Il legame tra mamma e bambino è un dono prezioso che si intreccia fin dai primi istanti di vita. Un legame speciale, definito attaccamento materno, rappresenta un vero e proprio porto sicuro per il bambino, una base emotiva solida da cui esplorare il mondo e a cui fare ritorno per trovare conforto e sostegno. E proprio durante i momenti più intimi e delicati, come quelli del sonno, il bisogno di contatto con la mamma si intensifica. Il piccolo cerca il calore del suo abbraccio, il battito familiare del suo cuore, la melodia rasserenante della sua voce. Eh sì, perché se ci pensiamo bene bene: l’aria si vizia, non i bambini.

Accogliere questo bisogno con amore e pazienza, donando al bambino il contatto pelle a pelle, non solo favorisce un sonno sereno e ristoratore, ma rafforza ulteriormente il legame d’amore e fiducia che lo lega alla sua mamma. Questo contatto speciale, infatti, rievoca le sensazioni vissute nel grembo materno, infondendo nel bambino un senso di sicurezza e protezione che lo accompagnerà per tutta la vita.
Il legame madre-figlio: un ponte per lo sviluppo sano
Al centro dello sviluppo infantile risiede un legame speciale: quello tra madre e figlio. Questo legame, definito attaccamento, rappresenta il primo amore, un porto sicuro da cui il bambino muove i primi passi verso il mondo e a cui fa ritorno per trovare conforto e sostegno. Lo psicologo John Bowlby, pioniere della teoria dell’attaccamento, già negli anni ’50 comprese l’importanza fondamentale di questo legame per lo sviluppo sano dell’individuo. Secondo Bowlby, un attaccamento sicuro tra madre e figlio pone le basi per una crescita emotiva e sociale equilibrata.
Un legame sicuro si costruisce attraverso interazioni sensibili da parte della madre. Quando il bambino piange, la madre risponde in modo tempestivo e appropriato ai suoi bisogni, sia fisici che emotivi, creando nel piccolo un senso di sicurezza e fiducia, permettendogli in questo modo di poter esplorare l’ambiente circostante con curiosità e senza timore alcuno. Al contrario, un attaccamento insicuro, caratterizzato da risposte materne incoerenti o inadeguate, può portare a diverse problematiche emotive e sociali in età adulta.
Ecco alcuni punti chiave:
- L’attaccamento materno è un legame duraturo e profondo: non si tratta di una semplice ricerca di cibo o accudimento, ma di un bisogno di sicurezza emotiva e di connessione con la figura materna.
- L’attaccamento sicuro è fondamentale per lo sviluppo: fornisce al bambino la base emotiva da cui partire per esplorare il mondo, costruire relazioni sane e sviluppare una sana autostima.
Il contatto fisico: l’ingrediente base per la serenità
Il contatto fisico tra madre e bambino rappresenta un tassello fondamentale nello sviluppo del legame di attaccamento. Ricerche dimostrano che un contatto regolare, che sia attraverso abbracci, carezze o semplicemente stando vicini, favorisce il rilascio di ossitocina, definito l’ormone dell’amore. Il ruolo di questo ormone è molto importante nel consolidare il legame madre-figlio, agendo con un effetto calmante sul piccolo. L’importanza del contatto fisico si amplifica durante la notte, quando i nostri bimbi si sentono più vulnerabili e necessitano maggiormente di rassicurazione.
In questo momento così delicato, il contatto fisico con la mamma assume un ruolo cruciale:
- Riduce lo stress e l’ansia: Il contatto fisico favorisce il rilascio di cortisolo, l’ormone dello stress, e allo stesso tempo aumenta i livelli di ossitocina, creando un effetto calmante e rilassante sul piccolo, aiutandolo ad addormentarsi più facilmente e a dormire sonni più tranquilli.
