La salute dell'apparato riproduttivo è un equilibrio delicato, influenzato da numerosi fattori biologici, ambientali e microbiologici. Per una donna giovane, riscontrare la presenza di microrganismi come la Gardnerella vaginalis e il Mycoplasma hominis può generare comprensibili timori, specialmente in relazione al proprio futuro riproduttivo. Comprendere la natura di queste infezioni, le modalità di trasmissione e le reali implicazioni sulla fertilità è il primo passo per gestire la salute in modo consapevole e sereno.

L'ecosistema vaginale e la vaginosi batterica
La vagina in età fertile sviluppa un suo ecosistema, che la mette in condizioni di resistere alle contaminazioni provenienti dal retto e dall'uretra, strettamente vicini, e alle modificazioni e contaminazioni indotte dai rapporti sessuali. La normale flora microbica vaginale nella donna in età fertile è rappresentata principalmente (95%) da lattobacilli acidofili. Accanto ad essi sono presenti altre specie batteriche, aerobie e anaerobie, che costituiscono circa il 5% della flora microbica normale. Lo stafilococco epidermidis è repertato nel 66% dei casi.
La vaginosi batterica è la più frequente alterazione dell'ecosistema vaginale, caratterizzata dalla scomparsa dei lattobacilli e dalla prevalenza di anaerobi. In pratica, si verifica una riduzione fino alla scomparsa dei lattobacilli acidofili e perossido-produttori, con la sostituzione della normale flora vaginale con una in cui possono prevalere Gardnerella, Micoplasmi e altri anaerobi, come Bacteroides, Mobiluncus, Prevotella e Peptostreptococchi.
Mycoplasma hominis: Caratteristiche e trasmissione
I micoplasmi sono batteri di dimensioni molto ridotte (0.3-0.8 micrometri), comuni saprofiti delle mucose orali e genitali. Ne sono state identificate più di 40 specie diverse, di cui quattro collegate specificamente alle vie genitali: Ureaplasma urealyticum, Mycoplasma hominis, Mycoplasma fermentans e Mycoplasma genitalium.
La trasmissione avviene essenzialmente per contatto sessuale. Tuttavia, è importante notare che la vagina della neonata può essere contaminata nel passaggio attraverso il canale del parto. Per questo motivo, nella bambina in prepubertà, la prevalenza del Mycoplasma hominis in vagina può attestarsi attorno all'8-9%. Nonostante la natura talvolta saprofita, questi germi possono diventare attori di infezione quando l'equilibrio dell'ecosistema vaginale viene meno.

La Gardnerella e il rischio di PID
La Gardnerella vaginalis è un batterio che si trasmette con i rapporti sessuali. La presenza dell'infezione può dare perdite vaginali abbondanti e maleodoranti (spesso descritte come "odore di pesce marcio"), talora accompagnate da prurito o bruciore. Il batterio, oltre che in vagina, può colonizzare l'uretra dell'uomo e della donna, per cui è necessaria non solo una terapia locale vaginale, ma anche generale per ambedue i partner, solitamente tramite somministrazione orale.
Se non adeguatamente curata e in presenza di certe condizioni predisponenti, un'infezione acuta può risalire e causare danni anche alle tube, all'interno di una sindrome infettiva più complessa raccolta sotto la dizione di PID (Malattia Infiammatoria Pelvica). Se le tube risultano danneggiate (fibrosi tubarica), la donna potrebbe divenire sterile. La PID, infatti, può causare un intenso dolore nella parte inferiore dell'addome, febbre e, nel tempo, portare a complicanze come la peritonite e la gravidanza in sede anomala (ectopica).
Impatto sulla fertilità: Realtà o timore infondato?
È reale il rischio di infertilità? Le infezioni a trasmissione sessuale rappresentano un importante fattore d'infertilità, sia femminile che maschile, poiché possono dare origine ad alterazioni nel funzionamento degli organi riproduttivi. Gli esiti negativi che le infezioni possono avere sull'apparato genitale, spesso, non si evidenziano immediatamente.
