantezza cognitiva pensano all’anticipo scolastico per evitare di far annoiare i propri bambini: ritengono che anticipare al livello scolastico successivo possa fornire un ambiente a loro misura e alla portata delle loro curiosità cognitive. Alcuni pensano che l’anticipo scolastico offra un vantaggio in termini di apprendimento e sviluppo cognitivo: secondo questa visione i bambini anticipatari hanno l’opportunità di crescere a livello cognitivo e progredire nell’apprendimento con maggiore velocità. Altri ritengono che l’anticipo scolastico possa agevolare il percorso di studi del bambino e della bambina. Con uno sguardo al futuro, pensano che il piccolo potrà terminare prima gli studi e inserirsi subito nel mondo del lavoro, un aspetto, secondo loro, molto vantaggioso.

Le mamme e i papà che a loro volta sono stati bambini e bambine anticipatari desiderano proporre la stessa esperienza ai figli e alle figlie, perché hanno riscontrato un vantaggio concreto una volta finita l’università. In alcune occasioni c’è anche un aspetto economico connesso al pagamento della retta mensile del nido, soprattutto se privato, che incide in modo significativo sul bilancio famigliare. L’anticipo, soprattutto dal nido alla scuola dell’infanzia, diventa un modo per rendere più sostenibile la vita della famiglia. Le motivazioni appena esposte sono tutte comprensibili, ma l’obiettivo è provare ad allargare lo sguardo per capire di più rispetto alla scelta dell’anticipo.

Il punto di vista dei professionisti dell'educazione

Tieni presente che, in generale, noi specialisti dell’educazione siamo di rado a favore degli anticipi scolastici e tendiamo a dissuadere dall’idea di fare questo passaggio perché riteniamo che bambini e bambine possano beneficiare maggiormente di un percorso disteso di crescita invece di accelerare per bruciare le tappe. Ci teniamo a sottolineare, ancora una volta, l’importanza di osservare con cura il bambino, la bambina: ogni individuo è un essere unico e irripetibile, con i suoi tempi di sviluppo e suoi bisogni specifici.

I professionisti, le professioniste, sono persone che hanno a cuore il tuo bambino, lo conoscono, vedono come si muove nella realtà quotidiana e se dicono che non è pronto per anticipare l’anno, hanno dei buoni motivi per farlo. Se una, un professionista suggerisce di far trascorrere ancora un anno al nido o all’infanzia, significa che l’osservazione ha portato a questa conclusione. È molto difficile che un bambino o una bambina abbia tutte le caratteristiche favorevoli per passare in anticipo dal nido all’infanzia o dall’infanzia alla primaria, anche perché, in particolare nel passaggio dall’infanzia alla primaria, significa privare il bambino o la bambina di un anno di gioco, una grande perdita per lui o lei. Già solo per questo motivo sconsigliamo gli anticipi scolastici.

infografica vantaggi e svantaggi anticipo scolastico

Analisi dei possibili vantaggi e delle eccezioni

Sussiste un eventuale vantaggio dell’anticipo per quei bambini e bambine che hanno un aspetto cognitivo molto brillante. Per esempio, i bambini plusdotati o coloro che sono stimolati dall’interazione con i bambini più grandi potrebbero avere un vantaggio nell’anticipo scolastico e, in alcune specifiche situazioni, potrebbe esserci l’opportunità di fare questa valutazione. Ci sono a volte bambini di quattro, cinque, sei anni che giocano molto bene con bambini di sette, otto, nove anni: anche questo è un aspetto da valutare sul campo con educatrici, educatori e insegnanti che conoscono bene i bambini perché li seguono tutta la giornata e possono darti sostegno rispetto alla scelta di anticipare o meno l’anno.

Gli svantaggi dell'anticipo: maturità emotiva e autonomia

Se i vantaggi dell’anticipo scolastico sono limitati, gli svantaggi sono diversi per via dei molti aspetti da considerare. Prima di tutto la maturità emotiva. I bambini e le bambine in età prescolare sono giovani, inesperti e immaturi, hanno ancora molta strada davanti. In generale un seienne dovrebbe avere un grado di maturità emotiva adeguato al percorso della primaria, che si traduce nella capacità di regolare le sue emozioni. In particolare, regolare il senso di frustrazione, la fatica, l’inciampo, la contrarietà, l’errore, in maniera strutturata e adeguata.

