Il nome Ferrari è universalmente riconosciuto come un'icona del Made in Italy, celebre in tutto il mondo e simbolo indiscusso di bellezza, velocità, lusso e potenza. È una casa automobilistica italiana che ha saputo conquistare l'immaginario collettivo, grazie non solo alle sue straordinarie vetture stradali ad elevate prestazioni, ma anche a un'incomparabile storia di successi nel motorsport. Non c’è casa automobilistica che abbia vinto in Formula 1 quanto la Ferrari: sedici titoli mondiali Costruttori e quindici titoli mondiali Piloti, a cui si aggiungono importanti partecipazioni e vittorie in altre categorie. Questa epopea ha le sue radici profonde nella visione e nella determinazione di un uomo: Enzo Ferrari.
Le Origini del "Drake": La Passione di Enzo Ferrari
Enzo Ferrari, fondatore di quella che sarebbe diventata una delle case automobilistiche più celebri del mondo, nacque a Modena nel 1898. Fin dalla giovinezza, Enzo coltivò una profonda e irrefrenabile passione per le auto. La prematura scomparsa del padre lo costrinse a trovarsi presto un mestiere. Dopo aver tentato, senza successo, di farsi assumere dalla Fiat, iniziò la sua carriera professionale a Milano presso la CMN (Costruzioni Meccaniche Nazionali). Fu proprio a diciotto anni che si fece notare come collaudatore in una piccola azienda automobilistica. Due anni dopo, nel 1920, Ferrari iniziò a correre per l'Alfa Romeo, intraprendendo un legame che avrebbe segnato profondamente i primi decenni della sua carriera. Enzo Ferrari lavorò ininterrottamente per vent'anni con l'Alfa Romeo, non solo come pilota, ma anche come collaudatore, collaboratore commerciale e direttore del reparto corse.

La Nascita della Scuderia Ferrari: L'Alba di un Sogno Corse
Il vero preludio alla leggenda Ferrari si materializzò nel 1929, quando Enzo Ferrari fondò a Modena la Società Anonima "Scuderia Ferrari". La data precisa fu il 16 novembre 1929. Questa società sportiva, il cui capitale sociale ammontava a 200 mila lire, aveva un programma ambizioso: la partecipazione dei soci al maggior numero possibile di corse. Inizialmente, lo scopo dichiarato era la "compera di automobili da corsa di marca Alfa Romeo e partecipazione colle stesse alle corse incluse nel Calendario nazionale sportivo e nel calendario dell'Associazione nazionale Automobil Clubs". Enzo Ferrari, con 50 delle 200 azioni, ricopriva il ruolo di consigliere delegato e direttore.
La Scuderia Ferrari, che tuttora è la divisione principale del reparto corse della Ferrari, fu inizialmente concepita per gestire l'attività sportiva delle macchine dell'Alfa Romeo, promuovendo le competizioni e offrendo un servizio di consulenza esterna. Oltre a ciò, la Scuderia si dedicava anche al settore delle vendite. La sua attività non si limitava alle sole automobili; tra il 1932 e il 1934, si aggiunsero anche le corse motociclistiche con marche come Rudge e Norton, oltre alla vendita e assistenza di vetture e trattori Ford e Fordson. Il debutto in gara, purtroppo, si concluse con una serie di ritiri alla Mille Miglia del 1930, una competizione dominata all'epoca dalla squadra ufficiale del "Biscione".
