Cinquant’anni di canzoni per bambini alla televisione: storia e analisi dello Zecchino d’Oro

Corriamo tutti al festival, il mondo è tutto là, è una bugia magnifica, bambini d’ogni età. Nel 2007, lo Zecchino d’Oro arriverà alla cinquantesima edizione; per tale ragione, pur aspettando ancora, in questo momento, la quarantanovesima, mi sono permessa di intitolare il lavoro che segue “CINQUANTANNI DI CANZONI PER BAMBINI ALLA TELEVISIONE: STORIA E ANALISI DELLO ZECCHINO D’ORO”. L’idea di una tesi di laurea sullo Zecchino d’Oro deriva da una genuina passione per la musica per bambini e, in particolare, per questa trasmissione, sorta in età infantile e rimasta invariata nel corso degli anni. Dopo la prima, puramente descrittiva, sezione, ho affrontato l’analisi di due aspetti dell’organizzazione dell’evento: la scelta delle canzoni e la selezione dei bambini interpreti. La terza parte, infine, consiste in un’analisi dei dati auditel, forniti dalla segreteria dell’Antoniano, riguardo gli indici di ascolto dello Zecchino d’Oro, dalla trentesima edizione (1987) alla quarantottesima (2005); dati precedenti il 1987 risultano, sfortunatamente, irreperibili, non essendo ancora in vigore il sistema Auditel (nato nel 1986).

Zecchino d'Oro, immagine storica dei bambini sul palco

Le origini e il debutto a Milano

Di difficile reperibilità (per non dire inesistente) è risultata essere la bibliografia concernente lo Zecchino d’Oro. Le fonti da cui ho potuto attingere sono state unicamente i libri di Padre Berardo Rossi “LO ZECCHINO D’ORO - UNA STORIA DI 40 ANNI” (San Paolo, Torino, 1999) e “MARIELE” (San Paolo, Torino, 1999) e, on line, l’Enciclopedia libera di Wikipedia e il sito web dell’Antoniano. I saggi di Padre Berardo Rossi sono risultati esaurienti dal punto di vista delle informazioni, ma anche, è doveroso sottolinearlo, troppo volutamente enfatici, essendo l’autore un frate dell’Antoniano molto vicino allo Zecchino d’Oro e alla sua organizzazione. Ho cercato il più possibile di evitare la ripresa di tali toni gloriosi ed elegiaci; quando ciò non è stato possibile, ho provveduto a segnalarlo tramite opportune note, così come ho evidenziato le informazioni mancanti, problema presentatosi soprattutto nel corso dell’analisi delle prime edizioni del programma, delle quali non è stato possibile rintracciare statistiche riguardanti indici di ascolto, canzoni e interpreti delle stesse.

E non è, forse, un caso, la mia decisione di iniziare il lavoro con l’analisi della prima edizione, della quale si legge, nel saggio di Padre Berardo Rossi, “Lo Zecchino d’Oro fu accolto con molto favore”. Lo Zecchino d’Oro nacque, nel settembre 1959, a Milano, non a Bologna, come si potrebbe erroneamente supporre, in occasione del “Salone del Bambino”, rassegna merceologica di prodotti per l’infanzia, tenutasi in quel periodo presso la Fiera del Capoluogo Lombardo, alla quale gli organizzatori vollero unire il progetto di uno spettacolo per bambini che promuovesse la musica a essi dedicata.

Occorreva una figura che si occupasse della realizzazione di tale progetto e la scelta degli organizzatori del “Salone del Bambino” cadde su Cino Tortorella, attore diplomato alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano e protagonista del varietà televisivo per ragazzi Zurli, il Mago del giovedì. Trattavasi di un vero e proprio one-man show, essendone Tortorella presentatore, nei panni del Mago Zurlì, autore e scenografo. A lui fu commissionata la realizzazione del progetto del succitato spettacolo di musica per l’infanzia. Ispirandosi il “Salone del Bambino” alle Avventure di Pinocchio, Tortorella pensò a un fiaba-varietà, sul tema del romanzo collodiano, che facesse da sfondo a una rassegna canora, un concorso di canzoni nuove scritte per i bambini, cantate da bambini, giudicate da bambini e trasmesse in televisione dalla Rai.

