Nel corso dei primi sei mesi le caratteristiche del sonno nel bambino cambiano continuamente e subiscono adattamenti anche grazie al fatto che i ritmi sonno-veglia diventano più regolari, in una routine più organizzata, con effetti positivi a medio e lungo termine sul benessere generale del piccolo. Nelle prime settimane di vita può però avvenire che il sonno del neonato sia agitato, caratterizzato da movimenti bruschi e scatti che possono allarmare. Ma cosa indica il sonno agitato nel neonato? Perché il bambino o la bambina si dimena nel sonno?
Questa è una delle domande più frequenti da parte di molti neogenitori, che affrontano le prime fasi dell’accudimento del neonato, dove il sonno, insieme all’alimentazione, ha un ruolo centrale. Le caratteristiche del sonno nel neonato innanzitutto sono completamente differenti rispetto a quelle di un adulto, oltre a differenziarsi poi da bambino a bambino. I neonati nei primi due mesi riescono a dormire per circa 16-18 ore al giorno, alternando fasi di sonno REM e fasi di sonno NREM.

La natura del sonno nel neonato: tra fisiologia e sviluppo
L'osservazione scientifica su un gruppo di nati pretermine ha evidenziato i diversi stadi del sonno, rilevando che per il 70-80% questo era caratterizzato dalla fase REM, associata a un’elevata attività e a movimenti del corpo. Questa intensa attività è fondamentale nei mesi successivi per lo sviluppo delle abilità cognitive e delle caratteristiche comportamentali. Dal terzo/quarto mese di vita in poi, il ritmo sonno-veglia del bambino cambia: la durata del sonno notturno si allunga a 5-6 ore di media e durante il giorno si caratterizza con pisolini frequenti, che si ridurranno con il passare dei mesi.
Rispetto alle prime settimane di vita il lattante, intorno al terzo mese, inizia a distinguere i segnali esterni, e in particolare il buio dalla luce, associandoli alla notte e al giorno. I risvegli notturni si riducono sempre di più e sono associati soprattutto al senso di fame e alla temperatura troppo alta nell’ambiente. In casi più rari, durante il sonno, soprattutto nel primo anno di vita, possono manifestarsi movimenti improvvisi. Si tratta di quello che in medicina si chiama “mioclono benigno”, ovvero scatti e contrazioni nel neonato che compaiono dopo le prime due settimane di vita e che tendono a scomparire dopo il decimo mese, oppure possono manifestarsi sporadicamente fino ai cinque anni, ma senza conseguenze. Uno studio condotto sui movimenti nel sonno dei neonati, registrati in un gruppo di 38 bambini, ha messo in evidenza come questi scatti, spesso confusi con crisi epilettiche, siano di natura benigna e transitoria.
Gestione della routine e ambiente del sonno
Tutto ciò che ruota intorno all’igiene del sonno e all’accudimento del neonato, influisce anche sui ritmi dei genitori. Come fare quindi quando il riposo del proprio bambino è particolarmente agitato o non si riesce a trovare un equilibrio? Nelle primissime settimane può essere complicato gestire il sonno del neonato, l’allattamento, e tutti gli aspetti legati all’accudimento, perché è necessario trovare e instaurare un ritmo di adattamento, diverso da bambino a bambino.
Successivamente sarà importante introdurre orari più precisi e routine, perché questo crea un’abitudine positiva, con un effetto rassicurante e rasserenante sul bambino. La modifica della frequenza delle poppate, se spostata più negli orari diurni, può indurre il senso di sazietà e appagamento, riducendo la frequenza dei risvegli notturni e lo stato di agitazione; è inoltre fondamentale garantire una idonea temperatura degli ambienti. Esistono tuttavia delle situazioni in cui un sonno agitato può essere correlato a disturbi fisici, in particolare nel nato pretermine e con fragilità. È molto importante sottolineare che lo sviluppo del neonato nelle prime settimane è una fase molto delicata e in evoluzione continua.