- Promuove un sonno sicuro: Il contatto fisico aiuta a regolare la frequenza cardiaca e la respirazione del bambino, favorendo un sonno più stabile e sicuro. Inoltre, la sensazione di calore e vicinanza della mamma può ridurre le probabilità di risvegli notturni.
- Rafforza il legame di attaccamento materno: Il contatto fisico è un modo fondamentale per comunicare amore e rassicurazione al neonato. Attraverso il tocco, la mamma trasmette il suo sostegno e la sua presenza, costruendo un legame di attaccamento sicuro che avrà effetti positivi sul suo sviluppo emotivo e sociale.
Il contatto a pelle
In definitiva, il contatto fisico tra madre e bambino rappresenta un elemento essenziale per garantire un sonno sereno e favorire lo sviluppo sano del bambino. Oltre al contatto fisico, altri fattori che possono influenzare il sonno del bambino sono una routine regolare, un ambiente favorevole al sonno, tranquillo, buio e con temperature né troppo calde né troppo fredde, e l'evitare stimoli eccitanti prima di dormire.
Il sonno: pilastro fondamentale nello sviluppo del bambino
Oltre a rappresentare un momento di riposo e rigenerazione, il sonno assume un ruolo cruciale nel processo di sviluppo fisico e mentale dei bambini. Durante il sonno, infatti, si verificano numerosi processi vitali che supportano la crescita e la maturazione del cervello, del corpo e del sistema immunitario. Tuttavia, per un neonato e per un bambino piccolo, il sonno può anche rappresentare un momento di vulnerabilità e insicurezza. Soprattutto nei primi anni di vita, la separazione dalla figura materna può generare ansia e disagio, ostacolando un sonno sereno e ristoratore.
In questo contesto, la presenza rassicurante della figura materna diviene un elemento determinante per favorire un sonno ristoratore. Tra le braccia della mamma ci si sente al sicuro e protetti, la guardia si abbassa e i muscoli si rilassano permettendo di abbandonarsi al sonno con maggiore serenità. E non solo! Di fronte a paure notturne, come il buio o la separazione, la mamma rappresenta un punto di riferimento stabile, una fonte di conforto che lo aiuta a gestire le proprie emozioni e ad affrontare con coraggio le sfide del sonno. Se il tuo bambino cerca il tuo contatto durante il sonno, non esitare a rispondere al suo richiamo. Assecondare questo bisogno naturale è fondamentale per creare un legame ancora più forte e per favorire un sonno sereno e ristoratore.
Il concetto di co-sleeping: vicinanza consapevole
Nei primi giorni e nelle prime settimane, mamma e papà vorrebbero avere il loro bimbo sempre accanto. Durante la notte questa necessità diventa ancora più intensa: la mamma, soprattutto, ha bisogno di sentire il figlio accanto a sé, per nutrirlo, accudirlo e sorvegliarlo. Il termine co-sleeping è composto da due parole: sleep (dormire) e co (insieme). Il co-sleeping è la pratica di dormire vicino al proprio bambino durante la notte, specialmente nei primi periodi. Questo può richiedere l’utilizzo di culle attaccate al letto dei genitori, un lettino separato nella stessa stanza o altri dispositivi che consentano al bambino di essere vicino ai genitori o caregiver durante il sonno, senza condividere necessariamente lo stesso letto.
È importante distinguere il co-sleeping dal bed-sharing, entrambe pratiche legate al dormire vicino al neonato, ma che presentano differenze significative. Se il co-sleeping si riferisce alla pratica di dormire vicino al neonato, nello stesso ambiente ma non nello stesso letto, nel caso del bed-sharing il neonato dorme nello stesso letto dei genitori, spesso a stretto contatto fisico.