La regia fu affidata a Romolo Siena, i testi della trasmissione vennero scritti da Tortorella, in collaborazione con Carlo Triberti, il quale, sullo schema della fiaba collodiana, divise lo spettacolo in tre parti (Pomeriggio di Mangiafuoco, Il Gatto e la Volpe, il Campo dei Miracoli), tenutesi presso il Teatro dell’Arte di Milano il 24, 25 e 26 settembre 1959. Le canzoni in gara nella prima edizione furono dieci, selezionate da una commissione designata dall’organizzazione del “Salone del Bambino” e presieduta da Cino Tortorella e dieci furono anche i bambini interpreti. Sfortunatamente, data la difficile reperibilità delle fonti riguardanti l’edizione 1959, non è stato possibile conoscere i criteri di selezione di tali ragazzi. Si trattava, comunque, di bambini milanesi, selezionati, si suppone, presso le locali scuole di canto o legati, per parentela, agli organizzatori del “Salone del Bambino”.

Nei primi due pomeriggi, il 24 e 25 settembre, le canzoni furono ascoltate e votate da una giuria composta interamente da bambini, che scelse le cinque canzoni finaliste e, il 26 settembre, decretò vincitrice la canzone Quartetto di Izzi e Bignotti. È doveroso sottolineare i nomi degli autori, in quanto regola fondamentale dello Zecchino d’Oro è sempre stata il fatto che la gara fosse tra canzoni e non tra bambini. La prima edizione dello Zecchino d’Oro fu trasmessa interamente dalla RAI per le tre giornate: ovviamente, non esistono dati di audience in merito e lo share era necessariamente del 100%, essendo la RAI l’unica rete televisiva, ma la bibliografia esistente cita “indici di ascolto e di gradimento altissimi”. Non è possibile sapere se e in quale misura ciò sia vero e non si esclude che i toni utilizzati siano eccessivi e volutamente enfatici, tesi suffragata dalla totale caduta nell’oblio delle canzoni in gara, eccezion fatta per Lettera a Pinocchio, il cui successo è, tuttavia, dovuto più all’interpretazione di Johnny Dorelli che a quella di Loredana Taccani (la bambina che la interpretò allo Zecchino d’Oro).

L’espansione e il trasferimento a Bologna

Fu sempre il “Salone del Bambino” a occuparsi della realizzazione della seconda edizione dello Zecchino d’Oro, che ebbe luogo dal 29 settembre al 1° ottobre 1960, presso la Sala Cicogna della Fiera Campionaria di Milano, per la regia di Maria Maddalena Yon. Non sussistono sostanziali differenze tra la prima e la seconda edizione; l’unica, forse, di rilievo, benché piuttosto prevedibile, è costituita dal numero delle canzoni giunte all’organizzazione, tra le quali furono selezionate le dodici (non più dieci), ammesse in gara. Nel 1959 ne erano arrivate (termine vago e impreciso, ma che verrà, d’ora in poi, sempre utilizzato, in quanto entrato nel gergo tecnico dello Zecchino d’Oro) quattordici; nel 1960, quaranta. Fu sempre una giuria composta da bambini a votare le canzoni nel corso degli spettacoli e a decretare vincitrice, il 1° ottobre, la canzone Fiaba di Faraoni e Bon.

Le due prime edizioni dello Zecchino d’Oro si erano svolte a Milano; a partire dal 1961, la manifestazione si trasferì da Milano a Bologna e l’organizzazione passò dal “Salone del Bambino” all’Antoniano. La principale ragione del passaggio di consegne e del trasferimento è da cercarsi nel successo delle prime due edizioni. Come già precedentemente esposto, non sono disponibili dati statistici sui reali ed effettivi indici di ascolto e gradimento della rassegna canora; tuttavia si sa per certo che la RAI ritenne di non potere garantire le riprese televisive dello Zecchino d’Oro come partner di un ente di promozione commerciale a chiaro scopo di lucro come il “Salone del Bambino”. Il problema fu risolto da Cino Tortorella, che pensò di proporre l’organizzazione dello Zecchino d’Oro all’Antoniano di Bologna, con il quale aveva già collaborato.