Le infezioni che possono causare infertilità includono Mycoplasma hominis, Ureaplasma urealyticum e Chlamydia trachomatis, le quali spesso possono essere asintomatiche. Quando sono sintomatiche, nella donna si possono riscontrare perdite vaginali e bruciori alla minzione, mentre nell'uomo bruciori alla minzione ed infezioni uretrali. Indipendentemente dalla gravità, nelle donne l'infezione non trattata può compromettere la fertilità, mentre nell'uomo può determinare un'alterazione delle vie seminali e della qualità dello sperma.
È opportuno sottolineare che un'infezione da Mycoplasma può peggiorare la qualità degli spermatozoi e, se contratta anche dalla donna, aumentare il rischio di aborto spontaneo. Tuttavia, la presenza di questi batteri non implica automaticamente la sterilità. La chiave risiede nella diagnosi tempestiva e nel trattamento corretto prima che avvengano danni anatomici permanenti alle tube o all'ambiente uterino.
Prevenzione delle infezioni ospedaliere: il ruolo dell’infettivologo
Considerazioni sulla gravidanza
In gravidanza, la vaginosi batterica interessa il 9-23% delle donne e numerosi studi hanno chiaramente confermato una importante correlazione tra vaginosi e parto pretermine, corioamniotite, rottura prematura delle membrane (PROM) e aborto tardivo. Il rischio è aumentato se la vaginosi è presente nei primi 4 mesi di gravidanza; se insorge successivamente, non aumenta solitamente il rischio di PROM e parto pretermine.
Il M. hominis è stato isolato dal liquido amniotico di donne con amniotite. Si ritiene dunque che la sua presenza, pur partendo da una condizione di saprofita vaginale, possa talvolta attivare un'infezione capace di indurre rottura prematura del sacco amniotico e parto prematuro. Per questo, in gravidanza, la vaginosi deve essere diagnosticata nel primo trimestre e trattata entro la 16° settimana, anche se asintomatica.
Diagnostica e approccio terapeutico
Presso centri specializzati è possibile eseguire indagini di laboratorio per identificare tali infezioni: nell'uomo tramite raccolta del liquido seminale e tampone uretrale, e nella donna tramite tampone cervicale. Nella maggior parte dei casi, la diagnosi moderna prevede il test NAAT (Nucleic Acid Amplification Test), che sfrutta un processo di amplificazione del materiale genetico del batterio per identificarlo con alta precisione.
Il trattamento richiede innanzitutto antibiotici specifici (come doxiciclina, azitromicina o moxifloxacina). È fondamentale il trattamento simultaneo dei partner sessuali: le persone infette e i rispettivi partner devono astenersi dai rapporti sessuali fino ad almeno una settimana dopo il completamento del trattamento. I test devono essere ripetuti dopo 21 giorni nei soggetti trattati che presentano ancora sintomi.
Stile di vita e prevenzione
Oltre alle infezioni, altri fattori incidono profondamente sulla fertilità. Gli idrocarburi aromatici contenuti nel fumo di sigaretta, ad esempio, riducono in modo permanente il numero di cellule uovo nelle ovaie. È noto che le donne fumatrici entrano in menopausa mediamente due anni prima. Anche il peso corporeo gioca un ruolo cruciale: sia l'eccesso che la carenza di grasso corporeo sono note cause di infertilità, incidendo su circa il 12% dei casi.
Infine, la prevenzione primaria rimane la migliore difesa:
- Adottare comportamenti sessuali più sicuri, compreso l'uso del preservativo per tutti i rapporti.
- Ridurre il numero di partner sessuali.
- Praticare la monogamia o l'astinenza reciproca.
- Ottenere una diagnosi e un trattamento tempestivi per prevenire la trasmissione ad altri.
Il monitoraggio costante, la comunicazione aperta con il medico curante e il rispetto dei protocolli terapeutici prescritti consentono, nella grande maggioranza dei casi, di superare l'infezione senza pregiudicare le future possibilità riproduttive.
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