Fino al 1932, la Scuderia ricoprì il ruolo di filiale tecnico-agonistica dell'Alfa Romeo. La vera svolta per la Scuderia Ferrari avvenne nel 1933. L'Alfa Romeo, colpita da una profonda crisi economica che aveva investito l'intero panorama automobilistico, passò sotto il controllo statale attraverso l'IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale). Ugo Gobbato divenne Direttore Generale e al Portello, sede dell'Alfa Romeo, si avviò una vasta riorganizzazione industriale che avrebbe portato alla fabbricazione di motori avio e mezzi pesanti, culminando nella militarizzazione dell'azienda nel 1935. In questo contesto, le corse erano considerate un "motivo di distrazione" per l'ufficio tecnico e il personale. Di conseguenza, l'Alfa Romeo decise di delegare alla Scuderia Ferrari la gestione delle competizioni. Enzo Ferrari fu nominato consulente per l'attività sportiva e commerciale. Da questo momento, a partire dal 1933, la Scuderia Ferrari divenne a tutti gli effetti il reparto corse semiufficiale dell'Alfa Romeo, iniziando a occuparsi non solo della gestione, ma anche della progettazione delle vetture da competizione. A Modena, la scuderia godeva di notevole autonomia e a quella che inizialmente doveva essere solo assistenza, si aggiunsero presto attività di sviluppo e sperimentazione delle vetture, anche in vista della nuova formula 1934.
Un abbozzo di accordo tra Alfa Romeo e Scuderia Ferrari, datato 1934, stabiliva che la Casa si impegnava a costruire un certo numero di vetture da corsa e la Scuderia a partecipare a tutte le corse stabilite. Questo accordo fu rinnovato anche per il 1936, concedendo ulteriore autonomia a quella che ormai era considerata un vero e proprio reparto corse dell'Alfa Romeo. Nonostante il regime fascista spingesse per un'intensificazione dell'attività sportiva, riconosciuta come forma di propaganda, il governo non forniva supporto finanziario all'Alfa Romeo. Questo si ripercuoteva sulla progettazione di vetture da competizione, con ovvie conseguenze sui risultati in gara. Il confronto con le marche tedesche, sostenute dal governo nazista, relegò il "Biscione" a un ruolo di secondo piano nei Gran Premi.
Enzo Ferrari & Alfa Romeo
L'Addio all'Alfa Romeo e la Nascita di Auto Avio Costruzioni
Nel 1937, l'accordo con la Scuderia Ferrari venne modificato, stringendo il legame tra la struttura e la casa madre, che ora dovevano gestire l'attività sportiva in compartecipazione. Ferrari, pur mantenendo una notevole autonomia decisionale, doveva riferire e dipendere direttamente dalla Direzione Generale. Tuttavia, anche in questo caso, i risultati tardarono ad arrivare. L'autonomia della Scuderia Ferrari divenne un problema per la Direzione Alfa Romeo; mancava un controllo diretto dell'attività sportiva e la distanza tra Milano e Modena rendeva inefficiente sia la gestione delle corse che lo sviluppo delle vetture. In una seduta del Consiglio d'Amministrazione del 30 dicembre 1937, Ugo Gobbato annunciò l'acquisto dell'80% delle azioni della Scuderia. La società fu sciolta e le attrezzature, insieme agli uomini, furono trasferite in una nuova costruzione al Portello, assumendo il nome di Alfa Corse. Ferrari ottenne la consulenza direttiva della Sezione, alle dirette dipendenze della Direzione Generale.
La perdita dell'autonomia decisionale e i pessimi rapporti con Wifredo Ricart, un geniale ingegnere spagnolo appena arrivato a capo della progettazione, spinsero Enzo Ferrari ad abbandonare l'Alfa Romeo nel 1939. Poco dopo, anche Alfa Corse sarebbe stata smembrata e l'attività sportiva ceduta al reparto Sperimentale. Con i proventi della liquidazione della Scuderia, Enzo Ferrari tornò a Modena e, il 13 settembre 1939, fondò una nuova società: la Auto Avio Costruzioni, nello stesso luogo dove fino a due anni prima aveva avuto sede la Scuderia Ferrari. Non fu usata la denominazione Ferrari a causa di clausole contrattuali che legavano Ferrari all'Alfa Romeo e che gli impedivano di utilizzare il proprio cognome sulle automobili da lui prodotte. Queste clausole furono valide fino a tutto il 1944. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, l'attività automobilistica venne sospesa e le commesse dell'azienda si orientarono principalmente verso la costruzione di componenti per velivoli militari. In piena guerra, nel 1943, Enzo aprì l'officina di Maranello, dove era cresciuto e dove suo padre era titolare di un'officina meccanica nella zona di Carpi.