Adottare misure di sicurezza adeguate per garantire un ambiente di sonno protetto e sicuro per il bambino è fondamentale, e in quest’ottica il bed-sharing può comportare rischi per il bambino come soffocamento accidentale o sovrapposizione di coperte, cuscini o altri oggetti presenti nel letto dei genitori. Prima di tutto è necessario fare una distinzione importante: esiste un co-sleeping sicuro e uno no. Riposare insieme può avere numerosi vantaggi e benefici, ma è importante rispettare una regola fondamentale: vicini sì ma ognuno nel proprio letto. Il piccolo può essere portato nel letto dei genitori per essere allattato e coccolato, ma dopo deve sempre essere rimesso nella sua culla. Il bed-sharing può comportare rischi aggiuntivi e, per questo, è fortemente sconsigliato in quanto non garantisce le condizioni necessarie per un sonno sicuro del neonato.
Un co-sleeping praticato correttamente aiuta a ridurre il rischio di SIDS, la morte improvvisa del lattante, ma richiede comunque attenzione e adozione di pratiche di sonno sicuro per proteggere il neonato. È fondamentale la scelta di una culla appositamente studiata e certificata secondo la norma vigente (EN 1130:2019), per permettere di stare vicino al neonato in tutta tranquillità. Sono sconsigliate soluzioni improvvisate, poiché possono nascondere pericoli non sempre evidenti e critici per la sicurezza del bambino.
La pratica del co-sleeping nei primi mesi di vita del neonato può essere scelta per diversi motivi:
- Facilita l'allattamento al seno: la vicinanza fisica durante la notte consente alla madre di rispondere prontamente ai bisogni del neonato e di stabilire un legame affettivo più forte.
- Promuove il sonno del neonato: essere vicino ai genitori durante la notte può aiutare il neonato a sentirsi sicuro, tranquillo e protetto, favorendo un sonno più profondo e ristoratore.
- Rafforza il legame affettivo: il contatto fisico può favorire lo sviluppo di un legame affettivo sicuro e duraturo tra il neonato e i genitori, contribuendo al benessere emotivo del bambino.
- Semplifica la gestione dei risvegli notturni: condividere lo stesso ambiente di sonno può semplificare la gestione dei risvegli notturni del neonato, consentendo ai genitori di rispondere prontamente alle sue esigenze senza dover spostarsi in un'altra stanza.
- Regola il ritmo sonno-veglia del neonato: dormire nella stessa stanza dei genitori aiuta il neonato a regolare il suo ritmo circadiano su quello dei genitori.
Non esiste un limite di tempo universale o assoluto per il co-sleeping, poiché ogni situazione è unica e dipende dalle circostanze individuali. Durante i primi mesi di vita è essenziale creare un ambiente di sonno sicuro e confortevole per il neonato. Optare per una culla fianco letto permette di praticare il co-sleeping in completa sicurezza, godendo di tutti i vantaggi pratici ed emotivi legati alla vicinanza durante il sonno.
Prospettive culturali e scientifiche sul luogo del sonno
Tornando indietro di qualche decennio, se chiedete a una nonna o a un nonno dove dormivano quando erano bambini, risponderanno spesso: “Nella stessa stanza dei nostri genitori”. Questo perché fino agli anni Sessanta e Settanta non tutti avevano la possibilità di vivere in case con stanze separate. Oggi, nuovi punti di vista ritengono scorretta questa pratica e prediligono l'idea di far dormire i neonati da soli, nella loro stanza. Le abitudini relative a dove far dormire un neonato dipendono anche dalla cultura dei diversi popoli: in occidente è diventato un must che i figli dormano in un’altra stanza dedicata a loro fin da neonati, in Giappone tutta la famiglia dorme insieme sul futon, in Africa occidentale i bambini dormono sdraiati sul corpo della madre, nel Circolo Polare Artico i neonati degli Eschimesi dormono accanto ai genitori.