Il bambino dovrebbe essere anche in grado di gestire le regole e le richieste che arrivano da un ambiente più complesso. Inoltre, ha bisogno di possedere un buon grado di autonomia operativa e pratica: ci riferiamo a un bambino che è in grado di gestire le sue cose, vestirsi e svestirsi da solo, gestire i suoi materiali, la capacità di muoversi in un ambiente ampio in maniera adeguata. Dovrebbero anche aver sviluppato un’autonomia emotiva e una capacità di autoregolazione sufficienti rispetto all’età e al contesto in cui li introduciamo. Deve essere un bambino che ha coltivato nel tempo la sua capacità critica e deve saper gestire la pressione dovuta al fatto di introdursi in un ambiente più articolato che richiede prestazioni elevate.

Quando un bambino, una bambina dal nido arriva alla scuola dell’infanzia o dall’infanzia arriva alla primaria - per quanto l’infanzia sia ancora un contesto molto improntato al gioco - la richiesta prestazionale è più elevata. Il bambino e la bambina dovrebbero essere capaci di mostrare resilienza di fronte alle pressioni e alle richieste dell’ambiente. Questo aspetto è più evidente nella primaria, dove il bambino/a ha il compito di tenere il passo con i compagni più grandi: nei bambini, sei, sette, otto mesi di differenza sono tantissimi.

Questo gap potrebbe causare nei bambini delle difficoltà a livello di autostima: se un bambino o una bambina che inizia la primaria con sei mesi in meno rispetto ai suoi compagni si trova in fatica nello stare al passo con i ritmi, le richieste, le prestazioni, le performance, potrebbe andare in difficoltà perché non si sente capace e adeguato. Le differenze di età possono diventare ancora più impattanti man mano che i bambini crescono.

La perdita di esperienze preziose e il valore del gioco

Oltre a questi aspetti svantaggiosi, teniamo in considerazione un altro aspetto: i bambini anticipatari perdono esperienze preziose, soprattutto nel passaggio da infanzia a primaria. Perdere un anno di scuola dell’infanzia significa allontanarsi da un contesto improntato alla possibilità per il bambino di seguire i propri interessi, coltivare le curiosità, nutrire il gioco spontaneo, il gioco motorio, la vita all’aria aperta. Si tratta di una perdita molto impattante che priva i bambini e le bambine di attività fondamentali per crescere in modo armonico.

Il valore del gioco e dell’apprendimento informale è molto significativo e perdere questo tempo prezioso potrebbe impoverire la possibilità per bambini e bambine di consolidare le competenze che hanno acquisito sino a quel momento e di prepararsi in modo naturale alle sfide future. La collega e formatrice Carola Castoldi parla della trappola del precocismo degli apprendimenti formalizzati: l’anticipo scolastico può spingere sulle modalità formali di apprendimento quando bambini e bambine potrebbero non essere assolutamente pronti per questo.

A volte la questione rimanda al narcisismo personale del genitore che desidera condividere con le altre persone l’anticipo scolastico del figlio, della figlia, come vantaggio. Non mettiamo davanti ai bambini la nostra soddisfazione personale ma portiamo l’attenzione alle loro reali esigenze.

bambini che giocano all'aperto a contatto con la natura

Un esempio virtuoso: il modello finlandese

Prendiamo come esempio la Finlandia, che ha un approccio completamente diverso: qui la scuola dell’obbligo, la primaria, inizia a sette anni. I bambini e le bambine finlandesi entrano alla primaria un anno più tardi rispetto a noi e questo non impedisce loro di ottenere risultati eccellenti nei test attitudinali. Il sistema finlandese si basa sul principio che bambini e bambine hanno bisogno di tempo per giocare, esplorare, sviluppare le capacità sociali ed emotive prima di affrontare l’apprendimento formale e introdursi in un ambiente e in un percorso performante che richiede loro di far fronte a diverse complessità.