Il Mito Prende Forma: La Nascita di Ferrari Automobili
Dopo aver gestito la Scuderia negli anni prima della guerra divenendo il reparto corse dell'Alfa Romeo, Enzo Ferrari fondò nel 1946 la Ferrari Automobili. La storia aziendale si sarebbe poi completata nel 1960, quando l'industria assunse il nome di "Ferrari S.p.A. Esercizio Fabbriche Automobili e Corse", con Enzo che ne divenne presidente fino alla sua morte nel 1988.
La prima vettura a portare il nome Ferrari fu la leggendaria 125 S. Questa macchina debuttò in gara a Piacenza l'11 maggio 1947, guidata da Franco Cortese, il primo pilota e collaudatore della Casa. Sebbene l'esordio si concluse con un ritiro, già alla seconda gara, disputatasi a Roma due settimane dopo, Cortese ottenne la prima storica vittoria Ferrari. Questa vettura, una "barchetta" spinta da un dodici cilindri da 1.5 litri, era in grado di raggiungere i 190 km/h. Sette anni dopo, nel 1947, avvenne dunque il debutto per il brand Ferrari, segnando un nuovo capitolo nella storia dell'automobilismo.

Il Simbolo Immortale: Il Cavallino Rampante
Il simbolo ufficiale della Ferrari è il celeberrimo "cavallino rampante", un emblema che affonda le sue radici nella Grande Guerra. L'aviatore italiano Francesco Baracca, asso della Prima Guerra Mondiale, faceva dipingere un cavallino rampante sulle fiancate dei suoi velivoli. La leggenda narra che nel 1923, quando Enzo Ferrari vinse il primo circuito del Savio a Ravenna, conobbe il Conte Enrico Baracca e, in seguito, la Contessa Paolina, genitori dell'eroe. Fu la Contessa che, rivedendo nelle gesta di Enzo la determinazione del figlio, gli consigliò di mettere l'emblema sulle proprie macchine: "Ferrari, perché non mette sulle sue macchine il Cavallino Rampante di mio figlio? Le porterà fortuna!". Enzo Ferrari stesso raccontò l'episodio in una lettera allo storico Giovanni Manzoni nel 1985: "Conservo ancora la fotografia di Baracca, con la dedica dei genitori con cui mi affidano l’emblema. Il cavallino era ed è rimasto nero; io aggiunsi il fondo giallo canarino che è il colore di Modena".
Inizialmente, nei primi due anni di attività, le vetture della Scuderia Ferrari non ebbero un proprio logo, e continuarono a mostrare, più o meno regolarmente, il Quadrifoglio Alfa Romeo, ben visto dai piloti per ragioni scaramantiche. Allo scadere dell'atto costitutivo originario, con il ritiro dei finanziatori Alfredo Caniato e Mario Tadini, su consiglio di Piero Taruffi, Enzo Ferrari decise di estendere l'attività della scuderia anche alle gare motociclistiche. Per evidenziare maggiormente l'appartenenza alla Scuderia Ferrari dei mezzi in gara, si decise di adottare il celebre cavallino rampante.
Nel 1945, Enzo Ferrari fece ridisegnare un nuovo cavallino rampante da Eligio Gerosa, un giovane incisore milanese. Nel progetto, ampiamente modificato rispetto al disegno originario (soprattutto nella coda, che nel cavallino di Baracca puntava verso il basso), venne aggiunto lo sfondo giallo canarino, uno dei colori di Modena. Fu sempre Eligio Gerosa che nel 1947 disegnò il logo ufficiale della scuderia con un cavallino più snello e riproporzionato nelle dimensioni, con lo zoccolo che sovrasta la barretta allungata della «F». Il marchio Ferrari è quindi un «cavallino rampante» nero in campo giallo, con in basso le lettere «S F» per Scuderia Ferrari, e tre strisce - una verde, una bianca e una rossa - in alto. Questo è il logo che viene applicato su tutte le auto da competizione direttamente supportate dalla scuderia. È interessante notare che il cavallino rampante non è stato utilizzato unicamente dal marchio Ferrari; l'ingegnere Fabio Taglioni, concittadino di Baracca, lo applicò anche sulle motociclette Ducati tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio degli anni Sessanta.