Movimenti oculari: interpretazione clinica e rassicurazioni
Molti movimenti dei neonati dipendono da una reattività spontanea dei muscoli e quindi non sono significativi dal punto di vista clinico. Una domanda frequente posta dai genitori riguarda la bambina di 13 giorni che mentre dorme fa uno strano movimento con gli occhi e li gira all’indietro. In questi casi, gli specialisti chiariscono che i movimenti dei bulbi oculari sono possibili e automatici, non dipendendo da muscoli volontari, ma da reattività spontanea. L’importante è che, quando apre gli occhi, il bambino guardi la mamma davanti a sé o segua la luce di un lampadario. Se non succede quanto descritto, ne parli con il suo pediatra.
Tuttavia, è essenziale distinguere la fisiologia dalla patologia. Se i movimenti derogano da quella che è considerata la normalità, occorre sottoporli all'attenzione del pediatra curante. In ambito oftalmologico, la valutazione ortottica è essenziale nei bambini che presentano nistagmo: l’acuità visiva, la presenza di strabismo e lo studio della motilità oculare permettono allo specialista il corretto trattamento.
Il nistagmo e la motilità oculare nel primo anno di vita
Nel Nistagmo patologico l’oscillazione oculare è costituita da una serie ripetuta di intrusioni saccadiche, con varia frequenza ed intensità, che creano instabilità nel movimento visivo e difficoltà di fissazione. La frequenza del nistagmo nell’infanzia è approssimativamente stimata a 17 casi su 10.000. La Sindrome del Nistagmo infantile (conosciuto in passato come Nistagmo congenito) si manifesta alla nascita o nei primi 6 mesi di vita tipicamente in pazienti affetti da disturbi della motilità oculare.
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Le oscillazioni sono movimenti involontari, congiunti e frequentemente si manifestano in direzione orizzontale. Il nistagmo idiopatico infantile si sviluppa nei primi tre mesi di vita, ma è raramente presente fin dalla nascita. Tutti i pazienti hanno delle fusioni ridotte o assenti, con assenza o presenza di anomalie della visione binoculare. Esordisce tra i 4 ed i 12 mesi di vita ed ha una forma d’onda pendolare, variabilmente disconiugato, asimmetrico, spesso intermittente e con alta frequenza delle scosse. È maggiore nell’occhio abdotto, prevalentemente orizzontale, ma può essere verticale o misto.
Non è ancora chiaro se il movimento oscillatorio della testa possa svolgere una funzione di compensazione rispetto al nistagmo. Può associarsi a strabismo e ambliopia. La Valutazione Ortottica è essenziale nei bambini che presentano nistagmo. Questo è richiesto a causa della maggiore prevalenza di strabismo nella presenza di nistagmo infantile, riportato tra il 20% ed il 50% circa. Inoltre bisogna indagare anche la posizione del capo e l’eventuale presenza di torcicollo oculare. I bambini con nistagmo idiopatico difficilmente presentano strabismo, mentre è frequente il disallineamento visivo nelle distrofie retiniche e nell’albinismo.

Approcci terapeutici e monitoraggio specialistico
Prima di prendere in considerazione interventi chirurgici, bisogna valutare se c’è stato un miglioramento del nistagmo nel corso del periodo evolutivo. L’obiettivo principale della chirurgia è quello di spostare gli occhi dalla posizione periferica di blocco verso una posizione centrale di sguardo al fine di prevenire il torcicollo. Il nistagmo è una condizione clinica complessa che richiede che ogni caso sia personalizzato.
È fondamentale ricordare che il singhiozzo, spesso associato ad agitazione o reflusso, è una condizione normale nei primi 1-2 mesi di vita e dipende da una sovraeccitazione del sistema nervoso tipica di tutti i neonati. Il "reflusso gastroesofageo del lattante" è una manifestazione innocua a patto che non si associ ad altri disturbi, e spesso basta adottare qualche piccolo accorgimento di tipo comportamentale per gestire i rigurgiti post poppata, sempre monitorando che la crescita sia regolare. La chiave per una serena gestione del sonno e dei movimenti del neonato risiede nell'osservazione attenta dei segnali del piccolo, integrata dal supporto costante del pediatra per escludere complicazioni e garantire la tranquillità familiare.