Per co-sleeping si intende la pratica di far dormire il neonato vicino alla mamma. Dunque, in prima battuta ci si riferisce alla scelta dei genitori di porre il bimbo nel letto insieme a loro oppure in una culletta molto vicino al letto. Ci sono due formule di co-sleeping: il bed-sharing (condivisione del letto), quando il bambino dorme nel lettone insieme ai genitori e condivide lo stesso materasso, e il room-sharing (condivisione della stanza), quando il piccolo dorme nella stessa stanza dei genitori ma su superfici differenti. In linea generale, nel primo anno di vita consigliamo il room-sharing senza bed-sharing, dopo l’anno di età possiamo anche valutare il bed-sharing.
Non esistono ricerche scientifiche in grado di dimostrare che, soprattutto per i bambini nel primo anno di vita, il co-sleeping sia dannoso per il loro sviluppo, compreso quello emotivo. Anzi, diverse ricerche evidenziano come i bambini piccoli che dormono vicino ai genitori abbiano uno sviluppo migliore di coloro che non dormono vicino agli adulti di riferimento. Le ricerche dimostrano che il co-sleeping facilita l’allattamento al seno e previene in modo significativo il rischio di morte in culla (SIDS). Secondo le statistiche, nelle culture che praticano il co-sleeping l’incidenza della SIDS è inferiore a quella registrata nelle culture che non lo praticano.
Affinché sia una pratica sicura bisogna evitare:
- Di dormire col proprio bambino se si è bevuto, se si è fumatori, se si è molto stanchi o se si assumono farmaci che appesantiscono il sonno.
- Di coprire il volto del bambino con coperte troppo pesanti o piumoni.
- La condivisione del letto con persone che non siano i genitori.
- Di dormire con il bambino su divani o poltrone.
- Di mettere il bambino in mezzo ai due adulti.
- L’uso di materassi ad acqua o troppo morbidi.
L'esperienza del rooming in negli ospedali moderni
Da oltre dieci anni, le nursery ospedaliere sono state dismesse quasi del tutto a favore della pratica del rooming in: neonato e mamma nella stessa camera 24 ore su 24 fin da subito dopo il parto. Questa scelta valorizza immediatamente il legame affettivo madre-figlio e l’allattamento al seno. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’UNICEF, definendo gli standard per i cosiddetti “Ospedali amici dei bambini”, suggeriscono di sistemare il neonato nella stessa stanza della mamma, a meno che non ci siano motivi particolari per dividerli.
I vantaggi del rooming in non sono da sottovalutare. Innanzitutto, migliora il rapporto madre-figlio, già forte durante i nove mesi della gravidanza, adesso favorito dal contatto diretto e costante, dall’odore che il piccolo impara a riconoscere e dal senso di calore e sicurezza che la madre gli infonde. In secondo luogo, il rooming in favorisce l’allattamento al seno proprio perché il bimbo ha la possibilità di attaccarsi quando ne sente la necessità e, in contemporanea, il latte viene prodotto in modo più rapido. Alcuni studi internazionali degli ultimi anni sottolineano addirittura la capacità dei bimbi di spostarsi ed attaccarsi al seno in modo spontaneo, se vengono appoggiati appena nati sul petto della mamma. Infine, diminuisce il trauma del ritorno a casa.
Il sistema di supporto materno e la sincronia fisiologica
Immagina di essere al terzo trimestre di gravidanza e di avere fame o sonno per la maggior parte del tempo. Quando non riuscivi a dormire, sceglievi tra una serie di tecniche di "auto-consolazione", ognuna delle quali richiedeva un processo mentale di problem-solving. Anche un neonato può fare ognuna di queste cose, ma solo con un sistema di supporto attento e reattivo, che di solito è la mamma. Il sistema di supporto della mamma ha braccia che lo aiutano a cambiare posizione. Offre calore, comfort e suoni rassicuranti. Ha un seno accogliente che offre cibo, conforto e ormoni che favoriscono il sonno; e ha un cervello adulto che risolve i problemi.