L'Età dell'Oro delle Competizioni: I Successi in F1 e Sport Prototypes
La Scuderia Ferrari, rinata dopo la Seconda Guerra Mondiale a Maranello, si concentrò sul neo-costituito campionato mondiale di Formula 1. La Auto Avio Costruzioni fu tra le prime squadre a gareggiare nel nuovo campionato mondiale di Formula 1 nel 1950. Il debutto della Scuderia Ferrari nel Campionato mondiale di Formula 1 risale al 21 maggio 1950, sul circuito di Monaco, il secondo appuntamento stagionale. Lungo la pista monegasca, Ferrari chiuse al secondo posto con Alberto Ascari al volante della 125 F1. Nella stessa stagione arrivò seconda anche nel Gran Premio d'Italia, sempre grazie ad Alberto Ascari.
Il primo campionato del mondo piloti conquistato dalla Ferrari (all'epoca quello costruttori non esisteva ancora) fu nella stagione 1952, quando Alberto Ascari si laureò campione del mondo su una Ferrari 500 F2. Ascari replicò la vittoria nel campionato anche nel 1953. Il mondo dei motori pullula di fiorenti realtà, ma la Ferrari, con la sua inconfondibile identità e il colore rosso che le ha valso il soprannome di "Rossa", si distinse immediatamente. Un anno dopo il debutto, nel 1951, arrivò la prima vittoria nel campionato del mondo, nel Gran Premio della Gran Bretagna, con il pilota José Froilán González. Al Gran Premio di Silverstone del 1951, la Casa riuscì a sconfiggere per la prima volta l'Alfa Romeo, un momento di grande significato per Enzo Ferrari. A questi successi si aggiunsero gli exploit di Juan Manuel Fangio nel 1956 e Mike Hawthorn nel 1958.
Nelle stagioni 1954 e 1955, la Scuderia Ferrari non si ripeté a causa dell'agguerrita concorrenza delle Mercedes, che conquistarono il titolo iridato piloti in entrambi gli anni. La Ferrari tornò a conquistare il mondiale piloti nel 1956 grazie alla vittoria di Juan Manuel Fangio su una Lancia D50, vettura venduta al Cavallino dall'omonima casa automobilistica italiana per via del ritiro dalle corse di quest'ultima. Nel frattempo, la Ferrari conseguì grandi successi anche alla Mille Miglia e alla 24 Ore di Le Mans, ma anche cocenti delusioni in F1. La situazione cambiò nel 1955, quando la Lancia si ritirò dalle corse e affidò alla Ferrari la nuovissima D50 a 8 cilindri progettata da Vittorio Jano.
Il Gruppo Fiat intervenne in favore della Ferrari già nel 1955, finanziando per un quinquennio lo sviluppo della Scuderia. Tale decisione, nata per arginare lo strapotere tecnico-economico della Mercedes, contribuì a far vincere alla Ferrari i campionati del 1956 e del 1958, oltre alle Mille Miglia del 1956 e del 1957.Dopo qualche stagione di digiuno, il successo tornò nel 1961 con la conquista del mondiale piloti, grazie a Phil Hill, e del mondiale costruttori. E l'anno dopo arrivò un grande cambiamento: l'adozione in Formula 1 del motore posteriore (sui modelli stradali il propulsore continuava ad essere anteriore). Con la 156 a motore posteriore, Phil Hill ottenne nel 1961 il titolo del Mondiale Piloti. Arrivò anche il titolo del Mondiale per vetture sport, e nuovamente il Mondiale di F1 (nel 1964, con John Surtees). All'epoca il focus di Ferrari erano le competizioni sportive, il grande amore di Enzo.
