L'obesità in età pediatrica: cause, fattori di rischio e prospettive di intervento

L’obesità infantile rappresenta oggi una delle principali sfide di salute pubblica a livello globale. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e l’UNICEF, nel 2022 circa 1 bambino o adolescente su 5 tra i 5 e i 19 anni era in sovrappeso, mentre nel 2025 si è raggiunto un punto di svolta storico: per la prima volta l’obesità ha superato il sottopeso come forma più frequente di malnutrizione in questa fascia di età. Dal 2000 al 2022 il numero di bambini e adolescenti in sovrappeso nel mondo è più che raddoppiato, passando da 194 milioni a 391 milioni. In Italia, i dati del 2023 del sistema di sorveglianza nazionale OKkio alla Salute indicano che il 19% dei bambini e delle bambine di 8-9 anni è in sovrappeso, mentre il 9,8% è in una condizione di obesità.

L’elevata prevalenza e persistenza dell’obesità in età pediatrica e la coesistenza di complicanze fisiche e psicosociali rendono la prevenzione e la cura dell’obesità obiettivi sanitari prioritari. È necessario che il pediatra disponga di criteri di riferimento aggiornati e condivisi, basati sull’evidenza scientifica, per rendere più incisivo l’intervento diagnostico e terapeutico.

Distribuzione globale dell'obesità infantile

Criteri diagnostici e definizione del problema

La definizione di sovrappeso e obesità si basa sull’uso dei percentili del rapporto peso/lunghezza o dell’indice di massa corporea (BMI), a seconda del sesso e dell’età. Nel bambino fino a 24 mesi la diagnosi si basa sul rapporto peso/lunghezza (curve OMS 2006), mentre nelle età successive si utilizza il BMI (curve OMS 2006 fino a 5 anni e OMS 2007 dopo i 5 anni).

Il cut-off per definire l’obesità grave è rappresentato dal valore di BMI >99° percentile. Il 99° percentile identifica soggetti con maggiore prevalenza di fattori di rischio cardiometabolici e rischio di persistenza dell’obesità grave in età adulta. È importante notare che l’obesità infantile è un fenomeno non solo dilagante ma anche persistente: circa il 50% degli adolescenti obesi rischia di esserlo anche da adulto.

Eziopatogenesi: le radici del sovrappeso

L’obesità infantile è il risultato di una combinazione di fattori genetici, comportamentali e ambientali. La risposta può essere riassunta nell’affermazione dello scienziato australiano Boyd A. Swinburn: «l’obesità è il risultato di una risposta normale, da parte di persone normali, a un ambiente anormale».

Fattori genetici ed epigenetici

Il patrimonio genetico è la base su cui si estrinsecano altri fattori: alimentazione, inattività, contesto sociale e comportamento alimentare. Recenti evidenze sull’estrema sensibilità dell’organismo nelle prime età all’azione di fattori modulanti l’espressione genica a lungo termine (epigenetica) evidenziano l’importanza dell’azione preventiva sin dalla nascita. Il periodo intrauterino ha infatti effetti durevoli sul peso corporeo adulto. Ad esempio, il consumo materno di quantità eccessive di grassi durante la gravidanza è spesso associato a una sovralimentazione nel comportamento dei figli, che sviluppano una maggiore preferenza per gli alimenti grassi.

L’ambiente obesogenico

Il rapido aumento dell’obesità a livello mondiale è probabilmente dovuto a importanti cambiamenti nei fattori ambientali. A partire dal secolo scorso il cibo è diventato più abbondante e a buon mercato, rendendo la fruizione di cibi ricchi di zuccheri e grassi estremamente semplice e rapida. Nei Paesi ad alto reddito, i prodotti ultraprocessati arrivano a costituire fino alla metà dell’apporto calorico giornaliero degli adolescenti.

Inoltre, il peculiare stile di vita di una nazione contribuisce significativamente: la crescente meccanizzazione ha ridotto il dispendio energetico necessario per le attività quotidiane. Associare un’abbondante offerta di alimenti ipercalorici a abitudini di vita sedentarie porta inevitabilmente a un eccesso di introito calorico rispetto al consumo.