67° Zecchino d'Oro 2024 - La Finale dei Casting (Puntata 1)

L’Antoniano è un ente creato nel 1954 dai Frati Minori Francescani della Chiesa di Sant’Antonio a Bologna, con fisionomia giuridica di Ente Ecclesiastico riconosciuto. Nessuno meglio di voi conosce l’importanza del problema morale per il bambino. C’è una predisposizione ancestrale nel bimbo a dare, nella sua pur enorme ricettività, una precedenza assoluta a tutte le nozioni e le emozioni riguardanti il problema sessuale. La musica leggera fa parte della giornata della gente, come la prima colazione e il riposo notturno, poiché ci viene propinata in tutte le salse e in tutti gli orari dalla radio e dalla televisione. Ora il 99% delle canzoni parla d’amore e purtroppo non ne parla sempre in modo castigato.

Guglielmo Zucconi scrive: «…ricordo che per tutta la mia infanzia mi mulinarono nel cervello le immagini di una canzone che diceva: A mezzanotte va la ronda del piacere - e nell’oscurità ognuno vuol godere. Dapprima mi affascinarono le parole ma non le capivo compiutamente. Che cos’era quella “ronda del piacere”? Che cosa accadeva in quella oscurità alla quale la mia fantasia univa i profumi e il tepore di una notte d’estate? Poi a poco a poco, tutto mi fu chiaro e ciò diede nuova esca alla mia fantasia che finì col raffigurarsi quella “ronda del piacere”, come un corteo di baccanti». Essendo il fine ultimo dell’Antoniano la produzione e la diffusione degli ideali cristiani, i frati giudicarono utile unire tali ideali alla musica per l’infanzia, contrapponendo canzoni scritte appositamente per bambini alla musica leggera che, parlando d’amore “in modo non sempre castigato” (sic), non era, quindi, da ritenersi idonea a un pubblico infantile.

Il ruolo dell’Antoniano e il Piccolo Coro

Nel 1968, in occasione della decima edizione dello Zecchino d’Oro, a Padre Berardo Rossi fu commissionata dalla Federico Motta Editore una monografia sulla storia della manifestazione. Lei è a contatto ogni giorno con i bambini e sa bene che la loro evoluzione, diciamo così, conoscitiva si sviluppa globalmente e radicalmente. Lei sa che il bambino, oggi, è un bambino diverso, senza buccia e senza riparo di fronte all’ondata di stimoli nuovi e suggestivi che gli giungono da un mondo frenetico, scintillante, oppressivo e ossessivo. Lei sa anche che una canzoncina che ne popoli la fantasia con immagini e gesta colorate può corroborare la sua nascente personalità e impermeabilizzarlo a sensazioni vulneranti o venefiche. Per questo l’Antoniano crede di avere collaborato con gli insegnanti (e del resto gli insegnanti sono nel vivo dell’organizzazione dello Zecchino d’Oro per la collaborazione preziosa data dal Provveditorato e dalle Direzioni Didattiche di Bologna).

A lei, signora, si può ripetere il discorso fatto al pedagogo, al sacerdote, al maestro. Molte delle funzioni che essi adempiono in relazione al bambino le adempiono per “facoltà delegata” dalla famiglia e il loro desiderio segreto è quello di sostituire per il bimbo la dolcezza e l’autorevolezza della madre. Il bimbo è attirato dalla canzone come la farfalla dai colori dei fiori. Infatti, nella canzone c’è tutto per colpirlo: c’è la rima, c’è il suono, c’è il ritmo; quando vi siano parole di cui non afferra completamente il senso, anche queste lo attirano e lo appassionano. I canti anche solo uditi nella prima infanzia si incidono nella memoria e nel cuore del bambino con un procedimento istantaneo, simile a quello della fotografia. Fanno parte del patrimonio spirituale che si deposita nel subcosciente e che costituirà l’humus dal quale il bambino, fattosi adulto, trarrà linfe pulite o inquinate. È per questa canalizzazione che anche una filastrocca dell’infanzia può arrivare ad essere parte di un incentivo o di una remora nel normale sviluppo psicologico del bambino, negli affetti e negli adempimenti sociali dell’adulto.