Nella stessa stagione del 1961, morì in un incidente avvenuto al Gran Premio d'Italia Wolfgang von Trips: all'autodromo di Monza persero la vita, oltre al pilota, anche 15 spettatori. Questa sciagura è, a tutt'oggi, il più grave incidente nella storia del Campionato mondiale di Formula 1, ed è stato il primo ad essere trasmesso in televisione. Il cuore dell’attività continuarono a essere le corse, in cui Ferrari ebbe spesso la meglio sulla concorrenza, anche in F1 con gli allori dei britannici Phil Hill e John Surtess.
Dal 1953 al 1973, la Scuderia Ferrari prese parte al campionato del mondo sportprototipi, la massima competizione riservata a vetture Sport, Prototipo, Sport Prototipo e Gran Turismo. In totale, la Ferrari ha conquistato tredici titoli costruttori in questa categoria: nel 1953, 1954, 1956, 1957, 1958, 1960, 1961, 1962, 1963, 1964, 1965, 1967 e nel 1972. Nessuna casa automobilistica ha saputo eguagliare tale risultato; Porsche ha vinto, infatti, il campionato prototipi 9 volte prima del declassamento della competizione a campionato teams nel 1985. Durante i ventuno anni di permanenza della Ferrari nel campionato del mondo Sportprototipi, la classifica costruttori è sempre stata l'unica a garantire l'attribuzione del titolo mondiale da parte della FIA e anche dopo l'istituzione di una graduatoria piloti nel 1981, quella costruttori ha continuato a rimanere la più importante. Successivamente, per volere di Enzo Ferrari, la Casa si ritirò da queste competizioni per concentrarsi esclusivamente sulla Formula 1.
Evoluzione Stilistica e Crescita Produttiva
Sul piano dell’evoluzione stilistica, la Ferrari strinse importanti collaborazioni. Entrambe le carrozzerie della prima monoposto da gran premio del 1948 e dei primi modelli stradali furono disegnate da Touring Superleggera, che interpretò così bene l’identità stilistica del marchio da condizionare anche gli altri carrozzieri, come Ghia, Allemano, Vignale, chiamati a vestire i modelli successivi.
Nel 1951 iniziò una collaborazione tra Ferrari e Scaglietti, e nel 1952 tra Ferrari e Pinin Farina. La nascita della Carrozzeria Scaglietti nel 1951 costituì una svolta significativa. Nacque nel 1954 la 250GT, prodotta fino al 1964 e considerata un modello senza tempo, icona delle granturismo anni Cinquanta e Sessanta. Il motore da tre litri venne applicato su due linee di prodotto: da un lato le granturismo realizzate da Pinin Farina, dall'altro le auto da competizione, il cui sviluppo era a cura di Scaglietti. Verso la conclusione del decennio, Enzo diede il via alla produzione della Dino, intitolata in tributo al figlio malato Dino, scomparso a soli 24 anni per una malattia genetica. La linea Dino rappresentava un marchio a sé stante che contraddistingueva vetture con propulsori a 6 cilindri e poi a 8. Fu il maggiore successo di sempre, un manifesto dell'amore di Enzo per le macchine e la famiglia, e con essa si aprì l'era d'oro per la società. Si raggiunse l'apice nel 1967, costellato dalla première globale della Dino 206 GT, una "piccola" coupé mossa da sei cilindri da 2.0 litri e 180 CV.