La separazione dei posti letto è collegata allo svezzamento precoce. Gli studi condotti dagli autori di programmi di educazione al sonno dimostrano che questi tendono a funzionare, ma non contano necessariamente le famiglie che abbandonano il programma perché i genitori non lo tollerano e tendono a non esaminare il costo fisiologico o emotivo per il bambino, né l'effetto sull'allattamento al seno. Una delle cose deliziose che accadono quando il tuo bambino è vicino a te è che i tuoi sonni e i tuoi risvegli tendono a sincronizzarsi, in modo da non essere svegliata improvvisamente da un sonno profondo con un pianto acuto. I neonati normalmente assumono circa un terzo delle loro calorie durante la notte; distanziare le poppate riduce tale apporto. Se le poppate diurne non compensano, la produzione di latte si riduce.

I neonati che dormivano da soli nel primo mese di vita hanno mostrato una risposta al cortisolo più elevata durante il bagno a 5 settimane rispetto ai neonati che dormivano insieme regolarmente. L'unica difesa di un bambino contro i pericoli è essere protetto da un adulto. I bambini hanno un "programma di difesa" a due modalità, che si attiva automaticamente quando sono in difficoltà e normalmente richiama l'attenzione di un adulto. Nella loro modalità di protesta piangono. Se questo non porta aiuto, alla fine entrano in modalità disperata "risparmio energetico" e smettono di piangere per risparmiare calorie, sebbene il loro livello di ormoni dello stress rimanga alto.
Norme biologiche e istinto materno
Diversamente dalle credenze più in voga, per il bambino dormire al fianco della mamma rappresenta un istinto naturale oltre che una necessità, di certo non un vizio. I bambini nascono aspettandosi di stare vicino alle madri la maggior parte del tempo. Come sostiene Sarah Blaffer Hrdy, antropologa e primatologa americana, per le specie come i primati la madre è l’ambiente. La nascita non è altro che un punto del viaggio condiviso tra mamma e bambino, non è né l’inizio né la fine: continuiamo a condividere il nostro sistema immunitario con il bambino, a regolare il suo respiro, battito cardiaco, temperatura corporea, pressione sanguigna, e le sue emozioni.
Alcuni ricercatori in Brasile hanno indagato il ruolo della condivisione del letto in relazione all’allattamento al seno e hanno concluso che il bedsharing fa sì che ci siano più probabilità di allattare fino al compimento dell’anno. Essendo pronte velocemente per incontrare i bisogni fisiologici ed emotivi del bambino durante la notte, le mamme che praticano il breastsleeping dormono di più. Un studio di Kathleen Kendall-Tackett, Ph.D. e IBCLC, su un campione di 6.410 madri con bambini di età 0-12 mesi, ha rilevato che le donne che allattavano esclusivamente al seno riferivano di dormire un numero di ore significativamente più alto, di avere una salute fisica migliore, più energia e tassi più bassi di depressione, rispetto a madri che allattavano alternando latte in polvere e allattamento al seno e altre che utilizzavano solo latte artificiale.
È necessario riconoscere che quando i medici danno consigli su come affrontare la notte, le loro parole non sono niente di più che la loro opinione personale. Perché? Nei bambini piccoli le sensazioni sono vitali per la formazione delle connessioni tra neuroni. Il contatto pelle a pelle e l’allattamento al seno forniscono tutte queste sensazioni: tatto, olfatto, vista, movimento e gusto, e incoraggiano i neuroni ad attivarsi velocemente e creare collegamenti nel cervello. Quando le mamme e i bambini vengono separati per lunghi periodi di tempo questo processo può essere compromesso, non solo per la mancanza di sensazioni fisiche. La separazione può causare stress nei bambini provocando l’aumento dei livelli di cortisolo, che può essere tossico per lo sviluppo del cervello. Non importa quanto tecnologicamente avanzato diventerà il nostro mondo: il tocco umano non può essere rimpiazzato da oggetti inanimati, a prescindere da quanto siano soffici e morbidi, costosi o ben commercializzati.