La Finlandia riconosce al gioco spontaneo un’importanza essenziale nello sviluppo di bambini e bambine. Come scrive anche Anna Bondioli “le specie più intelligenti, quelle ai cui gli individui sono in grado di rendere flessibile il proprio comportamento per adattarsi all’ambiente, sono le specie nelle quali l’infanzia è più prolungata, nelle quali cioè i membri adulti del gruppo concedono ai membri maturi un tempo prolungato per occuparsi di cose che non hanno a che fare direttamente con la sopravvivenza”.

Valutare se il bambino è pronto: indicatori pratici

Come possiamo valutare se il nostro bambino o bambina può essere pronto, pronta per l’anticipo scolastico? Prima di prendere una decisione così importante è essenziale valutare in modo approfondito la questione con educatrici, educatori, insegnanti, pediatri, pedagogisti. Di seguito alcune riflessioni per aiutare a fare una valutazione attraverso l’osservazione:

  • Autonomia: Valutiamo se il bambino o la bambina è in grado di prendersi cura di sé in modo adeguato all’età, sa vestirsi da solo, mangiare autonomamente, gestire i propri effetti personali.
  • Emotività: Osserviamo come reagisce alle frustrazioni, se è in grado di regolare le emozioni in modo appropriato rispetto all’età.
  • Concentrazione: Il bambino o la bambina è in grado di tenere l’attenzione su un’attività per un periodo prolungato? Soprattutto alla primaria la richiesta comincia a essere piuttosto elevata.
  • Competenze sociali: Valutiamo quanto lui o lei è più o meno in grado di interagire in modo favorevole con gli altri bambini, quanto è anche nella possibilità di collaborare con gli altri e di aderire alle regole del contesto.
  • Interesse per l’apprendimento: È un bambino che mostra forte curiosità, desiderio di imparare cose nuove oppure no?
  • Sviluppo motorio: Il bambino e la bambina ha le competenze adeguate, grosso motorie e fino motorie, per far fronte alle sfide che il grado scolastico richiederà a lui o a lei?

Il fatto che il bambino o la bambina sia brillante e ami giocare con i più grandi non sono elementi sufficienti per pensare che possa attraversare in modo favorevole un grado scolastico di scuola successivo. Si tratta di elementi che, come genitori, abbiamo bisogno di valutare attentamente e di confrontarci con le persone con cui abbiamo l’opportunità di ragionare.

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Obiettivi europei e statistiche della scuola dell'infanzia

L’Ue indica come obiettivo che almeno il 90% dei bambini tra 3 e 5 anni frequenti le scuole dell’infanzia o strutture analoghe. Gli obiettivi Ue di Barcellona riguardano la diffusione di nidi, servizi e scuole per l'infanzia, da offrire ad almeno il 33% dei bimbi sotto i 3 anni e al 90% di quelli tra 3 e 5 anni. Nella classifica europea, ai primi posti spiccano Belgio (con una percentuale prossima al 99%), Svezia (96,6%) e Danimarca (95,9%). Agli ultimi posti, con il 60% o meno di bambini accolti in strutture pre-primarie, la Grecia e alcuni paesi dell'est (Polonia, Romania, Croazia).

L'Italia ha raggiunto l'obiettivo in modo non episodico. Da diversi anni oltre il 90% dei bambini frequenta le scuole per l'infanzia. Allo stesso tempo però, pur in presenza di un dato ancora elevato, non mancano i segnali di un possibile arretramento. La partecipazione alla scuola dell’infanzia, nell’anno scolastico 2016/2017, si mantiene su livelli molto elevati, anche se nel contesto di una tendenza negativa avviatasi negli anni precedenti. L'indicatore usato nel rapporto BES calcola la percentuale di iscritti alle scuole dell'infanzia solo tra i bambini di 4 e 5 anni. Fino all'anno 2011/12, la quota di bambini iscritti oscillava attorno al 95%. Negli anni successivi questa percentuale si è progressivamente contratta, fino al 91,1% rilevabile con gli ultimi dati disponibili.