Nel 1960, un ampliamento della fabbrica, unito alla razionalizzazione della catena di montaggio, permise una produzione annua di 500 unità. E proprio in questi anni venne decisa una separazione produttiva: il reparto corse venne diviso dalla produzione granturismo. L'organizzazione aziendale mutò; nel 1967 venne nominato Direttore Generale, in prestito da Fiat, l'ing. Pier Ugo Gobbato. Questo fu il primo passo verso una partecipazione paritetica con Fiat, siglata a giugno del 1969. Da una parte, Fiat si impegnava a sviluppare la produttività della Casa di Maranello, dall'altra Enzo Ferrari, ormai tranquillo sulla sorte della sua azienda, manteneva il dominio assoluto della gestione sportiva. Nel 1970, la superficie della fabbrica fu raddoppiata, portando la produzione a quasi 1000 vetture l'anno. Nello stesso anno, il 1965, la FIAT annunciò la collaborazione tra le due aziende, allo scopo di attuare un comune programma per la costruzione di propulsori sportivi, che decretò la nascita del marchio Dino. Su un’area adiacente allo stabilimento di Maranello, la scuderia inaugurò nel 1972 la pista di collaudo a Fiorano, adibita a testare le rispettive vetture da competizione.
Le Sfide degli Anni Settanta e Ottanta
Dopo 11 anni di vittorie nei gran premi, che non portarono però alla conquista di nessun titolo mondiale, arrivò il successo, nel 1975, grazie a Niki Lauda, sia nel campionato piloti che in quello costruttori. In F1, la Ferrari correva con le due monoposto 246F1 e 312F1, quest'ultima base di una serie che negli anni successivi avrebbe portato alla conquista di tre titoli, con Niki Lauda nel 1975 e 1977 e con Jody Scheckter nel 1979. Nel settore “Sport e Sperimentazione”, le ricerche erano orientate su due importanti linee di prodotto, la Dino 206S e la 330P3, dove P stava per Prototipo. Gli anni Settanta confermarono lo strapotere tecnico di Ferrari, capace di far mangiare la polvere ai competitor in innumerevoli sfide, trainata soprattutto da Mario Andretti.
Il 1976 fu caratterizzato da un evento tragico: lo spaventoso incidente a Niki Lauda sul circuito del Nürburgring. Nello stesso anno, la Ferrari vinse il mondiale costruttori ma non quello piloti. La doppietta venne conquistata nel 1977, con la vittoria in entrambi i campionati, con quello piloti che fu ad appannaggio di Niki Lauda. Nel 1979 fu invece la volta di Jody Scheckter, che vinse il mondiale piloti, a cui si aggiunse, per la Ferrari, quello costruttori. Nel 1982 un altro evento luttuoso: la morte di Gilles Villeneuve sul circuito di Zolder. Sempre nello stesso anno avvenne anche lo spaventoso incidente a Didier Pironi, che costò al pilota la fine della carriera. Nel 1982, la Ferrari riuscì comunque a conquistare il mondiale costruttori anche grazie a Patrick Tambay e Mario Andretti, che sostituirono Villeneuve e Pironi. Nel 1983, il titolo costruttori fu di nuovo ad appannaggio della Ferrari.
Enzo Ferrari & Alfa Romeo
Gli anni Ottanta furono caratterizzati da una crisi inaspettata per Ferrari, falcidiati dalle performance insoddisfacenti in F1, che ebbero ripercussioni anche sulle vendite. Questo periodo culminò con la morte di Enzo Ferrari nel 1988, rendendo ancor più infelice il periodo attraversato.
La Scomparsa del Fondatore e L'Era Post-Enzo
Enzo Ferrari, industriale e pilota automobilistico, che aveva affermato: "Sono i sogni a far vivere l’uomo. Il destino è in buona parte nelle nostre mani, sempre che sappiamo chiaramente quel che vogliamo e siamo decisi ad ottenerlo", scomparve nel 1988, poco dopo aver compiuto novant'anni. Alla sua morte, la società passò per il 90% nelle mani di Fiat. Il pacchetto azionario divenne per il 90% del Gruppo Fiat, mentre la parte restante andò al figlio Piero Lardi Ferrari, che è rimasto all'interno dell'azienda come vicepresidente. Il 23 dicembre 1988, l'azienda cambiò denominazione diventando Ferrari SpA. Questo segnò l'avvio di una nuova epoca per la casa di Maranello.