Il primo scoglio da superare, per l’organizzazione dell’evento, fu la ricerca di una figura che si occupasse dell’aspetto artistico-musicale, insegnando le canzoni ai bambini. Due problemi organizzativi che si presentarono tempestivamente furono la scelta delle canzoni da ammettere alla fase finale e la scelta dei bambini interpreti. Fu istituita una commissione selezionatrice composta dalla stessa Mariele Ventre, da musicisti, giornalisti, e, particolare che si sarebbe mantenuto nel corso degli anni, anche da due bambini, per selezionare, da una rosa di centododici pezzi arrivati all’Antoniano (il triplo, rispetto all’anno precedente), le canzoni da ammettere alla terza edizione dello Zecchino d’Oro.

Fu necessario provvedere anche alla scelta dei bambini che avrebbero interpretato le canzoni e si trattava di un problema nuovo: se, nelle precedenti edizioni, i bambini erano tutti milanesi, scelti direttamente dagli organizzatori del “Salone del Bambino”, nel 1961, l’Antoniano dovette far fronte a un grande numero di ragazzi che, da tutta Italia, fecero richiesta di cantare allo Zecchino d’Oro. La RAI trasmise in diretta i tre spettacoli completi, il 25, 26 e 27 settembre, tenutisi nel Cinema-Teatro dell’Antoniano, per la regia di Carla Lyda Ripandelli. Gli anni che seguirono il trasferimento a Bologna videro un notevole incremento della popolarità dello Zecchino d’Oro, raggiungendo la punta massima, mai superata, di cinquecentoventisette nel 1967.

Non è azzardato considerare gli anni Sessanta come il periodo di maggiore popolarità dello Zecchino d’Oro. Non essendo possibile avvalersi di dimostrazioni quantitative, è necessario basarsi su quelle qualitative: le canzoni di quel decennio sono rimaste, al di là di ogni ragionevole dubbio, le più conosciute fra le quarantanove edizioni della rassegna. L’Enciclopedia libera di Wikipedia, stilando una ipotetica classifica di undici “canzoni celebri” dello Zecchino d’Oro, ne annovera nove delle edizioni degli anni Sessanta (La giacca rotta, 1962; Non lo faccio più, 1963; Il pulcino ballerino, 1964; Dagli una spinta, 1965; Quando è l’ora di fare la nanna, 1966; Popoff, 1967; Il valzer del moscerino e Quarantaquattro gatti, 1968; Volevo un gatto nero, 1969), una degli anni Settanta (Cocco e Drilli, 1974) e una del 2003 (Le tagliatelle di Nonna Pina).

L’irreperibilità di ricerche in merito rende difficile azzardare ipotesi in grado di motivare questo picco di popolarità; è, tuttavia, ragionevole supporre che lo Zecchino d’Oro, negli anni Sessanta, godesse ancora dell’effetto-novità, che garantiva interesse e curiosità.

Evoluzione del formato e coralità

Lo Zecchino d’Oro del 1971 si contraddistingue per la scelta della coralità. In conseguenza di alcune sterili polemiche legate al presunto "incoraggiamento al divismo infantile" che lo Zecchino fomenterebbe, viene superata la nozione di interprete della canzone come protagonista e si afferma sempre di più il concetto di gioco-spettacolo corale. Addirittura viene effettuata un’interrogazione parlamentare per scongiurare che la RAI non trasmettesse più le puntate. L’edizione nata da queste problematiche vede addirittura tre composizioni corali: il Piccolo Coro, il Coretto delle Regioni ed un coro composto da 26 ex solisti: più di cento bambini in tutto!

Piccolo Coro dell'Antoniano durante un'esibizione

Il Piccolo Coro "Mariele Ventre" dell'Antoniano è un coro misto di bambini creato nel 1963 da Mariele Ventre all'Istituto Antoniano di Bologna per accompagnare i piccoli interpreti delle canzoni allo Zecchino d’Oro. Nel 1963, in seguito al fortissimo desiderio dei bambini partecipanti alle precedenti edizioni, venne istituito un coro che accompagnasse i piccoli solisti nell'esecuzione dei brani. Il gruppo, a causa dell'esiguo numero di bambini che lo frequentavano agli inizi, venne nominato “Piccolo Coro dell’Antoniano”: con il passare del tempo i bambini aumentarono ma il nome rimase. Mariele Ventre continuò a dirigere il coro fino a poco prima della sua prematura scomparsa, avvenuta il 16 dicembre 1995 a causa di un tumore al seno. In suo onore, il coro è stato ribattezzato Piccolo Coro "Mariele Ventre" dell'Antoniano. All'aggravarsi delle condizioni della Ventre, la direzione fu affidata a Sabrina Simoni, sua allieva e collaboratrice.