Fattori che contribuiscono all'obesità nei bambini

Obesità secondarie e disordini metabolici

Il sospetto di obesità secondaria insorge dopo un’attenta valutazione anamnestica e clinica. L’obesità può riconoscere una causa endocrina, ipotalamica, genetica (sindromica o monogenica) o iatrogena. È necessario valutare l’esordio dell’obesità prima dei 5 anni, l’incremento ponderale rapido associato a rallentamento della crescita staturale, il ritardo dello sviluppo cognitivo o la presenza di dismorfismi. Sebbene rare, le obesità monogeniche rappresentano le cause di obesità ad esordio precoce più frequenti rispetto a quelle endocrine.

Comorbilità e rischi per la salute

Sempre più bambini e adolescenti soffrono di patologie conseguenti all’obesità sinora sconosciute nell’infanzia. Le complicanze includono:

  • Ipertensione arteriosa: La prevalenza nell’obesità è eterogenea (7-30%). La misurazione è raccomandata a partire dai 3 anni.
  • Prediabete e Diabete di tipo 2: Screening raccomandato dai 6 anni con glicemia a digiuno. Un bambino obeso su 20 ha la glicemia alta.
  • Dislipidemia: Alti livelli di trigliceridi o bassi livelli di HDL-colesterolo sono presenti nel 25-30% dei bambini obesi italiani.
  • Steatosi epatica non alcolica (MASLD): Colpisce circa il 30-40% dei bambini obesi, rappresentando un danno epatico iniziale che può evolvere nel tempo.
  • Disturbi respiratori e ortopedici: L’apnea ostruttiva del sonno può interessare fino al 60% dei bambini con obesità, cui si aggiungono dolori articolari e problemi posturali.

Obesità infantile: le cause, le abitudini dei bambini italiani, il ruolo della scuola

Strategie di prevenzione e intervento terapeutico

La chiave per la prevenzione è cominciare sin dalle prime fasi della vita. I primi 1000 giorni (gravidanza e primi due anni) sono un periodo cruciale. Allattamento al seno, svezzamento corretto e assenza di zuccheri aggiunti rappresentano i pilastri del Decalogo SIP-SIEDP.

Dall’approccio dietetico a quello cognitivo-comportamentale

Negli ultimi anni è stato proposto un approccio basato sull’educazione terapeutica centrato sulla famiglia. Questi programmi mirano al raggiungimento di un peso sano attraverso cambiamenti dello stile di vita, superando i sensi di colpa legati ai fallimenti delle diete restrittive. Il ruolo del pediatra è di primo piano nella strategia di contrasto, promuovendo il colloquio motivazionale e il supporto alle famiglie.

Il ruolo della scuola e dei progetti di comunità

La scuola rappresenta il contesto ideale per realizzare strategie di prevenzione. Progetti come "Lively" integrano l'educazione alimentare nel curricolo scolastico, spiegando la nutrizione in modo multidimensionale (l'uso del "Piatto Sano" e della "Piramide Alimentare Transculturale"). L'evidenza suggerisce che interventi educazionali che prendono in considerazione sia la dieta che l’attività fisica, includendo il coinvolgimento familiare, siano i più efficaci nel ridurre l’indice di massa corporea.

Piramide della dieta mediterranea per l'infanzia

Raccomandazioni per l'attività motoria

Non solo sport, ma movimento quotidiano: camminare, andare in bicicletta e fare le scale. L’OMS raccomanda almeno 60 minuti al giorno di attività fisica moderata o intensa. Ridurre le attività sedentarie (TV, PC, smartphone) non oltre le due ore complessive al giorno è un passo fondamentale, poiché il rischio di obesità raddoppia se il ragazzo ha il televisore nella propria stanza.

In conclusione, la cura dell’obesità infantile impegna profondamente il medico, ma anche la famiglia e l'intera comunità. È necessario trasmettere ai genitori e ai figli la sicurezza che il cambiamento sia possibile: una dieta a bassa densità calorica, basata sui principi della dieta mediterranea, unita a uno stile di vita attivo e a un clima familiare sereno, costituisce la ricetta vincente per invertire la tendenza e garantire un futuro di salute.

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