La Rinascita sotto Montezemolo e i Trionfi del Nuovo Millennio
Nel novembre 1991, Luca Cordero di Montezemolo, in precedenza direttore sportivo della Scuderia Ferrari dal 1974 al 1977, fu nominato presidente dell'azienda. Montezemolo rinnovò totalmente i prodotti, l'organizzazione commerciale e l'attività produttiva nel settore granturismo e in quello corse. Dopo un digiuno durato quasi vent'anni, la Ferrari tornò a vincere il mondiale costruttori nel 1999 grazie a Michael Schumacher e a Eddie Irvine. Gli anni Novanta portarono in dote la 550 e la 360 Modena, nonché un pilota tedesco dal talento formidabile: Michael Schumacher. Attorno a lui, il team manager Jean Todt costruì l'intero progetto in F1, venendo ripagato da cinque campionati piloti e sei costruttori.
Il lungo digiuno di vittorie nelle competizioni terminò con l'arrivo del pilota tedesco Michael Schumacher, vincitore del Campionato Mondiale Piloti di F1 per cinque anni consecutivi, dal 2000 al 2004. Questi titoli iridati furono tutti affiancati anche dalla conquista del mondiale costruttori. La doppietta finì per ripetersi nel 2007, stavolta con Kimi Raikkonen, campione mondiale nel 2007.
Nel 1996, per il cinquantennale dell’azienda, debuttò la F50, definita “una formula 1 vestita in abito da sera”. La Ferrari è diventata la squadra automobilistica più vincente della storia della Formula 1, avendo conquistato sedici campionati mondiali costruttori e quindici campionati mondiali piloti. Dal 2012, compete anche nel Campionato del mondo endurance con le vetture gran turismo, dove ha raccolto sei titoli costruttori e quattro piloti.
Espansione Globale e Identità del Marchio nel XXI Secolo
Nel 1997, Fiat cedette a Ferrari il 50% delle azioni Maserati, che sarebbero diventate il 100% nel 1999: le due case, un tempo rivali, si ritrovarono riunite. Il 2008 sancì la salita di Sergio Marchionne alla carica di amministratore delegato (oggi occupata da Benedetto Vigna) e la quotazione in Borsa. Nel 2006, il 5% delle azioni fu acquisito da una società finanziaria degli Emirati Arabi Uniti, la Mubadala, che nella capitale di Abu Dhabi promosse anche la costruzione del Ferrari World, il più grande parco a tema al mondo. Il 24 maggio 2013, la Ferrari SpA. è stata incorporata nella società di diritto olandese New Business Netherlands N.V., rinominata Ferrari N.V., e nell'ottobre 2015, una parte delle azioni fu quotata alla Borsa di New York. Il 21 ottobre 2015 e il 4 gennaio 2016 sono due date che vanno ad aggiungersi alle date storiche del marchio del cavallino rampante, in quanto il 21 ottobre è stato quotato per la prima volta alla Borsa di New York e il 4 gennaio è stato quotato anche alla Borsa Italiana. La Ferrari, marca internazionale da sempre, da gennaio 2016 non fa più parte della holding FCA, il gruppo automobilistico nato dalla fusione tra Fiat S.p.A.
Dal 1º settembre 2021, l'azienda, come la controllante Ferrari N.V., è guidata da Benedetto Vigna in qualità di amministratore delegato, ruolo ereditato da Louis Camilleri, e da John Elkann in qualità di presidente, mentre il vicepresidente è Piero Ferrari, figlio del fondatore Enzo.