Esattamente un anno dopo, il 9 febbraio 2018, il Piccolo Coro torna sul palco del Festival di Sanremo insieme al cantante Paolo Rossi, per affiancare il gruppo bolognese Lo Stato Sociale in gara con la canzone Una vita in vacanza. Dal 1963 ad oggi il Piccolo Coro ha inciso più di 1000 brani. Oltre alla partecipazione annuale allo Zecchino d'Oro, viene spesso invitato in trasmissioni televisive, sia di produzione dell'Antoniano stesso che di altre produzioni, e spesso i suoi concerti vengono trasmessi in televisione da varie emittenti. Il coro ha partecipato alle trasmissioni dell'Antoniano legate allo Zecchino d’Oro. Il coro è stato ricevuto e si è esibito davanti a papa Paolo VI, papa Giovanni Paolo II e papa Francesco. Dalla sua fondazione, il Piccolo Coro ha partecipato a tutti gli album dello Zecchino d'Oro, uno all'anno, contenenti le canzoni partecipanti a quell'edizione della trasmissione, oltre a numerosissime raccolte, alcune fatte utilizzando le incisioni originali, altre realizzate ex novo.

Il 4 marzo 2001 si sono riuniti a Gorgonzola otto Piccoli Cori che diedero vita al concerto dedicato a Mariele Ventre intitolato "Dal cielo con amore". Il 25 dicembre 2005 ha partecipato alla trasmissione Natale da Favola (che si svolge ogni anno negli studi dell'Antoniano), cantando Mariele chi è?.

Lo Zecchino d’Oro contemporaneo: il caso di "Ninna Nanna di sua maestà"

Tutto è pronto all’Antoniano di Bologna per la finale dello Zecchino d’Oro 2017, la storica manifestazione che da 60 anni celebra il meglio delle canzoni per bambini in circolazione. Il prossimo 9 dicembre, Rai Uno manderà in onda a partire dalle ore 16:40 la finalissima dell’edizione 2017 dello Zecchino d’Oro. Lo spettacolo sarà ricco di musica, ospiti (Sergio Sylvestre e Alessio Bernabei) e sorprese e vedrà la partecipazione di una speciale giuria composta da 20 bambini e da Rocìo Munoz Morales, Orietta Berti, Cristina D’Avena e Carlo Conti.

Qui sotto trovate audio, testo e significato di Ninna Nanna di sua maestà, una delle canzoni in gara allo Zecchino d’Oro 2017. Ci sono gli animali. Un papà racconta bene la storia al suo bimbo, lui si addormenta, ma poi si sveglia e lo chiama, perché vuole un’altra storia. Testo e musica: M.

Questa canzone rappresenta perfettamente il legame continuativo tra la tradizione narrativa dei primi anni, basata su atmosfere fiabesche e la funzione rassicurante della musica, e l'approccio moderno, dove l'Antoniano cerca di mantenere intatto lo spirito originario pur adeguandosi alle necessità di un palinsesto televisivo contemporaneo. Il tema degli "animaletti", ricorrente fin dalle prime edizioni come in Quarantaquattro gatti, trova in Ninna Nanna di sua maestà un momento di dolcezza che richiama quella dimensione domestica del "far la nanna" citata già nei repertori degli anni sessanta, dimostrando come il cuore pulsante dello Zecchino sia rimasto, per sua stessa natura, ancorato al mondo dell'infanzia, protetto da quel contesto che ne preserva la semplicità contro le frenesie esterne. L'attenzione alla pedagogia musicale, che guidò i primi passi di Mariele Ventre, rimane il faro che illumina ancora oggi le scelte degli autori dell'Antoniano, confermando che la canzone, oltre alla rima e al ritmo, deve essere uno strumento capace di incidere nella memoria del bambino con la stessa chiarezza di una fotografia.

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