Su questa evoluzione incidono delle differenze interne al paese. Le poche regioni al di sotto del 90% si avvicinano molto a quella soglia, e alcune di fatto la raggiungono, ad esempio Molise (89,7%) e Calabria (89,6%). Ma anche gap non eccessivi fanno emergere comunque una specificità del centro-sud: tutte le regioni al di sotto della media italiana (escluse Lazio e Lombardia) si trovano nel mezzogiorno. Nel periodo tra il 2010 e il 2014, il numero di bambini in età da scuola dell'infanzia è diminuito nel sud e nelle isole, mentre è aumentato nel centro-nord. Nella maggior parte delle province del sud il dato decresce in modo consistente, influenzato dal trend demografico.

grafico partecipazione scuola infanzia regioni italiane

Sfide quotidiane: salute, sicurezza e gestione delle emergenze

La vita quotidiana all'interno delle strutture scolastiche può essere influenzata da eventi esterni imprevisti, come la gestione della salute pubblica. Ad esempio, a Firmo (CS), due nuovi positivi al Covid-19 si registrano tra cui un operatore della scuola materna. Per questo motivo sono state sospese le attività didattiche e amministrative della scuola dell’infanzia. Il sindaco Giuseppe Bosco, con propria ordinanza, ha sospeso le attività e ha disposto l’intervento di sanificazione e di disinfezione dei locali scolastici e degli scuolabus in uso del Comune. Questi episodi evidenziano quanto sia complessa l'organizzazione scolastica e quanto la sicurezza sia un prerequisito fondamentale per il mantenimento di un ambiente educativo sereno.

Accoglienza e continuità: l'esempio dell'Istituto San Giovanni Bosco - Giordani

Le scuole lavorano costantemente per migliorare l'accoglienza e l'offerta formativa. L'I.C. San Giovanni Bosco - Giordani di Manfredonia, ad esempio, promuove il "WELCOME DAY" per accogliere i nuovi iscritti con gioia ed entusiasmo. La scuola dell'infanzia Scaloria e la scuola dell'infanzia S. sono parte integrante di questa offerta formativa. Iniziative come "A scuola si vola… con la fantasia!" mirano a stimolare la creatività dei bambini fin dai primi giorni.

All'interno di queste istituzioni, vengono gestite anche pratiche amministrative e regolamentari importanti, come il PTOF per il triennio 2025-2028, i regolamenti contro il bullismo e cyberbullismo, e l'utilizzo del questionario SELFIE proposto dalla Commissione Europea per comprendere il livello di utilizzo del digitale. Esiste anche un database di “Buone Pratiche per la Prevenzione e il Contrasto al Bullismo e Cyberbullismo” presente sulla piattaforma ministeriale.

L’infanzia non è una gara, l’apprendimento non è una gara, la crescita non è una gara. L’infanzia è un periodo prezioso e irripetibile: la fascia 0-6 anni è ricca di scoperte, di apprendimenti fondamentali che sono tanto più profondi quanto più guidati dal gioco spontaneo e dal protagonismo di bambini e bambine. Non c’è nessuna gara da vincere, nessun traguardo da raggiungere prima del tempo. Ogni bambino, bambina, ha i suoi ritmi di crescita e apprendimento e il nostro compito come adulti è quello di rispettare il più possibile questi ritmi, di offrire a bambini e bambine l’opportunità e il sostegno di cui hanno bisogno per crescere in modo armonico secondo la loro misura, che è unica e irripetibile, non paragonabile a quella di nessun altro.

Valuta con estrema attenzione, considera tutti gli aspetti e osserva con cura e in profondità le caratteristiche del tuo bambino, della tua bambina. Confrontati con le insegnanti, gli educatori, le educatrici, con i pediatri, con tutte le persone che reputi utili per ponderare attentamente la decisione. Non si tratta di arrivare primi, ma di arrivare pronti.

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