La Ferrari vende direttamente in 46 mercati mondiali ed esporta quasi il 90 per cento della sua produzione. I 45 edifici dello stabilimento di Maranello occupano una superficie di 250.000 metri quadrati con più di 3000 lavoratori (900 dei quali per il settore della F1). La Ferrari ha filiali dirette negli Stati Uniti, Germania, Svizzera e in Francia, mentre negli altri paesi si avvale di oltre 200 tra importatori e dealer. I suoi principali mercati sono gli Stati Uniti, la Germania, la Gran Bretagna, l’Italia, la Svizzera, il Giappone e gli Emirati Arabi.

Il Valore di un Marchio: Esclusività e Colore Rosso
La Ferrari è dal 1947 il marchio italiano più famoso nel mondo, tanto che nel 2013 e nel 2014 è stato eletto come il marchio più influente al mondo in assoluto, secondo l'annuale classifica di Brand Finance. La motivazione addotta era: «Il cavallino rampante su sfondo giallo è immediatamente riconoscibile in tutto il mondo anche dove non ci sono ancora le strade». Nel 2015, è stato posizionato al 295º posto nella classifica "The most valuable brands of 2015" (MVB2015) del sito web della Brand Finance, con un valore di 4,8 miliardi di dollari. Le autovetture Ferrari sono celebri anche per la loro esclusività, tanto che l'azienda ha deciso di limitare la produzione per mantenere questa caratteristica. Nel 2013, la Ferrari ha deciso di produrre meno auto, proprio per mantenere l’esclusività. Nel 2011, sono state vendute 7195 vetture, pari a 2251 miliardi di euro.
Il celebre colore rosso delle Ferrari ha una storia affascinante. Fin dagli anni Venti, le automobili da corsa italiane erano verniciate di rosso. Questo era il colore consueto per le vetture italiane che gareggiavano in campionati automobilistici, in base a un provvedimento preso negli anni tra le due guerre mondiali dall'associazione che in seguito venne chiamata FIA. Nello schema della federazione, tra le altre, le auto francesi erano blu, le tedesche bianche e le inglesi verdi. La tonalità del rosso è gradualmente passata dal rosso scuro (famoso come «rosso Alfa») a una tinta notevolmente più accesa, nota come «rosso corsa». Tale colorazione è rimasta immutata per le Ferrari di serie, mentre per le monoposto di Formula 1, oggi, la scelta del colore è libera e può variare a seconda dello sponsor principale. Come diceva Enzo Ferrari, "Date a un bambino un foglio di carta, dei colori e chiedetegli di disegnare un automobile, sicuramente la farà rossa".
Tra i progettisti e le carrozzerie che hanno collaborato con la Ferrari, ci sono anche Bertone, Ghia, Michelotti, Pininfarina, Scaglietti, Touring e Vignale. I motori impiegati nelle autovetture Ferrari sono prevalentemente dei V8 e V12. La Ferrari più cara mai battuta all'asta è la 250 GTO del 1962, venduta alla cifra record di 51,7 milioni di dollari, corrispondenti a quasi 48,3 milioni di euro, e rimane l'unica Tipo ’62 a essere stata utilizzata in gara dalla Scuderia.

Ferrari nel Mondo della Formula 1: Le Piste di Casa e le Leggende
Nel mondo della Formula 1, il Gran Premio di Monza è a tutti gli effetti la gara casalinga della Scuderia Ferrari, dove ogni anno, prima del weekend di gara, vengono organizzati eventi e raduni per celebrare l’azienda del Cavallino. La Ferrari è la più titolata nel campionato del mondo di Formula Uno, dove ha conquistato quindici titoli piloti e sedici costruttori, nonché una delle più vincenti nelle competizioni per vetture Sport Prototipo e Gran Turismo come il campionato del mondo Sport-prototipi, con tredici titoli costruttori ottenuti e il campionato del mondo Endurance FIA, dove detiene sei titoli costruttori GT e quattro titoli piloti GT.
Riproponiamo un'intervista rilasciata da Enzo Ferrari nel 1965 alle telecamere di Tv7, in cui si racconta e parla della sua passione per i motori.